My Ideal Blog : Globalartisticfusion.blogspot.com di Patrizio De Santis Patrizio De Santis è titol

La mia foto
Montalto delle Marche, AP, Italy
Questo blog è nato come se fosse un'isola felice dove sperimentare una scrittura personale e condividere le mie passioni con qualsiasi internauta interessato alla bellezza. La sua dinamo propulsiva è la passione e l'amore per l'Arte. Ho realizzato uno spazio libero e autogestito, impostando tale contenitore come se fosse un potenziale Magazine cartaceo di approfondimenti culturali e artistici. Global Artistic Fusion è una sintesi della mia ricerca popolare e culturale: un mondo che vi offro nel My Ideal Blog 2.0

lunedì 17 giugno 2019

La Santa Maria Maddalena di Carlo Crivelli. la controversa rappresentazione del sacro attraverso la Gnosi cristiana.

[ - Il mio omaggio per la città di Ascoli Piceno, le Marche, Venezia e le mie radici culturali. - ]

Carlo Crivelli (Venezia, 1430 – Ascoli Piceno, 1495)

- Intro servizio -

Carlo Crivelli (Venezia, 1430 – Ascoli Piceno, 1495) è stato un pittore italiano che si formò inizialmente a Padova per poi entrare nella corrente rinascimentale nel sud delle Marche, nello specifico la zona ascolana, dove la sensibilità "inquieta"
della sua idea d'arte, inizialmente influenzata da Donatello,
divenne una prospettiva di innovazione del tutto originale e importante, cara all'adriatico per peculiarità e importanza.
L' arte del Crivelli restò sempre in bilico fra nuove prospettive e intenso espressionismo, contraddistinta dal disegno incisivo, teso, a tratti nervoso, forse anche per una continua ricerca mistica nel dipinto. Una mano sicuramente in grado di trascendere e proprio per questo motivo l'altra peculiarità delle sue opere consiste in un evidente aspetto di sontuoso decorativismo tardogotico dove il particolare viene esaltato in in ogni aspetto, sopratutto nel dettaglio.


- La Santa Maria Maddalena di Carlo Crivelli -

la controversa rappresentazione del sacro attraverso la Gnosi cristiana ( il capolavoro dell' autore)

La Santa Maria Maddalena di Carlo Crivelli è un opera del 1476 circa, conservata nel Rijksmuseum di Amsterdam, ed è un simbolo del Rinascimento ascolano; un dipinto che da solo è in grado di rappresentare il Piceno e l' Italia come eccellenza nel mondo. Ho scelto lei perché è un soggetto a me spiritualmente caro, ma è inutile dire che è tra le mie opere preferite per via del volto di donna altera, e in questo Crivelli era minuzioso fino a lambire l' ossessione maniacale. Come ho già scritto si tratta di un' artista inquieto, d'origine veneta, innamoratosi di Ascoli Piceno fino a desiderare d'esserne parte, ovviamente senza mai rinnegare le sue vere radici. Troviamo alcune opere nella pinacoteca di Ascoli e in quel di Camerino, cittadina piccola ma universitaria.
Tutto il mondo è paese è un detto che si concretizza solo con la massima espressione d' equilibrio e armonia dei popoli, e in virtù di ciò noi possiamo asserire che l' arte e la cultura sono entrambe utili per interiorizzare la tradizione con l' occhio lungimirante dell' innovazione, del resto sono la base per le fondamenta della civiltà. Il Crivelli comprese bene tutti questi aspetti, in quanto inizialmente ispirato dall' arte pittorica di Donatello, fece dell'arte rinascimentale un peculiare e originale modus operandi teso e nervoso, che si è poi tradotto in un " perenne movimento " introspettivo in grado di prefigurare l'impressionismo. Nel contempo possiamo asserire che l' artista con lo studio e la ricerca in atto, nel suo approfondire le potenzialità del dettaglio, abbia goduto sempre di massima credibilità, e che nella realizzazione della propria visione sia stato un talentuoso visionario.
Per non ripetermi troppo con la mia pregressa introduzione vorrei solo riprendere l' aspetto caratteristico della sontuosità decorativa tardogotica per far presente che l' autore, esasperando tale aspetto, IMPRIME VIGORE ALLO SGUARDO AUSTERO DELLA MARIA MADDALENA, a tal punto di inventarsi uno stile nello stile, superando eccellentemente la scuola, ma comunicando sopratutto una tensione emotiva interiore evidentemente presente nel suo personale rapporto con la fede.
Nel caso della Santa Maria Maddalena, ritenuta a ragione una delle migliori opere realizzate nel mondo, si possono individuare diversi particolari : l'acconciatura regale da vera principessa è ciò che cattura al primo dei nostri sguardi, ma se si analizza attentamente il dipinto si noterà la mano che tiene sollevata l'ampolla con gli unguenti, dettaglio essenziale perché simboleggia l' importanza storica della santa in tutti i vangeli, ufficiali, apocrifi o gnostici; non da meno è l'altra mano, dove con le punta delle dita Maria solleva il mantello verso una parte del basso ventre, e ciò trascende nella perfezione assoluta dando ampio slancio vitale al dipinto, anche perché ci offre svariate chiavi di lettura [...] la promessa di fedeltà al Cristo potrebbe simboleggiare addirittura il Santo Grall, la Gnosi, oppure nel più canonico dei casi la redenzione evangelica.

Conclusioni di Patrizio De Santis

E' un peccato che molti giovani marchigiani siano cosi poco interessati al grande patrimonio artistico culturale collettivo, a tal punto da perdere molte consapevolezze. Nella mancanza di prospettiva del territorio, privi come siamo della memoria storica, non si è in grado di svolgere un lavoro di cultura e approfondimento nel contesto post moderno, volendo anche nell' utilizzo delle innovazioni tecnologiche e nelle avanguardie. Con My Ideal Blog mi sono posto esattamente tale problema, perciò ho cercato di svolgere una trattazione intelligente e approfondita ma senza dimenticare la scuola e la formazione, per me fondamentali.


Ciò che mai più non si sedimenta lo si perde, e non interiorizzando tale lascito come background territoriale, si ha un vissuto da albero sradicato soggetto alla perdita di identità ma sopratutto ci si priva di strumenti essenziali per esser parte del presente in maniera costruttiva, perché senza una consapevolezza storica si è soggetti ai condizionamenti dei modelli diseducativi della storia tardo-occidentale, protesa verso l'americanizzazione stessa degli stati europei. Per ora è sufficiente parlare di Carlo Crivelli !



La Stanza della Musica : Celeste - Il Risveglio del Principe ( Mellow Records)

Celeste - Il Risveglio del Principe  ( Mellow Records)


Il nome di Ciro Perrino è poco noto in Italia ma molto valorizzato all' estero, sopratutto in Giappone e in gran parte del Sud America, eppure il maestro è stato uno dei primi musicisti a diffondere il verbo del Rock Progressivo fin dalle prime esperienze live della band Il Sistema, tra il 1969 e il 1971, in una Genova ancora legata alla forma canzone tradizionale e leggera. Il progetto Celeste è la gemma più splendente e nel contempo nascosta della scena italiana e se oggi ne parliamo il merito è da attribuire al discografico Mauro Moroni che fin dai primi anni novanta si è prodigato nelle ristampe
del catalogo, che include anche i demo e le incisioni inedite della band, oltre che a dare paternità ad un nascente rinascimento progressive svincolato dal passato, diciamo contemporaneo. Ciro nasce come batterista ma evolve presto a tastierista, sia nell' ambient che nell' Elettro Prog minimale. I Celeste hanno vita breve tuttavia hanno lasciato una buona sementa mai del tutto dispersa ed esaurita. Principe di un giorno risale al 1976, pubblicato dalla piccola label Grog dei fratelli Vittorio e Aldo De Scalzi ( Aldo collaborava nel disco Principe di un giorno). All' epoca c'erano i Picchio dal Pozzo di  Aldo De Scalzi, i Celeste di Ciro Perrino, infine il versante mainstream dei New Trolls, a Genova la la seconda scena progressiva volgeva purtroppo al termine. Mauro Moroni ha raccolto la semina di questo duro lavoro di autoproduzioni e autogestioni, voglio ricordare che oltre la Grog esisteva la Magma, una label coraggiosa per lp come Il Concerto delle Menti dei Pholas Dactylus, l' omonimo degli Alphataurus e i due N.T Atomic System di Vittorio De Scalzi.


Il Risveglio del Principe è prodotto e pubblicato dalla Mellow Records e ci sono sostanziali novità, perché questa volta tutto il materiale composto è da attribuire al bravissimo Ciro Perrino, la cui profonda scrittura è ammantata da una poetica spirituale d' abbacinante bellezza, senza contare che i Celeste non sono più un semplice quartetto dalle grandi potenzialità ma un laboratorio aperto alle più variegate voci strumentali, l' elenco dei musicisti coinvolti nella seconda reincarnazione della band e considerevole, ma ci arriveremo con calma.

Voglio parlare della metafora fiabesca di questo Principe, anche perché è la chiave di lettura per comprendere tutto il lavoro, ma sopratutto dire il perché oggi sia importante ascoltare l' album e essere parte di questo risveglio verso la nobiltà della purezza d' animo. Il principe è sostanzialmente il risveglio della purezza spirituale e umana di un individuo che fa ritorno in un luogo della memoria appartenuto ad una vita passata e recupera il cammino della luce che vince sulle tenebre. Come fu per il Principe di un giorno, Il risveglio e il ritorno dei Celeste coincide con il desiderio di raccontare di questo luogo della memoria dove la verità della natura ci parla in un abbraccio di candore e luce. In sintesi, ogni individuo è principe di un giorno e può ritrovarsi nel risveglio spirituale, nell' essenzialità e nell' armonia di una legge naturale universale. Per raccontare questo lunghissimo viaggio interiore Ciro ha utilizzato la metafora fiabesca e concettuale che in generale noi conosciamo bene nel Rock Progressivo.

Il nuovo lp dei Celeste gode di un' armonia musicale certosina, un progressive dal sinfonismo pastorale pacato dove le tastiere sono predominanti ma che sono sorrette dagli strumenti a corda, flauti, sassofoni, archi, percussioni e un basso dinamico, non ci sono i virtuosismi tipici del genere ma impressioni emotive, narrazioni la cui costruzione musicale rimanda alla descrizione di situazioni anacronistiche di un tempo mai avvenuto, e quindi presente e futuro ma memore di un luogo preesistente. Se il presupposto iniziale dei Celeste era stato quello di slegarsi dai modelli anglosassoni e trasformare la sezione ritmica in una voce strumentale d'insieme simile ad' un ensemble da camera " serio ", di conseguenza vicino al mondo della classica contemporanea, qui il discorso si fa più corale e orchestrale, e gode di arrangiamenti di largo respiro.
Un album di canzoni metafisiche ma non complesse perché respirano di un afflato popolare e di un abbacinante bellezza. Brani come  " Principessa Oscura ", " Falsi piani lontani " " Fonte perenne ", " Bianca Vestale " e " Statue di sale " sono quanto di meglio prodotto dai Celeste, anche se non è corretto fare alcun paragone con l' originale progetto del 1976, dove Ciro si era occupato dei testi lasciando la struttura delle composizioni musicali alla band. Entrambi i lavori sono essenziali e vanno contestualizzati; nel caso di questo nuovo lp tutte le musiche e i testi sono da attribuire al maestro che ha alle spalle una carriera ricca di esperienze eterogenee, ricordiamo i St. Tropez, la Compagnia Digitale, i lavori solisti nell' ambito dell' elettronica e della minimal music.

Ciro Perrino si occupa delle tastiere e della voce solista, ma memore del suo passato come batterista si impegna anche nelle percussioni sciamaniche, il quartetto di cui è leader è composto da Mauro Vero alle chitarre e i cori, Francesco Bertone al basso elettrico. Sergio Caputo al violino, e Enzo Cioffi alla batteria. Questa formazione si allarga ai contributi di altri talentuosi strumentisti che vale la pena menzionare tutti : Marco Moro ai flauti e al sax tenore, Massimo del Pra al pianoforte, al Rhodes e al clavicembalo, Mariano Doper al violoncello e ai cori, Marzio Marossa alle percussioni e ai cori, infine Andrea Martini al sax contralto e al tenore. Questa coralità di voci strumentali si integra con dei guest musicians che offrono piccoli e mirati contributi ma essenziali : Alfio Costa con il suo organo Hammond, il canto di Elisa Montaldo , il Rainstick di Claudio Errico in " Qual fior di loto " e " Statue di sale ", il piccolo Ciro Perrino Jr nella voce recitante di " Qual fior di loto " e il gong nel finale di " Fonte perenne ". Segnalo che all' inizio di "Fonte Perenne " ci sono le vocine di Ciro, Emma e Sara.

Il disco è stato realizzato attraverso una campagna di crowdfunding, ed ha coinvolto lo stesso pubblico del maestro Perrino.  Il produttore esecutivo è John Berkhout e le registrazioni sono avvenute nello studio Mazzi Factory fra Maggio e Novembre del 2018, curate da Alessandro Mazzitelli, mentre i missaggi sono opera del Sound Designer Marco Canepa. Il mastering è stato effettuato presso gli studi di Stefan Noltemeyer di Berlino. E' uscito in limited edition in formato vinile a 33 giri e successivamente nel formato Compact Disc.

Il risveglio del Principe non ha avuto subito una grande visibilità in Italia ma in compenso è stato accolto bene nei mercati dove i Celeste sono divenuti un culto, a partire dal Giappone per giungere nelle Americhe, sopratutto nel Brasile, anche in alcune nazioni dell' Unione Europea, e ciò non sorprende più di tanto considerando che il prodotto è fuori dagli standard tipici del progressive autoctono, di sicuro molto originale e raffinato. Personalmente giudico questa incisione al di sopra della media, almeno per i tempi, di conseguenza un ottimo disco, indispensabile per chi ama la buona musica a prescindere. Io ho la fortuna di avere Principe di un giorno, Il risveglio del Principe, le prime incisioni della band Il Sistema autografate dal maestro Ciro Perrino, e il mio timore è che questo progetto non trovi le possibilità per essere supportato dal vivo, almeno per il momento.  Ho voluto recensire il disco per dare un contributo, seppur marginale, ai Celeste, perché sarebbe interessante prefigure un oltre fatto di brani inediti e concerti. Non mi resta che segnalare il sito ufficiale di Ciro Perrino : https://www.ciroperrino.nl/



domenica 16 giugno 2019

Pier Paolo Pasolini : "La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza"


Pier Paolo Pasolini :  "La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza" / Il mio omaggio per Pier Paolo Pasolini è una profonda riflessione sulla solitudine. 

Ripropongo uno scritto di Pasolini apparentemente  disilluso e solitario ma che nella sua forma più essenziale resta un prezioso lascito per tutti noi uomini contemporanei del terzo millennio. La solitudine di questo controverso intellettuale ha fruttato un patrimonio artistico e culturale di notevole importanza storica. Questo patrimonio andrebbe rivisto con occhi diversi: in primis sarebbe opportuno spogliarlo di mitologia, per poi favorire una rilettura corale e popolare - per essere offerta e ridistribuita ai figli del popolo - come pane quotidiano. Pier Paolo Pasolini nella sua drammatica vicenda umana, ha percorso  la strada di un uomo in lotta contro un'intero sistema - mosso però da  una propensione più poetica ed esistenziale  - che politico idealista.  Pasolini non ha scelto di farsi martire - forse è accaduto  in maniera inconsapevole - perché il suo socialismo oggi ci appare come un surrogato moderno del cristianesimo.
E' stato anche un antirivoluzionario - vedere le posizioni sul 1968 - quando si  schierò dalla parte dei poliziotti durante le manifestazioni studentesche - contrapponendosi alla nuova onda rossa  borghese - motivando le sue ragioni - in quanto le forze dell'ordine erano figlie della povertà dei braccianti e dei contadini del Sud. 

La Solitudine come Croce: Pasolini l'Unto. Non sarebbe potuto essere diversamente, se per un attimo ci soffermiamo nell'analisi  critica di un'opera come "Il Vangelo secondo Matteo."  Tale mente non è un  paradosso esistenziale. Ci ha fornito dei preziosi strumenti e delle un'opportunità morali per comprendere  l'interezza e la pienezza della vita, perché come tutti gli uomini, egli è stato un santo e un peccatore alla ricerca di un senso definitivo da poter dare allo stato delle cose.  

" Nessun prete mi ha mai parlato, come te, di Gesù Cristo e di san Francesco. Una volta mi hai parlato anche di sant’Agostino, del peccato e della salvezza come li vedeva sant’Agostino. È stato quando mi hai recitato a memoria il paragrafo in cui sant’Agostino racconta di sua madre che si ubriaca. Ho compreso, in quell’occasione, che cercavi il peccato per cercare la salvezza, certo che la salvezza può venire solo dal peccato, e tanto più profondo è il peccato tanto più liberatrice è la salvezza. Però ciò che mi dicesti su Gesù e su san Francesco, mentre Maria sonnecchiava dinanzi al mare di Copacabana, mi è rimasto come una cicatrice. Perché era un inno all’amore cantato da un uomo che non crede alla vita. Non a caso l’ho usato nel libro che non hai voluto leggere. L’ho messo in bocca al bambino quando interviene al processo contro la sua mamma: “Non è vero che non credi all’amore, mamma. Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto. Tu sei fatta d’amore. Ma è sufficiente credere all’amore se non si crede alla vita?”. 

Oriana Fallaci a P.P. Pasolini).



Ogni uomo abbraccia il proprio destino. C'è colui che: inquieto, vuole attingere alla fonte della verità, e c'è chi si isola tra le persone, vivendo nella superficie della società -  per non riconoscersi mai nel dubbio -  e morire in un'abbondanza destinata a disperdersi, erosa attraverso lo stallo del tempo. In Pasolini, anche per via dei propri mezzi creativi ( cinema, teatro, e scrittura poetica) regna la Pietas. La solitudine non è altro che la conseguenza di una sacrale necessità espressiva di tradizione umanistica.

La Solitudine, di P.P. Pasolini.

Bisogna essere molto forti
per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe
e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare
raffreddore, influenza e mal di gola; non si devono temere
rapinatori o assassini; se tocca camminare
per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera
bisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è;
specie d’inverno; col vento che tira sull’erba bagnata,
e coi pietroni tra l’immondizia umidi e fangosi;
non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,
oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte
senza doveri o limiti di qualsiasi genere.
Il sesso è un pretesto. Per quanti siano gli incontri
- e anche d’inverno, per le strade abbandonate al vento,
tra le distese d’immondizia contro i palazzi lontani,
essi sono molti – non sono che momenti della solitudine;
più caldo e vivo è il corpo gentile
che unge di seme e se ne va,
più freddo e mortale è intorno il diletto deserto;
è esso che riempie di gioia, come un vento miracoloso,
non il sorriso innocente, o la torbida prepotenza
di chi poi se ne va; egli si porta dietro una giovinezza
enormemente giovane; e in questo è disumano,
perché non lascia tracce, o meglio, lascia solo una traccia
che è sempre la stessa in tutte le stagioni.
Un ragazzo ai suoi primi amori
altro non è che la fecondità del mondo.
E’ il mondo così arriva con lui; appare e scompare,
come una forma che muta. Restano intatte tutte le cose,
e tu potrai percorrere mezza città, non lo ritroverai più;
l’atto è compiuto, la sua ripetizione è un rito. Dunque
la solitudine è ancora più grande se una folla intera
attende il suo turno: cresce infatti il numero delle sparizioni –
l’andarsene è fuggire – e il seguente incombe sul presente
come un dovere, un sacrificio da compiere alla voglia di morte.
Invecchiando, però, la stanchezza comincia a farsi sentire,
specie nel momento in cui è appena passata l’ora di cena,
e per te non è mutato niente: allora per un soffio non urli o piangi;
e ciò sarebbe enorme se non fosse appunto solo stanchezza,
e forse un po’ di fame. Enorme, perché vorrebbe dire
che il tuo desiderio di solitudine non potrebbe essere più soddisfatto
e allora cosa ti aspetta, se ciò che non è considerato solitudine
è la solitudine vera, quella che non puoi accettare?
Non c’é cena o pranzo o soddisfazione del mondo,
che valga una camminata senza fine per le strade povere
dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.  





+ Link  di  Franco Confessore

Un pezzo di "esplorazione attraverso ombre, riflessi e proiezioni...


consapevoli e inconsapevoli"


Il Cinema perduto e rimosso - Milano Nera : La Nebbiosa. L' Italia dei primi anni sessanta e il malessere giovanile negli anni del boom economico.

Il Cinema maledetto Italiano - Milano Nera : La Nebbiosa. Regia di Gian Rocco e Pino Serpi, su soggetto La Nebbiosa di P.P. Pasolini. Italia 1961. L' Italia dei primi anni sessanta e il malessere giovanile negli anni del nascente boom economico.

- Introduzione servizio - Milano Nera : La Nebbiosa. -


Questo servizio nasce nel mondo del social network Facebook ed è in parte rivisto e corretto per entrare a far parte di My Ideal Blog. E' un omaggio a Pier Paolo Pasolini e al grande cinema italiano, anche se sarebbe più corretto sottolineare che la sua natura ambigua lo colloca più nel settore del film d' inchiesta che si prefigge di documentare e raccontare uno spaccato cultura.  Milano Nera è dunque figlio del nascente cinema sperimentale, nato da un soggetto letterario di Pasolini " La Nebbiosa. Un opera che venne dispersa in un misterioso oblio, in quanto scomoda e politicamente scorretta e questa è la ragione per cui ho avuto il piacere di parlarne anche in questo blog, più tosto che confinarla nel social con le leggerezze e i refusi del caso. Si tratta di uno dei miei primi servizi e a scrivere ho imparato strada facendo. Rileggendolo forse conserva le ingenuità tipiche delle prime volte, però nel suo essere immediato gode di una buona comunicabilità. Spero che possa trovare lo stesso riscontro degli altri argomenti presenti nel mio spazio culturale.  Il servizio era apparso in un gruppo social Cinecult. Qui vi sono delle  migliorie di forma e di grammatica. Buona lettura -  Patrizio De Santis]


- La storia di Milano Nera : La Nebbiosa. Un opera dimentica. -

Milano Nera è un film misterioso, quasi sconosciuto e dimenticato in quanto scomodo e forse per il 1961 troppo avanti per un Italia ancora provinciale e conservatrice. Questo film nasce da un soggetto di P.P Pasolini e sostanzialmente parla del fenomeno dei Teddy Boys e del disagio giovanile ma possiamo anche circoscriverlo come il primo vero e concreto atto di nascita del genere poliziesco italiano, poi evolutosi nella forma più popolare del polizziotesco, termine dispregiativo per via sia del fenomeno nazional popolare, sia per una sorta di fascismo insito nel dna, in alcuni casi latente e in altre esplicitamente espresso nella figura del commissario giustiziere e reazionario.
Milano Nera è un prodotto di confine e se lo si guarda oggi si nota la struttura del film inchiesta che si confonde nel cinema d'autore ma dando il là ad un ramo della cinematografia di genere che si inflazionerà nel corso degli anni settanta. Questo film appartiene a Gian Rocco e Pino Serpi, nomi pochi noti, tuttavia senza la lucida e fervida mente di Pasolini non sarebbe mai nato  quindi è un lavoro di squadra  che si concretizza in una pellicola fra le più affascinante e meritevoli di attenzione. L' intellettuale definisce il fenomeno dei Teddy Boys come figlio di un paternalismo sciocco e di presunzione pedagogica, e lo attribuisce come conseguenza inevitabile alla figura dei padri assenti accecati dalle tante possibilità di carriera che il boom economico offre. Tutto questo fa si che i figli vivano cavalcando l'onda di una brutale anarchia, insofferenti alla società che non li capisce e li etichetta secondo la morale vigente come individui violenti da reprimere, e senza alcuna vera correzione che porti loro verso l' ingresso nella società come persone civili e consapevoli attraverso la scuola e il mercato del lavoro, ai tempi già compromesso dal prefigurato capitalismo economico fondato sulla competizione, oggi impietoso e oligarchico.

Il soggetto La nebbiosa viene tradotto in un bellissimo film in bianco e nero dai due registi sopra menzionati, sicuramente con un occhio alla struttura d' inchiesta tipica del docu-film, con il senno di poi è un esperimento ibrido che volge lo sguardo  verso alcuni prodotti coevi americani, per intenderci quelle pellicole culto con attori quali Marlon Brando e James Dean ma senza perdere in crudezza, vista che sono chiamati alla recitazioni proprio gli stessi confusi ragazzi dei tempi, alcuni in cerca di sbarcare il lunario, altri per fare un esperienza diversa. Essi danno voce a Il “Contessa”, “Mose’”, il “Gimkana”, Toni detto “Elvis”, “Rospo” che della banda è il capo, il suo fratellino Cino. La gang agisce in una greve e plumbea e nebbiosa notte di capodanno della fine degli anni cinquanta, in una Milano che sta per mutare pelle in maniera indelebile attraverso il boom economico, l'industria e l'urbanizzazione. Uno scenario urbano sempre più freddo per una città che si fa calcolatrice, capitalistico-fascista, non in una forma esplicitamente politica ma economico finanziaria. Le loro azioni sfociano in furti, aggressioni, rapimenti , induzioni alle orge e molto altro ancora, fino all'epilogo drammatico. Questo film è una pellicola fantasmagorica e misteriosa perché in soli cinque giorni viene ritirata e nel corso del tempo affossata, sepolta e nascosta fino all' avvento dell' Home Video. Consiglio il DVD della Alan Young !

Regia di Gian Rocco e Pino Serpi
Produzione: Renzo Tresoldi Per Mediolanum Film
Distribuzione: Rome International Films
Soggetto: Gian Rocco e Pino Serpi
Sceneggiatura: Pier Paolo Pasolini, Gian Rocco, Pino Serpi
Musica: Giovanni Fusco
Interpreti: Alessandro Quasimodo, Adriano Fossati, Umberto Rosso, Maria Teresa Ferro, Sonia Gessner, Libero Cipriani, Manfred Freyberger

Storie di Jazz e dintorni : Massimo Falascone e la ricerca elettroacustica in Italia / TAI NO - Orchestra (Terra Australis Incognita) + Méliès

BIOGRAFIA  Massimo Falascone -  classe  1956 -  è un sassofon ista   multi strumen tista dedito al trattament o e lettronico d ello strum en...