My Ideal Blog : Globalartisticfusion.blogspot.com di Patrizio De Santis Patrizio De Santis è titol

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Questo blog è nato come se fosse un'isola felice dove sperimentare una scrittura personale e condividere le mie passioni con qualsiasi internauta interessato alla bellezza. La sua dinamo propulsiva è la passione e l'amore per l'Arte. Ho realizzato uno spazio libero e autogestito, impostando tale contenitore come se fosse un potenziale Magazine cartaceo di approfondimenti culturali e artistici. Global Artistic Fusion è una sintesi della mia ricerca popolare e culturale: un mondo che vi offro nel My Ideal Blog 2.0

lunedì 30 luglio 2018

NICO, 1988 ( The Movie)


Nico, 1988
 


La locandina del film Nico, 1988, un interessante cronistoria del 2017 scritta e diretto da Susanna Nicchiarelli, il cui scopo è stato quello di documentare gli ultimi anni di vita della cantante ed ex-modella tedesca Christa Päffgen, meglio conosciuta come Nico.
Il soggetto parla del suo ultimo tour europeo e del desiderio di quest'ultima, oramai anziana, stanca e provata dalla vita, di riallacciare il rapporto affettivo con Ari, il figlio mai riconosciuto di Alain Delon, il cui dramma rivela un passato di tentativi di suicidio.

(Link You Tube : Trailer italiano)

Il film Nico, 1988 ha riscosso esiti favorevoli, da prima vincendo il Premio Orizzonti per il miglior film alla 74ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia, e successivamente conquistando il David di Donatello 2018 per la miglior sceneggiatura originale.

Nico : The End ( Expanded Remaster. 2CD Deluxe Edition on 1 October 2012.)

Nico : The End ( Expanded Remaster. 2CD Deluxe Edition on 1 October 2012.)  

Nel primo Ottobre del 2012 la Universal ha celebrato un album storico, The End di Nico, forse il più influente, anche se rispetto alle precedenti prove resta un incisione sicuramente di minore impatto, tuttavia il suo merito è quello di cercare nuove strade, poi approfondite da tanti altri musicisti di derivazione Post Punk e Dark Wave. The End resta un manifesto di apocalyptic folk i cui livelli di profondità sono immersi in un flusso di suoni funerei ben più grevi di The Marble Index e Desertshore, è ciò anche grazie ai contributi di Brian Eno ai sintetizzatori, e le leggere incursioni acide e farraginose della chitarra di Phill Manzanera, due Roxy Music. Anche in questo caso è la supervisione e la produzione di John Cale a fare da collante superlativo, e quindi a valorizzare lo stile volutamente monotono e catartico del canto di Nico, che porta in dote il suo fedele Harmonium. The End è un disco forse più concretamente "europeo" e attinge a piene mani nella radice teutonica dell' autrice, ed è anche un sentito omaggio alla figura tragica di Jim Morrison.
Il disco in questione sembra essere un corpo sonoro a parte, avulso dal tempo, infatti fin dalla sua pubblicazione resta un prodotto in largo anticipo con i tempi; un' impressione già presente nella sua vecchia produzione. Come ho già scritto, a livello di suono The End è più proteso verso l'ondata di musica nichilista di stampo dark gotica di fine anni settanta e inizio anni ottanta, un motivo per cui io stesso tendo ad ascoltarlo sempre con un maggiore interesse, pur preferendo un opera come The Marble Index.  Le litanie pagane di Nico vengono completamente immerse nei sintetizzatori di Brian Eno, la cui ricerca, nata come musica per "non musicista",  raggiungerà apici considerevoli, se si considera che l'anno successivo l' inglese, costretto da una lunga degenza, avrebbe concepito l' opera Discreet Music. I brani di The End sembrano fluttuare in un inquietudine insolita, più prossima alla morte, in quanto tutto ciò che si percepisce è ancor oggi, un funebre testamento straniante, come se parlasse in prima persona di un corpo fisico vivo, ma con la morte dentro. Non è improprio asserire che questo disco sia di fatto il canto del cigno di Nico.

Inizialmente la musica di Nico era una forma minimale di cantautorato da camera, un folk raffinato e all' avanguardia ma oscuro, ma con questo 33 giri si viene a completare un percorso di estraniazione attraverso suggestioni diverse. Va precisato che il merito dei musicisti coinvolti è considerevole : John Cale, con la sua produzione, e supervisione, in più il tocco da eccelso e multiforme poli strumentista, organo elettrico, pianoforte, basso e percussioni ; infine i sintetizzatori di Brian Eno e la chitarra di Manzanera.
L' album si apre con un trittico vertiginoso di brani che sono fra le elegie più dissolute decantate dall' artista, infatti "It Has Not Taken Long", oltre alla voce macabra della cantante, si eleva per un coro inquietante di bambini, che aprono le porte per la successiva medioevaleggiante e oscura  "Secret Side" ; il tratto comune dei brani in questione, oltre al cantato spettrale e allucinato, risiede nelle trame vertiginose dell' organo di Cale, che ammantano i giri di Harmonium di Nico.
La differenza a questo punto regna sovrana nella ballata pianistica di "You Forgot to Answer"che ben valorizza il sermone lugubre delle liriche decantate dalla cantante. Questa canzone nel corso del tempo è diventata un simbolo. La successione di questi tre brani, da soli, giustificano l' opera come fondamentale, mentre il resto è la riproposizione del tipico stile che Nico aveva già espresso in "Desertshore", forse appena un gradino sotto, vale la pena però citare "Innocent and Vain" e "Valley of the Kings".
L' elegia esoterica di "We've got the Gold" ci narra le gesta degli alchimisti, ma in generale, in tutto l'album vi sono riferimenti alla storia dei nibelunghi e un forte richiamo al paganesimo, ciò fa si che una volta giunti all' inferno edipico di "The End", un brano "morrisoniano" talmente sfigurato da sembrare autografo, Nico voglia di fatto chiudere un fase della sua vita, memore delle proprie radici. Va detto che l' omaggio, più che sentito, sia portante e centrale, a tal punto che questa opera non sarebbe la stessa senza l'intensità della cover in questione, però è giusto specificarne l' originalità, perché nella sua folle elegia non esiste alcun viaggio sciamanico, in stile psichedelico Hippy al peyote, giusto una lugubre decadenza mortale. 
Tutti i musicisti coinvolti fanno di questa nuova resa di The End un brano prossimo all'avanguardia art Rock, sopratutto nella suggestione maggiore, che risiede nell' interpretazione teatrale di lei, come una sacerdotessa rituale dell' oblio più malsano. Potete constatare di persona tale fascinazione, subito dopo il celebre verso " "Father? Yes, son. I want to kill you… Mother? I want to… " quanto un rantolo sgradevole, e soffocato, colpisce l' ascoltatore con un inquietante disagio, seguito dallo stridere dell' organo e del pianoforte, con l' harmonium e il sintetizzatore in sospensione che lasciano il posto alla coda acida delle chitarre di Phill Manzanera. 
Infine, a suggello del tutto, giunge una macabra rilettura dell' inno tedesco "Das Lied der Deutschen" che suggerisce molte chiavi di lettura, e non solo un tributo alla terra madre, al contrario, come nel caso di Jimi Hendrix e dell' inno americano trasfigurato al festival di Woodstock,  l' impressione è che Nico voglia smuovere sopratutto un' atto d' accusa verso i padri, fautori del terribile secondo conflitto mondiale, le cui macerie sono anche la memoria dei vari genocidi etnici, a partire dagli ebrei per giungere alle etnie nomadi rom, e le persecuzioni verso gli omosessuali, in sintesi tutto ciò che storicizzato conosciamo della prima metà del novecento.

( P. De Santis)

" Questa è la fine, bellissima amica
Questa è la fine, mia unica amica, la fine
Mi fa male lasciarti libera
Ma tu non mi seguiresti mai
Alla fine delle risate e innocenti bugie
La fine delle notti in cui provammo a morire
Questa è la fine "

Jim Morrison 

La riedizione della Universal, licenziata sul mercato il primo Ottobre del 2012, ci offre un bonus cd di materiale di vario genere ; peel session, demo, outtakes. Per chi già possiede l' album originale del 1974, nulla che sia cosi fondamentale, a differenza del corposo Book, dove è possibile leggere tutta la storia di questa perla discografica ( sempre se muniti però di una lente d' ingrandimento !)

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