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Questo blog è nato come se fosse un'isola felice dove sperimentare una scrittura personale e condividere le mie passioni con qualsiasi internauta interessato alla bellezza. La sua dinamo propulsiva è la passione e l'amore per l'Arte. Ho realizzato uno spazio libero e autogestito, impostando tale contenitore come se fosse un potenziale Magazine cartaceo di approfondimenti culturali e artistici. Global Artistic Fusion è una sintesi della mia ricerca popolare e culturale: un mondo che vi offro nel My Ideal Blog 2.0

lunedì 30 luglio 2018

Nico : The End ( Expanded Remaster. 2CD Deluxe Edition on 1 October 2012.)

Nico : The End ( Expanded Remaster. 2CD Deluxe Edition on 1 October 2012.)  

Nel primo Ottobre del 2012 la Universal ha celebrato un album storico, The End di Nico, forse il più influente, anche se rispetto alle precedenti prove resta un incisione sicuramente di minore impatto, tuttavia il suo merito è quello di cercare nuove strade, poi approfondite da tanti altri musicisti di derivazione Post Punk e Dark Wave. The End resta un manifesto di apocalyptic folk i cui livelli di profondità sono immersi in un flusso di suoni funerei ben più grevi di The Marble Index e Desertshore, è ciò anche grazie ai contributi di Brian Eno ai sintetizzatori, e le leggere incursioni acide e farraginose della chitarra di Phill Manzanera, due Roxy Music. Anche in questo caso è la supervisione e la produzione di John Cale a fare da collante superlativo, e quindi a valorizzare lo stile volutamente monotono e catartico del canto di Nico, che porta in dote il suo fedele Harmonium. The End è un disco forse più concretamente "europeo" e attinge a piene mani nella radice teutonica dell' autrice, ed è anche un sentito omaggio alla figura tragica di Jim Morrison.
Il disco in questione sembra essere un corpo sonoro a parte, avulso dal tempo, infatti fin dalla sua pubblicazione resta un prodotto in largo anticipo con i tempi; un' impressione già presente nella sua vecchia produzione. Come ho già scritto, a livello di suono The End è più proteso verso l'ondata di musica nichilista di stampo dark gotica di fine anni settanta e inizio anni ottanta, un motivo per cui io stesso tendo ad ascoltarlo sempre con un maggiore interesse, pur preferendo un opera come The Marble Index.  Le litanie pagane di Nico vengono completamente immerse nei sintetizzatori di Brian Eno, la cui ricerca, nata come musica per "non musicista",  raggiungerà apici considerevoli, se si considera che l'anno successivo l' inglese, costretto da una lunga degenza, avrebbe concepito l' opera Discreet Music. I brani di The End sembrano fluttuare in un inquietudine insolita, più prossima alla morte, in quanto tutto ciò che si percepisce è ancor oggi, un funebre testamento straniante, come se parlasse in prima persona di un corpo fisico vivo, ma con la morte dentro. Non è improprio asserire che questo disco sia di fatto il canto del cigno di Nico.

Inizialmente la musica di Nico era una forma minimale di cantautorato da camera, un folk raffinato e all' avanguardia ma oscuro, ma con questo 33 giri si viene a completare un percorso di estraniazione attraverso suggestioni diverse. Va precisato che il merito dei musicisti coinvolti è considerevole : John Cale, con la sua produzione, e supervisione, in più il tocco da eccelso e multiforme poli strumentista, organo elettrico, pianoforte, basso e percussioni ; infine i sintetizzatori di Brian Eno e la chitarra di Manzanera.
L' album si apre con un trittico vertiginoso di brani che sono fra le elegie più dissolute decantate dall' artista, infatti "It Has Not Taken Long", oltre alla voce macabra della cantante, si eleva per un coro inquietante di bambini, che aprono le porte per la successiva medioevaleggiante e oscura  "Secret Side" ; il tratto comune dei brani in questione, oltre al cantato spettrale e allucinato, risiede nelle trame vertiginose dell' organo di Cale, che ammantano i giri di Harmonium di Nico.
La differenza a questo punto regna sovrana nella ballata pianistica di "You Forgot to Answer"che ben valorizza il sermone lugubre delle liriche decantate dalla cantante. Questa canzone nel corso del tempo è diventata un simbolo. La successione di questi tre brani, da soli, giustificano l' opera come fondamentale, mentre il resto è la riproposizione del tipico stile che Nico aveva già espresso in "Desertshore", forse appena un gradino sotto, vale la pena però citare "Innocent and Vain" e "Valley of the Kings".
L' elegia esoterica di "We've got the Gold" ci narra le gesta degli alchimisti, ma in generale, in tutto l'album vi sono riferimenti alla storia dei nibelunghi e un forte richiamo al paganesimo, ciò fa si che una volta giunti all' inferno edipico di "The End", un brano "morrisoniano" talmente sfigurato da sembrare autografo, Nico voglia di fatto chiudere un fase della sua vita, memore delle proprie radici. Va detto che l' omaggio, più che sentito, sia portante e centrale, a tal punto che questa opera non sarebbe la stessa senza l'intensità della cover in questione, però è giusto specificarne l' originalità, perché nella sua folle elegia non esiste alcun viaggio sciamanico, in stile psichedelico Hippy al peyote, giusto una lugubre decadenza mortale. 
Tutti i musicisti coinvolti fanno di questa nuova resa di The End un brano prossimo all'avanguardia art Rock, sopratutto nella suggestione maggiore, che risiede nell' interpretazione teatrale di lei, come una sacerdotessa rituale dell' oblio più malsano. Potete constatare di persona tale fascinazione, subito dopo il celebre verso " "Father? Yes, son. I want to kill you… Mother? I want to… " quanto un rantolo sgradevole, e soffocato, colpisce l' ascoltatore con un inquietante disagio, seguito dallo stridere dell' organo e del pianoforte, con l' harmonium e il sintetizzatore in sospensione che lasciano il posto alla coda acida delle chitarre di Phill Manzanera. 
Infine, a suggello del tutto, giunge una macabra rilettura dell' inno tedesco "Das Lied der Deutschen" che suggerisce molte chiavi di lettura, e non solo un tributo alla terra madre, al contrario, come nel caso di Jimi Hendrix e dell' inno americano trasfigurato al festival di Woodstock,  l' impressione è che Nico voglia smuovere sopratutto un' atto d' accusa verso i padri, fautori del terribile secondo conflitto mondiale, le cui macerie sono anche la memoria dei vari genocidi etnici, a partire dagli ebrei per giungere alle etnie nomadi rom, e le persecuzioni verso gli omosessuali, in sintesi tutto ciò che storicizzato conosciamo della prima metà del novecento.

( P. De Santis)

" Questa è la fine, bellissima amica
Questa è la fine, mia unica amica, la fine
Mi fa male lasciarti libera
Ma tu non mi seguiresti mai
Alla fine delle risate e innocenti bugie
La fine delle notti in cui provammo a morire
Questa è la fine "

Jim Morrison 

La riedizione della Universal, licenziata sul mercato il primo Ottobre del 2012, ci offre un bonus cd di materiale di vario genere ; peel session, demo, outtakes. Per chi già possiede l' album originale del 1974, nulla che sia cosi fondamentale, a differenza del corposo Book, dove è possibile leggere tutta la storia di questa perla discografica ( sempre se muniti però di una lente d' ingrandimento !)

mercoledì 27 dicembre 2017

Enten Eller : Settimo Sigillo (Recensione del DVD)



Settimo Sigillo è uno spettacolo veramente unico e oserei dire eccezionale , dalla concettualità strutturata e complessa ma sopratutto affascinante, sviluppato per musica , danza e fotografia. Non si vuole semplicemente omaggiare il grande capolavoro di Ingmar Bergman , anzi , bisogna fare attenzione 
alla proposta senza giungere alla conclusione più ovvia e scontata. Dietro a ogni iniziativa concepita dagli Enten Eller c'è un vero studio e una filosofia di pensiero intrisa di umanesimo e rigore ideologico, ovviamente non in senso prettamente politico ma di concezione del contenuto in termini culturali e artistici. L'ensemble di Ivrea ha una storia interessante alle spalle , ogni loro capitolo discografico o spettacolo , visto che la loro attività non si può confinare in un supporto fonografico,  è concepito come situazione " aperta " ma organizzata nei minimi dettagli , un vero meticoloso studio per un esperienza completa. Per Enten Eller non vale il concetto di semplice gruppo che improvvisa del Jazz , con il rischio dell'esercizio di stile fine a se stesso. I due membri stabili fin dal 1985 , il batterista , percussionista , compositore Massimo Barbiero , titolare di tantissimi altri progetti quali
Odwalla , Silence Quartet , Marmaduke e molto altro ancora , insieme al chitarrista Maurizio Brunod,
hanno concepito fin dagli esordi un disegno e progetto musicale di largo respiro ,e ciò senza mai compiacere alcuna tendenza o pubblico tanto per ritagliarsi una fama effimera. Tanti sono stati gli strumentisti, ma sopratutto gli artisti delle più disparate discipline a confluire nel progetto Enten Eller, citazione di Soren Kierkegard , filosofo e teologo danese, scrittore esistenzialista , ovvero Aut - Aut , un opera sicuramente da trattare in futuro nel mio Blog.
In questo caso sono stati coinvolti due danzatrici e un fotografo, Luca D' Agostino. Andiamo però con ordine , partendo dal lavoro svolto dal bravissimo D' Agostino che porta in seno al progetto circa 900 scatti che vengono proiettati durante la performance degli Enten Eller , (la danza è presente solo in sette frammenti del film , questo va specificato) c'è da fare una premessa, di questi scatti , circa 300 sono stati preparati in un teatro di Trieste con una modella completamente nuda e la proiezione del film di Bergman  alle sue spalle. L' elemento costante del progetto si basa dunque sul difficile equilibrio che intercorre fra la scrittura e l'improvvisazione dei tre linguaggi , apparentemente in contrasto ma legati dallo stesso sentire , ovvero  l'elemento teologico, filosofico che offre a tutti una solo estetica su cui interagire in perfetta armonia.
E' chiaro che si tratta di un lavoro non di facile gestazione visto la progettualità molto complessa e strutturata , non si tratta dunque di un banalissimo tributo con musicisti e danzatori che improvvisano in maniera caotica durante la proiezione di un film , rovinandolo con un vuoto esercizio di stravaganze onanistiche e a lungo estenuanti per tutti , sopratutto per il pubblico, anche se tale atteggiamento è da tempo tristemente inflazionato , con  il costante rischio del senso del ridicolo.
Menzione speciale dunque per chi non ho ancora citato e sono le danzatrici Cristina Ruberto e Erika Martino , notevolissime e bravissime , encomiabili ,  Alberto Mandarini alla tromba e Giovanni Maier al contrabasso , oramai membri stabili per via di un interplay consolidatosi con costante maestria e crescita e quindi di fatto non secondari a due membri fondatori, anche se nel corso del tempo nessuno lo è mai stato visto la ragione sociale dell' ensemble ; a questi si aggiungono due guest musician di gran pregio, Lauro Rossi al trombone e Achille Succi al sax alto e al clarinetto. I temi su cui i musicisti hanno
costruito il flusso sonoro dell'evento , fanno parte da sempre del loro repertorio e ciò dimostra che da parte degli interessati vi sia stato un vero studio e
una serietà di fondo molto concreta , e non presa alla leggera, di conseguenza una forma di coerenza 
e rispetto sia verso progetto che nei confronti del pubblico che si sono conquistati nel tempo , attraverso una sementa che è fra le migliori che vi siano in Italia.



I

martedì 12 dicembre 2017

PIETAS - Enten Eller


Esiste una musica in grado di farsi parte epidermica, ovvero sia di pelle che di pancia, emotivo- emozionale, con l'ascoltatore ?
No, non può esistere, a meno che ci sia una sensibilità tale da permetterlo, visto che i musicisti, come tutti gli artisti, non creano miracoli, ma danno vita e voce ad' emozioni eccezionali, questo si.
nel mio caso, nello specifico di Pietas, opera degli " Enten Eller " c' era una particolare predisposizione, dovuta a tanti fattori, legati al mio privato come al sentirmi parte viva, attiva e consapevole nel mondo, attraverso le mie radici, così come il mio essere Italiano in un Italia che provoca dolore, soprattutto alla mia generazione e ai più giovani. Pietas, già dal titolo, parla non solo del mio vivere ma ingloba tutto un sentire collettivo e si pone come un qualcosa di essenziale, un particolare ingresso fra il sacro e il profano, per trovare uno slancio di vita più consapevole e costruttivo, di fatti il Jazz degli Enten Eller, è tipicamente Italiano e Mediterraneo,
si nutre, concettualmente delle nostre fondamenta storico-culturali , greco - latine, così come degli umori meticci e migranti, del Mar Mediterraneo.
Il jazz Afro-Americano è qui, interiorizzato, parla attraverso un sentir la musica, nitidamente Italiano, un opera come Pietas non potrebbe esistere altrove, il contributo che l'italo-Argentino Javier Girotto dà, come elemento esterno invitato ad' interagire, appare determinante, in quanto rivela la stupidità delle barriere socio-culturali e politiche, il suono di Javier completa il tessuto mistico-spirituale di questa opera, attraverso canti di sax e flauti etnici, tipicamente fragili, nel senso Alto del termine, al mio orecchio, rappresentano un' umanità emotivamente coinvolta dentro il grande disegno della vita, invocante Pietas !


Patrizio De Santis ringrazia Massimo Barbiero visto che gran parte dei dischi degli Enten Eller, fra cui questo, non sono più disponibili, per cause legate alla distribuzione e la promozione del prodotto.
l'Italia in campo musicale, vive ora un momento bruttissimo, un vero collasso artistico, non legato alla vendita dei dischi ma alla mancata fruizione della musica stessa, quindi una buona educazione alla Musica, Enten Eller, come lo stesso Odwalla sono entità musicali profondamente consolidate e apprezzate  all'estero ma ignorate qui da noi, non ostante le tante occasioni da Barbiero concesse, anche grazie a Ivrea Jazz, che con molto coraggio, porta avanti attraverso l' associazione e gli eventi live promossi attraverso il festival.

Enten Eller - Ecuba

Enten Eller è un mondo narrativo e descrittivo, un suono sincretico e universale , se li si vuole meglio definire, un' estetica strumentale
legata al mondo dell' improvvisazione Jazz , che tiene conto di un impianto compositivo, ricco e pregnante, di umori e coloriture timbriche armonico melodiche, tipiche della musica di confine, quindi anche del tempo e dello spazio circostante, dove si dipana la trama concettuale del viaggio in musica, poiché ogni progetto degli
Enten Eller è una storia a se legata al Mediterraneo, come al Mondo
Ecuba, come il successivo, da me amatissimo, Pietas, è il frutto di una felice collaborazione con il sassofonista Italo- Argentino, Javier Girotto, così come il frutto di un intuizione felice, un sentimento in divenire, un flusso emotivo costantemente in subbuglio, anima inquieta che si pone dubbi e quesiti, restituendoceli come ricerca collettiva sul senso della vita, Umanesimo Musicale. Il collettivo E. Eller, costituito da Massimo Barbiero alla batteria, Maurizio Brunod alle chitarre, Alberto Mandarini tromba e flicorno,Giovanni Maier al contrabbasso, si allarga dunque al Sax Soprano lirico e generoso del canto di Javier Girotto, la cui natura Argentina
supportata anche da mirati interventi di " Queena " strumento folclorico, fanno di Ecuba un opera figlia e parte di un mondo in perenne lotta, un contrastante conflitto umano per esser vivi,
consapevolmente vivi. Ecuba è un omaggio alla madre di Ettore, poco prima che quest'ultimo sia coinvolto nello scontro con Achille. Le musiche di questa Opera, come il successivo Pietas,
sono il tempo sospeso dove è concesso il dubbio, s' ascolta il proprio cuore e la mente, in relazione alle ombre del mondo che condizionano il vivere quotidiano d'ognuno di noi, Ecuba precede
Pietas, prepara la strada per una Smisurata Preghiera.


Lo Zoo di Venere : Uno dei migliori lasciti artistici degli anni ottanta del 900

Michael Nyman Band - A Zed and Two Noughts)
Non è " Lezioni di Piano " la colonna sonora più importante di Michael Nyman ... Ma questa del 1982 " Lo Zoo di Venere " il film più bello e scioccante degli anni 80, che richiede, da parte dello spettatore,il coraggio di guardare il reale volto della complessità umana, ben diversa dalla normalità tramandata e a noi spacciata per buona e definitiva. Questo grande maestro del Minimalismo più colto riuscì nel miracoloso intento di superare un film discusso già di suo, visto che Peter Greenaway resta un genio ostico e culturalmente Alto, con una musica altrettanto complessa e concettualmente pertinente alle visioni smodate e concretamente reali del regista. Le due identità concettuali fuse in unico corpo visuale sonoro consegnarono alla cinematografia mondiale un film che andava al di là del concetto di cinema ma tragedia Greca, Teatro Avanzato ... Termini forse scontati e di " effettistica " estetica e critica. Semplicemente un Opera d' Arte moderna, un Esposizione dell' Interiorità Umana anatomicamente sconcertante ma reale poiché noi siamo tutto quello di cui abbiamo paura, corpi estranei, diversi. Non esiste alcuna normalità se non la diversità, lo stesso desiderio sessuale, se analizzato in profondità psico-analitica rivela la contraddizione della mente umana ! Eccellente film con una musica che non perde fascino, in grado di vivere sui palcoscenici da sola e richiamare altre visioni interiori, quello dello spettatore ! Patrizio De Santis afferma : La vera ost di Nyman è questa, Lo Zoo di Venere!



IL FILM :
Lo Zoo di Venere - A Zed & Two Noughts è l'opera più celebre del regista inglese Peter Greenaway e la realizza nel 1985
Lo stile è di ironia grottesca ma in un forma perversa e ostica, una scanzonata tragedia greca dell' assurdo , per i tempi scioccante e forse ancora oggi sui generis.
Volendo possiamo definirla cinematografia d'avanguardia se pur fra mille virgolette, in verità sono 150 minuti di originalità cinematografica fuori dai canoni e iconoclasta, veramente Arty e con scenografia e fotografia raffinatissima , lo stesso commento sonore del minimalista Michael Nyman è quanto di più colto e ricercato , tutti questi ingredienti ben dosati fanno un prodotto artistico di alto pregio, quasi sfarzoso ... Un vero capolavoro.
La trama è la seguente : In un incidente muoiono due donne, mentre una terza , alma, perde una gamba
I mariti delle vittime intrecciano una relazione con la donna che avrà risvolti imprevedibili ... Non vado oltre e vi invito alla visione !

Storie di Jazz e dintorni presenta: Alessio Obino - Un ritratto di donna in Jazz dalle radici all'afrofuturismo.

Alessio Obino    Un ritratto di donna in Jazz dalle radici all'afrofuturismo.     INTRO Biografia di Alessia Obino Alessia Obino Inizia...