My Ideal Blog : Globalartisticfusion.blogspot.com di Patrizio De Santis Patrizio De Santis è titol

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Questo blog è nato come se fosse un'isola felice dove sperimentare una scrittura personale e condividere le mie passioni con qualsiasi internauta interessato alla bellezza. La sua dinamo propulsiva è la passione e l'amore per l'Arte. Ho realizzato uno spazio libero e autogestito, impostando tale contenitore come se fosse un potenziale Magazine cartaceo di approfondimenti culturali e artistici. Global Artistic Fusion è una sintesi della mia ricerca popolare e culturale: un mondo che vi offro nel My Ideal Blog 2.0

lunedì 30 luglio 2018

Nico : The End ( Expanded Remaster. 2CD Deluxe Edition on 1 October 2012.)

Nico : The End ( Expanded Remaster. 2CD Deluxe Edition on 1 October 2012.)  

Nel primo Ottobre del 2012 la Universal ha celebrato un album storico, The End di Nico, forse il più influente, anche se rispetto alle precedenti prove resta un incisione sicuramente di minore impatto, tuttavia il suo merito è quello di cercare nuove strade, poi approfondite da tanti altri musicisti di derivazione Post Punk e Dark Wave. The End resta un manifesto di apocalyptic folk i cui livelli di profondità sono immersi in un flusso di suoni funerei ben più grevi di The Marble Index e Desertshore, è ciò anche grazie ai contributi di Brian Eno ai sintetizzatori, e le leggere incursioni acide e farraginose della chitarra di Phill Manzanera, due Roxy Music. Anche in questo caso è la supervisione e la produzione di John Cale a fare da collante superlativo, e quindi a valorizzare lo stile volutamente monotono e catartico del canto di Nico, che porta in dote il suo fedele Harmonium. The End è un disco forse più concretamente "europeo" e attinge a piene mani nella radice teutonica dell' autrice, ed è anche un sentito omaggio alla figura tragica di Jim Morrison.
Il disco in questione sembra essere un corpo sonoro a parte, avulso dal tempo, infatti fin dalla sua pubblicazione resta un prodotto in largo anticipo con i tempi; un' impressione già presente nella sua vecchia produzione. Come ho già scritto, a livello di suono The End è più proteso verso l'ondata di musica nichilista di stampo dark gotica di fine anni settanta e inizio anni ottanta, un motivo per cui io stesso tendo ad ascoltarlo sempre con un maggiore interesse, pur preferendo un opera come The Marble Index.  Le litanie pagane di Nico vengono completamente immerse nei sintetizzatori di Brian Eno, la cui ricerca, nata come musica per "non musicista",  raggiungerà apici considerevoli, se si considera che l'anno successivo l' inglese, costretto da una lunga degenza, avrebbe concepito l' opera Discreet Music. I brani di The End sembrano fluttuare in un inquietudine insolita, più prossima alla morte, in quanto tutto ciò che si percepisce è ancor oggi, un funebre testamento straniante, come se parlasse in prima persona di un corpo fisico vivo, ma con la morte dentro. Non è improprio asserire che questo disco sia di fatto il canto del cigno di Nico.

Inizialmente la musica di Nico era una forma minimale di cantautorato da camera, un folk raffinato e all' avanguardia ma oscuro, ma con questo 33 giri si viene a completare un percorso di estraniazione attraverso suggestioni diverse. Va precisato che il merito dei musicisti coinvolti è considerevole : John Cale, con la sua produzione, e supervisione, in più il tocco da eccelso e multiforme poli strumentista, organo elettrico, pianoforte, basso e percussioni ; infine i sintetizzatori di Brian Eno e la chitarra di Manzanera.
L' album si apre con un trittico vertiginoso di brani che sono fra le elegie più dissolute decantate dall' artista, infatti "It Has Not Taken Long", oltre alla voce macabra della cantante, si eleva per un coro inquietante di bambini, che aprono le porte per la successiva medioevaleggiante e oscura  "Secret Side" ; il tratto comune dei brani in questione, oltre al cantato spettrale e allucinato, risiede nelle trame vertiginose dell' organo di Cale, che ammantano i giri di Harmonium di Nico.
La differenza a questo punto regna sovrana nella ballata pianistica di "You Forgot to Answer"che ben valorizza il sermone lugubre delle liriche decantate dalla cantante. Questa canzone nel corso del tempo è diventata un simbolo. La successione di questi tre brani, da soli, giustificano l' opera come fondamentale, mentre il resto è la riproposizione del tipico stile che Nico aveva già espresso in "Desertshore", forse appena un gradino sotto, vale la pena però citare "Innocent and Vain" e "Valley of the Kings".
L' elegia esoterica di "We've got the Gold" ci narra le gesta degli alchimisti, ma in generale, in tutto l'album vi sono riferimenti alla storia dei nibelunghi e un forte richiamo al paganesimo, ciò fa si che una volta giunti all' inferno edipico di "The End", un brano "morrisoniano" talmente sfigurato da sembrare autografo, Nico voglia di fatto chiudere un fase della sua vita, memore delle proprie radici. Va detto che l' omaggio, più che sentito, sia portante e centrale, a tal punto che questa opera non sarebbe la stessa senza l'intensità della cover in questione, però è giusto specificarne l' originalità, perché nella sua folle elegia non esiste alcun viaggio sciamanico, in stile psichedelico Hippy al peyote, giusto una lugubre decadenza mortale. 
Tutti i musicisti coinvolti fanno di questa nuova resa di The End un brano prossimo all'avanguardia art Rock, sopratutto nella suggestione maggiore, che risiede nell' interpretazione teatrale di lei, come una sacerdotessa rituale dell' oblio più malsano. Potete constatare di persona tale fascinazione, subito dopo il celebre verso " "Father? Yes, son. I want to kill you… Mother? I want to… " quanto un rantolo sgradevole, e soffocato, colpisce l' ascoltatore con un inquietante disagio, seguito dallo stridere dell' organo e del pianoforte, con l' harmonium e il sintetizzatore in sospensione che lasciano il posto alla coda acida delle chitarre di Phill Manzanera. 
Infine, a suggello del tutto, giunge una macabra rilettura dell' inno tedesco "Das Lied der Deutschen" che suggerisce molte chiavi di lettura, e non solo un tributo alla terra madre, al contrario, come nel caso di Jimi Hendrix e dell' inno americano trasfigurato al festival di Woodstock,  l' impressione è che Nico voglia smuovere sopratutto un' atto d' accusa verso i padri, fautori del terribile secondo conflitto mondiale, le cui macerie sono anche la memoria dei vari genocidi etnici, a partire dagli ebrei per giungere alle etnie nomadi rom, e le persecuzioni verso gli omosessuali, in sintesi tutto ciò che storicizzato conosciamo della prima metà del novecento.

( P. De Santis)

" Questa è la fine, bellissima amica
Questa è la fine, mia unica amica, la fine
Mi fa male lasciarti libera
Ma tu non mi seguiresti mai
Alla fine delle risate e innocenti bugie
La fine delle notti in cui provammo a morire
Questa è la fine "

Jim Morrison 

La riedizione della Universal, licenziata sul mercato il primo Ottobre del 2012, ci offre un bonus cd di materiale di vario genere ; peel session, demo, outtakes. Per chi già possiede l' album originale del 1974, nulla che sia cosi fondamentale, a differenza del corposo Book, dove è possibile leggere tutta la storia di questa perla discografica ( sempre se muniti però di una lente d' ingrandimento !)

lunedì 16 aprile 2018

Il motore del duemila : Il futuore dell' automobile e altre storie (Automobili - Dalla e Norisso)

Automobili è il terzo atto della storica collaborazione fra Lucio Dalla e il poeta, scrittore Roberto Roversi ma anche il segno di un proficuo percorso condiviso che giunge al termine con una piccola incrinatura che solo il tempo saprà risanare. E' una grande opera concettuale sulle automobili musicalmente rifinita e dai suoni moderni, raffinati, concepita per essere rodata sopratutto per un ascolto itinerante e live, con tanto di band da supporto attraverso uno spettacolo che si chiama "Il futuro dell' automobile e altre storie." Ovviamente è l'indirizzo popolare di Dalla il pomo della discordia con Roversi che firma la parte testuale con lo pseudonimo di Norisso per obbligo contrattuale. Da questa tensione però viene fuori un prodotto notevole e molto interessante, e quindi
la creatività non né risente affatto. Ora occorre fare una digressione e analizzare bene il motivo della rottura fra i due. Il futuro dell' automobile e altre storie in verità è l'idea portante dove Franco Roversi imprime il calco della sua firma ma questo concept non corrisponde al 33 giri Automobili, nato solo in parte da ciò che venne eseguito live e offerto nel 1976 alla Rai per essere trasmesso con un buon riscontro di successo. l'intellettuale, rispetto a Lucio Dalla, voleva la realizzazione di un doppio lp che mantenesse il titolo originale, il cantautore d'accordo con la R.C.A, optò per un sunto da la cui sintesi restarono fuori brani come "Ho cambiato la faccia a Dio" (che noi conosciamo però con il titolo "Un comunista", incisa nel 1990 in "Cambio") 
Ritornando al 33 giri c'è da dire che il suo ascolto risulta ancora oggi fresco e contiene dei brani con un potenziale e un inventiva godibilissimi sia per le orecchie più esigenti dei precedenti "Il giorno aveva cinque teste" e " Anidride Solforosa " che per chi avrà modo di apprezzare  le successive incisioni di Lucio Dalla, che personalmente io stesso amo, almeno fino al 1982. 
Brani come "Nuvolari"  e "Due ragazzi" sono la conferma di quanto ho appena scritto, infatti non hanno bisogno di molte presentazioni ma tutto il resto non è da meno, a partire dall'apertura " Intervista con l' avvocato" che precede "Mille miglia (prima e seconda parte) Il vero manifesto di Automobili è "Il motore del duemila" ( il brano fra l'altro è stato anche reinciso in un fortunato disco condiviso con Gianni Morandi) le cui parole descrivono il dubbio di un futuro alienato dalle macchine "Noi sappiamo tutto del motore, questo lucente motore del futuro ma non riusciamo a disegnare il cuore di quel giovane uomo del futuro, non sappiamo niente del ragazzo fermo sull'uscio ad aspettare dentro a quel vento del duemila, non lo sappiamo ancora immaginare"
Automobili è di fatto un album, come ho già scritto all'inizio, concepito per una band e l'esecuzione in pubblico, vi sono i contributi del fedele maestro e arrangiatore Ruggero Cini, a cui si deve la riuscita di tutta la trilogia con Roberto Roversi, le tastiere del futuro Ron, allora Rosalino Cellamare, il basso di Mario Scotti e Marco Nanni, le corde di  Luciano Ciccaglini, la batteria di Giovanni Pezzoli affiancata dalle percussioni di Toni Esposito, le ance di Lucio Dalla e Rodolfo Bianchi, il coro delle Baba Yaga, in sintesi, tralasciando qualche nome, tanto Jazz e Rock filtrati in un equilibrio Pop che non può che incontrare il gusto popolare di più generazioni e pubblici. Da tutta questa esperienza in Lucio non può che nascere l'esigenza di un cambiamento che avviene con il successivo e bellissimo "Come è profondo il mare" e una collaborazione insolita, l'opera Progressive collettiva
" L' Eliogabolo" di Emilio Locurcio e Gaio Chiacco, con Ron, Teresa De Sio, Arturo Stalteri, Claudio Lolli ( da questo doppio lp sarà tratto anche un breve sunto, una coda titolata  "L' Eliogabolo Operetta Irrealista") Il poeta, scrittore, editore, libraio, Roberto Roversi ritornerà ad essere la figura simbolo della cultura bolognese, fino alla sua morte, subito dopo la dipartita dell' amico cantautore. Ora tutti questi lp sono riuniti in un box "Nevica sulla mia mano" contenente quattro cd, gli album originali più dieci brani inediti, il tutto accompagnato con tanto di interessante book pieno zeppo di info e manoscritti dei due che raccontano il loro straordinario sodalizio artistico, inoltre vi sono contenuti interessanti documenti fotografici.


Il motore del duemila
sarà bello e lucente
sarà veloce e silenzioso
sarà un motore delicato
avrà lo scarico calibrato
e un odore che non inquina
lo potrà respirare
un bambino o una bambina


Ma seguendo le nostre cognizioni
nessuno ancora sa dire
come sara' cosa farà nella realtà
il ragazzo del duemila
questo perchè nessuno lo sa
l'ipotesi è suggestiva
ed anche urgente
ma seguendo questa prospettiva
oggi ne sappiamo poco o niente...


Noi sappiamo tutto del motore
questo lucente motore del futuro
ma non riusciamo a disegnare il cuore
di quel giovane uomo del futuro
non sappiamo niente del ragazzo
fermo sull'uscio ad aspettare
dentro a quel vento del duemila
non lo sappiamo ancora immaginare.

sabato 14 aprile 2018

Anidride Solforosa - Tu parlavi una lingua meravigliosa (Lucio Dalla e Roberto Roversi nel secondo atto di una trilogia libertaria senza precedenti storici )


Anidride Solforosa - Tu parlavi una lingua meravigliosa

Anidride Solforosa è di fatto il secondo atto di una collaborazione storica fra due carismatiche figure della Bologna più trasversale e anticonformista, l'inclassificabile cantautore Lucio Dalla e il poeta, scrittore, professore Roberto Roversi, un ex partigiano che si era distinto nella resistenza. 
Rispetto all'esordio "Il giorno aveva cinque teste", la cui stravaganza proto-progressive aveva offerto ottimi spunti ma anche un senso di straniante incompiutezza, sicuramente voluta, in Anidride Solforosa tutti gli ingredienti sono pienamente a fuoco e i versi del poeta riescono a penetrare a fondo il formato canzone, in quanto prossimi alla forma cantautorale di Lucio, ovviamente c'è la stessa ricerca di soluzioni musicali inedite del precedente atto, però vengono dispensate con cautela, anche perché in questo lp l'intento di entrambi gli autori è quello di produrre un risultato ottimale e più popolare. Purtroppo la risposta del pubblico sarà limitata al circuito off dei tempi ma c'è anche da dire che il fenomeno del cantautorato politico era una novità e Dalla pagava lo scotto del festival di Sanremo e di un lp fortunato come "Storie di casa mia" realizzato con Francesca Pallottino e in parte con i contributi del fedele amico Rosalino Cellamare ( Ron ). La collaborazione con la Pallottino non si era del tutto estinta e infatti nel 1974 si concretizza un tiepido successo di classifica con il singolo Anna bellanna

Con questo lavoro i due tornano ad occuparsi delle tematiche della precedente opera ma attraverso un linguaggio sicuramente più coeso e immediato, seppur originale, come nel caso dei brani Mela di scarto, riguardante il carcere minorile, con di nuovo Torino protagonista visto che si fa riferimento al Ferrante Aporti (nel disco "Il giorno aveva cinque teste", Torino era stata citata in diversi brani) mentre nel caso di Carmen Colon si tracciava l'inquietante storia di cronaca nera di un  Alphabet Killer. Interessanti casi di nuova canzone di denuncia sociale sono anche le originali trame del brano "Le parole incrociate" dove lo sfruttamento proletario del meridione da parte della nuova borghesia industriale del nord viene sottolineato da una indovinata citazione di un traditional siculo," Ciuri Ciuri ", alla fisarmonica, mentre nell'eloquente "Borsa valori" il situazionismo musicale si concretizza con dei brevi intermezzi d'archi che riprendono le celebri Raindrops Keeps on my hand e Singing' in the rain. Le punti di diamante  di questo 33 giri sono veramente tante a partire dalla stessa "Anidride Solforosa", complessivamente è un lavoro in cui ogni cosa funziona in un equilibrio perfetto al di fuori della stessa trilogia Dalla-Roversi e lo possiamo anche considerare il capolavoro dello stesso cantautore, poiché mai più il bolognese vorrà inseguire questo sentiero, anche se il successivo "Automobili" è ancora oggi di qualità eccelsa e forse è invecchiato meglio. Ritornando nei solchi di questo vinile vi sono brani che risplendono più di tutti gli altri a cominciare dalla visionaria "Ulisse coperto di sale", a mio avviso un brano manifesto degli anni settanta , un vero inno all'utopia di una stagione che sembrava destinata a fare proseliti in ogni campo ma fallisce proprio nell'impossibilità di rendere concreto un discorso fin troppo radicale, visto che il mondo stava andando in un altra direzione, e l' estremismo delle frange armate della politica extra-parlamentare è di fatto il canto del cigno di un epoca, in quanto astutamente manovrato dal sistema; la strategia della tensione non è altro che la fine di un sogno collettivo.

Ma cosa resta alla fine di tutta questa storia se non la poesia melanconica e struggente dell' amore, visto già da lontano, in una stazione dove riaffiora il ricordo di un fuoco mai spento, come nel caso di "Tu parlavi una lingua meravigliosa ", un ritratto dolce-amaro che possiamo immaginare come un film ambientato in una Bologna non ancora funestata dalla strage di stato di quel terribile 1980. In questa dolcissima visione di "miele aspro" il binomio Dalla e Roversi rifugge il sociale e l'anarchia e si concede uno struggimento senza precedenti, perché "Tu che parlavi una lingua meravigliosa " è anche il riaffiorare di un piccolo sogno sentimentale giovanile che sfuma per sempre nel passato. L' utopia di quella stagione dopo tutto può benissimo convivere con la stessa "lingua meravigliosa" del sentimento dell'amore, e poi entrambi gli autori erano e resteranno dei poeti, un cantautore e uno scrittore che per un attimo si sono sfiorati sulla stessa lunghezza d'onda. Automobili è il principio della fine, il pomo della discordia realizzato con il contributo del professor Roversi solo per obbligo contrattuale, poiché non farà sua l'esigenza di una forma canzone più lineare e nazional popolare voluta da Lucio, e  firmando come Norisso egli mette un punto definitivo a questa storia.

mercoledì 14 marzo 2018

Roberto Roversi (Bologna, 28 gennaio 1923 – Bologna, 14 settembre 2012) è stato uno scrittore, poeta, paroliere, giornalista, e libraio italiano, in gioventù partigiano; dal 1948 al 2006 gestì la libreria Palmaverde di Bologna



Lucio Dalla e Roberto Roversi : Il Giorno aveva cinque teste ( primo atto!)

Lucio Dalla - Il Giorno aveva cinque teste (1973)

Nei primi anni settanta la carriera artistica e musicale di Lucio Dalla era più che consolidata sia negli ambienti giovanili che nel pubblico trans generazionale nazional popolare. Dagli esordi Beat del biennio 1965/1966 , preceduti da una lunga gavetta come clarinettista e sassofonista Jazz , il futuro cantautore Bolognese aveva riscosso il plauso definitivo con il festival di San Remo e il brano 4 Marzo 1943 , non ultimo il successivo Piazza Grande. Non pago di questo unanime consenso e forse per via di un eccentricità multiforme , in parte ereditata dalla sua passione per il Jazz , Lucio Dalla sentì il bisogno di sperimentare e cercare nuove evoluzioni sonore per far crescere la sua canzone, di fondo sentì anche un esigenza di carattere politico e sociale come era lecito aspettarsi da uno nato in terra rossa.
Lucio più di tutto era un uomo irregolare e anticonformista e il suo ideale era un socialismo anarchico , e non di stampo comunista, vista anche la sua conclamata esigenza di omosessualità , assai osteggiata nella sinistra più prossima al pauperismo filo-sovietico o maoista, castrista. Trovò terreno fertile attraverso un carteggio intellettuale con il Professore poeta e narratore Roberto Roversi , firma storica della rivista letteraria culturale " L' Officina " e la scintilla che scoccò fra le due menti partorì poi una collaborazione assai coraggiosa per i tempi ma dagli scarsi esiti commerciali, acclamata solo per un plauso della critica specializzata ma destinata a crescere insieme con tutta quella Bologna alternativa, ai tempi attraversata dal fermento post sessantottino che convoglierà poi nello storico movimento del 77 , forse il vertice assoluto della Città.

Tutto questo sperimentare, nei suoni come nelle liriche,  troverà un vero amalgama nel successivo Anidride Solforosa , il capolavoro , e nel conclusivo Automobili. ( To be continued ... Seguitemi in questo viaggio !)Lucio Dalla e Roberto Roversi nel 1973 concretizzeranno il primo frutto di un sodalizio destinato a crescere in maniera coerente e nitida solo a partire dal secondo lp , poiché Il Giorno aveva cinque teste ,oggi come allora suona assai dispersivo per via dei troppi ingredienti e delle sperimentazioni musicali ai limiti della stravaganza , forse  perchè figlio dei tempi , strizzava l'occhio al Progressive ma senza volerlo lambire del tutto. Questo primo capitolo della coppia , di cui è giusto e doveroso  aggiungere il contributo del maestro arrangiatore Ruggero Cini , ha enormi pregi dal punto di vista concettuale per via di tematiche sociali molto coraggiose legate all'emarginazione e all'impoverimento culturale , il tutto narrato in dieci canzoni o favole allegoriche che restano sfuggenti , e senza mai volersi incontrare rendono l'ascolto estraniante , lasciando qui e là sensi di profonda inquietudine , a volte attraversati da una lirica poesia o dissacrati da un ironia sui generis e al vetriolo. I vertici assoluti e forse i più compiuti dell' album sono le disperate storie degli operai del sud Italia in cerca del miracolo economico di Torino e Milano , nei brani L' Auto targata T.O e L' Operaio Gerolamo. Entrambi godono di una costruzione musicale eccelsa , rispetto a taluni brani dove la stravaganza prende troppo la mano , inoltre descrivono in maniera reale il senso di disperata alienazione del dramma migratorio di allora , sia nel raccontare di un padre di famiglia che si reca a Torino in cerca di una possibilità di rivalsa sociale , che nel cupo racconto della morte bianca dell' operaio Gerolamo in un cantiere di Milano. Il resto del disco è puro pessimismo e la descrizione dell'alienazione meccanico-industriale di questa Italia del Nord si compenetra con una natura che resta una zona franca , oppure un forte presagio dove il crimine può passare inosservato , quindi un luogo minacciato dal nuovo che avanza. Lo sprazzo di luce arriva con la perla grezza della fiaba Il Coyote , forse una delle interpretazioni più belle di Lucio , ed è L' Utopia  che si fa avanti negli animi dei puri , quindi rappresenta il senso di bellezza che sopravvive e vince su tutto. Personalmente poi vorrei fare una menzione speciale per la canzone conclusiva del primo atto di questa trilogia , perché nel brano La Bambina ,  uno dei più stravaganti ma a mio avviso eccelsi , Lucio oltre a cantare la fine di un epoca, ovvero il miracolo del Boom economico degli anni sessanta , dispensa il suo migliore assolo di Sax su di un arrangiamento in stile Love Unlimited Orchestra ma in salsa pseudo Progressive.

mercoledì 7 marzo 2018

La Noia di Alberto Moravia - Analisi analitica e recensione di un romanzo fra i più interessanti del millenovecento.

Ecco il resoconto di una mia lettura , o meglio, non una recensione ma più tosto una  personale e intima riflessione da lettore onnivoro, oserei dire sentimentale poiché sono solito innamorarmi sovente delle storie narrate nei romanzi , sopratutto  se c'è il colpo di fulmine, e per certi versi un analogia con la mia vita.
La scrittura analitica e psicologica di Moravia è cosa nota e La Noia non si discosta dal bellissimo Gli Indifferenti , va detto che vi è un che di esistenziale, e nel contempo morale , in ogni caso è una critica al mondo borghese ma anche all'alta società del dopo guerra.
Il tema del mal di vivere attraverso il tedio della noia più esistenziale e anaffettiva , per certi versi mi è appartenuto, anche perché in questo caso si parla di un giovane pittore, Dino , il resto sicuramente molto meno visto la mia estrazione contadino proletaria. Va detto che Il giovane pittore è sfuggente nei confronti di una madre possessiva e di un mondo edificato attraverso un auto compiaciuta ricchezza, atteggiamento tipico dell'alta borghesia , inoltre viene sottolineata l'incapacità di comunicazione con il sesso femminile coetaneo. Vista l' incapacità di far vivere la propria pittura , egli trova l'alibi nel tedio di tutto e nell'esistere stesso nella realtà, attraverso anche l'amore che nutre per Cecilia, una ragazza di estrazione inferiore, modella di pittori ma aspirante attrice e sessualmente libera , tuttavia come Dino priva di responsabilità e consapevolezza
Un logorroico individuo pedante che incontra una pratica ragazza che vive in funzione dei propri piaceri o bisogni, in quanto naturale, spontaneo che si traduce in un incosciente vivere strumentale e strumentalizzante a secondo del momento, imbastendo più relazioni.
Un meccanismo perverso si instaura tra i due, Dino la vuole amare solo per il piacere del possesso in maniera tale di giustificare un tedio tale da non percepire Cecilia come concreto innamoramento , salvo poi riprendere l'equilibrio frantumatosi con la pittura .Un discorso macchinoso sorretto dalla ragazza perché tutto sommato divertente e insolito, e perchè le piace la situazione ,  difatto, interrogata in tal proposito, sulla natura di questa ambiguità non si pone alcun perché , se non un laconico e inespressivo intrigante piacere. Non vado quindi oltre , la trama non va completamente svelata perché è avvincente , in grado di sorprenderci tutti, e per quanto possa ancora oggi essere attuale, può seriamente indurre il lettore ad una profonda riflessione sulla decadenza di un ordine etico e naturale del rispetto , necessario per ogni rapporto e interscambio di natura umana, nel privato come nel sociale. La Noia parla di un individuo senza strutture , appoggi, completamente alienato dalla vita sociale e dalla modernità E' un ritratto profondo, addirittura spietato sui fallimenti e le delusioni di un giovane pittore senza infamia e lode viziato, consapevole di un agiatezza sociale che odia e rifiuta , seppur non vi rinunzia per mancanza di virtù e carattere, un uomo irrisolto che mostra  il suo limite rifiutando la figura stessa della donna, la madre , così come l' oggetto dell'amore , non ultimo,  musa , nella costante presenza di Cecilia. Il limite morale del personaggio in esame però ha del tragico poichè corrisponde ad una vita che si perde in verità nell'ossessiva ricerca di un opposto irraggiungibile , ovvero Cecilia, una figura assai più ipocrita e priva di etica ma con una personalità  forte e definita, in quanto strumentale , ed è proprio per tale motivo che l'arte del pittore resta inespressa in una pittura mai nata. Il ritratto di una generazione spregiudicata in quanto priva di valori, sopratutto nell' assenza di consolidare un qualsiasi merito sociale , che si traduca in un desiderio di realizzazione di presente attraverso un progetto che goda di una concretezza più matura e pragmatica.
Concludo dicendo che La Noia è un romanzo che andrebbe letto cercando di guardare anche un po se stessi e il proprio vissuto , poiché in questo romanzo è possibile scorgere molti punti in comune con le nostre attuali vite, sopratutto se messe  in relazione con la società di oggi , seppur il nostre presente è di fatto temporalmente lontano dalla storia sviscerata da Alberto Moravia.

martedì 6 marzo 2018

Isabelle Yasmina Adjani ( La filmografia essenziale fra cinema , televisione e doppiaggio !)

Il grande Cinema di Isabelle Adjani  - Filmografia essenziale

  • Le Petit Bougnat, regia di Bernard Toublanc-Michel (1969)
  • I primi turbamenti (Faustine et le bel été), regia di Nina Companez (1972)
  • Lo schiaffo (La Gifle), regia di Claude Pinoteau (1974)
  • Ariane, regia di Jean-Pierre de San Bartolomé (1974)
  • Adele H. - Una storia d'amore (L'Histoire d'Adèle H.), regia di François Truffaut (1975)
  • L'inquilino del terzo piano (Le Locataire), regia di Roman Polanski (1976)
  • Barocco, regia di André Téchiné (1976)
  • Vivere giovane (Violette et François), regia di Jacques Rouffio (1977)
  • Driver l'imprendibile (The Driver), regia di Walter Hill (1978)
  • Nosferatu, il principe della notte (Nosferatu: Phantom der Nacht), regia di Werner Herzog (1979)
  • Les Sœurs Brontë, regia di André Téchiné (1979)
  • Clara et les chics types, regia di Jacques Monnet (1981)
  • Possession, regia di Andrzej Żuławski (1981)
  • Quartet, regia di James Ivory (1981)
  • L'Année prochaine... si tout va bien, regia di Jean-Loup Hubert (1981)
  • Che cavolo mi combini papà?!! (Tout feu, tout flamme), regia di Jean-Paul Rappeneau (1982)
  • Antonieta, regia di Carlos Saura (1982)
  • Mia dolce assassina (Mortelle randonnée), regia di Claude Miller (1983)
  • L'estate assassina (L'été meurtrier), regia di Jean Becker (1983)
  • Subway, regia di Luc Besson (1985)
  • T'as de beaux escaliers tu sais, regia di Agnès Varda (1986)
  • Ishtar (Ishtar), regia di Elaine May (1987)
  • Camille Claudel, regia di Bruno Nuytten (+ produttrice) (1988)
  • Toxic Affair, regia di Philomène Esposito (1993)
  • La Regina Margot (La Reine Margot), regia di Patrice Chéreau (1994)
  • Les cent et une nuits de Simon Cinéma, regia di Agnès Varda (1995)
  • Diabolique, regia di Jeremiah S. Chechik (1996)
  • Paparazzi, regia di Alain Berbérian (1998)
  • La repentie, regia di Laetitia Masson (2002)
  • Adolphe, regia di Benoît Jacquot (2002)
  • Bon voyage (Bon voyage), regia di Jean-Paul Rappeneau (2003)
  • Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, regia di François Dupeyron (2003)
  • La journée de la jupe, regia di Jean-Paul Lilienfeld (2008)
  • Mammuth, regia di Benoît Delépine e Gustave de Kervern (2010)
  • De force, regia di Frank Henry (2011)
  • David et Madame Hansen, regia di Alexandre Astier (2012)
  • Ishkq in Paris, regia di Prem Soni (2012)
  • 11 donne a Parigi (Sous les jupes des filles), regia di Audrey Dana (2014)
  • Carole Matthieu, regia di Louis-Julien Petit (2016)

Televisione

  • L'école des femmes, film TV, regia di Raymond Rouleau (1973)
  • L'avare, film TV, regia di René Lucot (1973)
  • Le secret des Flamands, serie televisiva in 4 episodi da 55 minuti, regia di Robert Valey (1974)
  • Ondine, film TV, regia di Raymond Rouleau (1975)
  • Figaro, film TV, regia di Jacques Weber (2008)
  • Aicha: Job à tout prix, film TV, regia di Yamina Benguigui (2011)

Doppiatrice

  • Lung Ta: les Cavaliers du vent, regia di Franz-Christoph Giercke e Marie-Jaoul de Poncheville (1990)
  • Rapunzel - L'intreccio della torre, voce francese di madre Gothel

Isabelle Adjani tribute-bio (Isabelle Yasmina Adjani )



Isabelle Yasmina Adjani (Parigi, 27 giugno 1955) è un'attrice teatrale, attrice cinematografica e cantante francese,da me molto amata e seguitissima e dalla carriera artistica notevole e di grande livello qualitativo. Nasce nel diciassettesimo arrondissement di Parigi il 27 giugno del 1955, figlia di Mohammed Chérif Adjani, un immigrato cabilo originario di Iferhounène (morto nel 1983), soldato dell'esercito francese durante la Seconda guerra mondiale, e di Emma-Augusta Schweinberger, immigrata tedesca originaria della Baviera (morta nel 2007).Isabelle Adjani inizia a recitare fin da piccola ,sia per la conoscenza della lingua francofona che per quella teutonica ma sopratutto per un talento raro e unico. Esordisce a soli quattordici anni nel film per bambini le Petit Bougnat ma il suo primo ruolo concretamenbte importante risale al 1976 ,  Adele H - Una storia d'amore , film di François Truffaut , che la vede candidate per ben due nomination all' Oscar come  migliore attrice. A seguire vi saranno ruoli senmpre di grande prestigio , come non menzionare il Nosferatù di Werner Herzog , oppure L' Inquilino del terzo piano , notevole plot di Roman Polansky ? A livello iconografico , tutti noi però siamo portati ad associare la bellissima Isabelle Adjani al ruolo maudit da Dark Lady per il celebre Possesion, un film seminale e cupissimo , un horror drammatico assai convulso e metafisico simbolista , concettualmente complesso , fra l'altro una delle migliori opere di Andrzej Żuławski (1981) che le vale anche  il Prix d'interprétation féminine al Festival di Cannes. Nel teatro possiamo ricordarla in ben due avvenimenti importanti , fissando due periodi : nel 1973 quando entra alla Comédie-Française, dove si fa notare nella sua interpretazione di Agnès in L'École des Femmes di Molière e nel 1988 quando, dopo una lunga assenza da tale ambito , si ritrova di nuovo sul palco per  nterpretare La dame aux camélias con la regia di Robert Hossein. Negli anni novanta è la volta di un caposaldo del cinema di quel decennio , fra l'altro da me amatissimo ancora oggi , ovvero  La Regina Margot di Patrice Chéreau , dove interpreta la storica figura di Margherita di Valois. Sempre nella stessa decade va segnalato  Diabolique di Jeremiah S. Chechick. Nel nuovo millennio notevoli possono sicuramente considerarsi i seguenti film Bon voyage (Bon voyage), regia di Jean-Paul Rappeneau (2003)Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, regia di François Dupeyron (2003)La journée de la jupe, regia di Jean-Paul Lilienfeld (2008)Mammuth, regia di Benoît Delépine e Gustave de Kervern (2010)
Ultima menzione per la sua carriera di cantante , più che altro per il legame con  Serge Gainsbourg e non per per particolari meriti  , difatti si tratta di singoli episodi circoscritti a partire dal 1973 al 1984 , e ovvio che il più la Adjani lo abbia dato in veste di attrice di teatro e cinema. Da tempo vive in Svizzera cercando di essere poco visibile e raggiungibile da tutti i riflettori dello star system ,  poichè l'attrice di origina berbera ha scelto una vita più serena, ritirata e contemplativa.

LE ONDE DEL DESTINO (LARS VON TRIER)




Quando ho deciso di realizzare My Ideal Blog la mia intenzione era di fare in modo che questo spazio non fosse semplicemente un diario di emozioni private legato ai film o alle opere artistiche da me amate nei vari periodi di formazione della mia vita, , visto il suo titolo intimistico e minimale,  ho infatti  evitato tutto ciò che lasciasse intendere il prevedibile dando a questo blog un significato totalizzante , un sunto concreto di un percorso umanistico che potesse essere utile a tutti , se reso pubblico. Associo il cinema ad un mio particolare percorso umano, lo stesso discorso che si fa' per un buon romanzo, oppure per un qualsiasi disco a trama concettuale che non sia una banale raccolta di canzoni, e guarda caso in questo film del lontano 1996 di brani musicali storiche ve ne sono, basti citare i Jethro Tull di Cross - Eyed Mary , perfettamente in tema con il plot del danese Lars Von Trier. Von Trier ai tempi di Europa , Medea , Le Onde del Destino e Dancer in The Dark (con Bijork) era il regista cinematografico da me più amato , riusciva a coinvolgermi e per certi versi anche rappresentarmi anche sè poi di provocazione in provocazione, e sopratutto " citazioni ", vedi Tarkovskij , l'innamoramento si è ben presto concluso con un divertito " disamore " , lasciando il posto a una velata ammirazione. Lars Von Trier riesce a essere astutamente situazionista e provocatore, si è messo nella condizione privilegiata di non avere regole , e pur essendo inaffidabile , anche di dire e fare per poi disfare, prendendosi accuse da antisemita filo nazista , tacciato anche di misoginia e sdoganamento di pornografia " posticcia " , vedere nello specifico i suoi Nymphomaniacs  " decadenti e molli come dei sessi a riposo ", osceni  ma solo in parte, in quanto appena "risvegliati " da un nichilismo di fondo che ci ricorda brutalmente ciò che siamo da un punto di vista naturalistico antropologico "nudo e crudo " e in tutto in ciò Lars riesce a esser perfino un esteta " anti-esteta". Qui siamo nel 1996 e ancora non esiste il mestiere e la provocazione " strumentale " ma un plot in funzione di una storia sincera (così mi sento di definire questo film che mi emozionò tantissimo) , sicuramente affatto facile, anzi , oserei dire molto scomodo nel suo andare in profondità. Vediamo ora che sono ci suggeriscono le affascinanti e dolenti trame del film Le Onde del Destino. Bess McNeill è una minuta e graziosa ragazza scozzese con problemi psicologici, è religiosa e pura di cuore ma estremamente semplice e infantile nelle sue convinzioni. Durante le sue visite in chiesa, ella prega Dio e si auto-convince di portare avanti conversazioni con lui utilizzando la propria voce, tale suggestione la induce a credere concretamente che Egli le risponda attraverso la sua bocca. Si innamora di Jan, un operaio della piattaforma petrolifera, ateo, a tal punto da volerlo come sposo e ma in questa decisione trova una dura disapprovazione da parte della comunità a cui appartiene, fortemente condizionata dalla religione cristiana filo-calvinista. Il matrimonio viene comunque celebrato, non ostante il severo sguardo della madre e degli altri abitanti del paese. Gli unici allegri sono gli amici dello sposo, tra cui Terry che dopo la cerimonia nota l'assenza delle campane in chiesa. Bess , per via dei suoi tanti disagi psichiatrici ha difficoltà a vivere senza Jan quando lui è costretto a partire sulla piattaforma petrolifera. Jan consapevole di ciò, si mantiene in contatto con Bess,tramite saltuarie telefonate , durante le quali i due esprimono il loro amore e i loro desideri sessuali. Bess, non paga e in preda alla solitudine, prega in modo fin troppo ossessivo per il ritorno immediato di Jan. Il giorno dopo, quest'ultimo resta gravemente ferito in un incidente industriale e viene riportato sulla terraferma. Bess cede alla disperazione e ai sensi di colpa, si convince disperatamente che la sua preghiera sia stata la ragione per cui si è verificato l'incidente e che di questo Dio l'abbia punita, condannandola per il troppo egoismo. Non più in grado di soddisfarla sessualmente e mentalmente provato dalla paralisi, Jan impone a Bess di trovare un amante. Bess è inorridita dalla richiesta, ma cede alla volontà dell' uomo, quando questi tenta il suicidio. Jan nell'esortare Bess verso
la ricerca di un amante vuole che le racconti i dettagli dei loro incontri, affermando che sarà come se loro due fossero insieme e che ciò sarà in grado di rivitalizzare il suo spirito. Sua cognata Dodo, che lavora come infermiera nello stesso ospedale dove è ricoverato Jan, cerca di dissuaderla dalle egoistiche richieste del marito, convincendola delle sue reali condizioni gravi a tal punto che nulla renderà possibile il recupero, tutta via Bess comincia a ritenere che sia nella volontà di Dio , ed in convinzione di ciò esegue tutti i suggerimenti del marito. Bess si getta sul medico di Jan ma una volta respinta lei inizia a vestirsi come una prostituta e si concede a diversi uomini, questo non senza umiliazioni e violenze sempre più crudeli. L'intero villaggio è scandalizzato e Bess viene espulsa dalla comunità. A questo punto Dodo e il medico di Jan , nel tentativo di tenere al sicuro Bess da se stessa e dal marito, concordano che sia necessario farla rinchiudere in una casa di cura per un certo periodo e riescono a convincere Jan a firmare la conferma del ricovero. Bess decide di fare quello che pensa sia l'ultimo sacrificio per Jan e si dirige in una nave in disuso abitata da malviventi, facendosi stuprare fino alla morte. Su insistenza di Dodo e del medico di Jan, i sacerdoti del villaggio concedono a Bess un rito funebre ma durante la cerimonia proclamano dannazione eterna per la donna : Bess brucerà all'Inferno. Dodo è inorridita dalla crudele insensibilità dei sacerdoti a tal punto che interrompe la cerimonia dicendo ai preti che nessuno di loro ha il diritto di giudicare Bess. Nel frattempo la salma di Bess è altrove portata via da Jan, miracolosamente guarito ma straziato dal dolore, consegna il corpo di Bess al mare. E proprio quando la bara si rivela vuota agli occhi della comunità accorsa a giudicare Bess , un miracolo accade: dal cielo giunge un suono di campane. Dunque , Lars Von Trier è Ateo o profondamente Anti-Clericale, tuttavia Credente ? Lui che ha più volte decantato l' Anticristo , salvo poi ritrattare il tutto in freddo razionalismo , di tanto in tanto si diverte ancora oggi a mescolare le carte, e lo fa perché ama provocare , in questo potrei sentirlo anche vicino se non fosse per un eccesso oramai  chiaramente commerciale e strumentale. In questo Le Onde del Destino , trapela la sincerità del danese, il film coinvolge, e se riesce a indurtti alle lacrime , oppure un senso di rabbia come un pugno allo stomaco, un fondo di verità c'è , almeno per il sottoscritto. Consigliato !

martedì 16 gennaio 2018

Ingmar Bergman. Persona : Dalla la Trilogia del Silenzio di Dio alla Tetralogia di Farò

Persona : Dalla Trilogia del Silenzio di Dio alla Tetralogia di Farò !

Scrivere e narrare la vicenda umana e artistica di Ingmar Bergman non è affatto una cosa semplice e se inizialmente questo servizio doveva essere sintetico , di conseguenza ben circoscritto al film " Il Settimo Sigillo " , come ho già scritto nei precedenti capitoli , ho poi maturato una trattazione più articolata di servizi e temi , una sorta di viaggio circolare , una spirale di eventi che nell'insieme mi stanno portando a rendere un omaggio più strutturato. Quindi ora , dopo aver celebrato gli anni del grande successo internazionale  attraverso le tante sue rappresentazioni teatrali e i premiatissimi film  Il Settimo Sigillo e Il Posto delle Fragole , è giunto il momento di percorrere le strade che porteranno Bergman verso " La Trilogia del Silenzio di Dio " e " La Tetralogia di Farò "
Dopo gli esiti favorevoli dei tanti successi internazionali degli anni cinquanta,  durante la realizzazione del film " Il Volto " , Ingmar Bergman maturò l'idea di prendersi un periodo di pausa, da prima concludendo il rapporto artistico con Malmo Steadsteater, successivamente rallentando la sua attività cinematografica , tutto questo per impegnarsi nella sua vecchia passione giovanile, il teatro, un amore sempre presente , dopo tutto una sete di vita e arte mai satolle. Nel 1959 il regista e sceneggiatore svedese intraprenderà una tournée in quel di Parigi e Londra, successivamente il primo Dicembre si  sposerà  per la quarta volta con la pianista Kabi Lorelei con la quale avrà un figlio , Daniel Sebastian. Nello stesso anno , morirà il direttore
della Svensk filmndustri, lasciando le redini ad un caro amico di Bergman , Manne fant , che tempestivamente lo inviterà a collaborare nella veste di consigliere artistico, e ciò coinciderà anche con una ripresa dell'attività cinematografica.
Nel 1960 arriverà il fatidico primo Oscar con il film " La fontana delle vergini " ( fra l'altro ispirato da un antica ballata svedese del secolo
XIV )  una delle sue opere più cupe , dove il regista affronterà esplicitamente la tematica religiosa rinunciando quasi del tutto al dialogo, se non in piccoli circoscritti frangenti, un interessante opera che si affiderà esclusivamente alle immagini e un ritmo lento, fra l'altro in un contesto di assorto e intenso lirismo evocativo , di sicuro una pellicola non facile ma assai originale. Subito dopo , con " L' Occhio del Diavolo " , il regista darà luce ad una prospettiva di cinema giocosa e ironica ,  che egli stesso la definirà  nei titoli di coda , un " rondò capriccioso "
Alla fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta , Ingmar Bergman maturerà il desiderio di realizzare un film concretamente diverso da tutto ciò che aveva già realizzato e capitalizzato con gli ottimi esiti in ambito internazionale , in parte ossessionato dall'idea di concepirlo in uno scenario insolito, ovvero un isola. Da prima visitò le Isole Orcadi  ma con un nulla di fatto, senza trovarne spunti interessanti su cui lavorare ma poi , su suggerimento di un suo conoscente, si recherà in un secondo tempo nel Baltico, dove presso l'ostile isola di Farò , prenderà vita " La Trilogia del Silenzio di Dio " ovvero , in ordine cronologico : Come in uno specchio e Luci d' Inverno, entrambi nel 1962 e Il Silenzio , ultimo atto del 1963. Se con il film Come in un specchio sarà premiato con un altro oscar , ultimo segmento di questa trilogia, Il Silenzio , verrà in parte osteggiato per lo scandalo , pur conquistandosi il plauso della critica più attenta e ricettiva Dopo questa trilogia  il regista svedese continuerà a lavorare per la televisione , alternandosi al teatro ma con l'idea di realizzare ancora una serie di film ispirati dall' isola di Farò , non prima però di uno " scherzo autobiografico " , una produzione sempre per la Tv svedese " Ett Dromspell : A proposito di tutte queste ...signore " che  presentato alla XXV edizione della Mostra di Venezia darà  alito alle ennesime reazioni contrastanti , in quanto ritenuto un passo falso, almeno rispetto alla precedenti produzioni. L' accaduto coincise anche con una nuova ricaduta depressiva. Durante la lunga convalescenza post depressiva Ingmar darà vita al primo atto della " Tetralogia di Farò " , una serie di film dove la narrazione si svilupperà , rispetto alle precedenti prove con un occhio ben più maturo e introspettivo verso tutti quegli incubi del passato, inerenti alle antiche ossessioni mutuate dall' educazioni rigida e punitiva del padre fra cui l'incombente presenza di Dio e di conseguenza della morte.

Persona , del 1966 , visto oggi , e con il senno di poi , distanzierà nettamente Ingmar Bergman dal " Teatro Reale " , e questo sarà il primo dato oggettivo della sua nuova fase artistica post depressiva, inoltre con la realizzazione di questo indimenticabile capolavoro, egli maturò la scelta di vivere presso l'' Isola di Farò" in maniera permanente , fino alla sua morte. In verità l'artista trovò in Farò una nuova radice ma anche un costante stimolo creativo , uno slancio vitale. Il regista rese Farò una sorta di personale Cinecittà , un costante laboratorio di idee e iniziative che si tradusse in film.
Dopo la realizzazione di Persona , Ingmar accettò un interessante collaborazione con Stimolantia, una proposta di lavoro con un gruppi di talentuosi giovani registi fra cui Richard Donner e Gustaf Molander , nello specifico un film suddiviso in otto episodi, una raccolta di cortometraggi ; Bergman scelse il tema del bambino realizzando così Daniel , il sentito omaggio a suo figlio.
Nel 1966 egli riprenderà in mano un manoscritto abbozzato nell'estate del 1965 , prima della crisi depressiva ,  " I mangiatori di uomini " trasformandolo in uno stravagante semi horror , il noto " L'Ora del Lupo , le cui tematiche saranno coerenti con la " Tetralogia di Farò ". Nel 1967 sarà la volta del contrastato e polemizzato film di guerra " La Vergogna " che verrà accusato dalla critica di qualunquismo in relazione alla guerra del Vietnam. Nel 1969 il regista realizzerà l'eccellente " Passione " , l'ultimo con la Svenk Filmindustri  prima di un percorso del tutto autonomo e in proprio. Gli anni settanta si apriranno con una prolifica alternanza di progetti per la televisione e di cinema , non senza cadute di tono , come nel caso del celebre successo dell ' "Adultera" , un opera superficiale che coinciderà con l'ennesima crisi finanziaria , volendo , una situazione paradossale. Con il successivo " Sussurri e Grida " avrà modo di bissare nuovamente i vecchi fasti del successo mondiale, ottenendo fra l'altro numerosi premi. Gli anni settanta saranno ricordati come una decade altalenante , inframezzata da tante produzioni televisive e cinematografiche ma di profonda crisi.

Noi per il momento ci fermiamo qui ; riprenderò le trame di questa storia in seguito per fare posto ad altre trattazioni. My Ideal Blog non ha ancora concluso questo cammino condiviso con il lascito artistico e umano del
grande  Ingmar Bergman. Nell'attesa , grazie dell'attenzione !


Ingmar Bergman e l' isola di Farò (Come in uno specchio)

Estratto dall' intervista. Come in uno specchio:

"capitai in questo paesaggio di Fårö, con la sua assenza di colori, la sua durezza e le sue proporzioni straordinariamente ricercate e precise, dove si ha l'impressione di entrare in un mondo che è esterno, e del quale non siamo che una minuscola particella, come gli animali e le piante. Come sia accaduto non lo so, ma qui ho messo le radici e ora credo che la mia vita abbia nuovamente delle radici".

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