My Ideal Blog : Globalartisticfusion.blogspot.com di Patrizio De Santis Patrizio De Santis è titol

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Questo blog è nato come se fosse un'isola felice dove sperimentare una scrittura personale e condividere le mie passioni con qualsiasi internauta interessato alla bellezza. La sua dinamo propulsiva è la passione e l'amore per l'Arte. Ho realizzato uno spazio libero e autogestito, impostando tale contenitore come se fosse un potenziale Magazine cartaceo di approfondimenti culturali e artistici. Global Artistic Fusion è una sintesi della mia ricerca popolare e culturale: un mondo che vi offro nel My Ideal Blog 2.0

martedì 12 maggio 2020

Ljuba de Angelis - Il viaggio artistico e musicale di un giovane talento di San Benedetto del Tronto nella Francia multiculturale del terzo millennio.




Ljuba de Angelis

Ljuba de Angelis è di origine marchigiana, nata a San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, da tempo  residente a Parigi, in Francia. Ha  studiato Lettere moderne presso Alma mater studiorum Università di Bologna, e ha frequentato il Conservatorio "G.Frescobaldi" di Ferrara. Lavorando  con dedizione ha sfruttato al meglio gli anni universitari, assorbendo ogni fermento culturale di queste città. Non paga, ha investito le energie anche all'estero e ha conseguito un master in Creazione Musicale e Sonora presso Université Paris VIII Vincennes - Saint-Denis, frequentando anche il Birmingham Conservatoire in Inghilterra. Oltre alla professione di cantante Jazz, ha composto musica video. Ljuba è una giovane artista poliedrica, di quelle che non riposano sugli allori, ed è sempre desiderosa di fare esperienze diverse, stando a contatto con il pubblico : dal piccolo club, all'osteria marchigiana, ai festival nazionali ed internazionali, ai teatri e  ai musei, passando per le  gallerie d'arte contemporanea.  
Non ha alle spalle molte testimonianze discografiche; la dedizione per lo studio e la passione per la performance hanno avuto su di lei una maggiore importanza. Segnalo il cd del Trillo de Angelis Quartet - Origo ( Klarthe record/ Harmonia Mundi, 2017) e le partecipazione  ai seguenti album : Triat - In a Dense Fog ( Paesaggi Acustici/ RaRa records, 2017) Lucio Matricardi - Sogno Protetto ( disponibile nella piattaforma Soundcloud, 2016)
Ljuba de Angelis è presente  in diversi progetti musicali - tutti molto eterogenei - : Kuna Mediterranea, Trillo de Angelis Quartet, Orchestrina Fratelli Semeraro – OFS Caméléon Jazz Trio. E' dedita alla ricerca vocale, quindi particolarmente attenta e sensibile alle musiche colte, etniche e popolari. Questa brillante e onnivora cantante vive lo studio dell'improvvisazione musicale come un'ideale ponte tra il jazz e le musiche del mondo, considerando che si esercita anche con degli strumenti etnici ed esotici - come lo shuruti box - di provenienza orientale - indiana -  l'equivalente di un piccolo harmonium - senza tasti e tastiere -  con cui rilegge anche Ornette Coleman, Ennio Morricone e i temi del folclore italiano più remoto e dimenticato, come il canto abruzzese "Ndunielle".   Ljuba de Angelis è un'amante della canzone d'autore di qualità e nel corso del tempo ha riletto il canzoniere di Tom Jobim.
Ljuba de Angelis vive la musica con una grande passionalità. Ha una dote speciale, perché la sua voce è un vero e proprio strumento dalle infinite possibilità, su cui ha sviluppato una notevole capacità di controllo : potrebbe osare, ma preferisce non snaturare una radice che è indubbiamente legata al patrimonio della canzone popolare. Riesce a sperimentare restando nell'ambito che le è più caro, senza sacrificare il caloroso contatto del suo pubblico.  

+ VideoClip  KUNA MEDITERRANEA :  Mediterranean Music Project - Live february 2019



Kuna Mediterranea :  Mediterranean Music Project - Live february 2019

Mediterranean music project (Sephardic, Greek, Balkan, Middle East, Maghreb, Italian, Spanish)

Ljuba De Angelis: Vocals, Shruti box
Domenico Candellori: Percussions 

Gionni Di Clemente: Guitar, Bouzouki, Oud




Ljuba de Angelis si è interessata anche di arte contemporanea e video performance. Vi consiglio di approfondire digitando i seguenti link nel motore di ricerca Google https://ljubadeangelis.com/sound-art/ + ljubadeangelis.com/video/ 


La recensione CD Trillo de Angelis Quartet - Origo ( Klarthe record/ Harmonia Mundi, 2017)


Pur essendo una marchigiana non ho mai avuto la fortuna di incontrare personalmente questa artista, tuttavia per me è un grande piacere scrivere di lei - e realizzare una recensione per il  cd Origo - del Trillo de Angelis Quartet - uscito per la piccola label indipendente  "Klarthe" e distribuito dalla prestigiosa "Harmonia Mundi".  Il Trillo de Angelis Quartet si è costituito in Francia, intorno al 2016 per realizzare Origo, prodotto e arrangiato dal parigino Lionel Trillo. Si tratta di una raffinata incisione concepita per testimoniare tutte le dinamiche strumentali del quartetto - e le brillanti qualità compositive del binomio Ljuba e Lionel - nel dettaglio - 4 composizioni della cantante e 4 del pianista, più 3 cover. Di solito tra musicisti particolarmente affini - seppur differenti nello stile e nella formazione -  si crea la giusta alchimia - che è necessaria per la realizzazione di un buon esordio discografico.
Di Ljuba ho ampiamente scritto, ora è doveroso parlare degli altri musicisti : in particolar modo di una sezione ritmica eccellente - qui misurata -  ma che dal vivo promette sviluppi decisamente più in linea con un certo Hard Bop - oppure il Latin Jazz più frenetico e impudico - perché Georges Correia - al contrabbasso - e Thomas Delor - alla batteria e alle percussioni - sono dotati di un ventaglio stilistico eterogeneo e dinamico. Lionel Trillo si occupa del pianoforte acustico a coda e degli arrangiamenti - utilizzando dei tappeti sonori - creati con le tastiere elettroniche. Il suo ruolo è decisivo, perché dimostra di aver assimilato una sintesi pianistica vicina ai grandi maestri dello strumento, e forse non è casuale la scelta di chiudere l'incisione con un tema di Bill Evans " B Minor Waltz" (  un estratto dal tardo e poco celebrato lp " You must believe in Spring" WB, 1981.)
Origo è un prodotto vicino al Cool Jazz ma intriso di umori e stili differenti, tra cui la world music, la bossanova, la canzone d'autore, e di tanto in tanto, una discreta propensione al gusto pop. Tutti questi ingredienti sono sapientemente dosati, senza snaturare la natura del quartetto. Le undici tracce restano complessivamente un bel sentire. Possiamo percepire un avvolgente Pathos nelle intense e romantiche riletture dei classici quali "Col Tempo sai"  - di Lèo Ferré - ed " Estate" -  di Bruno Martino - e nel contempo scorgere le trame sonore di un viaggio nel mediterraneo trascendente e magico : basterebbe lasciarsi trasportare dalle misteriose suggestioni della "Macedonian Trance" - un bellissimo tema esotico e modale di Lionel Trillo. Il quartetto ci guida in una realtà solare e tropicale, grazie alla ludica effervescenza di "Duality Bossa" - a firma di Trillo - ma nel contempo ci invita alle sensuali danze di " Surrealtango" - una composizione della cantante - e se la musica è una metafora della vita  - Origo la rappresenta decisamente nella complementarità maschile - femminile 
Menzione a parte per il brano "Ceneri", perché oltre ad essere una ballata molto bella, ha una costruzione e uno sviluppo originale che miscela il pop d'autore con il Jazz. Nella parte introduttiva Ceneri è un malinconico canto d'amore - con un retrogusto blues - il quartetto  però cerca di fare qualcosa di moderno e tipicamente europeo, con un effetto spiazzante nella coda - quando si avventura nei cascami del " Free" - lasciando a briglia sciolta la cantante - che sperimenta -  da prima con la tecnica dello scat - per poi utilizzare un campionario di vocalizzi mutuati dallo studio delle musiche etnico-folcloriche. Confesso che inizialmente non mi aveva colpito, perché essendo situata tra "Macedonian Trance" e l'affascinante "Surrealtango"  non né avevo colto l'atipica bellezza : c'è da dire che il brano è stato interamente composto dalla cantante,  e  gode di quel tipico fascino femminile che si lascia svelare con il tempo ( in questo caso ascolto dopo ascolto.)  La vera natura di Origo è quella di andare oltre al Jazz, per offrire all'ascoltatore una musica di confine, che tenga conto del formato canzone, ma sopratutto esalti la bellissima vocalità - a tratti scura - che cristallina - di Ljuba de Angelis.

[ - Nel sito https://ljubadeangelis.com/ - Sound artist, contemporary Italian singer and composer - Sound art, electro acoustic music, jazz, world music -  è possibile visionare tutto il suo percorso professionale nel mondo dell'arte e della musica. - ]



+ Trillo de Angelis Quartet @live studio 2018 - Ceneri,  composto e interpretato da Ljuba de Angelis estratto dall'album "Origo", del 2017. Label e distribuzione Klarthe record/ Harmonia Mundi. Eseguito da Lionel Trillo al pianoforte e alle tastiere, Thierry Colson al contrabbasso, Vincent Touchard alla batteria. Pierre Belleboid - immagini /montaggio. Alessandro Coppola - sonorizzazioni. Studio - Espace Paris Jeunes Mahalia Jackson



+ Trillo de Angelis Quartet - " EPK" Origo ( Official Teaser) 

Trillo de Angelis Quartet
Film director Côme le Maignan - Sound technician : Thomas Vingtrinier
Location : Studio Sequenza








domenica 10 maggio 2020

Kenza - La scultura di Fred Fichet e il Sacro Femminile.


Kenza - La scultura di Fred Fichet e il Sacro Femminile. Un servizio monografico e artistico + una poesia privata di Patrizio De Santis

Fred Fichet è nato nel 1963 a Parigi. Laureato alla National School of Applied Arts Duperré e alla National School of Fine Arts di Parigi, ha lavorato per alcuni anni nella capitale francese sperimentando il suo estro creativo anche nel settore della pubblicità, dell'arredamento e degli effetti speciali. Nel 1989 si trasferisce in Nuova Caledonia e insegna alla Art School of Noumea, quindi, fino al 2015 è operativo all'Art Center della città di Noumea dove ha modo di crescere e maturare anche come artista.
Fred Fichet è uno scultore senza ombra di dubbio molto raffinato e interessante che lavora in totale solitudine nel suo laboratorio privato, situato nella Vallée des Colons di Nouméa. Le sue opere sono modellate in argilla prima di essere modellate in gesso e quindi destinate a essere fuse in bronzo : un'antica tecnica che richiede pazienza e tempo. Da queste successive metamorfosi, le sculture di Fred Fichet acquisiscono la loro forza senza tempo. Il suo lavoro è un inno alla femminilità, e all'eterno femminile: le sue donne sono istintive, sensuali e ribelli, sensibili e potenti. 
Lasciamo ora che siano le parole di Fred Fichet a sintetizzare  il senso di questa visione artistica :  " dalla plastilina della mia infanzia all'argilla del mio laboratorio, Ho sempre amato scolpire i corpi umani. Così unici e così preziosi allo stesso tempo, questi corpi, a volte dimenticati, sono così tanti mondi e così tante storie da raccontare. C'era una volta una donna ... quest'altra metà dell'umanità che cerco di capire, di descrivere: è giovane, vigorosa, bella e indipendente, si alza con determinazione in un mondo meglio equilibrato dove forza e barbarie non fanno legge"
Le dichiarazioni di Fichet sono pervase di significati ancestrali, radicati in un'idea di naturalismo matrilineare, rimandano dunque ad uno spiritualismo dalla forte poetica anticonformista, dove la donna è l'artefice di un'umanità migliore. Non un'idealizzazione della femminilità, ma un ritorno alla vita prima della diaspora monoteistica della genesi  biblica : "In ognuna delle mie sculture ne incontro una, dolce e ribelle contro questo pazzo mondo. La scultura è diventata una necessità interiore per me, che mi guida nel cammino dell'incontro e dell'armonia."   Fred Fichet dedica da sempre tutto il suo operato artistico a questo concetto di " Sacro Femminile" ma sono sopratutto la moglie e le figlie la fonti della bellezza da cui lo scultore prende tale ispirazione. 

KENZA 

[ - A Kenza, la principessa dalla pelle d'ebano; la perla d'Africa. Una mia poesia in omaggio alla scultura di Fred Fichet e alla sua concezione di Sacro Femminile. - ]


Kenza, principessa dalla pelle d'ebano danzava leggiadra tra la brezza marina e salina al chiaror della luna.

Lei, bellissima, slanciata, sinuosa danzava in una vertigine a curva di luna.

Kenza, meravigliosa perla d'Africa, cantava
la sua canzone e tra le onde del mar Mediterraneo
era figlia di Salammbo'.

Per me un richiamo. Attracco e porto sicuro
Tra la curva di luna e di un grembo fecondo.

Io e Lei.

Uniti nel sangue di un fatto consumato. 
Alcova d'ebano e Mal d'Africa.

( P. De Santis)


In conclusione, non mi resta che congedarmi da voi invitandovi ad approfondire la meravigliosa arte di Fred Fichet, e in tal proposito vi allego il link del suo sito ufficiale, dove potete trovare tutte le informazioni necessarie : fredfichet.com. Per correttezza e onesta intellettuale faccio presente che io stesso ho attinto da questa preziosa fonte. Inoltre mi sono premurato di caricare dalla piattaforma YouTube un video promo titolato " Fred Fichet Exposition Sculputure 2017 " Si tratta di un'esposizione che si è tenuta presso Le Chevalet d'Art à Nouméa.  Vi ringrazio dell'attenzione, vostro P. De Santis 








Forse ancora Poesia : Cette Blessure / Storia di una solitudine - Lettere in prosa, poesie e riflessioni di Patrizio De Santis

Cette Blessure ( Quella ferita)

Cette Blessure
perché sono il tuo devoto poeta
in ogni notte di straziante tenerezza
e per me, credimi, amarti
è inevitabile,
oh avvolgente calda ferita,
padrona dei miei sospirati istanti
di desiderio

Cette Blessure
perché la tua assenza ha il sapore
buono delle lacrime,
distillati delle emozioni
più genuine e inebrianti
come dolcissimo
pegno da pagare
per amarti.

Cette Blessure
perché ti scrivo la poesia che tanto
ti piace leggere
dall'altra parte del cielo,
dove sei la metà
che sogno
di amare

di Patrizio De Santis

“Una ferita / crepa di carne dove muore il mare / deserto dove passa la vita / insanguina delle culle il candore / chiusa nel marmo infinita / da una ferita vengo anch’io. (…) Una ferita / gelosa del mio desiderio / una cucitura sul piacere / non la vorrei negata mai / una porta aperta sulla morte / quella ferita è la mia sorte”. ( Léo Ferré)


Forse ancora poesia. Esattamente così, rievocando un tempo migliore perché voglio creare uno spazio per scrivere di emozioni, ma sopratutto compiere un viaggio di ritorno verso la bellezza, utilizzando la mia scrittura per eludere il cinismo e il nichilismo di questi strani tempi moderni. Un pensare anacronistico - ed epistolare - come se fossi nel pieno di una classica educazione sentimentale e letteraria - parafrasando un celebre romanzo di Gustave Flaubert. 


Nel componimento Cette Blessure ( Quella ferita) ho cercato di raccontare la mia idea dell'eros scrivendo dei versi poetici - ispirato sia dal cantore e poeta anarchico Léo Ferré, - che  dal dipinto "L'origine du monde" di Gustave Courbet. In verità si tratta di un omaggio poetico ad un periodo decisamente felice della mia vita, poiché ho voluto ricordare gli anni giovanili, quando ero solito frequentare un appuntamento culturale di una certa rilevanza : La Rassegna Léo Ferré di San Benedetto del Tronto, nella provincia di Ascoli Piceno, Marche.  Questo festival nel corso del tempo ha proposto i recital e le performance di Victoria Abril, Jane Birkin, Gianmaria Testa, Paolo Fresu, Tetes de Bois e Les Anarchistes. Durante la rassegna era possibile acquistare i libri e i dischi di Ferré - grande e generoso artista del 1900 - mentre per i più fortunati c'era la possibilità di poter conversare con qualche ospite di prestigio. Non lavorando nel settore ricordo di aver appena intravisto Jane Birkin e di essermi complimentato con Andrea Satta, la  voce carismatica e teatrale dei Tetes de Bois. 
Ritornando alla mia poesia, i più esperti sapranno che Léo amava paragonare l'organo sessuale femminile ad una ferita - oppure ad una crepa - dalle cui aperture di carni sboccia il fiore dell'amore - che si offre turgido e umido ai poeti, ai sognatori e infine agli amanti più audaci. Io sono un uomo completamente diverso dallo chansonniers e  mi trovo più a mio agio con la poesia romantica e introspettiva.  Non avrebbe avuto alcun senso concepire dei versi nati sulla falsariga del canto di Ferré, perciò ho evitato accuratamente l'emulazione del mito, per poter parlare del romanticismo etereo e trasognante che sovente prende vita nel mio immaginario notturno. La mia Cette Blessure è dunque una poesia d'amore. Non è mai una buona abitudine spiegare il significato di un canto poetico ma trovo interessante suggerire delle riflessioni.  

[ - "La Solitudine è un anfratto oscuro tra la memoria e il mare. Un'Anarchia dell'Intelletto in forma di poesia. A Léo" - P.De Santis ]

La solitudine? Credo che sia una condizione necessaria per comprendere Léo. La solitudine è la libertà nella sua purezza più radicale ed essenziale, come spesso era solito dichiarare lo stesso Ferré. Ora voglio spostare le lancette dell'orologio biologico per andare a ritroso nel tempo e recuperare un piccolo ma significativo frammento di vita privata: un dono ricevuto da un signore anarchico; la sua personale copia del disco in vinile " La Solitudine, serie Orizzonte, 1972."
Per un giovane di 18 anni il mondo di Léo Ferré può essere vissuto soltanto come  un'iniziazione - o a limite una rivelazione -  più simile ad un violento, ma piacevole tumulto  dell'anima. Il pensiero che si cela dietro a certe liriche ha in se qualcosa di destabilizzante; bisogna superare la diffidenza, eludere il timore di sprofondare in un linguaggio utopico, giocoforza desueto e anacronistico ( per lo meno se lo si approccia colla superficialità.) 
La poetica dello chansonniers richiede comunque una particolare predisposizione e tanta profondità emotiva. La parola di  Léo va' vissuta intimamente, anche perché una volta interiorizzata può essere un'utile fonte di bellezza, forza e coraggio per sopravvivere alle dure prove del presente. Il mio bisogno di scrivere è nato ascoltando le versioni italiani dei brani già pubblicati nel disco francese della Barclay " La Solitude" : Tu non dici mai niente, Il tuo stile, La solitudine, Niente più, Piccina, Pépée, Gli anarchici, Col tempo sai. Quindi la solitudine non è necessariamente tua nemica.  Nelle canzoni di Léo Ferré "La Solitudine" è la celebrazione di una rivoluzione ben custodita in un anfratto oscuro, situato tra la memoria e il mare. Il canto è un'insurrezione. Una Signora Anarchia dell'Intelletto che si manifesta in forma di  poesia. 


Risvegli a primavera per l'Aeternum Symposium 

Il mondo contemporaneo è drasticamente cambiato. Così come ci appare è insensibile alla passioni, e noi viviamo promesse di desideri disattesi perché fino ad oggi abbiamo assistito al gioco di potere tra i sessi, che è una palese prerogativa dell'ego. Siamo tutti prigionieri - schiavi di un'obesità senza fine - piegati al baluardo del neo liberismo - sostenuto da ogni compagine politica - in quanto simbolo di potere e denaro. Io celebro l'anarchia, perché amo la dilatazione metafisica del tempo, la riflessione, il pensiero nudo, epurato dal pudore. Mi espongo - incurante del giudizio - pronto a pagarne il prezzo colla solitudine. Desidero la sacralità del sangue, purché il corpo non conosca più l'offesa. 
E' compito della parola scritta insinuarsi nelle crepitanti voluttà dell'amore. Sarà la poesia a nobilitare l'Eros. La poesia è una forma di lotta fondamentale, e anche se attualmente non è più necessario pubblicare, occorre comunque essere i testimoni vigili di una ostinata e folle resistenza.  Bisogna senz'altro celebrare l'amore, perché è la chiave eterna del rapimento mistico e sensuale del desiderio. Dobbiamo essere una rivoluzione pacifica, per dare slancio alle nostre primavere con i versi carnali della poesia. Occorre una parola che abbia la forza dirompente e sfavillante di un'alba infuocata. Una fede. Serve una donna.

Serve un corpo di donna, perché ora è necessario una danza, un gesto, un rapimento mistico e sensuale.

Voglio la comunicazione. Sono necessari la carta e la pena. Il Verbo e la Carne, il Sangue e l' Inchiostro. L'ubriacatura e l'ebbrezza.

E poi ... Il Sacro e il Profano : la Dolcezza.

Serve un corpo, da masticare e deglutire. Occorre una cannibalizzazione della tenerezza.

È necessario un atto sovversivo.  Minare il presente con l'abbraccio e l'abbandono.

Occorrono gesti sconsiderati, giochi imprudenti, e abitudini sottili. Più anarchia.

È necessario un depistaggio. Io voglio il caos, e l'armonia.

Voglio un corpo. Ho fame, sono a digiuno di rivoluzione. Serve più libertà.

Questo è l'amore. La mia concezione del sentimento. Fa paura, soprattutto oggi.

Si. Lo so.

Spacchiamo la tecnologia in mille pezzi di follia, facciamolo ora, per rompere il cemento delle nostre case con i fiori della primavera.

Sputiamo in faccia al potere una smisurata preghiera. Un canto.

L' ode alla vita.

Suicidiamo la paura. Ora, e per sempre.

Serve il contatto : la poesia.

Ma sopratutto 

Occorre una parola che abbia la forza dirompente e sfavillante di un'alba infuocata.

Una fede. 

Serve una donna.

P. De Santis


Et à partir des souvenirs d'une vie, nous écrivons notre meilleure chanson. Nous la laissons comme un cadeau au vent - Di Patrizio De Santis

Sarebbe entusiasmante ritornare a scriversi delle lettere a mano, perché il profumo della carta e dell'inchiostro sono magici e godono di una bellezza abbacinante Una lettera tu non puoi ignorarla facilmente perché non la puoi cancellare con un tasto del PC  e dello Smarthpone. La lettera richiede la giusta e dovuta attenzione : la si può soltanto amare o odiare. Molte delle mie poesie remote le ho bruciate. Questo vuol dire che non le ho vissute con superficialità, dal momento che ancora oggi le ricordo. Nessun rammarico. La possibilità  di crescere grazie alla scrittura è di per se un dono più che sufficiente. Oggi questa tipologia di comunicazione è pressoché assente. La scrittura in prosa - con il suo indirizzo poetico confidenziale - sembra essere una prerogativa ingombrante -  ma c'è da dire che si legge relativamente poco - e la lettera è vissuta dai più come un bisogno anacronistico per intellettuali nostalgici. E' una valutazione superficiale e scorretta. Una svista clamorosa.  Lo scrivere a mano e la lettura cartacea sono medicina e balsamo benigno per ogni popolo, senza contare che possono avvicinare più di una generazione allo stesso sentire. La verità è che noi contemporanei temiamo la profondità delle parole. Nella nostra quotidianità incontriamo tante finzioni, di conseguenza i gesti  concretamente utili e autentici richiedono forza, perché sono i nostri progressi e si manifestano attraverso il coraggio di una costante pratica. Dobbiamo lottare principalmente contro noi stessi per non essere l'automatismo di una finzione. Si scrive e si legge per conquistare la consapevolezza della propria libertà. Le parole possono liberarci dalle  maschere sociali : quest'ultime sono sufficienti giusto per recitare un ruolo che eluda la capacità di pensiero. La parola scritta è necessaria per non temere più il giudizio di una società corrotta dai falsi bisogni - sopratutto nella contemporaneità del terzo millennio - perché ci siamo ammalati di edonismo e materialismo sfrenato.   

Ho iniziato questo 2020 cercando di correggere gli errori del mio passato;  mai avrei potuto immaginare di vivere un'esperienza come la pandemia da Coronavirus Covid - 19 per poter ritornare ad essere un uomo contemporaneo diverso e più pacificato. Nella durissima condizione della quarantena ho ritrovato lo stimolo per vivere serenamente la realtà con tutte le meravigliose opportunità che la vita ci offre in dono. Ora la stessa scrittura sembra prendere vita con maggiore slancio, perché sento  un respiro diverso tra una parola e l'altra. Il mio scrivere ha più  vigore di un tempo. Forse sto per raggiungere l'agognata maturità. Attraverso la creatività noi possiamo raccontare la venuta di un presente migliore, a patto di riuscire a crescere e a maturare anche grazie al dolore di una lunga e sofferta attesa. La stessa natura - finalmente di nuovo padrona del mondo - ci intima di rispettare questo tempo e di fare silenzio. Questo silenzio è chiaramente una preziosa opportunità per poter crescere, accettando una resa necessaria per riflettere e respirare e infine amare il prezioso dono della vita.




LE MIE NUVOLE ( ripartire da un frammento d'autunno del 2016) di Patrizio De Santis

Le mie nuvole sono bellezza e incantamento, un’espressione di purezza che si fa' tramite tra cielo e terra, io le osservo, decantandole in ogni mio autunno e fra tutte scelgo voi, le crepuscolari, fedeli compagne delle mie amate passeggiate solitarie. Vi vedo rigogliose come ventri gravidi di madri inquiete, a tratti austere, forse per via della cenere del cielo, eppur abbacinanti di umori e sensazioni riconducibili all’amore. Ai miei occhi voi siete parole, le mie parole, intrise di un romanticismo melanconico, idealizzato sin dalla gioventù. Per me siete come vecchi libri ingialliti con l'usura del tempo, ma a tratti confuse fra le vergini pagine di bianco candore, ancor tutte da scrivere. Siete suggestioni, care mie nuvole autunnali. Nei pomeriggi di questo tardo settembre, fra un giorno di pioggia e un altro di nuvolosa coltre, grigio cenere, ospitate di tanto in tanto, uno spiraglio di sole che sa ancora d’estate, la cui gradevole leggiadria, benedice le vendemmie nelle campagne circostanti. Ed è allora che mi piace sorprendervi barocche al calar della sera, mentre attraversate i campanili gotici dei paesi dell’entroterra marchigiano, per poi raggiungere le vallate pianeggianti, fino a morir riflesse nella bellezza del mar Adriatico. Voi, sospese, siete le regine danzanti di questo mare, solo la penombra vi cela, portate appresso il tracciato tempestoso dei giorni trascorsi, fra pioggia e torbido grigiore, testimoni dei miei momenti di tedio, chiuso tra le mura della mia casa a sognar poesia, ora espressa in questi miei versi.
A voi affido il sogno di un romanzo ancora da definire, la cui trama aleggia trasognante con il vostro passaggio. Voi nuvole d’autunno, in questi miei strani giorni di riflessione, mi fate dono di una nuova consapevolezza che si manifesta tutta nella piacevole attesa del dar tempo al tempo. Al vostro passaggio imparo a godere della pienezza dei silenzi e degli spazi vuoti, tutti da colmare con il frutto delle parole, in maniera tale da tramutare ogni mia contraddizione in un maturo atto di responsabilità. 
Ed ora lo scorrere lento di questo tempo a me concesso, diviene un’intenzione di crescita per poter meglio preservare e decantare un idea di bellezza, confidante nel futuro e nel viaggio ma memore delle mie radici, il bene più prezioso. Sento il tempo arrestarsi su' queste mie ultime parole, mi congedo a voi con lo sguardo sereno di chi sente il cuore battere più lentamente, quieto di un nuovo equilibrio. Vi affido questa mia pace, rendetemela forte per il mio domani, nella nuova alba che verrà, spero con la stessa serenità di queste mie sentite parole d' amore.  

In fede, vostro P.De Santis

La parola scritta non è  la nostalgia della purezza ma una delle tante possibilità creative per dare un senso al presente, e volendo una resistenza culturale. Perché no? Oggi è veramente cosi utopico  e anacronistico questo amore? Per me la passione non è morta. Ho scelto di proseguire il cammino come se fossi il custode di un grande lascito umano.  Questo blog è un contenitore culturale, ma io lo vivo come un operaio. My Ideal Blog è un cantiere aperto dove poter sperimentare nuove strade, recuperando nel contempo gli umori e i fermenti del passato. Ora è nato anche un piccolo spazio per la poesia, la scrittura in prosa e la riflessione : " Forse ancora poesia"   

Raccolgo qui l'eredità del 1900. Vi invito a riprendere il contatto con la carta e la penna.  Scrivete le vostre lettere al mondo: genitori, parenti, amici e amori. In virtù di tale fremito non posso che dirvi " e dai ricordi di una vita, noi scriviamo la nostra canzone migliore. La lasciamo in dono al vento." 

Et à partir des souvenirs d'une vie, nous écrivons notre meilleure chanson. Nous la laissons comme un cadeau au vent

Parole, soltanto le nostre parole disattese sulla carta, lasceremo come sigillo di un incontro.

L'inchiostro emotivo ed emozionale di un tempo ormai lontano : vivido ricordo.

Perché dai ricordi di una vita, noi scriviamo la nostra canzone migliore.  

La lasciamo in dono al vento.

( P.De Santis)

Storie di Jazz e dintorni : Massimo Falascone e la ricerca elettroacustica in Italia / TAI NO - Orchestra (Terra Australis Incognita) + Méliès

BIOGRAFIA  Massimo Falascone -  classe  1956 -  è un sassofon ista   multi strumen tista dedito al trattament o e lettronico d ello strum en...