My Ideal Blog : Globalartisticfusion.blogspot.com di Patrizio De Santis Patrizio De Santis è titol

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Questo blog è nato come se fosse un'isola felice dove sperimentare una scrittura personale e condividere le mie passioni con qualsiasi internauta interessato alla bellezza. La sua dinamo propulsiva è la passione e l'amore per l'Arte. Ho realizzato uno spazio libero e autogestito, impostando tale contenitore come se fosse un potenziale Magazine cartaceo di approfondimenti culturali e artistici. Global Artistic Fusion è una sintesi della mia ricerca popolare e culturale: un mondo che vi offro nel My Ideal Blog 2.0

mercoledì 14 marzo 2018

Roberto Roversi (Bologna, 28 gennaio 1923 – Bologna, 14 settembre 2012) è stato uno scrittore, poeta, paroliere, giornalista, e libraio italiano, in gioventù partigiano; dal 1948 al 2006 gestì la libreria Palmaverde di Bologna



Lucio Dalla e Roberto Roversi : Il Giorno aveva cinque teste ( primo atto!)

Lucio Dalla - Il Giorno aveva cinque teste (1973)

Nei primi anni settanta la carriera artistica e musicale di Lucio Dalla era più che consolidata sia negli ambienti giovanili che nel pubblico trans generazionale nazional popolare. Dagli esordi Beat del biennio 1965/1966 , preceduti da una lunga gavetta come clarinettista e sassofonista Jazz , il futuro cantautore Bolognese aveva riscosso il plauso definitivo con il festival di San Remo e il brano 4 Marzo 1943 , non ultimo il successivo Piazza Grande. Non pago di questo unanime consenso e forse per via di un eccentricità multiforme , in parte ereditata dalla sua passione per il Jazz , Lucio Dalla sentì il bisogno di sperimentare e cercare nuove evoluzioni sonore per far crescere la sua canzone, di fondo sentì anche un esigenza di carattere politico e sociale come era lecito aspettarsi da uno nato in terra rossa.
Lucio più di tutto era un uomo irregolare e anticonformista e il suo ideale era un socialismo anarchico , e non di stampo comunista, vista anche la sua conclamata esigenza di omosessualità , assai osteggiata nella sinistra più prossima al pauperismo filo-sovietico o maoista, castrista. Trovò terreno fertile attraverso un carteggio intellettuale con il Professore poeta e narratore Roberto Roversi , firma storica della rivista letteraria culturale " L' Officina " e la scintilla che scoccò fra le due menti partorì poi una collaborazione assai coraggiosa per i tempi ma dagli scarsi esiti commerciali, acclamata solo per un plauso della critica specializzata ma destinata a crescere insieme con tutta quella Bologna alternativa, ai tempi attraversata dal fermento post sessantottino che convoglierà poi nello storico movimento del 77 , forse il vertice assoluto della Città.

Tutto questo sperimentare, nei suoni come nelle liriche,  troverà un vero amalgama nel successivo Anidride Solforosa , il capolavoro , e nel conclusivo Automobili. ( To be continued ... Seguitemi in questo viaggio !)Lucio Dalla e Roberto Roversi nel 1973 concretizzeranno il primo frutto di un sodalizio destinato a crescere in maniera coerente e nitida solo a partire dal secondo lp , poiché Il Giorno aveva cinque teste ,oggi come allora suona assai dispersivo per via dei troppi ingredienti e delle sperimentazioni musicali ai limiti della stravaganza , forse  perchè figlio dei tempi , strizzava l'occhio al Progressive ma senza volerlo lambire del tutto. Questo primo capitolo della coppia , di cui è giusto e doveroso  aggiungere il contributo del maestro arrangiatore Ruggero Cini , ha enormi pregi dal punto di vista concettuale per via di tematiche sociali molto coraggiose legate all'emarginazione e all'impoverimento culturale , il tutto narrato in dieci canzoni o favole allegoriche che restano sfuggenti , e senza mai volersi incontrare rendono l'ascolto estraniante , lasciando qui e là sensi di profonda inquietudine , a volte attraversati da una lirica poesia o dissacrati da un ironia sui generis e al vetriolo. I vertici assoluti e forse i più compiuti dell' album sono le disperate storie degli operai del sud Italia in cerca del miracolo economico di Torino e Milano , nei brani L' Auto targata T.O e L' Operaio Gerolamo. Entrambi godono di una costruzione musicale eccelsa , rispetto a taluni brani dove la stravaganza prende troppo la mano , inoltre descrivono in maniera reale il senso di disperata alienazione del dramma migratorio di allora , sia nel raccontare di un padre di famiglia che si reca a Torino in cerca di una possibilità di rivalsa sociale , che nel cupo racconto della morte bianca dell' operaio Gerolamo in un cantiere di Milano. Il resto del disco è puro pessimismo e la descrizione dell'alienazione meccanico-industriale di questa Italia del Nord si compenetra con una natura che resta una zona franca , oppure un forte presagio dove il crimine può passare inosservato , quindi un luogo minacciato dal nuovo che avanza. Lo sprazzo di luce arriva con la perla grezza della fiaba Il Coyote , forse una delle interpretazioni più belle di Lucio , ed è L' Utopia  che si fa avanti negli animi dei puri , quindi rappresenta il senso di bellezza che sopravvive e vince su tutto. Personalmente poi vorrei fare una menzione speciale per la canzone conclusiva del primo atto di questa trilogia , perché nel brano La Bambina ,  uno dei più stravaganti ma a mio avviso eccelsi , Lucio oltre a cantare la fine di un epoca, ovvero il miracolo del Boom economico degli anni sessanta , dispensa il suo migliore assolo di Sax su di un arrangiamento in stile Love Unlimited Orchestra ma in salsa pseudo Progressive.

mercoledì 7 marzo 2018

Lucio Dalla - Roberto Roversi : Una storia da raccontare per ricordare una Bologna diversa e alternativa ! (Introduzione)

Per me è giunto il tempo di omaggiare una parte del mio passato visto che My Ideal Blog è stato concepito sopratutto come una Stanza di vita quotidiana , furba citazione , in relazione a tutto il mio percorso umano , sopratutto per ciò che concerne il mio pensiero e la mia idea anticonformista di libertà.
Nell' arco di questo Marzo , io voglio sviscerare punto per puntouna storia musicale e poetica fra le più audaci e rivoluzionarie della Bologna degli anni settanta. Si tratta di un monumentale lavoro in antitesi con la stessa Rossa Emilia e di bandiera Nera, quella dell' Anarchia. Un complesso manifesto generazionale concepito in una trilogia di lp e canti poetici , magistralmente musicati. 
La storica collaborazione dell'esimio professore Roberto Roversi, all'occasione anche " Norisso " e il bravissimo irregolare " cartone animato " della canzone Italiana , Lucio Dalla , a mio avviso il cantautore più musicale di tutti , nato come Luigi Tenco in veste di strumentista Jazz e clarinettista. Perché ho scelto di omaggiare Il Giorno aveva cinque teste , Anidride solforosa e Automobili , più tosto che un qualsiasi altro Lucio Dalla ben più popolare ? Molto semplicemente per ciò che questi tre lp hanno rappresentato nella mia vita, e  ho ritenuto opportuno ricordarli sopratutto ora che sono in procinto di raggiungere i 40 anni di vita e dare al mio percorso umano una sterzata decisiva e determinante verso una direzione lungamente desiderata, e da me perseguita con caparbietà e perseveranza. Infine perché da pochi giorni si è ricordata la figura del nostro Lucio Nazionale, un uomo così libero e irregolare che riuscì a conquistare il cuore di tutti e ad essere un artista nazional-popolare.


Dopo la triste dipartita Lucio Dalla è stato attaccato vergognosomente dalla giornalista televisiva Lucia Annunziata , poco dopo la sua morte ,  da individuo di sinistra giudicò faziosamente e moralmente la non manifestata omosessualità del nostro Lucio Dalla , in quanto non al servizio dei vari Gay Pride o delle stesse politiche del centrosinistra ma omise del tutto che Anarchia e Comunismo , in Spagna ( vedere Terra e Libertà di Ken loach , meraviglioso film !) furono storicamente in antitesi e in guerra. Dalla visse e la sua vita in totale libertà , compresa la sua omosessualità ,  fra l'altro mai nascosta nelle strade di Bologna. Inizierò questo viaggio nello spazio e nel tempo, riscrivendo minuziosamente la storia di ogni singolo atto di questa trilogia e collaborazione fra Lucio e il poeta Roberto Roversi , entrambe compiante figure della Bologna che fu , negli anni d'oro di un Emilia profondamente diversa e genuina e sopratutto attraversata da molteplici fermenti politici e culturali. 

 

La Noia di Alberto Moravia - Analisi analitica e recensione di un romanzo fra i più interessanti del millenovecento.

Ecco il resoconto di una mia lettura , o meglio, non una recensione ma più tosto una  personale e intima riflessione da lettore onnivoro, oserei dire sentimentale poiché sono solito innamorarmi sovente delle storie narrate nei romanzi , sopratutto  se c'è il colpo di fulmine, e per certi versi un analogia con la mia vita.
La scrittura analitica e psicologica di Moravia è cosa nota e La Noia non si discosta dal bellissimo Gli Indifferenti , va detto che vi è un che di esistenziale, e nel contempo morale , in ogni caso è una critica al mondo borghese ma anche all'alta società del dopo guerra.
Il tema del mal di vivere attraverso il tedio della noia più esistenziale e anaffettiva , per certi versi mi è appartenuto, anche perché in questo caso si parla di un giovane pittore, Dino , il resto sicuramente molto meno visto la mia estrazione contadino proletaria. Va detto che Il giovane pittore è sfuggente nei confronti di una madre possessiva e di un mondo edificato attraverso un auto compiaciuta ricchezza, atteggiamento tipico dell'alta borghesia , inoltre viene sottolineata l'incapacità di comunicazione con il sesso femminile coetaneo. Vista l' incapacità di far vivere la propria pittura , egli trova l'alibi nel tedio di tutto e nell'esistere stesso nella realtà, attraverso anche l'amore che nutre per Cecilia, una ragazza di estrazione inferiore, modella di pittori ma aspirante attrice e sessualmente libera , tuttavia come Dino priva di responsabilità e consapevolezza
Un logorroico individuo pedante che incontra una pratica ragazza che vive in funzione dei propri piaceri o bisogni, in quanto naturale, spontaneo che si traduce in un incosciente vivere strumentale e strumentalizzante a secondo del momento, imbastendo più relazioni.
Un meccanismo perverso si instaura tra i due, Dino la vuole amare solo per il piacere del possesso in maniera tale di giustificare un tedio tale da non percepire Cecilia come concreto innamoramento , salvo poi riprendere l'equilibrio frantumatosi con la pittura .Un discorso macchinoso sorretto dalla ragazza perché tutto sommato divertente e insolito, e perchè le piace la situazione ,  difatto, interrogata in tal proposito, sulla natura di questa ambiguità non si pone alcun perché , se non un laconico e inespressivo intrigante piacere. Non vado quindi oltre , la trama non va completamente svelata perché è avvincente , in grado di sorprenderci tutti, e per quanto possa ancora oggi essere attuale, può seriamente indurre il lettore ad una profonda riflessione sulla decadenza di un ordine etico e naturale del rispetto , necessario per ogni rapporto e interscambio di natura umana, nel privato come nel sociale. La Noia parla di un individuo senza strutture , appoggi, completamente alienato dalla vita sociale e dalla modernità E' un ritratto profondo, addirittura spietato sui fallimenti e le delusioni di un giovane pittore senza infamia e lode viziato, consapevole di un agiatezza sociale che odia e rifiuta , seppur non vi rinunzia per mancanza di virtù e carattere, un uomo irrisolto che mostra  il suo limite rifiutando la figura stessa della donna, la madre , così come l' oggetto dell'amore , non ultimo,  musa , nella costante presenza di Cecilia. Il limite morale del personaggio in esame però ha del tragico poichè corrisponde ad una vita che si perde in verità nell'ossessiva ricerca di un opposto irraggiungibile , ovvero Cecilia, una figura assai più ipocrita e priva di etica ma con una personalità  forte e definita, in quanto strumentale , ed è proprio per tale motivo che l'arte del pittore resta inespressa in una pittura mai nata. Il ritratto di una generazione spregiudicata in quanto priva di valori, sopratutto nell' assenza di consolidare un qualsiasi merito sociale , che si traduca in un desiderio di realizzazione di presente attraverso un progetto che goda di una concretezza più matura e pragmatica.
Concludo dicendo che La Noia è un romanzo che andrebbe letto cercando di guardare anche un po se stessi e il proprio vissuto , poiché in questo romanzo è possibile scorgere molti punti in comune con le nostre attuali vite, sopratutto se messe  in relazione con la società di oggi , seppur il nostre presente è di fatto temporalmente lontano dalla storia sviscerata da Alberto Moravia.

martedì 6 marzo 2018

Isabelle Yasmina Adjani ( La filmografia essenziale fra cinema , televisione e doppiaggio !)

Il grande Cinema di Isabelle Adjani  - Filmografia essenziale

  • Le Petit Bougnat, regia di Bernard Toublanc-Michel (1969)
  • I primi turbamenti (Faustine et le bel été), regia di Nina Companez (1972)
  • Lo schiaffo (La Gifle), regia di Claude Pinoteau (1974)
  • Ariane, regia di Jean-Pierre de San Bartolomé (1974)
  • Adele H. - Una storia d'amore (L'Histoire d'Adèle H.), regia di François Truffaut (1975)
  • L'inquilino del terzo piano (Le Locataire), regia di Roman Polanski (1976)
  • Barocco, regia di André Téchiné (1976)
  • Vivere giovane (Violette et François), regia di Jacques Rouffio (1977)
  • Driver l'imprendibile (The Driver), regia di Walter Hill (1978)
  • Nosferatu, il principe della notte (Nosferatu: Phantom der Nacht), regia di Werner Herzog (1979)
  • Les Sœurs Brontë, regia di André Téchiné (1979)
  • Clara et les chics types, regia di Jacques Monnet (1981)
  • Possession, regia di Andrzej Żuławski (1981)
  • Quartet, regia di James Ivory (1981)
  • L'Année prochaine... si tout va bien, regia di Jean-Loup Hubert (1981)
  • Che cavolo mi combini papà?!! (Tout feu, tout flamme), regia di Jean-Paul Rappeneau (1982)
  • Antonieta, regia di Carlos Saura (1982)
  • Mia dolce assassina (Mortelle randonnée), regia di Claude Miller (1983)
  • L'estate assassina (L'été meurtrier), regia di Jean Becker (1983)
  • Subway, regia di Luc Besson (1985)
  • T'as de beaux escaliers tu sais, regia di Agnès Varda (1986)
  • Ishtar (Ishtar), regia di Elaine May (1987)
  • Camille Claudel, regia di Bruno Nuytten (+ produttrice) (1988)
  • Toxic Affair, regia di Philomène Esposito (1993)
  • La Regina Margot (La Reine Margot), regia di Patrice Chéreau (1994)
  • Les cent et une nuits de Simon Cinéma, regia di Agnès Varda (1995)
  • Diabolique, regia di Jeremiah S. Chechik (1996)
  • Paparazzi, regia di Alain Berbérian (1998)
  • La repentie, regia di Laetitia Masson (2002)
  • Adolphe, regia di Benoît Jacquot (2002)
  • Bon voyage (Bon voyage), regia di Jean-Paul Rappeneau (2003)
  • Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, regia di François Dupeyron (2003)
  • La journée de la jupe, regia di Jean-Paul Lilienfeld (2008)
  • Mammuth, regia di Benoît Delépine e Gustave de Kervern (2010)
  • De force, regia di Frank Henry (2011)
  • David et Madame Hansen, regia di Alexandre Astier (2012)
  • Ishkq in Paris, regia di Prem Soni (2012)
  • 11 donne a Parigi (Sous les jupes des filles), regia di Audrey Dana (2014)
  • Carole Matthieu, regia di Louis-Julien Petit (2016)

Televisione

  • L'école des femmes, film TV, regia di Raymond Rouleau (1973)
  • L'avare, film TV, regia di René Lucot (1973)
  • Le secret des Flamands, serie televisiva in 4 episodi da 55 minuti, regia di Robert Valey (1974)
  • Ondine, film TV, regia di Raymond Rouleau (1975)
  • Figaro, film TV, regia di Jacques Weber (2008)
  • Aicha: Job à tout prix, film TV, regia di Yamina Benguigui (2011)

Doppiatrice

  • Lung Ta: les Cavaliers du vent, regia di Franz-Christoph Giercke e Marie-Jaoul de Poncheville (1990)
  • Rapunzel - L'intreccio della torre, voce francese di madre Gothel

Isabelle Adjani tribute-bio (Isabelle Yasmina Adjani )



Isabelle Yasmina Adjani (Parigi, 27 giugno 1955) è un'attrice teatrale, attrice cinematografica e cantante francese,da me molto amata e seguitissima e dalla carriera artistica notevole e di grande livello qualitativo. Nasce nel diciassettesimo arrondissement di Parigi il 27 giugno del 1955, figlia di Mohammed Chérif Adjani, un immigrato cabilo originario di Iferhounène (morto nel 1983), soldato dell'esercito francese durante la Seconda guerra mondiale, e di Emma-Augusta Schweinberger, immigrata tedesca originaria della Baviera (morta nel 2007).Isabelle Adjani inizia a recitare fin da piccola ,sia per la conoscenza della lingua francofona che per quella teutonica ma sopratutto per un talento raro e unico. Esordisce a soli quattordici anni nel film per bambini le Petit Bougnat ma il suo primo ruolo concretamenbte importante risale al 1976 ,  Adele H - Una storia d'amore , film di François Truffaut , che la vede candidate per ben due nomination all' Oscar come  migliore attrice. A seguire vi saranno ruoli senmpre di grande prestigio , come non menzionare il Nosferatù di Werner Herzog , oppure L' Inquilino del terzo piano , notevole plot di Roman Polansky ? A livello iconografico , tutti noi però siamo portati ad associare la bellissima Isabelle Adjani al ruolo maudit da Dark Lady per il celebre Possesion, un film seminale e cupissimo , un horror drammatico assai convulso e metafisico simbolista , concettualmente complesso , fra l'altro una delle migliori opere di Andrzej Żuławski (1981) che le vale anche  il Prix d'interprétation féminine al Festival di Cannes. Nel teatro possiamo ricordarla in ben due avvenimenti importanti , fissando due periodi : nel 1973 quando entra alla Comédie-Française, dove si fa notare nella sua interpretazione di Agnès in L'École des Femmes di Molière e nel 1988 quando, dopo una lunga assenza da tale ambito , si ritrova di nuovo sul palco per  nterpretare La dame aux camélias con la regia di Robert Hossein. Negli anni novanta è la volta di un caposaldo del cinema di quel decennio , fra l'altro da me amatissimo ancora oggi , ovvero  La Regina Margot di Patrice Chéreau , dove interpreta la storica figura di Margherita di Valois. Sempre nella stessa decade va segnalato  Diabolique di Jeremiah S. Chechick. Nel nuovo millennio notevoli possono sicuramente considerarsi i seguenti film Bon voyage (Bon voyage), regia di Jean-Paul Rappeneau (2003)Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, regia di François Dupeyron (2003)La journée de la jupe, regia di Jean-Paul Lilienfeld (2008)Mammuth, regia di Benoît Delépine e Gustave de Kervern (2010)
Ultima menzione per la sua carriera di cantante , più che altro per il legame con  Serge Gainsbourg e non per per particolari meriti  , difatti si tratta di singoli episodi circoscritti a partire dal 1973 al 1984 , e ovvio che il più la Adjani lo abbia dato in veste di attrice di teatro e cinema. Da tempo vive in Svizzera cercando di essere poco visibile e raggiungibile da tutti i riflettori dello star system ,  poichè l'attrice di origina berbera ha scelto una vita più serena, ritirata e contemplativa.

Possession : La Storia torbida del film culto e Maudit di Andrzej Zulawski con Isabelle Adjani. Tra mito, leggenda e oltraggio, un film capolavoro da riscoprire e amare.



Possession di Andrezej Zulawski. 

La Storia torbida del film culto e Maudit con l' indimenticabile e inquietante interpretazione di Isabelle Adjani.
Tra mito, leggenda e oltraggio, un film da riscoprire e amare.


Oggi questa pagina ospiterà un opera che noi Italiani conosciamo in un diverso montaggio per via di un taglio pellicola di 45 minuti, quindi io parlerò del film originale sulla base dei successivi formati home video di importazione, poiché Possession , di Andrzej Zulawski è un lavoro difficile, richiede impegno e una dose di coraggio, bisogna oltrepassare il muro del pregiudizio e capire il respiro intellettuale dell'opera, ciò che concettualmente il regista ci vuole comunicare. Noi, prima di tutto dobbiamo emanciparci dalle gabbie mentali frutto di un moralismo sociale , anche in ambito anticonformista [... ]Il movimento femminista spesso ha attaccato film di questo genere, fermandosi all'apparenza senza penetrare a fondo la trama , il messaggio, il travaglio interiore del regista che l'ha generata. In Possession , un film del 1981 ma di lunga e difficoltosa gestazione , si sprofonda in un nero abisso torbido, disperatamente convulso e ossessivo , infatti si tratta di una pellicola di oscura fama, maledetta e visionaria : posso dire che turba molto , in qualche modo si resta scossi in maniera indelebile e bisogna ritagliarsi del tempo per capire bene quel che si è visto. Possession è ambientata in una Berlino cupa, a tratti trasfigurata, per certi versi forse in linea con quei lontani anni di riflusso ideologico post Baader - Meinhof ( RAF !) , quindi crepuscolare , non dissimile da quella narrata da Bowie nella sua trilogia berlinese. Il tema è la storia di una coppia borghese, Anna ( Isabelle Adjani ) e Mark ( Sam Neil , in piena crisi di coppia ma vissuta con l' ineluttabile e convulso senso di tragedia permanente : un cancro dell'anima e dei sentimenti tentacolare. Da questo senso di costante e greve malessere la coppia ne esce sconfitta, il tradimento fa capolino, scoperchiando un vaso di Pandora di paure, gelosie , ossessioni e violenze , dipendenze affettive, assai vezzose e psicologiche , cicatrici interiori mai risanate, sanguinanti. La necessità sessuale e fascinosa di amare il proprio carnefice in maniera esasperata, assoluta e definitiva, senza luci, schiarite d'azzurro e salvezza. Tutto è buio , fino alla fine e il dolore è un tempio , dove un malato inconscio fa filtrare una luce flebile , costantemente minacciata, quindi dispersa. La chiave di lettura è minimale : una persona , un luogo e una cosa ; bisogna partire da Anna , la cui bellezza cela qualcosa di orrorifico , minaccioso , mostruoso , traslato poi nel film in un essere tentacolare. Il mostro è semplicemente una parte insita che vive in ognuno di noi, la più istintiva e nascosta, primordiale ma qui completamente scissa , di tentacolare c'è una schizofrenia persistente nel rapporto di coppia tra Anna e Mark, completamente identici ma diametricalmente opposti. L'orrore si traduce poi nella conclusiva sublimazione degli istinti repressi , fino all'apice, il raggiungimento appagante delle più estreme conseguenze, in risposta a ogni cosa venuta a soffocarsi attraverso le regole e le convenzioni della vita borghese. Ciò che il moralismo sociale, politico religioso, conformista, soffoca violentemente, la mente poi riesce a partorire con naturalezza assai facilmente. Questo è il tempio di Possession, quindi dell' ES personale di Anna, la sua aggrovigliata psiche è la narrazione degli eventi. Quindi da Anna si passa al luogo , nello specifico un appartamento dove prendono vita le manifestazioni del suo stesso subconscio e dove inizialmente tenta di nascondere la sua vita dalle esistenze del marito e dell'amante Heinrich ( in verità un investigatore privato ) In questo tempio ella uccide , dando libero sfogo a tutto il suo delirio di onnipotenza, ma sopratutto ha rapporti incestuosi con la mostruosa creatura da lei partorita. La persona è dunque Anna, il luogo un appartamento privato, nascosto ai più, la cosa è dunque suo figlio : il mostro , un informe essere, specchio deforme di Mark. La creatura vive nelle profondità oscure dell'appartamento segreto della donna come frutto dei più repressi desideri che non riescono a coesistere nella vita civile della casa coniugale , e nella vita sociale di città, da brava madre educata. Ciò non appaga il suo senso di possesso , nella sua mente puro , assoluto , giusto. Ora è doverosa una digressione , questo tempio dovo la donna ama suo figlio, ovvero la massima proiezione del suo ES in relazione alla vita civile e borghese a Berlino, è denominato " Appartamento 5 " situato fra due città . separate da un " MURO " quindi per capire questo film , bisogna attraversare tutti i significati , si tratta di un labirintico plot giocato sulle simbologie , un attacco sociale e politico molto mirato ... Chi ha un minimo di cultura avrà notato che si cita Lancan ( per la donna la forma più pura di possessione , del possedere-essere posseduta è avere un figlio ) quindi Anna, nella sua psiche desidera la quintessenza della purezza, in maniera autodistruttiva - distruttiva : Il complesso di Edipo. Il muro di Berlino rappresenta una città priva delle conquiste e delle emancipazioni, avvenute nel resto del mondo occidentale, quindi il perimetro di esistenza della donna è limitatissimo. L' Estasi della possessione ci riconduce a Giocasta. Zulawski vuole frantumare e disperdere , il suo mondo opposto, quello civile , borghese, repressivo. L'artista polacco non è di certo un regista della Nouvelle Vague, è smosso da una prerogativa ben più drammatica, legata a fattori esterni pesantemente limitati, e limitanti, frutto dei reggimi e delle convenzioni sociali e morali dei tempi. Berlino è un simbolo importante, quel MURO è la causa di molti mali. Il regista sceglie di realizzare un Horror convulso e psicologico, partendo dal focolare domestico, falso e ipocrita nella sua rassicurante rappresentazione sociale; nel fare questo da vita a un teatro dell'assurdo dove i pensieri irreali, prendono via via, sembianze mostruose , ma di fatto è il frutto di una pazzia di una povera mente sola e fragile, quella di una donna, schiacciata da una società maschilista e fallico-conservatrice. Non ha praticamente scelta, se non quella della casa, a modo e per bene, a differenza di suo marito che compensa attraverso il lavoro, la carriera e la scalata verso l'alta borghesia. In Italia gli organi della censura agiranno in maniera severa, punitiva, 45 minuti di taglio per un nuovo rimontaggio, uso diverso di luci, colori e musiche, con il risultato di un modesto Horror fra Profondo Rosso e Suspiria. Solo che Andrzej Zulawski non è affatto un regista di Horror, egli aprì le strade un po a tutti, tra i tanti il danese Lars Von Trier.


LE ONDE DEL DESTINO (LARS VON TRIER)




Quando ho deciso di realizzare My Ideal Blog la mia intenzione era di fare in modo che questo spazio non fosse semplicemente un diario di emozioni private legato ai film o alle opere artistiche da me amate nei vari periodi di formazione della mia vita, , visto il suo titolo intimistico e minimale,  ho infatti  evitato tutto ciò che lasciasse intendere il prevedibile dando a questo blog un significato totalizzante , un sunto concreto di un percorso umanistico che potesse essere utile a tutti , se reso pubblico. Associo il cinema ad un mio particolare percorso umano, lo stesso discorso che si fa' per un buon romanzo, oppure per un qualsiasi disco a trama concettuale che non sia una banale raccolta di canzoni, e guarda caso in questo film del lontano 1996 di brani musicali storiche ve ne sono, basti citare i Jethro Tull di Cross - Eyed Mary , perfettamente in tema con il plot del danese Lars Von Trier. Von Trier ai tempi di Europa , Medea , Le Onde del Destino e Dancer in The Dark (con Bijork) era il regista cinematografico da me più amato , riusciva a coinvolgermi e per certi versi anche rappresentarmi anche sè poi di provocazione in provocazione, e sopratutto " citazioni ", vedi Tarkovskij , l'innamoramento si è ben presto concluso con un divertito " disamore " , lasciando il posto a una velata ammirazione. Lars Von Trier riesce a essere astutamente situazionista e provocatore, si è messo nella condizione privilegiata di non avere regole , e pur essendo inaffidabile , anche di dire e fare per poi disfare, prendendosi accuse da antisemita filo nazista , tacciato anche di misoginia e sdoganamento di pornografia " posticcia " , vedere nello specifico i suoi Nymphomaniacs  " decadenti e molli come dei sessi a riposo ", osceni  ma solo in parte, in quanto appena "risvegliati " da un nichilismo di fondo che ci ricorda brutalmente ciò che siamo da un punto di vista naturalistico antropologico "nudo e crudo " e in tutto in ciò Lars riesce a esser perfino un esteta " anti-esteta". Qui siamo nel 1996 e ancora non esiste il mestiere e la provocazione " strumentale " ma un plot in funzione di una storia sincera (così mi sento di definire questo film che mi emozionò tantissimo) , sicuramente affatto facile, anzi , oserei dire molto scomodo nel suo andare in profondità. Vediamo ora che sono ci suggeriscono le affascinanti e dolenti trame del film Le Onde del Destino. Bess McNeill è una minuta e graziosa ragazza scozzese con problemi psicologici, è religiosa e pura di cuore ma estremamente semplice e infantile nelle sue convinzioni. Durante le sue visite in chiesa, ella prega Dio e si auto-convince di portare avanti conversazioni con lui utilizzando la propria voce, tale suggestione la induce a credere concretamente che Egli le risponda attraverso la sua bocca. Si innamora di Jan, un operaio della piattaforma petrolifera, ateo, a tal punto da volerlo come sposo e ma in questa decisione trova una dura disapprovazione da parte della comunità a cui appartiene, fortemente condizionata dalla religione cristiana filo-calvinista. Il matrimonio viene comunque celebrato, non ostante il severo sguardo della madre e degli altri abitanti del paese. Gli unici allegri sono gli amici dello sposo, tra cui Terry che dopo la cerimonia nota l'assenza delle campane in chiesa. Bess , per via dei suoi tanti disagi psichiatrici ha difficoltà a vivere senza Jan quando lui è costretto a partire sulla piattaforma petrolifera. Jan consapevole di ciò, si mantiene in contatto con Bess,tramite saltuarie telefonate , durante le quali i due esprimono il loro amore e i loro desideri sessuali. Bess, non paga e in preda alla solitudine, prega in modo fin troppo ossessivo per il ritorno immediato di Jan. Il giorno dopo, quest'ultimo resta gravemente ferito in un incidente industriale e viene riportato sulla terraferma. Bess cede alla disperazione e ai sensi di colpa, si convince disperatamente che la sua preghiera sia stata la ragione per cui si è verificato l'incidente e che di questo Dio l'abbia punita, condannandola per il troppo egoismo. Non più in grado di soddisfarla sessualmente e mentalmente provato dalla paralisi, Jan impone a Bess di trovare un amante. Bess è inorridita dalla richiesta, ma cede alla volontà dell' uomo, quando questi tenta il suicidio. Jan nell'esortare Bess verso
la ricerca di un amante vuole che le racconti i dettagli dei loro incontri, affermando che sarà come se loro due fossero insieme e che ciò sarà in grado di rivitalizzare il suo spirito. Sua cognata Dodo, che lavora come infermiera nello stesso ospedale dove è ricoverato Jan, cerca di dissuaderla dalle egoistiche richieste del marito, convincendola delle sue reali condizioni gravi a tal punto che nulla renderà possibile il recupero, tutta via Bess comincia a ritenere che sia nella volontà di Dio , ed in convinzione di ciò esegue tutti i suggerimenti del marito. Bess si getta sul medico di Jan ma una volta respinta lei inizia a vestirsi come una prostituta e si concede a diversi uomini, questo non senza umiliazioni e violenze sempre più crudeli. L'intero villaggio è scandalizzato e Bess viene espulsa dalla comunità. A questo punto Dodo e il medico di Jan , nel tentativo di tenere al sicuro Bess da se stessa e dal marito, concordano che sia necessario farla rinchiudere in una casa di cura per un certo periodo e riescono a convincere Jan a firmare la conferma del ricovero. Bess decide di fare quello che pensa sia l'ultimo sacrificio per Jan e si dirige in una nave in disuso abitata da malviventi, facendosi stuprare fino alla morte. Su insistenza di Dodo e del medico di Jan, i sacerdoti del villaggio concedono a Bess un rito funebre ma durante la cerimonia proclamano dannazione eterna per la donna : Bess brucerà all'Inferno. Dodo è inorridita dalla crudele insensibilità dei sacerdoti a tal punto che interrompe la cerimonia dicendo ai preti che nessuno di loro ha il diritto di giudicare Bess. Nel frattempo la salma di Bess è altrove portata via da Jan, miracolosamente guarito ma straziato dal dolore, consegna il corpo di Bess al mare. E proprio quando la bara si rivela vuota agli occhi della comunità accorsa a giudicare Bess , un miracolo accade: dal cielo giunge un suono di campane. Dunque , Lars Von Trier è Ateo o profondamente Anti-Clericale, tuttavia Credente ? Lui che ha più volte decantato l' Anticristo , salvo poi ritrattare il tutto in freddo razionalismo , di tanto in tanto si diverte ancora oggi a mescolare le carte, e lo fa perché ama provocare , in questo potrei sentirlo anche vicino se non fosse per un eccesso oramai  chiaramente commerciale e strumentale. In questo Le Onde del Destino , trapela la sincerità del danese, il film coinvolge, e se riesce a indurtti alle lacrime , oppure un senso di rabbia come un pugno allo stomaco, un fondo di verità c'è , almeno per il sottoscritto. Consigliato !

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