My Ideal Blog : global artistic fusion 2.0 è un contenitore di storie e visioni di Arte e Cultura. La scrittura come forma di condivisione del bello, tra vecchi e nuovi percorsi artistici e culturali. Un blog ideato e progettato da Patrizio De Santis - Lupo
My Ideal Blog : Globalartisticfusion.blogspot.com di Patrizio De Santis Patrizio De Santis è titol

- Patrizio De Santis
- Montalto delle Marche, AP, Italy
- Questo blog è nato come se fosse un'isola felice dove sperimentare una scrittura personale e condividere le mie passioni con qualsiasi internauta interessato alla bellezza. La sua dinamo propulsiva è la passione e l'amore per l'Arte. Ho realizzato uno spazio libero e autogestito, impostando tale contenitore come se fosse un potenziale Magazine cartaceo di approfondimenti culturali e artistici. Global Artistic Fusion è una sintesi della mia ricerca popolare e culturale: un mondo che vi offro nel My Ideal Blog 2.0
mercoledì 14 marzo 2018
Lucio Dalla e Roberto Roversi : Il Giorno aveva cinque teste ( primo atto!)

Nei primi anni settanta la carriera artistica e musicale di Lucio Dalla era più che consolidata sia negli ambienti giovanili che nel pubblico trans generazionale nazional popolare. Dagli esordi Beat del biennio 1965/1966 , preceduti da una lunga gavetta come clarinettista e sassofonista Jazz , il futuro cantautore Bolognese aveva riscosso il plauso definitivo con il festival di San Remo e il brano 4 Marzo 1943 , non ultimo il successivo Piazza Grande. Non pago di questo unanime consenso e forse per via di un eccentricità multiforme , in parte ereditata dalla sua passione per il Jazz , Lucio Dalla sentì il bisogno di sperimentare e cercare nuove evoluzioni sonore per far crescere la sua canzone, di fondo sentì anche un esigenza di carattere politico e sociale come era lecito aspettarsi da uno nato in terra rossa.
Lucio più di tutto era un uomo irregolare e anticonformista e il suo ideale era un socialismo anarchico , e non di stampo comunista, vista anche la sua conclamata esigenza di omosessualità , assai osteggiata nella sinistra più prossima al pauperismo filo-sovietico o maoista, castrista. Trovò terreno fertile attraverso un carteggio intellettuale con il Professore poeta e narratore Roberto Roversi , firma storica della rivista letteraria culturale " L' Officina " e la scintilla che scoccò fra le due menti partorì poi una collaborazione assai coraggiosa per i tempi ma dagli scarsi esiti commerciali, acclamata solo per un plauso della critica specializzata ma destinata a crescere insieme con tutta quella Bologna alternativa, ai tempi attraversata dal fermento post sessantottino che convoglierà poi nello storico movimento del 77 , forse il vertice assoluto della Città.
Tutto questo sperimentare, nei suoni come nelle liriche, troverà un vero amalgama nel successivo Anidride Solforosa , il capolavoro , e nel conclusivo Automobili. ( To be continued ... Seguitemi in questo viaggio !)Lucio Dalla e Roberto Roversi nel 1973 concretizzeranno il primo frutto di un sodalizio destinato a crescere in maniera coerente e nitida solo a partire dal secondo lp , poiché Il Giorno aveva cinque teste ,oggi come allora suona assai dispersivo per via dei troppi ingredienti e delle sperimentazioni musicali ai limiti della stravaganza , forse perchè figlio dei tempi , strizzava l'occhio al Progressive ma senza volerlo lambire del tutto. Questo primo capitolo della coppia , di cui è giusto e doveroso aggiungere il contributo del maestro arrangiatore Ruggero Cini , ha enormi pregi dal punto di vista concettuale per via di tematiche sociali molto coraggiose legate all'emarginazione e all'impoverimento culturale , il tutto narrato in dieci canzoni o favole allegoriche che restano sfuggenti , e senza mai volersi incontrare rendono l'ascolto estraniante , lasciando qui e là sensi di profonda inquietudine , a volte attraversati da una lirica poesia o dissacrati da un ironia sui generis e al vetriolo. I vertici assoluti e forse i più compiuti dell' album sono le disperate storie degli operai del sud Italia in cerca del miracolo economico di Torino e Milano , nei brani L' Auto targata T.O e L' Operaio Gerolamo. Entrambi godono di una costruzione musicale eccelsa , rispetto a taluni brani dove la stravaganza prende troppo la mano , inoltre descrivono in maniera reale il senso di disperata alienazione del dramma migratorio di allora , sia nel raccontare di un padre di famiglia che si reca a Torino in cerca di una possibilità di rivalsa sociale , che nel cupo racconto della morte bianca dell' operaio Gerolamo in un cantiere di Milano. Il resto del disco è puro pessimismo e la descrizione dell'alienazione meccanico-industriale di questa Italia del Nord si compenetra con una natura che resta una zona franca , oppure un forte presagio dove il crimine può passare inosservato , quindi un luogo minacciato dal nuovo che avanza. Lo sprazzo di luce arriva con la perla grezza della fiaba Il Coyote , forse una delle interpretazioni più belle di Lucio , ed è L' Utopia che si fa avanti negli animi dei puri , quindi rappresenta il senso di bellezza che sopravvive e vince su tutto. Personalmente poi vorrei fare una menzione speciale per la canzone conclusiva del primo atto di questa trilogia , perché nel brano La Bambina , uno dei più stravaganti ma a mio avviso eccelsi , Lucio oltre a cantare la fine di un epoca, ovvero il miracolo del Boom economico degli anni sessanta , dispensa il suo migliore assolo di Sax su di un arrangiamento in stile Love Unlimited Orchestra ma in salsa pseudo Progressive.
mercoledì 7 marzo 2018
La Noia di Alberto Moravia - Analisi analitica e recensione di un romanzo fra i più interessanti del millenovecento.
Ecco
il resoconto di una mia lettura , o meglio, non una recensione ma più tosto una personale e intima riflessione da lettore onnivoro,
oserei dire sentimentale poiché sono solito innamorarmi sovente delle storie
narrate nei romanzi , sopratutto se c'è il colpo di fulmine, e per certi versi un analogia con la mia vita.
La scrittura analitica e psicologica di Moravia è cosa nota e La Noia non si discosta dal bellissimo Gli Indifferenti , va detto che vi è un che di esistenziale, e nel contempo morale , in ogni caso è una critica al mondo borghese ma anche all'alta società del dopo guerra.
Il tema del mal di vivere attraverso il tedio della noia più esistenziale e anaffettiva , per certi versi mi è appartenuto, anche perché in questo caso si parla di un giovane pittore, Dino , il resto sicuramente molto meno visto la mia estrazione contadino proletaria. Va detto che Il giovane pittore è sfuggente nei confronti di una madre possessiva e di un mondo edificato attraverso un auto compiaciuta ricchezza, atteggiamento tipico dell'alta borghesia , inoltre viene sottolineata l'incapacità di comunicazione con il sesso femminile coetaneo. Vista l' incapacità di far vivere la propria pittura , egli trova l'alibi nel tedio di tutto e nell'esistere stesso nella realtà, attraverso anche l'amore che nutre per Cecilia, una ragazza di estrazione inferiore, modella di pittori ma aspirante attrice e sessualmente libera , tuttavia come Dino priva di responsabilità e consapevolezza
Un logorroico individuo pedante che incontra una pratica ragazza che vive in funzione dei propri piaceri o bisogni, in quanto naturale, spontaneo che si traduce in un incosciente vivere strumentale e strumentalizzante a secondo del momento, imbastendo più relazioni.
Un meccanismo perverso si instaura tra i due, Dino la vuole amare solo per il piacere del possesso in maniera tale di giustificare un tedio tale da non percepire Cecilia come concreto innamoramento , salvo poi riprendere l'equilibrio frantumatosi con la pittura .Un discorso macchinoso sorretto dalla ragazza perché tutto sommato divertente e insolito, e perchè le piace la situazione , difatto, interrogata in tal proposito, sulla natura di questa ambiguità non si pone alcun perché , se non un laconico e inespressivo intrigante piacere. Non vado quindi oltre , la trama non va completamente svelata perché è avvincente , in grado di sorprenderci tutti, e per quanto possa ancora oggi essere attuale, può seriamente indurre il lettore ad una profonda riflessione sulla decadenza di un ordine etico e naturale del rispetto , necessario per ogni rapporto e interscambio di natura umana, nel privato come nel sociale. La Noia parla di un individuo senza strutture , appoggi, completamente alienato dalla vita sociale e dalla modernità E' un ritratto profondo, addirittura spietato sui fallimenti e le delusioni di un giovane pittore senza infamia e lode viziato, consapevole di un agiatezza sociale che odia e rifiuta , seppur non vi rinunzia per mancanza di virtù e carattere, un uomo irrisolto che mostra il suo limite rifiutando la figura stessa della donna, la madre , così come l' oggetto dell'amore , non ultimo, musa , nella costante presenza di Cecilia. Il limite morale del personaggio in esame però ha del tragico poichè corrisponde ad una vita che si perde in verità nell'ossessiva ricerca di un opposto irraggiungibile , ovvero Cecilia, una figura assai più ipocrita e priva di etica ma con una personalità forte e definita, in quanto strumentale , ed è proprio per tale motivo che l'arte del pittore resta inespressa in una pittura mai nata. Il ritratto di una generazione spregiudicata in quanto priva di valori, sopratutto nell' assenza di consolidare un qualsiasi merito sociale , che si traduca in un desiderio di realizzazione di presente attraverso un progetto che goda di una concretezza più matura e pragmatica.
Concludo dicendo che La Noia è un romanzo che andrebbe letto cercando di guardare anche un po se stessi e il proprio vissuto , poiché in questo romanzo è possibile scorgere molti punti in comune con le nostre attuali vite, sopratutto se messe in relazione con la società di oggi , seppur il nostre presente è di fatto temporalmente lontano dalla storia sviscerata da Alberto Moravia.
La scrittura analitica e psicologica di Moravia è cosa nota e La Noia non si discosta dal bellissimo Gli Indifferenti , va detto che vi è un che di esistenziale, e nel contempo morale , in ogni caso è una critica al mondo borghese ma anche all'alta società del dopo guerra.
Il tema del mal di vivere attraverso il tedio della noia più esistenziale e anaffettiva , per certi versi mi è appartenuto, anche perché in questo caso si parla di un giovane pittore, Dino , il resto sicuramente molto meno visto la mia estrazione contadino proletaria. Va detto che Il giovane pittore è sfuggente nei confronti di una madre possessiva e di un mondo edificato attraverso un auto compiaciuta ricchezza, atteggiamento tipico dell'alta borghesia , inoltre viene sottolineata l'incapacità di comunicazione con il sesso femminile coetaneo. Vista l' incapacità di far vivere la propria pittura , egli trova l'alibi nel tedio di tutto e nell'esistere stesso nella realtà, attraverso anche l'amore che nutre per Cecilia, una ragazza di estrazione inferiore, modella di pittori ma aspirante attrice e sessualmente libera , tuttavia come Dino priva di responsabilità e consapevolezza
Un logorroico individuo pedante che incontra una pratica ragazza che vive in funzione dei propri piaceri o bisogni, in quanto naturale, spontaneo che si traduce in un incosciente vivere strumentale e strumentalizzante a secondo del momento, imbastendo più relazioni.
Un meccanismo perverso si instaura tra i due, Dino la vuole amare solo per il piacere del possesso in maniera tale di giustificare un tedio tale da non percepire Cecilia come concreto innamoramento , salvo poi riprendere l'equilibrio frantumatosi con la pittura .Un discorso macchinoso sorretto dalla ragazza perché tutto sommato divertente e insolito, e perchè le piace la situazione , difatto, interrogata in tal proposito, sulla natura di questa ambiguità non si pone alcun perché , se non un laconico e inespressivo intrigante piacere. Non vado quindi oltre , la trama non va completamente svelata perché è avvincente , in grado di sorprenderci tutti, e per quanto possa ancora oggi essere attuale, può seriamente indurre il lettore ad una profonda riflessione sulla decadenza di un ordine etico e naturale del rispetto , necessario per ogni rapporto e interscambio di natura umana, nel privato come nel sociale. La Noia parla di un individuo senza strutture , appoggi, completamente alienato dalla vita sociale e dalla modernità E' un ritratto profondo, addirittura spietato sui fallimenti e le delusioni di un giovane pittore senza infamia e lode viziato, consapevole di un agiatezza sociale che odia e rifiuta , seppur non vi rinunzia per mancanza di virtù e carattere, un uomo irrisolto che mostra il suo limite rifiutando la figura stessa della donna, la madre , così come l' oggetto dell'amore , non ultimo, musa , nella costante presenza di Cecilia. Il limite morale del personaggio in esame però ha del tragico poichè corrisponde ad una vita che si perde in verità nell'ossessiva ricerca di un opposto irraggiungibile , ovvero Cecilia, una figura assai più ipocrita e priva di etica ma con una personalità forte e definita, in quanto strumentale , ed è proprio per tale motivo che l'arte del pittore resta inespressa in una pittura mai nata. Il ritratto di una generazione spregiudicata in quanto priva di valori, sopratutto nell' assenza di consolidare un qualsiasi merito sociale , che si traduca in un desiderio di realizzazione di presente attraverso un progetto che goda di una concretezza più matura e pragmatica.
Concludo dicendo che La Noia è un romanzo che andrebbe letto cercando di guardare anche un po se stessi e il proprio vissuto , poiché in questo romanzo è possibile scorgere molti punti in comune con le nostre attuali vite, sopratutto se messe in relazione con la società di oggi , seppur il nostre presente è di fatto temporalmente lontano dalla storia sviscerata da Alberto Moravia.
martedì 6 marzo 2018
Isabelle Yasmina Adjani ( La filmografia essenziale fra cinema , televisione e doppiaggio !)
Il grande Cinema di Isabelle Adjani - Filmografia essenziale
- Le Petit Bougnat, regia di Bernard Toublanc-Michel (1969)
- I primi turbamenti (Faustine et le bel été), regia di Nina Companez (1972)
- Lo schiaffo (La Gifle), regia di Claude Pinoteau (1974)
- Ariane, regia di Jean-Pierre de San Bartolomé (1974)
- Adele H. - Una storia d'amore (L'Histoire d'Adèle H.), regia di François Truffaut (1975)
- L'inquilino del terzo piano (Le Locataire), regia di Roman Polanski (1976)
- Barocco, regia di André Téchiné (1976)
- Vivere giovane (Violette et François), regia di Jacques Rouffio (1977)
- Driver l'imprendibile (The Driver), regia di Walter Hill (1978)
- Nosferatu, il principe della notte (Nosferatu: Phantom der Nacht), regia di Werner Herzog (1979)
- Les Sœurs Brontë, regia di André Téchiné (1979)
- Clara et les chics types, regia di Jacques Monnet (1981)
- Possession, regia di Andrzej Żuławski (1981)
- Quartet, regia di James Ivory (1981)
- L'Année prochaine... si tout va bien, regia di Jean-Loup Hubert (1981)
- Che cavolo mi combini papà?!! (Tout feu, tout flamme), regia di Jean-Paul Rappeneau (1982)
- Antonieta, regia di Carlos Saura (1982)
- Mia dolce assassina (Mortelle randonnée), regia di Claude Miller (1983)
- L'estate assassina (L'été meurtrier), regia di Jean Becker (1983)
- Subway, regia di Luc Besson (1985)
- T'as de beaux escaliers tu sais, regia di Agnès Varda (1986)
- Ishtar (Ishtar), regia di Elaine May (1987)
- Camille Claudel, regia di Bruno Nuytten (+ produttrice) (1988)
- Toxic Affair, regia di Philomène Esposito (1993)
- La Regina Margot (La Reine Margot), regia di Patrice Chéreau (1994)
- Les cent et une nuits de Simon Cinéma, regia di Agnès Varda (1995)
- Diabolique, regia di Jeremiah S. Chechik (1996)
- Paparazzi, regia di Alain Berbérian (1998)
- La repentie, regia di Laetitia Masson (2002)
- Adolphe, regia di Benoît Jacquot (2002)
- Bon voyage (Bon voyage), regia di Jean-Paul Rappeneau (2003)
- Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, regia di François Dupeyron (2003)
- La journée de la jupe, regia di Jean-Paul Lilienfeld (2008)
- Mammuth, regia di Benoît Delépine e Gustave de Kervern (2010)
- De force, regia di Frank Henry (2011)
- David et Madame Hansen, regia di Alexandre Astier (2012)
- Ishkq in Paris, regia di Prem Soni (2012)
- 11 donne a Parigi (Sous les jupes des filles), regia di Audrey Dana (2014)
- Carole Matthieu, regia di Louis-Julien Petit (2016)

Televisione
- L'école des femmes, film TV, regia di Raymond Rouleau (1973)
- L'avare, film TV, regia di René Lucot (1973)
- Le secret des Flamands, serie televisiva in 4 episodi da 55 minuti, regia di Robert Valey (1974)
- Ondine, film TV, regia di Raymond Rouleau (1975)
- Figaro, film TV, regia di Jacques Weber (2008)
- Aicha: Job à tout prix, film TV, regia di Yamina Benguigui (2011)
Doppiatrice
- Lung Ta: les Cavaliers du vent, regia di Franz-Christoph Giercke e Marie-Jaoul de Poncheville (1990)
- Rapunzel - L'intreccio della torre, voce francese di madre Gothel
Isabelle Adjani tribute-bio (Isabelle Yasmina Adjani )

Isabelle Yasmina Adjani (Parigi, 27 giugno 1955) è un'attrice teatrale, attrice cinematografica e cantante francese,da me molto amata e seguitissima e dalla carriera artistica notevole e di grande livello qualitativo. Nasce nel diciassettesimo arrondissement di Parigi il 27 giugno del 1955, figlia di Mohammed Chérif Adjani, un immigrato cabilo originario di Iferhounène (morto nel 1983), soldato dell'esercito francese durante la Seconda guerra mondiale, e di Emma-Augusta Schweinberger, immigrata tedesca originaria della Baviera (morta nel 2007).Isabelle Adjani inizia a recitare fin da piccola ,sia per la conoscenza della lingua francofona che per quella teutonica ma sopratutto per un talento raro e unico. Esordisce a soli quattordici anni nel film per bambini le Petit Bougnat ma il suo primo ruolo concretamenbte importante risale al 1976 , Adele H - Una storia d'amore , film di François Truffaut , che la vede candidate per ben due nomination all' Oscar come migliore attrice. A seguire vi saranno ruoli senmpre di grande prestigio , come non menzionare il Nosferatù di Werner Herzog , oppure L' Inquilino del terzo piano , notevole plot di Roman Polansky ? A livello iconografico , tutti noi però siamo portati ad associare la bellissima Isabelle Adjani al ruolo maudit da Dark Lady per il celebre Possesion, un film seminale e cupissimo , un horror drammatico assai convulso e metafisico simbolista , concettualmente complesso , fra l'altro una delle migliori opere di Andrzej Żuławski (1981) che le vale anche il Prix d'interprétation féminine al Festival di Cannes. Nel teatro possiamo ricordarla in ben due avvenimenti importanti , fissando due periodi : nel 1973 quando entra alla Comédie-Française, dove si fa notare nella sua interpretazione di Agnès in L'École des Femmes di Molière e nel 1988 quando, dopo una lunga assenza da tale ambito , si ritrova di nuovo sul palco per nterpretare La dame aux camélias con la regia di Robert Hossein. Negli anni novanta è la volta di un caposaldo del cinema di quel decennio , fra l'altro da me amatissimo ancora oggi , ovvero La Regina Margot di Patrice Chéreau , dove interpreta la storica figura di Margherita di Valois. Sempre nella stessa decade va segnalato Diabolique di Jeremiah S. Chechick. Nel nuovo millennio notevoli possono sicuramente considerarsi i seguenti film Bon voyage (Bon voyage), regia di Jean-Paul Rappeneau (2003)Monsieur Ibrahim e i fiori del Corano, regia di François Dupeyron (2003)La journée de la jupe, regia di Jean-Paul Lilienfeld (2008)Mammuth, regia di Benoît Delépine e Gustave de Kervern (2010)
Ultima menzione per la sua carriera di cantante , più che altro per il legame con Serge Gainsbourg e non per per particolari meriti , difatti si tratta di singoli episodi circoscritti a partire dal 1973 al 1984 , e ovvio che il più la Adjani lo abbia dato in veste di attrice di teatro e cinema. Da tempo vive in Svizzera cercando di essere poco visibile e raggiungibile da tutti i riflettori dello star system , poichè l'attrice di origina berbera ha scelto una vita più serena, ritirata e contemplativa.
LE ONDE DEL DESTINO (LARS VON TRIER)


martedì 16 gennaio 2018
Ingmar Bergman. Persona : Dalla la Trilogia del Silenzio di Dio alla Tetralogia di Farò

Scrivere e narrare la vicenda umana e artistica di Ingmar Bergman non è affatto una cosa semplice e se inizialmente questo servizio doveva essere sintetico , di conseguenza ben circoscritto al film " Il Settimo Sigillo " , come ho già scritto nei precedenti capitoli , ho poi maturato una trattazione più articolata di servizi e temi , una sorta di viaggio circolare , una spirale di eventi che nell'insieme mi stanno portando a rendere un omaggio più strutturato. Quindi ora , dopo aver celebrato gli anni del grande successo internazionale attraverso le tante sue rappresentazioni teatrali e i premiatissimi film Il Settimo Sigillo e Il Posto delle Fragole , è giunto il momento di percorrere le strade che porteranno Bergman verso " La Trilogia del Silenzio di Dio " e " La Tetralogia di Farò "
Dopo gli esiti favorevoli dei tanti successi internazionali degli anni cinquanta, durante la realizzazione del film " Il Volto " , Ingmar Bergman maturò l'idea di prendersi un periodo di pausa, da prima concludendo il rapporto artistico con Malmo Steadsteater, successivamente rallentando la sua attività cinematografica , tutto questo per impegnarsi nella sua vecchia passione giovanile, il teatro, un amore sempre presente , dopo tutto una sete di vita e arte mai satolle. Nel 1959 il regista e sceneggiatore svedese intraprenderà una tournée in quel di Parigi e Londra, successivamente il primo Dicembre si sposerà per la quarta volta con la pianista Kabi Lorelei con la quale avrà un figlio , Daniel Sebastian. Nello stesso anno , morirà il direttore
della Svensk filmndustri, lasciando le redini ad un caro amico di Bergman , Manne fant , che tempestivamente lo inviterà a collaborare nella veste di consigliere artistico, e ciò coinciderà anche con una ripresa dell'attività cinematografica.
XIV ) una delle sue opere più cupe , dove il regista affronterà esplicitamente la tematica religiosa rinunciando quasi del tutto al dialogo, se non in piccoli circoscritti frangenti, un interessante opera che si affiderà esclusivamente alle immagini e un ritmo lento, fra l'altro in un contesto di assorto e intenso lirismo evocativo , di sicuro una pellicola non facile ma assai originale. Subito dopo , con " L' Occhio del Diavolo " , il regista darà luce ad una prospettiva di cinema giocosa e ironica , che egli stesso la definirà nei titoli di coda , un " rondò capriccioso "
Persona , del 1966 , visto oggi , e con il senno di poi , distanzierà nettamente Ingmar Bergman dal " Teatro Reale " , e questo sarà il primo dato oggettivo della sua nuova fase artistica post depressiva, inoltre con la realizzazione di questo indimenticabile capolavoro, egli maturò la scelta di vivere presso l'' Isola di Farò" in maniera permanente , fino alla sua morte. In verità l'artista trovò in Farò una nuova radice ma anche un costante stimolo creativo , uno slancio vitale. Il regista rese Farò una sorta di personale Cinecittà , un costante laboratorio di idee e iniziative che si tradusse in film.
Dopo la realizzazione di Persona , Ingmar accettò un interessante collaborazione con Stimolantia, una proposta di lavoro con un gruppi di talentuosi giovani registi fra cui Richard Donner e Gustaf Molander , nello specifico un film suddiviso in otto episodi, una raccolta di cortometraggi ; Bergman scelse il tema del bambino realizzando così Daniel , il sentito omaggio a suo figlio.
Nel 1966 egli riprenderà in mano un manoscritto abbozzato nell'estate del 1965 , prima della crisi depressiva , " I mangiatori di uomini " trasformandolo in uno stravagante semi horror , il noto " L'Ora del Lupo , le cui tematiche saranno coerenti con la " Tetralogia di Farò ". Nel 1967 sarà la volta del contrastato e polemizzato film di guerra " La Vergogna " che verrà accusato dalla critica di qualunquismo in relazione alla guerra del Vietnam. Nel 1969 il regista realizzerà l'eccellente " Passione " , l'ultimo con la Svenk Filmindustri prima di un percorso del tutto autonomo e in proprio. Gli anni settanta si apriranno con una prolifica alternanza di progetti per la televisione e di cinema , non senza cadute di tono , come nel caso del celebre successo dell ' "Adultera" , un opera superficiale che coinciderà con l'ennesima crisi finanziaria , volendo , una situazione paradossale. Con il successivo " Sussurri e Grida " avrà modo di bissare nuovamente i vecchi fasti del successo mondiale, ottenendo fra l'altro numerosi premi. Gli anni settanta saranno ricordati come una decade altalenante , inframezzata da tante produzioni televisive e cinematografiche ma di profonda crisi.
Noi per il momento ci fermiamo qui ; riprenderò le trame di questa storia in seguito per fare posto ad altre trattazioni. My Ideal Blog non ha ancora concluso questo cammino condiviso con il lascito artistico e umano del
Ingmar Bergman e l' isola di Farò (Come in uno specchio)

"capitai in questo paesaggio di Fårö, con la sua assenza di colori, la sua durezza e le sue proporzioni straordinariamente ricercate e precise, dove si ha l'impressione di entrare in un mondo che è esterno, e del quale non siamo che una minuscola particella, come gli animali e le piante. Come sia accaduto non lo so, ma qui ho messo le radici e ora credo che la mia vita abbia nuovamente delle radici".
giovedì 28 dicembre 2017
Ingmar Bergman : " Il film, quando non è un documentario, è un sogno.”

Io baso tutte le mie decisioni sull'intuizione. Io tiro un dardo nell'oscurità. Quella è intuizione. Poi devo mandare un esercito nell'oscurità per cercare il dardo. Quello è intelletto.”
Non c'è nessuna forma d'arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell'anima.”
Provo per te un affetto senza fine, un affetto impensabile. E' un angoscia avere in sé un affetto così immenso.
da PensieriParole <https://www.pensieriparole.it/frasi-film/il-posto-delle-fragole-(1958)/citazione-Dov'è l'amico che il mio cuore ansioso
ricerca ovunque senza avere mai riposo?
Finito il dì ancor non l'ho trovato
e resto sconsolato.
La Sua presenza è indubbia ed io la sento
in ogni fiore e in ogni spiga al vento.
L'aria che io respiro e dà vigore
del Suo Amore è piena.
Nel vento dell'estate
la Sua voce intendo.
da PensieriParole <https://www.pensieriparole.it/frasi-film/il-posto-delle-fragole-(1958)/citazione-127461?f=e:1904>
27461?f=e:1904>
ricerca ovunque senza avere mai riposo?
Finito il dì ancor non l'ho trovato
e resto sconsolato.
La Sua presenza è indubbia ed io la sento
in ogni fiore e in ogni spiga al vento.
L'aria che io respiro e dà vigore
del Suo Amore è piena.
Nel vento dell'estate
la Sua voce intendo.
Settimo Sigillo e Enten Eller , giusto un ulteriore riflessione personale scaturita dalla visione di questo DVD

Cavaliere : Lo chiamo e lo invoco e se egli non risponde penso che non esiste.
Allora la vita non è che un vuoto senza fine.
Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno cadendo nel nulla , senza speranza.
My Ideal Blog (Globalartisticfusion.blogs
Il pensiero e l'idea, nelle loro concezioni più pure sono il collante concettuale , ma sopratutto l'inquietudine e la tensione emotiva che ci inducono verso una ricerca interiore sul senso della vita e della morte. È il frutto di una lunga gestazione di un anno e di una vita di studio e interessi privati poco noti a tutti , vissuti come un isola felice già a partire dalla pubertà. Attualmente sto scrivendo un lunghissimo articolo su di Ingmar Bergman dopo aver affrontato il teatro patafisico di Alfred Jarry e essermi collegato alla musica di Robert Wyatt , tanto per dirne una.
Questo Dvd è un esperimento Italiano eccezionale, musica e danza , per cornice estratti salienti dal film Il Settimo Sigillo , il capolavoro di Ingmar Bergman realizzato negli anni cinquanta. Gli Enten Eller sono una formazione di Ivrea , ruotano intorno alle figure del batterista, percussionista e compositore, Massimo Barbiero e il chitarrista Maurizio Brunod, gli unici due membri onnipresenti fin dal 1985 , in quanto gruppo aperto e dell'organico variabile. Enten Eller è Jazz e improvvisazione ma sopratutto composizione, pensiero intellettuale e umanesimo , sincretismo artistico e movimento, flusso di coscienza, di nervi e muscoli, emozioni , infine danza. Cristina Ruberto e Erika Martino sono la vita è la morte che anziché sfidarsi a scacchi, come nel film, replicano il costante dialogo fra la Morte e il Cavaliere attraverso la danza
La conclusione consiste nell' ultimo passo di danza dove la morte abbraccia la vita è la vita giacente spira abbracciando il samsara, o viceversa.
Tutto questo mi ha riportato alla memoria un antico proverbio indiano , o persiano, di cui ora ho un ricordo vago ... Se dentro di te dalla vita nasce la morte falla vivere e se dalla morte nasce la vita lasciala vivere. Ho appena visionato questo dvd e ora ho sviscerato queste riflessioni. Patrizio De Santis
mercoledì 27 dicembre 2017
Enten Eller : Settimo Sigillo (Recensione del DVD)

alla proposta senza giungere alla conclusione più ovvia e scontata. Dietro a ogni iniziativa concepita dagli Enten Eller c'è un vero studio e una filosofia di pensiero intrisa di umanesimo e rigore ideologico, ovviamente non in senso prettamente politico ma di concezione del contenuto in termini culturali e artistici. L'ensemble di Ivrea ha una storia interessante alle spalle , ogni loro capitolo discografico o spettacolo , visto che la loro attività non si può confinare in un supporto fonografico, è concepito come situazione " aperta " ma organizzata nei minimi dettagli , un vero meticoloso studio per un esperienza completa. Per Enten Eller non vale il concetto di semplice gruppo che improvvisa del Jazz , con il rischio dell'esercizio di stile fine a se stesso. I due membri stabili fin dal 1985 , il batterista , percussionista , compositore Massimo Barbiero , titolare di tantissimi altri progetti quali
Odwalla , Silence Quartet , Marmaduke e molto altro ancora , insieme al chitarrista Maurizio Brunod,

In questo caso sono stati coinvolti due danzatrici e un fotografo, Luca D' Agostino. Andiamo però con ordine , partendo dal lavoro svolto dal bravissimo D' Agostino che porta in seno al progetto circa 900 scatti che vengono proiettati durante la performance degli Enten Eller , (la danza è presente solo in sette frammenti del film , questo va specificato) c'è da fare una premessa, di questi scatti , circa 300 sono stati preparati in un teatro di Trieste con una modella completamente nuda e la proiezione del film di Bergman alle sue spalle. L' elemento costante del progetto si basa dunque sul difficile equilibrio che intercorre fra la scrittura e l'improvvisazione dei tre linguaggi , apparentemente in contrasto ma legati dallo stesso sentire , ovvero l'elemento teologico, filosofico che offre a tutti una solo estetica su cui interagire in perfetta armonia.
E' chiaro che si tratta di un lavoro non di facile gestazione visto la progettualità molto complessa e strutturata , non si tratta dunque di un banalissimo tributo con musicisti e danzatori che improvvisano in maniera caotica durante la proiezione di un film , rovinandolo con un vuoto esercizio di stravaganze onanistiche e a lungo estenuanti per tutti , sopratutto per il pubblico, anche se tale atteggiamento è da tempo tristemente inflazionato , con il costante rischio del senso del ridicolo.

costruito il flusso sonoro dell'evento , fanno parte da sempre del loro repertorio e ciò dimostra che da parte degli interessati vi sia stato un vero studio e
una serietà di fondo molto concreta , e non presa alla leggera, di conseguenza una forma di coerenza
e rispetto sia verso progetto che nei confronti del pubblico che si sono conquistati nel tempo , attraverso una sementa che è fra le migliori che vi siano in Italia.

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Il Disco è Cultura! Here and Now - I ritratti in Jazz per voce e contrabbasso di Marilena Paradisi e Bob Nieske. Losen Records, 2024
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