My Ideal Blog : Globalartisticfusion.blogspot.com di Patrizio De Santis Patrizio De Santis è titol

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Questo blog è nato come se fosse un'isola felice dove sperimentare una scrittura personale e condividere le mie passioni con qualsiasi internauta interessato alla bellezza. La sua dinamo propulsiva è la passione e l'amore per l'Arte. Ho realizzato uno spazio libero e autogestito, impostando tale contenitore come se fosse un potenziale Magazine cartaceo di approfondimenti culturali e artistici. Global Artistic Fusion è una sintesi della mia ricerca popolare e culturale: un mondo che vi offro nel My Ideal Blog 2.0

domenica 10 marzo 2019

Francesca Woodman, la poetica nell' arte fotografica del millenovecento destinata a fare scuola con un anelito di immortalità.



FRANCESCA WOODMAN

[ Francesca Woodman, Denver, 3 aprile 1958 – New York, 19 gennaio 1981, fotografa statunitense.]

“Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”

Francesca Woodman è un irrequieta fotografa americana che a soli 23 anni riesce a tracciare il ricordo indelebile della sua arte attraverso una grande innovazione nell'ambito della fotografia creativa, e lo fa sperimentando molto nella tecnica, nell'estro creativo,  nell'introspezione, e infine cristallizzando la propria immagine con il gesto estremo del suicidio che la consacra in un alveo di personalità la cui decadenza romantica ha da sempre affascinato la comune cerchia degli appassionati di arte o di storie e vite vissute
all'insegna della trasversalità. Tuttavia l' artista è molto di più di una semplice personalità immolata al sacrificio nel nome dell' arte.
Spesso si tende fin troppo ad amplificare l' aspetto suggestivo e romantico della vita decadente o borderline di un' artista, un errore volontario, utile per costruire ulteriormente la leggenda, ma anche per mancanza di argomentazioni.  Visto la concreta portata innovativa del lavoro svolto dalla Woodman sarebbe interessante narrare e analizzare una suggestione decisamente diversa, più concreta, focalizzando la dovuta attenzione nell' ambito che le è stato più congeniale, il settore della fotografia.
L' arte che si è manifestata nelle sue poetiche immagini ha affascinato più di una generazione di pubblico e di artisti, e questo  perché il patrimonio che ha consegnato al mondo della cultura offre ancora oggi molto in termini di comunicazione e interpretazione. Il lavoro della fotografa americana si è contraddistinto per un simbolismo visionario e un tracciato onirico trasognante ed etereo del tutto originale, un surrealismo radicalmente femminile e nel contempo fanciullo e puro.

Nella fotografia di Francesca Woodman, artista dalla personalità ossessiva attraversata da una fragilità emotiva indubbiamente egocentrica, ogni aspetto coincide con un guizzo particolarmente geniale nel rendere l' obbiettivo uno strumento introspettivo della creatività, che è prima di tutto l' emanazione trascendente del proprio "se", come se l' autrice fosse un tutt'uno con l' arte.

" Am I in the picture? Am I getting in or out of it? I could be a ghost, an animal or a dead body, not just this girl standing on the corner…? "  F. Woodman


Il corpo diventa un' esperienza del tutto diversa e per certi versi estraniante, sopratutto se non si è predisposti per limiti e abitudini morali a permeare fino in fondo la bellezza dell' universo femminile più metafisico, quello che vive recondito nel regno onirico delle introspezioni crepuscolari e notturne, attraverso il sogno di un erotismo delicato e fragile, spurio ma liquido e amniotico, sospeso nel tempo e nello spazio come "turgida" metafora della vita e della morte.  Tutto il mondo che troviamo espresso nella fotografia della giovane artista americana è un fluido susseguirsi di giochi surreali che sondano le trame trasognanti e eteree del femminile, tra scenari e ambientazioni povere e desolate e  solitarie. L' occhio interiore dell' artista vive attraverso la creatività della fotografia in un progressivo crescendo che si delinea come  cornice del corpo "ectoplasmico " della donna,  uno  strumento evanescente e fantasmagorico che trascende nella rappresentazioni di "specchi" o " porte dell' anima " che vivono di rifrazioni, rimandi e fascinazioni tristemente poetiche ma al contempo forti di una selvaggia passionalità, la cui sensualità ludica si traduce in un' anarchia del cuore.

Forse tutto il lavoro della Woodman, visto a posteriori, rivela un crescente disagio interiore assai peculiare, anche perché poche artiste sono riuscite a dare visibilità ad un sentire femminile così intenso e profondo, e nel contempo evocativo, come se da quella " porta di accesso " si rivelasse un caos irrazionale e universale, un "esercizio" definitivo di ribellione nel corpo di una giovane donna, e questo dopo millenni di restrizioni sociali e religiose.
Il surrealismo di Francesca Woodman, nella corrente del post modernismo è degno della migliore letteratura e della migliore pittura consolidatasi a cavallo tra l' ottocento e il novecento, segmento temporale, come si sa, di ricorrenti innovazioni e avanguardie devote alla tabula rasa.
Dal suo caotico desiderio interiore l' artista ha offerto il meglio della propria  fiamma espressiva attraverso la macchina fotografica, strumento e oggetto mistico, e complemento passionale del proprio esistere nel nome di un amore idealizzato : l' arte come forma di poetica sperimentale.

[ SOME DISORDER INTERIOR GEOMETRIES - DISORDINATE GEOMETRIE INTERIORI]

Il vissuto di Francesca Woodman ci rivela tanti indizi per poter penetrare il suo lavoro. Una figlia d' arte, di madre ceramista e scultrice, e padre pittore e fotografo, senza contare gli studi e il soggiorno nella nostra Italia, un interscambio culturale avvenuto per necessità di formazione, come anche di idealizzazione e fascinazione artistica tra Firenze ( un solo anno durante l' infanzia) e Roma, 
quest'ultima nella seconda metà degli anni settanta.  Molto della sua adolescenza burrascosa e irrequieta ha avuto a che fare con i fermenti socio culturali e artistici della nostra penisola, a partire dalla capitale. Possiamo affermare che l' amore per certi scenari bucolici e di natura spuria, che sono parte della sua ricerca fotografica, siano stati introdotti nell'immaginario artistico da lei rappresentato proprio per aver assorbito molto del nostro territorio. Tra le tante avanguardie americane della seconda metà del novecento Francesca Woodman ha rappresentato un ideale ponte tra il vecchio e il nuovo continente, poiché ciò che ha saputo raccontare con la fotografia ha fatto il giro del mondo, rivoluzionando il settore.  Nell'unico libro pubblicato " Some disorder Interior Geometries " avviene una sintesi di questo apprendistato, attraverso una coralità di sensazioni ed emozioni simboliche dalla narrazione sinistra,  i cui ritratti di profonda malinconia e tristezza ci appaiono come "disordinate geometrie interiori" dove la Woodman, al centro di tutto, pare annunciare la fine incombente dell' innocenza, siglando un passaggio indelebile nel mondo delle arti contemporanee con questo epitaffio editoriale, concepito e ideato per amore di un idea di purezza fuori dall'ordinario.

„ I feel like I am floating in plasma I need a teacher or a lover I need someone to risk being involved with me. I am so vain and I am so masochistic. How can they coexist? “

F. Woodman

THE WOODMANS [ - The Woodmans, regia di Scoot Willis, genere documentario, USA, 2010 -]

Esponente del surrealismo femminile è inutile dire che Francesca Woodman sia diventata una figura celebre, ma sopratutto importante nel corso del tempo, subito dopo il suicidio, avvenuto in quel di New York, il 19 gennaio del 1981 ( gettandosi da un grattacielo, qualche ora prima di una mostra allestita in suo onore, dal padre) ma è anche doveroso asserire che sia stato sopratutto per merito di diverse esposizioni delle sua opere, che nell'insieme sono riuscite a catalizzare e alimentare un interesse crescente post mortem. 
Tutti gli artisti che hanno "realizzato" l'innovazione nel settore dell'arte pagano tale scotto. Il docufilm The Woodmans, realizzato dal regista  C. Scoot. Willis ha contribuito in parte a raccontare esattamente di questa fama postuma, indagando molto sul rapporto tra l'artista e la famiglia, e la passione per la fotografia, sopratutto per quel che concerne la gestione del patrimonio artistico.

I Woodman, scossi nell'intimo, hanno dedicato il resto della loro esistenza quotidiana lavorando tenacemente per la valorizzazione del lascito della figlia, in maniera rispettosa, ordinata e parsimoniosa. I coniugi hanno avuto l' amorevole premura e il merito di saper esaltare un archivio fotografico di grande prestigio, di cui  800 fotografie restano ancora oggi inedite al pubblico.
Nel film, C.Scoot Willis segue la narrazione di una storia d' amore travagliata, e riguarda il rapporto tra Geroge Woodman, un pittore astratto con la passione della fotografia, che con la moglie ceramista Betty vive in simbiosi  l' arte in stretta correlazione dei rispettivi figli Charles e Francesca.  A questa cronistoria familiare si aggiungono le voci e i contributi di una serie di amici, compagni di studio e colleghi di settore, il tutto a partire dall' infanzia per giungere fino al tragico epilogo del suicidio, avvenuto a soli 23 anni, analizzando il post mortem dell'artista.
In The Woodmans però si parla molto dell' arte, perché nel ricostruire la storia il regista riesce a dare luce a tutti gli aspetti interessanti, tra cui il " perché " della stessa fotografia, che è il vero perno della vicenda artistica e umana di Francesca.  E' molto interessante comprendere come sia avvenuta la folgorazione per lo scatto in relazione allo stretto legame con il corpo, che di fatto è l' elemento centrale dell' opera della fotografa surrealista più influente di sempre.

L' opera è stata premiata al Tribecca film festival del 2010, successivamente è stato presentata al festival internazionale del film, riscuotendo un buon successo, in quanto ha avuto il merito di raccontare la vita e l' arte della Woodman in maniera semplice, con passione ma anche con la giusta distaccata emotività, in sintesi senza scivolare nell'errore del cattivo gusto, il tutto alternando a delle piacevoli interviste, un filo conduttore che porta direttamente a scoprire il lavoro di George e Betty in nome della figlia, attraverso le magnifiche fotografie.

In conclusione ... 

... La mente visionaria di Francesca Woodman ci ha raccontato di orizzonti e di introspezioni a noi ignote attraverso delle immagini di una bellezza abbacinante e di fragilissima emotività, un diario aperto il cui spessore artistico ha favorito una nuova fotografia, consapevolmente femminile, frutto di una vita trasversale e affascinante e di indubbia poetica anticonformista. La sua breve esistenza ha dunque sfiorato il sacro disegno dell' Utopia perché si è contraddistinta nel tenace conseguimento di un sogno. La Woodman ha percorso con ostinazione la strada di un tracciato tipicamente radicale e bohemian.  ( Patrizio De Santis)



Francesca Woodman (1958–1981) e le sue "disordinate geometrie interiori"

Francesca Woodman (1958–1981) e le sue "disordinate geometrie interiori"

“Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”.

„ I feel like I am floating in plasma I need a teacher or a lover I need someone to risk being involved with me. I am so vain and I am so masochistic. How can they coexist? “

" Am I in the picture? Am I getting in or out of it? I could be a ghost, an animal or a dead body, not just this girl standing on the corner…? "

F. Woodman.

Il " canto delle sirene " di un artista che ha fatto delle proprie disordinate geometrie interiori un opera d' Arte. Una passionale ricerca della bellezza dove la solitudine è riuscita ad attraversare il corpo femminile e i corrispettivi ambienti desolati, esaltando una natura impervia e spuria, il tutto come se fosse parte di un eterno orgasmo
cosmico. Un fluido mondo femminile  fanciullo idealizzato in una crescente  progressioni di immagini, che nell' insieme sono la poetica della Musa interiore di Francesca Woodman. Un maniacale lavoro proteso verso l' esaltazione di una purezza immortale, dove la foto si è fatta strumento d' amore per giungere fin qui, nel nostro attuale presente, come se fosse stata l' Epitaffio definitivo per essere il Testamento del nostro Tempo più metafisico. 

( Patrizio De Santis)

[ Francesca Woodman, Denver, 3 aprile 1958 – New York, 19 gennaio 1981, fotografa statunitense.]

martedì 12 febbraio 2019

Mino Di Martino e Terra Di Benedetto, un lungo viaggio nel mondo della ricerca e dell' evoluzione interiore : Angeli di Solitudine.


ALBERGO INTERGALATTICO SPAZIALE E TELAIO MAGNETICO

Il Millenovecento in Musica è stato un secolo straordinario e gli stili musicali si sono spesso rincorsi e fusi in un unico grande linguaggio globale, come nel caso della musica elettronica, nata nei conservatori e negli istituti di fonologia per poi confluire in tutta la grande musica popolare, anche in un ambito discografico industriale, contaminandosi con tutti gli stili che noi conosciamo e abbiamo da tempo storicizzato.  La Germania in questo fu terra di grandi visionari, basterebbe citare i "Corrieri Cosmici " o Kraut Rockers, nati e proliferati grazie al genio indiscusso del maestro Karlheinz Stockhausen, la cui sementa va ricercata nel dissacrante lavoro di 
"taglia e cuci" applicato sul nastro magnetico di Hymn, l'inno tedesco destrutturato e ricomposto ex novo in veste di composizione sperimentale e d' avanguardia. Nel corso degli anni vennero poi alla luce molte altre ricerche, favorite dalle nuove tastiere analogiche fra cui EMS e VCS2 e 3 che a differenza dalla creatura di Robert Moog, il sintetizzatore Moog, erano molto più avanti, per non parlare del Sinth Arp2600 .
Con l' avanzare delle nuove tecnologie applicate alle tecniche di registrazione e sopratutto con la possibilità di un ottimale resa live della musica elettronica vennero alla ribalta nuovi gruppi musicali dediti alla ricerca in ambito extra colto, ma in un contesto giovanile e rock, tra cui i Tangerine Dream, i Cluster, i Neu !, gli Harmonia, e molti altri. Tutto questo mentre negli Stati Uniti d' America personaggi come La Mont Young e Terry Riley ridefinirono questo flusso di suoni nella corrente della Minimal Music, profumata dell' esotismo di un epoca creativa formidabile, e meravigliosa.

La stessa Italia si mosse su questa nuova linea, anche per via di un buon DNA , visto le fondamentali ricerche di Luciano Berio, Luigi Nono, Franco Evangelisti e La Nuova Consonanza e Alvin Curran, In ambito " Progressive Rock " fra mille virgolette, ci fu il genio indiscusso di Franco Battiato che successivamente aprì le porte ad alcuni musicisti a lui legati, non ultimo amici cari : Juri Camisasca, Claudio Rocchi, Roberto Cacciapaglia, Lino Capra Vaccina, Roberto Mazza, e sopratutto il duo di Terra di Benedetto e Mino di Martino, l'Albergo Intergalattico Spaziale.
Mino di Martino era stato uno dei membri fondatori dei Giganti, il celebre quartetto di brani pop quali Tema e Una Ragazza in Due e lo slogan Mettete dei Fiori nei vostri Cannoni, ma stanco di tutto questo, traghettò i Giganti verso un suicidio commerciale denominato Terra in Bocca : Poesia di un Delitto, un album anti Mafia e omertà, con la storica copertina trasgressiva di Gianni Sassi, già in stile pre Cramps, e quindi dalle ceneri di questo lp il musicista non poteva null'altro che rinascere attraverso una nuova avventura musicale, L' Albergo Intergalattico Spaziale.

Questa formazione condivisa con la moglie Terra, nata intorno al biennio 1973-1974 la si ricorda principalmente dedita alla ricerca e alla performance estemporanea live, sopratutto in ambito del teatro, e nello studio dei nuovi linguaggi sonori per la composizione e per le improvvisazioni elettronico sperimentali. Non è un caso che inizialmente dietro questa sigla si nasconda un locale Underground per ricercare e sperimentare, ma sopratutto rompere con gli schemi, e sia gestito dalla coppia.
La vera natura dell' Albergo in origine ha poco a che fare con l'idea della musica, sopratutto se analizzata in funzione dell' oggetto disco come viatico per suonare nel circuito alternativo del proletariato giovanile. L' aspetto di progetto musicale si va a concretizzare in un secondo tempo, in una forma completamente autogestita e slegata dalle distribuzioni delle multinazionali del disco, come anche degli stessi ingranaggi alternativi della sinistra extra parlamentare, almeno quella culturalmente asservita al partito.
Mino e Terra sono menti visionarie, completamente anarchiche e di conseguenza rappresentano oggi,
come allora, un percorso di pura catarsi artistica e musicale, dove conta l' introspezione e l' idea spirituale del viaggio interiore, perciò l' esperienza sonora che scelgono di imprimere sul supporto fonografico rappresenta in toto la loro idea di vita, più prossima alle istanze ecologiste che socialiste, come ci suggerisce ancora oggi la copertina apocalittica dell' album di esordio, che in molti ancora oggi chiamano addirittura  " Ne m' approchez pas, Je suis Radioactif !" al posto di Albergo Intergalattico Spaziale.

Riepilogando, l'Albergo Intergalattico Spaziale è stato quindi essenzialmente un progetto di ricerca senza il fine dell' incisione discografica ma sono proprio le nuove evoluzioni della musica e le infinite possibilità dell'elettronica in un ambito più caldo, se vogliamo umano, ossia l'elettroacustica, unito alle magistrale propensioni vocale di Terra, a condurre il loro percorso verso il mondo della discografia.
Di conseguenza Mino e Terra si sono mossi come tanti altri progenitori del genere, e come è avvenuto per i "corrieri cosmici" in Germania, oppure i minimalisti negli U.S.A, visto con gli occhi del presente, possiamo affermare che il sentire dei tempi germinava nell'etere per creare il miracolo del suono. Basterebbe prestare un attento ascolto della loro opera, il cui fascino iconoclasta, annunciato fin dalla copertina, si pone come forma artistica di avanguardia, forse addirittura più radicale di tanti altri progetti blasonati nel panorama internazionale, e non è un caso che Mino e Terra siano così strettamente legati al mondo di Franco Battiato, allora impegnato in una serie di progetti di nuova musica, più o meno da Clic, del 1974, alla " misterica " indagine esoterica e colta dell' opera " L' Egitto prima dell sabbie "

.
Una sola incisione omonima, storica anche per la copertina e la possibilità di giocarsela alla pari dei blasonati capolavori tedeschi, poi alcuni cd recenti,  Angeli di Solitudine del 2009 con materiale risalente ai primi anni settanta, e nel 2011 l'album di ricerca con materiali realizzato nel corso degli anni ottanta, Cammino sotto il mare ( Idee per canzoni), infine una raccolta di materiale eterogeneo " Alchimia del verbo ", del 2004;  queste pubblicazioni sono un compendio significativo, dopo di che resta la ricca e circoscritta esperienza del Telaio Magnetico, un tour con Franco Battiato, Juri Camisasca, Roberto Mazza e Lino Capra Vaccina, Vincenzo Zitello, più il ricordo dei primi passi attraverso i solchi del magnifico lp di Claudio Rocchio, Essenza, del 1973.
Essenza è ancora oggi una chimera discografica di cui non si conosce ristampa sia nel formato cd che lp, ma si tratta di un resoconto mistico di una consapevolezza musicale senza precedenti, difatti Claudio Rocchi lo realizza dopo un lungo viaggio in India coinvolgendo al suo ritorno diversi amici incontrati casualmente, invitandoli negli studi dell' Ariston.  Mino e Terra portano il contributo della ricerca sonora elettroacustica, accanto a quelli di altri validi musicisti, tra cui Elio D' Anna alle ance e ai flauti, ai tempi con gli Osanna.
L' esperienza del Telaio Magnetico invece è stata documentata con dei mezzi di fortuna, e non era assolutamente previsto che gli interessati aderissero all' idea di uno sviluppo su disco perché quel flusso di suoni erano un modo per trovare nuovi stati di consapevolezza attraverso la ricerca musicale, in un tour itinerante. Una carovana di " dervisci elettrici " nata per caso, ma che fece scalpore a tal punto da giungere fino a noi. Il Telaio resta essenzialmente un progetto di musica estemporanea avvenuto nel 1975, di cui possiamo ascoltare una parte di quel che veniva eseguito
dal vivo, grazie alla piccola label " Musicando" che rende pubblico un nastro nella prima metà degli anni novanta. Il disco Telaio Magnetico lo abbiamo conosciuto postumo negli anni novanta, ma per nostra fortuna esiste una recente edizione in vinile addirittura con materiale extra, di conseguenza più ricca, anche perché il precedente disco era finito nel limbo proibito del collezionismo.
Il resto di questa storia va ricercato nelle tante collaborazioni con Franco Battiato, Alice, Francesco Messina e Giusto Pio, negli anni ottanta, nei primi novanta. Mino Di Martino è attualmente un paroliere e anche un bravo poeta. Terra continua a viaggiare e a studiare teatro sperimentale, musica, canto e nuove forme sonore. Purtroppo di questa Family è venuto a mancare Claudio Rocchi, che è tuttavia spiritualmente tra noi, non ultimo musicalmente presente nella memoria collettiva. Rocchi fu il fautore del nostro Underground, ma anche un fedele compagno di avventure sonore di questo magnifico duo, ideato da Terra e Mino!

Note personali e ringraziamenti :

Questo servizio è stato possibile grazie a Terra Di Benedetto che ha fatto da tramite con il bravissimo fotografo Giovanni Coccia, da cui ho attinto per gli scatti in bianco e nero, risalenti al 1974 circa, che documentano un esibizione di Claudio Rocchi con il primo Albergo Intergalattico Spaziale.
Sono cresciuto con tutto ciò che ruotava nella sfera di Franco Battiato, Claudio Rocchi e Juri Camisasca, dai primi anni settanta fino ai giorni nostri. Mino e Terra sono da sempre parte di questa factory che nel corso del tempo ha incontrato Giusto Pio, Francesco Messina, Alice e molti altri personaggi, non li nomino tutti, ma sono sempre presenti.  Per me è stato molto stimolante lavorare su di un vecchio servizio realizzato per Area Prog, pagina Facebook che da San Paolo del Brasile diffonde molta musica italiana progressive, e non, visto che in questo caso abbiamo parlato di musica di avanguardia e di elettronica.
Qui ho cercato di ampliare, perché My Ideal Blog mi consente di farlo, diciamo, sperimentando, visto che sono autodidatta in tutto. E' strano, anni fa non avrei mai pensato di avere una corrispondenza privata con gli artisti che seguivo, da ascoltatore, oppure onnivoro lettore, spettatore, ma negli ultimi anni la tecnologia mi ha permesso di farlo, e qualche volta è bello farsi raccontare una parte di quella meravigliosa stagione creativa, dove la musica non aveva alcun confine, e sopratutto schema.

Vi lascio con una breve appendice riguardante l' opera  Terra in bocca - poesia di un delitto, un concept album sullo scottante tema omertoso " stato - mafia " del complesso I Giganti, dove Mino De Martino ha mosso i primi passi. Giusto un servizio extra, forse forzato, visto che andiamo a ritroso, nel 1971.
In questa coda ho voluto analizzare più che altro l' aspetto provocatorio e radicale della copertina realizzata da Gianni Sassi per l'opera in questione, a mio avviso non distante dallo " shock " visuale del primo album ufficiale dell' Albergo Intergalattico Spaziale, la cui cover è riconosciuta anche come " Ne m' approchez pas, Je suis Radioactif !"

TERRA IN BOCCA : POESIA DI UN DELITTO


La felice collaborazione dei Giganti con il genio indiscusso Gianni Sassi si manifesta attraverso un progetto circoscritto nella carriera di Mino Di Martino, legato al mondo del progressive, e soprattutto con il discusso Artwork di grande caratura artistica, anche nella sua cruda e provocatoria brutalità.
Si è trattato di una toccata e fuga che ha coinvolto un po tutti gli interessati, dai Giganti, allo stesso Gianni Sassi. Lo stile di Sassi è lo stesso dell' Alsa di Milano e delle tante rivoluzioni in ambito grafico pubblicitario condivise con il socio e sodale Albergoni ma anticipa anche il mondo della Cramps e degli Area, più le tante collane Ascolto, Diverso e Nova Musica con Gian Emilio Simonetti, cosi come la quasi coeva operazione Battiato Pollution e le piastrelle ecologiche omonime che tanto fecero gridare allo scandalo in quanto si seppe soltanto in seguito, realizzate con materiale inquinante. In questo caso a scuotere l' Italia provinciale di allora, impreparata, è l' aggressività visiva del poster allegato al vinile, così come la concettualità grafica della magnifica busta apribile del disco in vinile.
I Giganti con un Mino Di Marino desideroso di ricerca, sono in procinto di cambiare pelle, stanchi della musica beat ma anche delle censure della Rai, e intraprendono una svolta nell' impegno musicale, a compimento di una politicizzazione già esistente nei singoli di successo, vedere Tema oppure Io e il presidente. Terra in bocca - poesia di un delitto è di fatto un suicidio annunciato e urlato fin dalla copertina, molto aggressiva, ma sopratutto attraverso il manifesto allegato e i testi
delle canzoni, strutturate come una suite suddivisa nei due lati dell'originario lp, dove si andavano a sviscerare i legami tra lo stato e la mafia. I Giganti in verità sono i curatori della parte vocale, per strutturare il nuovo ambizioso progetto si fanno aiutare da turnisti di lusso e prestigio, quali Ares Tavolazzi, non ancora Area, al basso, Marcello Della Casa dei Latte e Miele, e il maestro Vince Tempera alle tastiere e agli arrangiamenti, futuro Il Volo e Saint Just.
In verità il disco non è affatto così complesso, per certi versi è vicino anche al Fabrizio De André di Spoon River o di Storia di un Impiegato, con un orecchio ai Beatles e ai Moody Blues. Sicuramente le doti corali dei Giganti lo rendono ancora oggi un prodotto di indubbio fascino.  Da riscoprire e amare, per il coraggio del tema trattato in un lontano 1971 omertoso !



martedì 15 gennaio 2019

De l’Amor sospeso e de l’Amor rubeo. Le Parole che furono incise nella carne in un istante rubato alla catena del tempo. Daniela Bedeski


Daniela Bedeski è scrittrice, autrice, poetessa, cantante, insegnante e traduttrice, di conseguenza è una donna e un' artista poliedrica. La Bedeski ha una laurea in lingue straniere, ma soprattutto lo studio del canto Lirico e del canto barocco. E' la voce solista di diversi progetti, tra cui la storica Camerata Mediolanese, di cui ha fatto parte per molti anni, ma è attiva anche in svariati ensemble di musica antica. Da diverso tempo il suo mondo artistico si è focalizzato nel progetto RosaRubea, un ensemble multimediale che nasce  nel 2008.
La RosaRubea  è un esperienza molto insolita è interessante in quanto si prefigge di fondere diverse forme di discipline artistiche: musica, poesia e arti visive con la passione tipica di una concettualità poetica totalizzante e arcaica, oserei affermare trascendente. Daniela Bedeski però non ha mai voluto abbandonare la scrittura, e tra tutti questi impegni ha sempre mantenuto un ruolo di proficua scrittrice, a tal punto che ha pubblicato un magnifico e pregiato libro di poesie; De l'Amor sospeso e de l'Amor rubeo.
Lei è lo "stacanovismo della bellezza " e il suo lavoro ha indubbiamente offerto un grande valore in termini di Pathos al mondo dell' Arte.
Ho la fortuna di possedere una copia autografata della raccolta di poesie d' amor passionale titolata " De l' Amor sospeso e de l' Amor rubeo" un pregiato cofanetto con libro cartaceo e audio cd. 
Il suo flusso di emozioni mi accompagna in alcuni piacevoli momenti del crepuscolo... Le mie impressioni non possono che esser queste : La sua arte è cura vibrante, arcaica e misteriosa, una primigenia forma di amore. La sua visione è un ritorno alla purezza della Grande Madre Terra. 
I suoi canti sono la giusta armonia delle sfere celesti in un accordo perfetto. Ogni suo verso è una benedizione del sentimento e della carne. Fiammeggiante è dunque l' amor che dobbiamo ricercare in noi e nell' amata metà del nostro esistere. Tutto riporta al Simposio di Platone. Un ricongiungimento. Nella vita, nella morte ... Ad aeternum. Eccellente ! ( Patrizio De Santis)


Copia e incolla :

" Da "Conversazione con Daniela Bedeski condotta da Maria Silvia Da Re", critico letterario, in "De l'Amor sospeso e de l'Amor rubeo":

MSDR: La tua prima raccolta di versi è doppiamente intitolata all’amore ― <<sospeso>> e <<rubeo>>. È un tema illustre, con una lunga tradizione letteraria alle spalle, di cui oggi appaiono in parte smarriti i presupposti. Puoi spiegarci il motivo di questa scelta, non scontata, anche per l’ineffabilità del sentimento amoroso? Ha forse che fare, per te, con la stessa ragione della poesia ma non rischia al tempo stesso di allontanarla da un principio di senso anche razionale? Sembra il significato del <<folle fiore>> al quale alludi attraverso la porpora della rosa rubea…

DB: [...] La poesia d'amore è espressione di un anelito alla fusione, al ritrovamento di sé nell'altro da sé. E l'amore non è mai statico, bensì dinamico. È un sentimento vitale, crea e ricrea la vita nel suo farsi sempre di nuovo. E' sospeso, alato come Mercurio, argento vivo in movimento incessante, sentimento che, incarnato, va a ricomporre desideranti unioni. E' cioè sospeso in un fragile ma pur sempre vivido mistero: ardore dei sensi e vibrazione dell'anima, "istante rubato alla catena del tempo". Sospeso nell'attesa, bruciante e dolorosa in assenza dell'amato, sospeso nel lutto, tra l'inverno di una gelida morte e la speranza di una fresca primavera. Sospeso quando il cuore leva, alto, il vessillo del sogno, sulle acque del quotidiano spento, venefiche, momento di passaggio da uno stadio all'altro del reale, momento di scoperta. Giovane come Mercurio, al principio, l’amore si fa rubeo nella sua maturità e pienezza, quando il desiderio, fonte di vita, è vissuto nella sua fragrante interezza. Così prende il colore scarlatto della passione e della spiritualità e nell’amore la donna si fa regina delle danze, madre, sposa, eterna amante; luce maestra e maga che conduce al centro del mistero ardente. L'amor rubeo è acceso erotismo immaginifico, nel piacere estremo dell'incontro audace con lo sconosciuto, in un gioco vissuto come istante irripetibile, rituale di scoperta, nella dimensione sacrale di nascita-morte-rinascita. "
Edizione ultra-limitata a 30 esemplari, composta dal libro "De l'Amor sospeso e de l'Amor rubeo" di Daniela Bedeski, più il CD audio contenuti da un elegante digipack nero su nero, f.to 20x20 cm. Impreziosisce questa edizione una cartella contenente una litografia, appositamente realizzata da Massimo Bertocchi e Daniela Bedeski, stampata su carta di pregio, f.to 33x33 cm, firmata e numerata dagli artisti, timbrata a secco dall'editore.



De l’Amor sospeso e de l’Amor rubeo" la prima raccolta di poesie di Daniela Bedeski (Camerata Mediolanense, Rosarubea)

«Luci ed ombra, bene e male, "il folle fiore sbocciato dal sangue" di Daniela Bedeski non è senza ricordare la lezione del simbolismo, attualizzato dall'autrice nei suoi versi sinceri, grazie alla ripresa di immemori credenze, popolari e sincretiche ― dall'alchemica rubedo alle spade dei tarocchi ― modellati anche nell'eco di canzoni remote. Reminiscenza, ispirazione e pastiche si saldano nella vocazione schiettamente lirica e al tempo stesso drammatica; studiosa di repertori musicali nordici, rinascimentali e barocchi, oltre a una consumata esperienza di interprete e voce solista anche dark, Bedeski esibisce nella sua scrittura [...] una peculiare originalità. La ‘mistura’ degli attingimenti funziona infatti come una sorta di alveo incubatorio dell’afflato, di rara, e a tratti drammatica, artefatta sincerità. Colpisce, nella celebrazione del "miracolo dei corpi" e dell’iniziazione erotica, rituale qui condotto tutto al femminile, tanto che la donna vi è tradizionale amante e sposa, latrice di sapienza, maestra di misteri, l’improvvisa dolcezza di versi anelanti a un indispensabile complemento».

[Dalla prefazione di Maria Silvia Da Re, "La porpora e le stelle di un peculiare esordio"]

«Parole che furono incise nella carne

affiorano

quando la dimenticanza

dell'essere

ci succhia

lasciandoci

ossa nude.

La Morte qui pianta il suo vessillo.

E allora voltarsi

e sentire sulle labbra

lo sbriciolarsi

di canti di uccelli

in cieli vertiginosi

E l'ombra lontana di passi spogli»


[Daniela Bedeski]


lunedì 14 gennaio 2019

Le Storie Notturne di Fabio Zuffanti. Trentadue racconti da leggere per attraversare il corso della notte.


Storie notturne, essenzialmente trentadue racconti di Fabio Zuffanti che sono prima di tutto una catarsi tra il sogno e la veglia dove è possibile riconoscere ( per riconoscersi) il lavoro di introspezione tipico dell' esistenza umana attraverso il quotidiano, nella memoria di un vissuto e in un presente da definire.
Una lettura che ho consumato di lunedì tra le ore 00 : 30 e le O4 : 14 del mattino, dopo un brusco risveglio. Ho notato di avere molti punti in comune con la visione dell' autore.
In queste storie notturne prende respiro un viaggio metafisico che si dipana attraverso 32 racconti molto interessanti; alcune di queste narrazioni sono incubi, nevrosi e ansie, paure.
Molto interessante è il rapporto uomo / donna, sovente cristallizzato attraverso un tempo in sospensione. Il tema dell' amore qui sviscerato è quanto di più vicino alla mia sensibilità emotiva. Cosa rara sentirsi cosi a nudo attraverso la scrittura altrui. 
I racconti più visionari scavalcano il tempo reale, sono incubi e riguardano un altro " spazio vitale " perché spesso sono narrati attraverso gli occhi di una donna, un aspetto molto particolare che mi ha colpito. C'è posto però anche per un alienazione esistenziale maschile.
Ho amato la descrizione di ogni scenario, soprattutto tutto ciò che ha preso vita attraverso un immaginario liquido - vaporoso, tanto per fare degli esempi, la pioggia, la nebbia, i finestrini della metro, dei treni o delle auto, appannati, i neon dei lampioni spettrali e confusi, il fascino dei corpi bagnati che mai si sfiorano.
Letture per nottambuli e per eterni insonni, e fin qui direi di aver reso il senso di Storie Notturne. Ora mi preme soltanto portare una mia piccola annotazione di vita personale.
Fin da bambino il rapporto con il sogno e la veglia è stato il viatico per sviluppare un esistenziale parallelo e alternativo alla mia vita reale. Ho avuto sempre un sonno molto debole e i miei primi ricordi notturni portano il verso di una volpe, una musicalità selvaggia. Restavo delle ore vigile ma come ipnotizzato, e dal letto, ricordo un bimbo fisso davanti alla finestra. Allora intravedevo il bagliore lunare. La luna per me ha un valore simbolico pregnante.  Zuffanti è anche un musicista e forse ha colto un particolare della notte che non tutti riescono ad afferrare, ed è il suono.
Io da bambino sentivo tutti i suoni della campagna. Ho sempre associato il mio immaginario notturno alla musica e alla lettura.  Un libro consigliatissimo.

La Voce del Padrone. 1945 -1982 nascita, ascesa e consacrazione del fenomeno Franco Battiato. Un libro di Fabio Zuffanti.

Lettura consigliata ? Battiato : La voce del padrone di Fabio Zuffanti senza ombra di dubbio, anche perché io che ho da sempre un " maniacale " interesse verso il magnetismo della figura di tale maestro, sono rimasto piacevolmente sorpreso di conoscere molti aspetti che ignoravo. Fabio Zuffanti è un musicista e infatti non mancano le analisi dei 45 giri e degli album a 33 giri, di solito sviscerati in apposite schede o griglie, ma per quel che concerne la narrazione questo libro parte da lontano, dagli umori e i ricordi dell' infanzia fino a giungere alla vetta popolare e commerciale di Battiato "La voce del padrone"
Zuffanti analizza il tutto da un punto di vista psico analitico ma con l' occhio spirituale dello stesso maestro, infatti sono presenti G.I. Gurdijeff e R. Guenon, e tanta scienza filosofica  mistica. È interessante questa costante ricerca del silenzio per arrivare ad abbracciare la gente   soprattutto attraverso un percorso musicale veramente Sui Generis : musica pop leggera, rock, rock futurista alienante e distopico, elettronica minimale trascendentale, kraut rock, musica per organo a canne e taglia e cuci, collage e manipolazione radio attraverso nastri magnetici, composizione e realizzazione di opere di classica contemporanea, studio del violino e ritorno al pop attraverso la forma " aliena " e vincente dei dischi degli anni ottanta, unici al mondo, con tanto di Factory musicale dove tantissimi talenti sono passati (Alice, Giuni Russo per esempio, ma anche Milva.)
È interessante notare che Zuffanti è molto meticoloso nel raccontarci il senso di questa stravagante evoluzione musicale che per molti ancora oggi è anche un involuzione considerando che Clic del 1974 è famoso in tutto il mondo mentre La voce del padrone è esclusivamente cosa nostra, o a limite condiviso con la Spagna e la Germania, mercati dove Battiato ha avuto una discreta fetta di pubblico.
Il musicista, scrittore, si concentra molto e soprattutto in certe aspetti non " dichiarati ", situazioni espresse in musica ma in maniera ludico subliminale, dove il maestro era solito pungolare ai molteplici significati l' ascoltatore.
Franco non ha mai desiderato produrre una musica che fosse un mero strumento di ascolto passivo, ancora oggi " costringe " il suo pubblico verso un erudizione. Battiato ha sempre e solo cercato di comporre, suonare e cantare il linguaggio della consapevolezza e dell' evoluzione interiore, lasciando e dispensano messaggi da decriptare o percezioni mistico trascendentale per il Risveglio del SE. Spero che Fabio Zuffanti ora voglia narrativi il resto del viaggio !

domenica 16 dicembre 2018

La Stanza della Musica. La rubrica di ascolto e recensioni musicali di My Ideal Blog : Maledetti [ Area Music ] Electric Guitar Duo - E. Merlin & V. Scrignoli



Enrico Merlin & Valerio Scrignoli, Maledetti [ Area Music ]  Eletric Guitar Duo
Musicamorfosi 2017

Nell' attuale panorama della musica contemporanea ciò che continua a essere meritevole e concretamente interessante è 
l'indagine della ricerca sonora attraverso le infinite possibilità dello strumento musicale se ci si prefigge di superare i canoni del gusto estetico e del concetto delle pedissequa bellezza formale, perciò questa mia nuova rubrica, creata per la musica, in uno spazio che My Ideal Blog dedica sovente all' arte, non può che mettere in luce tutte quelle realtà discografiche che si muovono nel solco della sperimentazione, dell' improvvisazione, oppure in un ambito di vera indipendenza e alternativa artistica e musicale. Nessun limite e confine musicale, ma più tosto una linea coerente da seguire il più possibile vicina al blog. E quale esordio migliore di questo interessante progetto del duo Merlin & Scrignoli, Maledetti [ Area Music ]  Eletric Guitar Duo che tra l' altro richiama alla memoria il disco manifesto della musica degli Area, Maledetti ( Maudits) licenziato dalla storica Cramps nel 1977 ?  Tutti sanno, o almeno dovrebbero sapere chi erano gli Area, diciamo che spesso ci si dimentica della loro rivoluzione musicale, non la si applica nel presente perché si tende alla semplificazione rassicurante del proporre la musica per  ovvie esigenze di mercato, e quindi si passa alla celebrazione della stagione dei settanta come se fosse un epoca mitologica a se, un vero corpo estraneo  nel nuovo millennio
L' intendo dei due chitarristi è stato quello di raccontare un sentire la musica che in verità non è mai morto, anzi, deve essere necessariamente parte del nostro tempo presente come se fosse un costante Work in Progress. La natura del progetto è di mettere in pratica la lezione della musica degli Area evitando assolutamente il tributo attraverso la riproposizione dei brani musicali storici come se fossero delle riletture, quasi degli " standards " per usare un termine caro alla tradizione  del Jazz. 
In questo cd ci sono brani che richiamano i titoli degli Area, pescando in tutti gli anni settanta, ma non c'è la prevedibilità e di conseguenza quello che ci aspetta da un titolo del genere, un cd tra l' altro ha trovato il riscontro nel positivo plauso dei membri storici della stessa band, visto che in genere il percorso di questa entità musicale è erroneamente focalizzato solo sul ricordo di Demetrio Stratos e circoscritto nell'angusta e forviante etichetta del Rock Progressivo. La musica degli Area negli anni settanta era inclassificabile e dedita alla ricerca e al superamento e all' abbattimento degli stili dei confini musicali. Area come Musica Totale per musicisti totali ? Si, esattamente così se si trova il tempo anche di andare oltre la definizione.
Era il sentire di un epoca, un concetto teorizzato già negli anni cinquanta e sessanta da Giorgio Gaslini, infatti ciò che era nato nella composizione e nell'improvvisazione Jazz poi è confluito nel Rock con nomi quali Frank Zappa dagli Stati Uniti d' America, e gli Henry Cow, da Canterbury, Inghilterra. Enrico Merlin e Valerio Scrignoli affrontano alcuni temi degli Area proprio attraverso la Musica Totale, e nella loro indagine sonora c'è tutto un flusso sonoro novecentesco che rimanda a John Cage, e alla musica " trattata ", cosi come alla lezione di chitarristi quali Derek Bailey, Hans Reichel, Sonny Sharrock, Michael Gregory Jackson, Fred Frith, Elliott Sharp e Marc Ribot. 
I due musicisti tengono conto della " materia " sonora Area, rivista attraverso la storia della chitarra impro jazz, visto che è il mondo da cui entrambi vengono, ma a tratti sembra di intravedere anche John Zorn, Mr. Bungle, Living Color e affini, almeno nell' esempio più mirato e lampante, la seconda traccia, la celebre " La mela di Odessa " che si muove con un andamento " Slow Blues " che di tanto deraglia in Free Funk e Punk Jazz in stile Downtown con un finale disturbato in un loop che sfocia nella dissolvenza per fare librare nelle etere delle casse la mediterranea narrazione di " Cometa Rossa " in un' alienante e bizzarro Swing Jazz psichedelico che ingloba anche uno spettrale " Jingle Bells " mediorientale, e come se non bastasse nelle ripartizioni delle tracce sonore le due chitarre sono memori del migliore Free Jazz, ed è propria questa la caratteristica più interessante, in quanto ciò che ci dovrebbe essere familiare è di fatto estraniante. Il cantato di Stratos e ben sostituito dalle farraginose esplosione delle chitarre con tutta l' effettistica in deelay e in loop. I tredici minuti e cinque di Cometa Rossa sono magistrali, tra gli ascolti più interessanti proposti dal progetto.
Nell' approcciare alcuni brani in una maniera cosi personale c'è una giocosa irriverenza cara a Zappa ma questa qualità è riconducibile alla stessa gioia creativa della scuola Area ( Gioia e Rivoluzione) che non andrebbe mai incasellata nel verbo del Rock Progressivo. Il contry folk jazz, in stile Bill Frisell di " Hommage a Violette Noiziers " spiazza, ma inganna, perché la coda è Post Rock che si contamina nella forma tipica della balland Jazz; mi chiedo se entrambi i musicisti abbiano conoscenza della scena rock sperimentale statunitense documentata sulle label " Kranky " e " Thrill Jockey ". 
Man mano che si entra nel cuore dell' album arriva il "sogno elettrico "di brani come " L' Elefante Bianco " e " Luglio, Agosto, Settembre ( Nero) dove si odono passaggi più inclini al Rock Psichedelico " Krauto " oppure memori dell' esperienza elettrica di Miles Davis, con in mente John McClaughlin ma sopratutto il duo del periodo Dark Margus ( Agharta/ Panghea) con Pete Cosey e Reggie Lucas, sicuramente entrambi nelle corde di Merlin e Scrignoli. Vodka Cola è un altro momento eccezionale, originalissimo nella sua alienante intro spettrale e acidula, poi sempre più protesa in un crescendo onirico post rock con il Medio Oriente in salsa Dark Noise ad annunciare la venuta del brano successivo " Il Bandito del Deserto ".  Queste ultime due tracce sono un omaggio al disco degli Area che chiude un era, " 1978 Gli Dei se ne vanno, gli arrabbiati restano "
Se Maledetti [ Area Music ] Electric Guitar Duo si era aperto con una dadaista e rumorista riproposizione del brano " Evaporazione " , con un " campione " della voce di Stratos in Loop, il celebre incipit " abbiamo perso la memoria del quindicesimo secolo ... " che ci iniziava al concept album distopico e fantapolitico Maledetti ( Maudits ) del 1977, al contrario, il duo sceglie di chiudere rievocando forse l' album più orecchiabile e contaminato degli Area, licenziato dalla label Ascolto/ CGD di Caterina Caselli, e lo fa con un modo giocoso, infatti Il Bandito del Deserto suona come uno sghembo reggae all' interno di un' acida dissolvenza di pigro funky blues, che forse ci sussurra all'orecchio che per i due musicista il tutto sia stato più un piacevole divertimento che un encomiabile sforzo creativo per evitare il tributo trito e ritrito, e fine a se stesso. 

Consigliato, vivamente consigliato ( voti non ne metto, preferisco un giudizio emotivo)





venerdì 14 dicembre 2018

Yayoi Kusama : L' immaginazione al potere attraverso l'arte nell'avanguardia contemporanea ( 1929, Matsumo / Japan)




( Yayoi  Kusama artista, performer, regista, scrittrice e donna impegnata politicamente. Nata il 22 Marzo del 1929 a Matsumo, in Giappone.)

" Un giorno fissavo la tovaglia a fiori rossi, distolsi lo sguardo dal tavolo e mi accorsi che lo stesso motivo era stampato sul soffitto, persino sulle finestre e colonne. Tutta la mia stanza, il mio corpo, l' universo erano ricoperti di fiori rossi e io scomparivo, ritrovando il mio posto nel tempo eterno e nello spazio assoluto "

" Mettendo insieme le singole particelle quantiche, negativi di gocce che costituivano le maglie della rete, aspiravo a predire l' infinità dello spazio, a misurarla dal punto di vista in cui mi trovavo.
 Infinity Net "

" Quando mi sentivo triste, salivo sull' Empire State Building ... In cima al più grande grattacielo esistente sentivo che ogni cosa era possibile. Un giorno, li a New York, avrei stretto tutto ciò che volevo in quelle mie mani vuote. Il mio impegno per attuare una RIVOLUZIONE nell' arte era tale
che sentivo il sangue ribollire nelle vene e dimenticavo la fame. "

" Questa rivoluzione accade perché Io do alla gente ciò che i tempi richiedono, la libertà sessuale di esprimersi. Love Forever "

 " i pois sono simboli del mondo, il cosmo. La terra è un punto, la luna, il sole e le stelle, sono tutti realizzati da punti. Tu ed io siamo puntini "

Yayoi Kusama - Infinity Net

Infinity Net - Vita e biografia di Yayoi Kusama

Yayoi Kusama nasce a Matsumoto nel 1920 e si approccia all'arte con la pittura, più che altro per sedare e controllare delle gravi forme di allucinazioni che le impediscono una vita completamente normale; il dramma avviene intorno all' età dei dieci anni e la conquista più sorprendente di questa minuta donna è stata esattamente quella di dominare il proprio " irreale " nella realtà, concretizzando un risultato in termini sia pratici che artistici, consolidato anche attraverso una fama mondiale che ha il merito di aver influenzato le discipline e le forme artistiche più trasversali e disparate.  L'esperienza di Yayoi è ancora viva e ricca di fermento 
nell'attuale panorama contemporaneo; uno stile che non si è mai del tutto cristallizzato nel post modernismo, un costante work in progress.
Le allucinazioni di Yayoi sono vere esplosioni di colori ma dopo la scoperta dello stile pittorico di Nihonga, sospeso tra il realismo e il rigore, la donna ha due parametri per lavorare sia su stessa che per veicolare la patologia in una forma di creatività ludica e curativa. 
Il realismo e il rigore sono qualità  utili, ma nel corso del tempo la donna comprende che in Giappone i tempi non sono maturi, occorre guardarsi intorno e cercare una porta di accesso per andare incontro alla vita vera per tentare di edificare uno spazio nella realtà che le sia congeniale per studiare, lavorare e creare uno stile moderno : gli U.S.A. Nella città di New York c'è tutto un fermento di nuove avanguardie che la interessano. 
Negli anni "americani" la Kusama è parte preponderante di una rivoluzione estetica che si ripercuote in ogni ambito e contesto, anche politico, come nel caso del movimento femminista e della rivoluzione sessuale, ma sopratutto è una delle figlie di Howl, L' URLO generazionale e poetico che è il manifesto del Beat, scritto dal sommo cerimoniere Allen Gisberg.  Lo scenario è più tosto variegato ed eterogeneo : la scena psichedelica di Timoty Leary e Albert Hoffman, il cinema e il teatro d' avanguardia, Julian Beck e il Living Teather, i Fluxus, il Light Show dei complessi Rock, la Pop Art. New York, è allora, negli anni sessanta, come del resto anche oggi nel nuovo millennio,  la metropoli dell' arte contemporanea.


Tra gli anni cinquanta e i sessanta Yayoi realizza tre serie concettuali di lavori destinati a fare la storia, e sono Infinity Net, Accumulation e Sex Obsession. Nella metà degli anni sessanta tutte queste serie di lavori sono destinati a confluire con un ulteriore fase evolutiva, attraverso la performance artistica e 
l'utilizzo perfomativo visuale del corpo, i celebri e provocatori " Kusama happenings"
dove l'artista colora se stessa e il suo stesso pubblico di Pois; fanno capolino anche una serie multiforme di palloncini o cuscinetti "rosa fallico". I Kusama Happenings si svolgono spesso nei luoghi pubblici attirando anche l' attenzione di molti curiosi e l' intervento della polizia che reprime questa coinvolgente anarchia artistica.

L'artista diventa nel giro di poco tempo un icona omosessuale e una nuova stella del firmamento "Pop", attirando l' interesse dell' opinione pubblica, come anche l' ostracismo dell' America più conservatrice e puritana. Il ritorno in Giappone avviene negli anni settanta, dopo aver esposto le proprie opere nelle gallerie più importanti del mondo.
Non è un passaggio indolore, la donna viene accolta come un esempio di grande vergogna collettiva nel mondo, perché nell'opinione nazionale di allora il lavoro della Kusama è una pornografia artistica che lede all'immagine del Giappone. Arte degenere per menti degenerate e privi di moralità.
La personalità di questa donna eclettica non si arresta al successo conseguito, tanto meno alle difficoltà, non è da lei riposare sugli allori ma nemmeno scoraggiarsi in un periodo di profonda crisi, ed è così che nel corso degli anni inizia a interessarsi alla scrittura, dal principio con la poesia, e successivamente con la forma surrealista; questo entusiasmo nel rinascere a nuova vita è la sua più grande forza, le da' un coraggio tale da misurarsi in tutto ciò che desidera, fino al punto da intraprendere un ulteriore studio con la disciplina della scultura.

La scelta di vivere in un istituto psichiatrico, in quel di Seiwa, non le impedisce di portare avanti il suo progetto lavorativo attraverso la ricerca e la sperimentazione, poiché con la costruzione di uno studio personale, in Shinjuku, trova nuovi stimoli per creare. 
Molto di questo lavoro sarà promosso in giro per il mondo, perché Yayoi, pur ritirandosi per necessità di cure, si riserva delle uscite mondane per promuovere il nuovo corso artistico intrapreso, che corrisponde anche a una maturità concettuale e ad una nuova consapevolezza artistico - intellettuale, non ultimo, un sentire profondamente umano. Dai pois, fino a tutte le varianti possibili del punto, attraverso il concetto cosmico - trascendentale  dell'infinito, si passa ad un nuova tematica con il recupero delle radici, manifestato nella fase della "zucca",  che viene presentato alla Biennale di Venezia nel 1993, dove vengono esposte delle zucche giganti all'interno di una sala rivestita di specchi.  
Da qui in avanti la zucca sarà una tematica ricorrente, in quanto per Yayoi rappresenta un effettivo legame con l' infanzia, come si evince dal lavoro presentato a Londra nel 2016, " All the Eternal Love i have for the Punpkins ".  Per l'artista questo vegetale rappresenta il caro ricordo del vivaio di famiglia dove spesso trovava consolazione nel rifuggire in se stessa, per via di un educazione molto rigida e chiusa, un luogo molto consolatorio e terapeutico anche con la comparsa delle prime allucinazioni. 

L'arte di Yayoi Kusama nasce dalla consapevolezza di poter essere parte di un mondo parallelo e trasversale, ed è così che riesce a dominare tali proiezioni e percezioni sensoriali per poi trasferirle nell'immaginario collettivo reale in una forma compiuta di arte :

" Un giorno fissavo la tovaglia a fiori rossi, distolsi lo sguardo dal tavolo e mi accorsi che lo stesso motivo era stampato sul soffitto, persino sulle finestre e colonne. Tutta la mia stanza, il mio corpo, l' universo erano ricoperti di fiori rossi e io scomparivo, ritrovando il mio posto nel tempo eterno e nello spazio assoluto "

Dalla pittura al gioco degli specchi, passando per il body paintings e le installazioni, fino a giungere
al museo permanente dalla forma di parallelepipedo bianco di Shinjuku, aperto a partire dal 1 Ottobre 2017, lo stesso quartiere dello studio, la donna riesce nel miracolo di rendere il proprio immaginario una condivisione collettiva accessibile proprio a tutti.
La Kusama è una donna consapevole, il suo successo e la ricchezza economica ben capitalizzata sono
anche il frutto delle lotte politiche degli anni sessanta, e sopratutto di un grande coraggio nel volersi conquistare con ostinazione  un indipendenza artistica. 

Il museo Kusama è una costruzione futurista di cinque piani che accolgono collezioni permanenti, collezioni temporanee, e una serie di installazioni immersive realizzate per fare in modo che anche il pubblico sia parte dell' opera.

Il Docufilm di Heather Lenz ", giunto in Italia con il titolo Yayoi Kusama : la follia di una vita col pallino della bellezza " ci racconta un percorso artistico non facile, al contrario assai sofferto, perché rendere in un film la storia di una donna cosi tenace e forte non può essere semplice, sopratutto nel cercare di descrivere un tempo lontano dove razzismo, discriminazione, misoginia hanno in più di un occasione minato il percorso umano di questa  donna, anche all'interno del mondo dell' arte contemporanea.  

La Kusama è una figura artistica molto impegnata politicamente, questo aspetto è stato un grande punto di forza.  La sua più grande dote la si trova nel costante pragmatismo con cui organizza il lavoro, una qualità  che si evince dalla capacità di stringere legami e collaborazioni nel mondo della moda, come nel caso di Marc Jacobs, il direttore artistico di Louis Vuitton.
My Eternal Soul è il titolo della sua ultima serie esposta a Tokio. Con questo affascinante titolo ritornano i colori sgargianti e le sperimentazioni degli anni giovanili ma visti con la consapevolezza di occhi adulti e maturi : lo sguardo profondo di una donna prossima ai novant'anni, in una nuova primavera artistica.








Yayoi Kusama - Love Forever & Self Obliteration ( 1967/1969)


Yayoi Kusama - Love Forever & Self Obliteration: Gli anni della contestazione e dell' amore universale.

Yayoi Kusama, un nome che da solo riesce a raccontare 
l'evoluzione e la portata rivoluzionaria del millenovecento attraverso l'arte, la vita e la lotta politica, e sopratutto con un percorso umano tra i più interessanti venuti dal Giappone, anche se è dagli Stati Uniti che bisogna passare per poter parlare del suo mondo.
L'artista, nata a Matsumoto, nel 1929, riesce a fare del proprio disturbo mentale, che si manifesta in una grave forma di allucinazione che l' affliggono fin da piccola, una forma colorata di arte completamente anarchica e rivoluzionaria. 
La visione  artistica che la Kusama ha messo in atto con il tempo non è un alterazione completamente folle della realtà, seppur si presenta come moto rivoluzionario più tosto " naif ", è al contrario organizzata nei minimi dettagli con una cura maniacale, frutto di uno stacanovismo lavorativo che l' ha resa celebre, ma anche la donna attualmente più ricca al mondo nel panorama della arti contemporanee. Sicuramente il primo approccio alla pittura di Nihonga è da sempre la componente base del background di Yayoi, in quanto si tratta di uno stile di grande rigore formale. E' comunque corretto definire il vero inizio di carriera quando la donna si trasferisce  a New York, nel 1957, ed è qui dove spirano i venti delle avanguardie che decide di formarsi, attirata dalle nuove forme sperimentali e dai fermenti artistici che prendono vita in maniera completamente indipendente e autogestita, sospinti anche dal fervore politico e dalla concezione anticonformista del lavoro dell' artista, almeno rispetto al Giappone.

Yayoi kusama, gli anni sessanta e lo slogan " Love Forever " dei " Kusama Hapenings "

Gli anni sessanta sono per Yayoi Kusama una decade di grande fermento creativo e politico;  New York è una fucina di nuove correnti e avanguardie che nell'ambito delle arti contemporanee vanno di pari passo con il sentire generazionale dei tempi, a torto spesso identificato solo con la letteratura Beat, il cinema e la musica dei nuovi complessi rock e dei menestrelli folk.
Attraverso l'arte, talune ingenuità naif del movimento " Flower Power " riescono a compiere uno scatto di livello, tuttavia senza delle cause politiche concrete questo " sentire " collettivo si sarebbe disperso nel marketing delle mode culturali, a secondo delle stravaganze del caso.
Le istanze femministe, la rivoluzione sessuale, la lotta per i diritti degli omosessuali e per le minoranze etniche vanno ad incontrare il diritto di espressione creativa, che da solo, nel caso dei coinvolgenti e provocatori "Kusama Happenings " si fa sintesi nel  " Love Forever "
Per spiegare meglio il concetto bisogna comprendere la popolarità che ha l'artista sull'immaginario collettivo, di gran lunga più intrigante e carismatico di un qualsiasi leader dei movimenti politici extraparlamentari degli anni sessanta ( ovviamente questo discorso vale più che altro per la gioventù.)  Ciò che accade intorno alla seconda metà degli anni sessanta coincide anche con la presa di consapevolezza che tutto ciò che avviene in quel preciso istante è il frutto di un sistema sempre più forte, un potere che cresce ogni giorno di più, e lo fa attraverso il progresso e la tecnologia, con il  parametro del capitale al centro di ogni cosa, sopratutto in un contesto di ridistribuzione di potere tra 
l'Oriente e l'Occidente, vedere la guerra del Vietnam, ma anche il comunismo filo sovietico perché con l'invasione di Praga, il regime dell'Unione Sovietica va a violare la libertà di una generazione desiderosa di cambiamento,  infine,  non meno importanti le dittature terzomondiste create a tavolino dalle crescenti democrazie liberali post conflitto mondiale per frenare una possibile crescita economica e civilizzata del Sud del mondo.
Yayoi Kusama, una donna che viene dall'estremo Oriente, è una spettatrice attenta  e partecipe, e come tanti artisti e giovani di quella generazione comprende che non esiste nessuna guerra giusta concepita nel nome della democrazia, ed è per questo che sceglie di realizzare una coinvolgente performance artistica : " Love Forever "
I Kusama  Happenings arrivano in un contesto dove poter veramente agire in una maniera concreta e pragmatica, perché le sue fobiche percezioni, veicolate nell'arte visionaria che propone, non sono il frutto della cultura psichedelica dei  "viaggi " con  L. S.D., pericolosi mondi alterati che si presentano come delle vere fughe dalla realtà, ma al contrario una parte della realtà, alterata, ma organizzata in un contesto politico, con un fine " terreno " di pace e armonia, sicuramente naif ma decisamente più inclusivo e proteso verso le persone.

Yayoi non ha nulla a che fare con il pensiero "slogan" di Timoty Leary, "  Turn on, Turn in, Drop Out " ( tradotto " Accenditi, sintonizzati e abbandonati ") e lo si evince da una dichiarazione che lascia a proposito delle allucinazioni di cui soffre, e della conseguente ossessione per un' arte fondata su di un infinito " gioco" di multiformi pulviscoli di luci e di pois : " i pois sono simboli del mondo, il cosmo. La terra è un punto, la luna, il sole e le stelle, sono tutti realizzati da punti. Tu ed io siamo puntini ".  Yayoi con la sua arte ci vuole suggerire che l' ego non è un buon valore perché siamo tutti delle piccole energie parte di un infinito sentire, che si catalizza attraverso le sfere celesti del cosmo, nel visibile e nell'invisibile. Ognuno di noi è una persona eccezionale ma questo nostro temporaneo transito terrestre deve essere al servizio di un solo sentimento, l'amore.
Quello che accade tra le strade di Manhattan non è solo ribellione di costume e consapevolezza politica, perché il contributo artistico di Yayoi Kusama riesce a catalizzare esattamente l'essenza di ogni cosa in un punto, ed è attraverso i Pois che la donna inscena il senso universale dell' amore.
L' artista coinvolge uomini e donne in happening, dove una volta denudati li dipinge di pois invitandoli alla danza liberatoria e trascendentale dell' amore cosmico, esattamente come la sincronia delle sfere celesti del cielo notturno. 
La polizia interviene disperdendo queste festanti e impudiche manifestazioni di arte contemporanea e libertaria. Possiamo immaginare il contributo della Kusama alla contestazione come un qualcosa di sorprendente ed insolito ma la donna deve fare fronte al razzismo e alla misoginia, e in un certo qual modo non essendo un' americana, di pelle bianca, nel proporsi in questa forma radicale di condivisione di arte collettivista, crea un precedente pericoloso, anche perché coinvolge il nascente movimento femminista. Con gli anni settanta e l' arrivo di un successo dalla portata internazionale, che di contro cammina di pari passo con il crescente avanzare del disagio allucinatorio ( come ho già scritto, dovuto alla malattia mentale) si va a concludere l' esperienza americana, una vera rivoluzione intrapresa nel 1957 che lascia il posto alla  " strada di casa ",  un graduale ritorno in Giappone che prende vita gradualmente a partire dall' anno 1973 per concludersi nel 1977.   
Self Obliteration, il film sperimentale di Yayoi Kusama, ci racconta quello che sono stati gli anni sessanta allo scoccare del 1968 e grosso modo resta una delle più fedeli testimonianze del suo sperimentalismo con i primi rudimenti del video, di fatti oggi questa pellicola ci può apparire un prodotto anacronistico e ingenuo, decisamente figlio dei tempi, eppure il concetto che ruota intorno ai pois, intesi come punti di infinito cosmo resta universale.  
Il film raccoglie non solo gli happening ma anche alcune location,  ambienti, gallerie, mostre, dove l'artista da' vita ai suoi caleidoscopici giochi di luci e colori e rivestimenti di pois : persone, stanze, mobili e oggetti, fino agli animali, come l'iconico " cavallo" e gli ambienti naturali esterni. Self Obliteration è una metafora di rinuncia all'identità dell' ego, e nasce come un inclusivo invito ad essere parte dell' universo nella giusta e armoniosa condivisione della vibrazione eterna dell' amore. Puro simbolismo.

Gli anni sessanta, a New York, saranno l' ultimo frangente di pubblica condivisione della Kusama, dopo di che l' artista sceglierà un percorso via via sempre più introspettivo, e forse sarà il segno di una consapevole ma matura " resa " al disagio psichiatrico che l' artista affida ad una struttura psichiatrica all'avanguardia


- Kusama's Self Obliteration ( Jad Yalkut / 1967) - Link you tube / full movie :


- Il film : qualche dettaglio tecnico e descrittivo del cortometraggio Yoyoi Kusama's Self Obliteration di Jad Yalkut -

Yayoi Kusama nel cortometraggio sperimentale che va a documentare la sua attività, si fa aiutare dalla mano e dalla fotografia di Jud Yalkut, che mette in risalto la visione cosmica e trascendentale dell' artista attraverso un gioco di dissolvenze, per favorire il concetto di dissoluzione sulla materia. Tutto questo lavoro ha bisogno di altri effetti per poter rendere al meglio l' atmosfera trasognante del simbolismo concettuale del tema, di conseguenza Yalkut utilizza sequenze rapide e al rallentatore con la fotocamera in libero movimento e i zoom - in e - outs. Il tutto si risolve ad un effetto luci tendenti al pallido, in maniera tale di rendere indefiniti le persone, gli oggetti e l'ambiente, a tal punto che verso il finale perfino i titoli di coda e i crediti, illeggibili, si dissolvono in un fiume di luce, quasi a volerci suggerire una catarsi mistico - spiritualistica dell' amore.






Yayoi Kusama Infinity - the Life and the Art of Yoyoi Kusama : Una vita a Pois


- Introduzione " La storia della piccola bambola "

My Ideal Blog oggi vuole affrontare un argomento molto interessante e originale voluto un po dalla casualità, e nato da un interscambio culturale a distanza attraverso una chat, dove veniva menzionato un film presentato in alcune sale e rassegne lo scorso novembre a Firenze, durante la rassegna " Lo Schermo dell' Arte " Yayoi Kusama : la follia di una vita col pallino della bellezza, un Docufilm di Heather Lenz.  
Il sottoscritto non ha avuto ancora il modo e l'opportunità fortuita per visionare il lavoro della regista statunitense ma nel compenso si è appassionato alla figura di Yayoi a tal punto da volervela raccontare in questo piccolo spazio, per me
un isola felice, volendo anche un modo similare a quello della minuta giapponese giunta quasi sui novanta anni di vita, con il primato di artista più ricca del mondo. 
Mi sono interessato molto alla sua vicenda studiando il lungo viaggio di Yayoi Kusama verso un sogno perché sono convinto  che sia un buon esempio per vivere, dopo tutto ognuno di noi dovrebbe avere la forza e il coraggio di intraprendere un percorso analogo lottando per la realizzazione di un progetto, perché la felicità impone anche dei doveri e dei sacrifici e la tenacia di questa artista è un encomiabile lezione di perseveranza per tutti noi. Yayoi è una personalità sorprendente, e lo è a tal punto da sembrare un cartone animato immerso in un mondo colorato, in grado di penetrare la realtà per farsi gesto creativo e reale in uno spazio concreto e definito. Il suo è un immaginario infantile, a tratti  bizzarro e ossessivo che ha preso vita per veicolare un armonioso messaggio di pace e amore universale nel segno della costante perseveranza ... Una predestinata.
Una donna di quasi novant'anni che si colora di pois, colorando il suo stesso mondo di molteplici caleidoscopici punti luminosi. La sua arte si concretizza dopo una lunga gavetta e viene ufficialmente riconosciuta come influente sopratutto a partire dal 1977, quando decide di vivere in una struttura psichiatrica riservandosi di realizzare di fronte, nello spazio di un quartiere adiacente, uno degli  atelier più In che si possa trovare in Giappone, dove si dedica esclusivamente a scrivere, dipingere, allestire performance. Yavoi pur non essendo nelle sue intenzioni è una paladina di un femminismo trasversale, in quanto accidentale e avvenuto quasi per casualità, in verità il suo messaggio è figlio di una visionaria consapevolezza trascendentale; di "terreno" resta il concetto di " onestà e indipendenza artistica " nel ridimensionamento dell' ego per favorire un gesto creativo nell'arte in grado di veicolare la bellezza e l'amore, in una concezione umanistica.
Il mondo di Yayoi è una dimensione felice che nel corso del tempo è diventato un flusso costante di creatività sperimentale e all' avanguardia, di fatti la donna si è conquistata un certo peso nel panorama internazionale. Ma niente è stato facile per lei, fin dalla primissima infanzia al trasferimento negli Stati Uniti, dove giunge alla fine degli anni cinquanta, in tempo per affrontare la decade successiva  attraverso forme di happening, performance e film all'avanguardia, che nell'insieme sono novità assolute, spesso ostracizzate dalla critica giornalistica fino alla misoginia e al razzismo.
Fin da bambina l' artista ha sofferto di fobie che hanno poi preso vita in un turbine di allucinazioni, frutto di ossessioni in grado di fare vacillare qualsiasi mente, ma in lei c'è da sempre cosi tanta vita e dolcezza che ciò che poteva essere un dramma è diventato bellezza attraverso un lavoro creativo più che unico. Il suo stile si è essenzialmente sviluppato su dei ripetuti pois che con il tempo si sono espansi in una progressione infinita di colori e puntini luminosi; molte di queste creazioni sono esposte in musei permanenti.

Yayoi Kusama è diventata l' artista contemporanea più eclettica e interessante nel panorama mondiale, influenzando anche il mondo della moda e della musica, quest'ultima sopratutto attraverso il mezzo del videoclip, vedere Lovetown di Peter Gabriel :



Infinity - the Life and the Art of Yayoi Kusama : Una vita a Pois

" I pois sono simboli del mondo, il cosmo. La terra è un punto, la luna, il sole e le stelle, sono tutti realizzati da punti. Tu ed io siamo puntini "

Un docufilm del 2018, realizzato negli U.S.A dalla regista Hether Lenz, che nei suoi 85 minuti ci introduce nel mondo e nell' arte di Yayoi Kusama. Il documentario ci narra del viaggio a New York di questa minuta donna, affetta da un grave disturbo che produce ricorrenti stati di allucinazioni. Attraverso l'Arte fa della propria vita un riscatto, partecipando alle rivoluzioni politiche e sociali degli anni sessanta, e integrandosi con i fermenti 
d'avanguardia dell'epoca, fino alla consacrazione internazionale ed il definitivo ritorno in Giappone, dove riesce a creare un mondo alternativo di "gabinetti sperimentali ", mostre permanenti, ed un museo personale. Continua a lavorare ancora oggi, in un' atelier poco distante dalla struttura psichiatrica dove sceglie di vivere fin dal 1977

My Ideal Blog vi offre il Trailer ufficiale del film Infinity - the Life and the Art of Yayoi Kusama  della regista Hether Lenz :


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