My Ideal Blog : Globalartisticfusion.blogspot.com di Patrizio De Santis Patrizio De Santis è titol

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Questo blog è nato come se fosse un'isola felice dove sperimentare una scrittura personale e condividere le mie passioni con qualsiasi internauta interessato alla bellezza. La sua dinamo propulsiva è la passione e l'amore per l'Arte. Ho realizzato uno spazio libero e autogestito, impostando tale contenitore come se fosse un potenziale Magazine cartaceo di approfondimenti culturali e artistici. Global Artistic Fusion è una sintesi della mia ricerca popolare e culturale: un mondo che vi offro nel My Ideal Blog 2.0

martedì 16 gennaio 2018

Ingmar Bergman. Persona : Dalla la Trilogia del Silenzio di Dio alla Tetralogia di Farò

Persona : Dalla Trilogia del Silenzio di Dio alla Tetralogia di Farò !

Scrivere e narrare la vicenda umana e artistica di Ingmar Bergman non è affatto una cosa semplice e se inizialmente questo servizio doveva essere sintetico , di conseguenza ben circoscritto al film " Il Settimo Sigillo " , come ho già scritto nei precedenti capitoli , ho poi maturato una trattazione più articolata di servizi e temi , una sorta di viaggio circolare , una spirale di eventi che nell'insieme mi stanno portando a rendere un omaggio più strutturato. Quindi ora , dopo aver celebrato gli anni del grande successo internazionale  attraverso le tante sue rappresentazioni teatrali e i premiatissimi film  Il Settimo Sigillo e Il Posto delle Fragole , è giunto il momento di percorrere le strade che porteranno Bergman verso " La Trilogia del Silenzio di Dio " e " La Tetralogia di Farò "
Dopo gli esiti favorevoli dei tanti successi internazionali degli anni cinquanta,  durante la realizzazione del film " Il Volto " , Ingmar Bergman maturò l'idea di prendersi un periodo di pausa, da prima concludendo il rapporto artistico con Malmo Steadsteater, successivamente rallentando la sua attività cinematografica , tutto questo per impegnarsi nella sua vecchia passione giovanile, il teatro, un amore sempre presente , dopo tutto una sete di vita e arte mai satolle. Nel 1959 il regista e sceneggiatore svedese intraprenderà una tournée in quel di Parigi e Londra, successivamente il primo Dicembre si  sposerà  per la quarta volta con la pianista Kabi Lorelei con la quale avrà un figlio , Daniel Sebastian. Nello stesso anno , morirà il direttore
della Svensk filmndustri, lasciando le redini ad un caro amico di Bergman , Manne fant , che tempestivamente lo inviterà a collaborare nella veste di consigliere artistico, e ciò coinciderà anche con una ripresa dell'attività cinematografica.
Nel 1960 arriverà il fatidico primo Oscar con il film " La fontana delle vergini " ( fra l'altro ispirato da un antica ballata svedese del secolo
XIV )  una delle sue opere più cupe , dove il regista affronterà esplicitamente la tematica religiosa rinunciando quasi del tutto al dialogo, se non in piccoli circoscritti frangenti, un interessante opera che si affiderà esclusivamente alle immagini e un ritmo lento, fra l'altro in un contesto di assorto e intenso lirismo evocativo , di sicuro una pellicola non facile ma assai originale. Subito dopo , con " L' Occhio del Diavolo " , il regista darà luce ad una prospettiva di cinema giocosa e ironica ,  che egli stesso la definirà  nei titoli di coda , un " rondò capriccioso "
Alla fine degli anni cinquanta e i primi anni sessanta , Ingmar Bergman maturerà il desiderio di realizzare un film concretamente diverso da tutto ciò che aveva già realizzato e capitalizzato con gli ottimi esiti in ambito internazionale , in parte ossessionato dall'idea di concepirlo in uno scenario insolito, ovvero un isola. Da prima visitò le Isole Orcadi  ma con un nulla di fatto, senza trovarne spunti interessanti su cui lavorare ma poi , su suggerimento di un suo conoscente, si recherà in un secondo tempo nel Baltico, dove presso l'ostile isola di Farò , prenderà vita " La Trilogia del Silenzio di Dio " ovvero , in ordine cronologico : Come in uno specchio e Luci d' Inverno, entrambi nel 1962 e Il Silenzio , ultimo atto del 1963. Se con il film Come in un specchio sarà premiato con un altro oscar , ultimo segmento di questa trilogia, Il Silenzio , verrà in parte osteggiato per lo scandalo , pur conquistandosi il plauso della critica più attenta e ricettiva Dopo questa trilogia  il regista svedese continuerà a lavorare per la televisione , alternandosi al teatro ma con l'idea di realizzare ancora una serie di film ispirati dall' isola di Farò , non prima però di uno " scherzo autobiografico " , una produzione sempre per la Tv svedese " Ett Dromspell : A proposito di tutte queste ...signore " che  presentato alla XXV edizione della Mostra di Venezia darà  alito alle ennesime reazioni contrastanti , in quanto ritenuto un passo falso, almeno rispetto alla precedenti produzioni. L' accaduto coincise anche con una nuova ricaduta depressiva. Durante la lunga convalescenza post depressiva Ingmar darà vita al primo atto della " Tetralogia di Farò " , una serie di film dove la narrazione si svilupperà , rispetto alle precedenti prove con un occhio ben più maturo e introspettivo verso tutti quegli incubi del passato, inerenti alle antiche ossessioni mutuate dall' educazioni rigida e punitiva del padre fra cui l'incombente presenza di Dio e di conseguenza della morte.

Persona , del 1966 , visto oggi , e con il senno di poi , distanzierà nettamente Ingmar Bergman dal " Teatro Reale " , e questo sarà il primo dato oggettivo della sua nuova fase artistica post depressiva, inoltre con la realizzazione di questo indimenticabile capolavoro, egli maturò la scelta di vivere presso l'' Isola di Farò" in maniera permanente , fino alla sua morte. In verità l'artista trovò in Farò una nuova radice ma anche un costante stimolo creativo , uno slancio vitale. Il regista rese Farò una sorta di personale Cinecittà , un costante laboratorio di idee e iniziative che si tradusse in film.
Dopo la realizzazione di Persona , Ingmar accettò un interessante collaborazione con Stimolantia, una proposta di lavoro con un gruppi di talentuosi giovani registi fra cui Richard Donner e Gustaf Molander , nello specifico un film suddiviso in otto episodi, una raccolta di cortometraggi ; Bergman scelse il tema del bambino realizzando così Daniel , il sentito omaggio a suo figlio.
Nel 1966 egli riprenderà in mano un manoscritto abbozzato nell'estate del 1965 , prima della crisi depressiva ,  " I mangiatori di uomini " trasformandolo in uno stravagante semi horror , il noto " L'Ora del Lupo , le cui tematiche saranno coerenti con la " Tetralogia di Farò ". Nel 1967 sarà la volta del contrastato e polemizzato film di guerra " La Vergogna " che verrà accusato dalla critica di qualunquismo in relazione alla guerra del Vietnam. Nel 1969 il regista realizzerà l'eccellente " Passione " , l'ultimo con la Svenk Filmindustri  prima di un percorso del tutto autonomo e in proprio. Gli anni settanta si apriranno con una prolifica alternanza di progetti per la televisione e di cinema , non senza cadute di tono , come nel caso del celebre successo dell ' "Adultera" , un opera superficiale che coinciderà con l'ennesima crisi finanziaria , volendo , una situazione paradossale. Con il successivo " Sussurri e Grida " avrà modo di bissare nuovamente i vecchi fasti del successo mondiale, ottenendo fra l'altro numerosi premi. Gli anni settanta saranno ricordati come una decade altalenante , inframezzata da tante produzioni televisive e cinematografiche ma di profonda crisi.

Noi per il momento ci fermiamo qui ; riprenderò le trame di questa storia in seguito per fare posto ad altre trattazioni. My Ideal Blog non ha ancora concluso questo cammino condiviso con il lascito artistico e umano del
grande  Ingmar Bergman. Nell'attesa , grazie dell'attenzione !


Ingmar Bergman e l' isola di Farò (Come in uno specchio)

Estratto dall' intervista. Come in uno specchio:

"capitai in questo paesaggio di Fårö, con la sua assenza di colori, la sua durezza e le sue proporzioni straordinariamente ricercate e precise, dove si ha l'impressione di entrare in un mondo che è esterno, e del quale non siamo che una minuscola particella, come gli animali e le piante. Come sia accaduto non lo so, ma qui ho messo le radici e ora credo che la mia vita abbia nuovamente delle radici".

giovedì 28 dicembre 2017

Ingmar Bergman : " Il film, quando non è un documentario, è un sogno.”

Film come sogni, film come musica. Nessun'arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure della nostra anima.

Io baso tutte le mie decisioni sull'intuizione. Io tiro un dardo nell'oscurità. Quella è intuizione. Poi devo mandare un esercito nell'oscurità per cercare il dardo. Quello è intelletto.

Non c'è nessuna forma d'arte come il cinema per colpire la coscienza, scuotere le emozioni e raggiungere le stanze segrete dell'anima.

Provo per te un affetto senza fine, un affetto impensabile. E' un angoscia avere in sé un affetto così immenso.

da PensieriParole <https://www.pensieriparole.it/frasi-film/il-posto-delle-fragole-(1958)/citazione-Dov'è l'amico che il mio cuore ansioso
ricerca ovunque senza avere mai riposo?
Finito il dì ancor non l'ho trovato
e resto sconsolato.
La Sua presenza è indubbia ed io la sento
in ogni fiore e in ogni spiga al vento.
L'aria che io respiro e dà vigore
del Suo Amore è piena.
Nel vento dell'estate
la Sua voce intendo.


da PensieriParole <https://www.pensieriparole.it/frasi-film/il-posto-delle-fragole-(1958)/citazione-127461?f=e:1904>
27461?f=e:1904>

Settimo Sigillo e Enten Eller , giusto un ulteriore riflessione personale scaturita dalla visione di questo DVD


Morte : Il suo silenzio non ti parla ?

Cavaliere : Lo chiamo e lo invoco e se egli non risponde penso che non esiste.
Allora la vita non è che un vuoto senza fine.
Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno cadendo nel nulla , senza speranza.

My Ideal Blog (Globalartisticfusion.blogspot.com) è nato come personale luogo di studio e approfondimento del novecento , anche se include l'ultima parte dell' ottocento , più ciò che di buono è sopravvissuto da questa lunga sementa, nel nuovo millennio che personalmente abito con fatica. La sua trattazione si limita all'aspetto più culturale dell'arte e nella sua globalità segue un tracciato storico atemporale, ma a zig zag , come se vi fossero più porte in grado di consentire un viaggio spazio temporale a secondo delle epoche e delle decadi, passando sopratutto per il cinema, il teatro, la danza , la musica, la letteratura, i movimenti cultural artistici dediti a forme di ricerca e avanguardia.
Il pensiero e l'idea, nelle loro concezioni più pure sono il collante concettuale , ma sopratutto l'inquietudine e la tensione emotiva che ci inducono verso una ricerca interiore sul senso della vita e della morte. È il frutto di una lunga gestazione di un anno e di una vita di studio e interessi privati poco noti a tutti , vissuti come un isola felice già a partire dalla pubertà. Attualmente sto scrivendo un lunghissimo articolo su di Ingmar Bergman dopo aver affrontato il teatro patafisico di Alfred Jarry e essermi collegato alla musica di Robert Wyatt , tanto per dirne una.
Questo Dvd è un esperimento Italiano eccezionale, musica e danza , per cornice estratti salienti dal film Il Settimo Sigillo , il capolavoro di Ingmar Bergman realizzato negli anni cinquanta. Gli Enten Eller sono una formazione di Ivrea , ruotano intorno alle figure del batterista, percussionista e compositore, Massimo Barbiero e il chitarrista Maurizio Brunod, gli unici due membri onnipresenti fin dal 1985 , in quanto gruppo aperto e dell'organico variabile. Enten Eller è Jazz e improvvisazione ma sopratutto composizione, pensiero intellettuale e umanesimo , sincretismo artistico e movimento, flusso di coscienza, di nervi e muscoli, emozioni , infine danza. Cristina Ruberto e Erika Martino sono la vita è la morte che anziché sfidarsi a scacchi, come nel film, replicano il costante dialogo fra la Morte e il Cavaliere attraverso la danza
La conclusione consiste nell' ultimo passo di danza dove la morte abbraccia la vita è la vita giacente spira abbracciando il samsara, o viceversa.
Tutto questo mi ha riportato alla memoria un antico proverbio indiano , o persiano, di cui ora ho un ricordo vago ... Se dentro di te dalla vita nasce la morte falla vivere e se dalla morte nasce la vita lasciala vivere. Ho appena visionato questo dvd e ora ho sviscerato queste riflessioni. Patrizio De Santis



mercoledì 27 dicembre 2017

Enten Eller : Settimo Sigillo (Recensione del DVD)



Settimo Sigillo è uno spettacolo veramente unico e oserei dire eccezionale , dalla concettualità strutturata e complessa ma sopratutto affascinante, sviluppato per musica , danza e fotografia. Non si vuole semplicemente omaggiare il grande capolavoro di Ingmar Bergman , anzi , bisogna fare attenzione 
alla proposta senza giungere alla conclusione più ovvia e scontata. Dietro a ogni iniziativa concepita dagli Enten Eller c'è un vero studio e una filosofia di pensiero intrisa di umanesimo e rigore ideologico, ovviamente non in senso prettamente politico ma di concezione del contenuto in termini culturali e artistici. L'ensemble di Ivrea ha una storia interessante alle spalle , ogni loro capitolo discografico o spettacolo , visto che la loro attività non si può confinare in un supporto fonografico,  è concepito come situazione " aperta " ma organizzata nei minimi dettagli , un vero meticoloso studio per un esperienza completa. Per Enten Eller non vale il concetto di semplice gruppo che improvvisa del Jazz , con il rischio dell'esercizio di stile fine a se stesso. I due membri stabili fin dal 1985 , il batterista , percussionista , compositore Massimo Barbiero , titolare di tantissimi altri progetti quali
Odwalla , Silence Quartet , Marmaduke e molto altro ancora , insieme al chitarrista Maurizio Brunod,
hanno concepito fin dagli esordi un disegno e progetto musicale di largo respiro ,e ciò senza mai compiacere alcuna tendenza o pubblico tanto per ritagliarsi una fama effimera. Tanti sono stati gli strumentisti, ma sopratutto gli artisti delle più disparate discipline a confluire nel progetto Enten Eller, citazione di Soren Kierkegard , filosofo e teologo danese, scrittore esistenzialista , ovvero Aut - Aut , un opera sicuramente da trattare in futuro nel mio Blog.
In questo caso sono stati coinvolti due danzatrici e un fotografo, Luca D' Agostino. Andiamo però con ordine , partendo dal lavoro svolto dal bravissimo D' Agostino che porta in seno al progetto circa 900 scatti che vengono proiettati durante la performance degli Enten Eller , (la danza è presente solo in sette frammenti del film , questo va specificato) c'è da fare una premessa, di questi scatti , circa 300 sono stati preparati in un teatro di Trieste con una modella completamente nuda e la proiezione del film di Bergman  alle sue spalle. L' elemento costante del progetto si basa dunque sul difficile equilibrio che intercorre fra la scrittura e l'improvvisazione dei tre linguaggi , apparentemente in contrasto ma legati dallo stesso sentire , ovvero  l'elemento teologico, filosofico che offre a tutti una solo estetica su cui interagire in perfetta armonia.
E' chiaro che si tratta di un lavoro non di facile gestazione visto la progettualità molto complessa e strutturata , non si tratta dunque di un banalissimo tributo con musicisti e danzatori che improvvisano in maniera caotica durante la proiezione di un film , rovinandolo con un vuoto esercizio di stravaganze onanistiche e a lungo estenuanti per tutti , sopratutto per il pubblico, anche se tale atteggiamento è da tempo tristemente inflazionato , con  il costante rischio del senso del ridicolo.
Menzione speciale dunque per chi non ho ancora citato e sono le danzatrici Cristina Ruberto e Erika Martino , notevolissime e bravissime , encomiabili ,  Alberto Mandarini alla tromba e Giovanni Maier al contrabasso , oramai membri stabili per via di un interplay consolidatosi con costante maestria e crescita e quindi di fatto non secondari a due membri fondatori, anche se nel corso del tempo nessuno lo è mai stato visto la ragione sociale dell' ensemble ; a questi si aggiungono due guest musician di gran pregio, Lauro Rossi al trombone e Achille Succi al sax alto e al clarinetto. I temi su cui i musicisti hanno
costruito il flusso sonoro dell'evento , fanno parte da sempre del loro repertorio e ciò dimostra che da parte degli interessati vi sia stato un vero studio e
una serietà di fondo molto concreta , e non presa alla leggera, di conseguenza una forma di coerenza 
e rispetto sia verso progetto che nei confronti del pubblico che si sono conquistati nel tempo , attraverso una sementa che è fra le migliori che vi siano in Italia.



I

martedì 26 dicembre 2017

Il Settimo Sigillo , un dialogo tra La Morte e un Cavaliere durante una partita a scacchi

Morte : Il suo silenzio non ti parla ?

Cavaliere : Lo chiamo e lo invoco e se egli non risponde penso che non esiste.
Allora la vita non è che un vuoto senza fine.
Nessuno può vivere sapendo di dover morire un giorno cadendo nel nulla , senza speranza.

Riporto questo significativo estratto dal film  Il Settimo Sigillo , a mio avviso la chiave
di lettura non solo di questa celebre opera ma oserei dire di
tutto il lascito intellettuale e
umano di Ingmar Bergman !

Ingmar Bergman Bio parte terza - Il Settimo Sigillo e gli anni del grande cinema


Ingmar Bergman , un grandissimo personaggio del millenovecento o meglio un esistenzialista del teatro e del cinema , come pochi ha saputo dare voce all'eterno quesito vita e morte , quasi un ossessione visto i traumi infantili e le paure inculcate dal padre padrone , luterano e cappellano di corte reale. Da dove riprendere il filo se non da ciò e dal fatto che nel regista così come nell'uomo era anche insito un romanticismo affascinante, decantato in un estetica melanconica abbacinante di bellezza , seppur fra acque torbide. E che dire della sua opera più acclamata in ambito cinematografico quale Il Settimo Sigillo ? Un ossessiva partita a scacchi fra La Morte e il cavaliere
Antonius Block dove è il dialogo fra i due è il vero fulcro che porta al senso del film, in sintesi la vita in relazione alla morte , di conseguenza tutto è relativo al concetto del sacro e all'antica paura indotta
dalla rigida e severa educazione luterana del padre. Un cinema che è tormento ma si tramuta in
poetica bellezza , un lascito essenziale dell'umanesimo cinematografico del novecento. Non ci resta che riprendere il discorso dal celebre film " Il Settimo Sigillo " per proseguire verso tutte le altre fondamentali tappe tracciate dall'occhio vivo e profondamente artistico di Bergman.

Il Settimo Sigillo fu un opera di svolta per Ingmar Bergman e venne terminato durante il corso del 1956 ma in verità si trattava di un riadattamento di un suo soggetto teatrale del 1954 scritto per un saggio di recitazione per gli allievi dell' Accademia Drammatica di Malmo ,  rappresentato in una singola e circoscritta occasione. Pittura su Legno , così era titolato , durava circa 54 minuti.
Il regista espresse più volte il desiderio di portare tale soggetto in versione cinematografica ma ebbe
a che fare con un muro di diffidenza da parte dei suoi produttori che scettici temevano esiti non proprio favorevoli da parte della critica e del pubblico, di conseguenza una perdita economica.
Grazie però al successo di qualche sua precedente opera attraverso la Mostra di Venezia e sopratutto al Festival di Cannes , la tenacia di Bergman ebbe la meglio , e quindi Pittura su Legno divenne l'opera
che tutti conosciamo , Il Settimo Sigillo. Il film ebbe però un veto di produzione , il tutto si sarebbe dovuto concretizzare non oltre i trenta giorni lavorativi , con il poco tempo a disposizione e un budget striminzito il regista svedese fece miracoli , a volte aiutandosi perfino con dei mezzi di fortuna ma la sorte lo premiò visto che il film rese più solida la sua fama.
Nel 1957 , Il Settimo Sigillo vinse " Il Premio speciale della Giuria " al Festival di Cannes, nel 1958 ricevette " Il Gran Premio dell' Accademia Francese del Cinema "  mentre nel 1960 il film fu proiettato in Italia e vinse " Il Nastro d' Argento " e per concludere in Spagna, sempre nello stesso anno ebbe come onorificenza " Il Lebano d' Oro "
Tuttavia il vero successo internazionale si conclamò con un altra pellicola , quella meraviglia che in Italia conosciamo con il titolo " Il posto delle fragole " , opera del 1958, in concomitanza  con un lungo periodo di intensa attività teatrale che coincide con un ricovero in una clinica psichiatrica [...] Bergman vi si dedicò con cosi tanto impegno che in questo caso , le due sue maggiori
doti non coincisero in termini di salute psico-fisica. Il perfezionista Ingmar ebbe il suo momento di difficoltà ma la sua generosità artistica e l'insofferenza al riposo furono la dinamo vincente e risolutiva per il male. In verità il film è una serena analisi sulla vita e sulla morte , conquistò per questo il
plauso della critica e ottenne " L' Orso d' Oro " al Festival di Berlino e il primo posto alla Mostra del cinema di Venezia. Nel 1959 produsse altri due film , Alle soglie della vita , con esiti discreti , ma sopratutto " Il Volo " che gli valse il primo premio speciale per la miglior regia  e originalità poetica, non ultimo una menzione per lo stile e l'estetica artistica al Festival di Venezia , con tanto di Leone d' Oro ex Aequo accanto ai film " La grande guerra " di Mario Monicelli " e " Il Generale Della Rovere " di Roberto Rossellini ; i giornalisti presenti in giuria , in segno di polemica gli conferirono " Il Premio Pasinelli " come migliore opera presente nella celebre rassegna.

Per adesso ci fermiamo esattamente nel 1959 ; mai avrei pensato che questo servizio prendesse vita coinvolgendomi fino a questo punto , inizialmente doveva essere molto più breve e sintetico ma credo che la statura del personaggio meriti un Focus ben approfondito. Da parte mia è anche un motivo di studio personale del tutto estemporaneo , avendo il mondo di ripassare o approfondire ciò che mi era sfuggito come semplice appassionato. Grazie dell'attenzione e a presto con i suoi anni sessanta e settanta.

giovedì 21 dicembre 2017

Ingmar Bergman - Abito sempre nel mio sogno e di tanto in tanto faccio una visita alla realtà.


Film come sogni, film come musica. Nessun'arte passa la nostra coscienza come il cinema, che va diretto alle nostre sensazioni, fino nel profondo, nelle stanze scure della nostra anima.

 Fellini, Kurosawa e Buñuel si muovono nello stesso campo di Tarkovsky. Antonioni era sulla buona strada, poi è come spirato, soffocato dal suo stesso tedio

 Svezia, settembre 1975 :

Cari amici
Stiamo per fare un film che, in un certo senso, tratta di un mancato suicidio. In effetti ha a che fare (stavo per dire "come al solito") con Vita, Amore e Morte. Perché in realtà non esiste nulla di più importante di cui occuparsi, a cui pensare, di cui preoccuparsi, di cui rallegrarsi e così via.
Se qualche persona onesta dovesse domandarmi onestamente perché abbia scritto questo film, io, ad essere onesto, non sarei in grado di dare una risposta netta.

mercoledì 20 dicembre 2017

Ingmar Bergman Bio parte seconda : L' uomo , il regista di teatro e il suo primo grande cinema negli anni quaranta e cinquanta.


Ingmar Bergman è dunque un artista totale ? Da dove riprendere il filo del discorso aperto con la prima parte di questa mia modesta biografia sulla sua vita e sulla sua opera , se non da questo concetto : L' Arte Totale !  Teatro , opera lirica , studio , una profonda passioni per ogni tematica filosofico umanistica ma sopratutto la tormentata relazione con il suo passato , la religione e l'ossessivo timore referenziale della morte ; le basi del suo cinema e dell' uomo , della sua grande statura umanistica e culturale e la  vita. Ingmar Bergman è considerato una delle personalità più eminenti della storia della cinematografia mondiale , uno dei migliori sopratutto dal punto di vista tecnico visivo, infine un superlativo sceneggiatore , complesso e raffinato. Nel suo cinema le tematiche di una giovinezza perduta , causa la rigida educazione punitiva e luterana della famiglia , la figura del l'eterno padre padrone che poi si è inevitabilmente configurata con Dio , quindi una fede latente e compromessa per crisi religiosa , l'incombente spettro dell' austero giudizio della morte , sono il fulcro del suo lascito fra tematiche e dogmi , traumi e paure sviscerate fino all'esasperazione, con il risultato di una perfezione cinematografica, come già scritto, rara.
Suo padre Erik , era di fatto votato alla vita pastorale luterana , con i principi educativi fondanti di tale ordine , quali il peccato e la confessione , il perdono tramite la punizione per il raggiungimento della grazia di Dio. Quest'uomo , votato fin da giovane all'attività pastorale , sopratutto in veste da cappellano della Corte Reale, impartì al figlio un'educazione molto severa, ricordi che sono evidenti nei suoi film più tardi : Fanny e Alexander (1982), Con le migliori intenzioni (1992) e Conversazioni private (1996) 
( Giusto una ricapitolizzazione ... Una intro !) 


Come ho già scritto nella precedente prima parte della biografia , incentrata sopratutto negli
anni della sua giovinezza ,e l'apprendistato nel teatro studentesco , infine come affermato scrittore e sceneggiatore , regista di teatro , la sua immensa fortuna avvenne grazie alla prima rappresentazione dell'opera " La morte di Kasper , messa in scena dai vecchi compagni del teatro studentesco di Stoccolma , nel 1942., dove ebbe modo di fare breccia 
sulle illustri personalità di Carl Anders Dymling, e Stina Bergman della Svensk Filmindustri,
Nel 1944 , grazie all'assunzione presso questa casa di produzione artistico cinematografica,
uno dei sui scritti inediti venne portato dal teatro al film , Spasimo , per la  regia di Alf Sjoberg e la collaborazione dello stesso Bergman come segretario di direzione , che venne
molto apprezzato per il suo J' Accuse verso il nazismo , mentre nel 1946 con il titolo Tormento , vincerà il primo festival di Cannes del secondo dopo guerra. 
Nel 1946 , Ingmar Bergman trasferitosi a  Goteborg , verrà nominato primo regista presso il teatro della città , dove debutterà con un opera da egli tanto amata , la personale rappresentazione del Caligula di Albert Camus , personaggio e intellettuale affine e assai caro ; in questo contesto sarà assai intenzionato a portare avanti entrambe le attività come regista da teatro e film , con alternanza ma prolifera costanza. Nel 1947 , complice la stima 
e la profonda ammirazione guadagnata nel settore, sarà la volta dei film " La Terra del desiderio " e " La musica nel buio " entrambi incentrati su di un romantico disagio giovanile , tematica costante anche nelle successive produzioni, almeno fino a " Un estate d'amore " con cui andrà a chiudere la sua prima fase romantica.
Dopo una serie di vicissitudini non favorevoli e qualche insuccesso all' interno della
Svensk Filmindustri , nel 1948 , grazie all'interesse e l'aiuto di Loris Marmsted , Ingmar 

conseguirà il suo primo successo cinematografico con il film " La prigione " destando
un certo interesse a tal punto di convincere la sua vecchia casa di produzione ad una rinnovata fiducia.
La firma del grande Ingmar Bergman però arriverà al raggiungimento della prima maturità solo nel 1950 , con il già citato " Un estate d' amore " ,  poiché l'opera risentirà dello stato d'animo del regista cosi nel profondo da lasciare la seguente dichiarazione : Fu il primo film in cui cominciai a sentirmi veramente in grado di esprimermi.
Nel 1952 , dopo aver concluso il suo rapporto lavorativo con la Svensk Filmindustri, attraverso un altro film , il regista , oramai consapevole del proprio potenziale , realizzerà
" Donna in attesa " presentandolo a Venezia e con buon successo ma nel 1953 avrà qualche problema con il successivo " Monica e il desiderio " , ai tempi considerato scandaloso , per via dell' insolente sensualità dell'attrice Harriet Anderssons , a cui si legherà sentimentalmente e con cui realizzerà ben nove film ( A detta di Bergman , la migliore attrice e musa di sempre !)
Nel corso degli anni cinquanta , complice qualche crisi artistica , e la stanchezza , l'artista
si dedicherà nuovamente al teatro , rappresentando in diverse occasioni autori come 
Pirandello e Kafka , questo prima di giungere al suo primo e grande successo internazionale , il celebre " Settimo Sigillo " , nel 1956 (To be continued !)

Fine della seconda parte di questa mia appassionata cronistoria sul grande Ingmar Bergman , ovviamente scriverò ancora altro e non vi resta che seguirmi , sempre e solo
se potete e sopratutto volete. Grazie mille dell'attenzione !




sabato 16 dicembre 2017

Ingmar Bergman - Biografia parte prima : La vita di Ingmar Bergman attraverso la formazione dello studio e del teatro.



Oggi parliamo del grande regista svedese Ingmar Bergman in maniera più o meno , e spero , esaustiva , seppur in forma essenziale , visto che la sua vicenda e il suo percorso umano non è facilmente condensabile nella parole scritte ; egli è sopratutto l'artista visionario e complesso che si manifesta attraverso l'occhio magico della sua opera , e quindi con il suo grandioso e immenso lascito cinematografico. Bergman nasce il 14 Luglio del 1918 a Uppsala , figlio di un  cappellano della corte
reale. Questo piccolo particolare della sua biografia, ci rivela già molte delle tematiche che egli ha sviscerato attraverso il suo cinema , infatti , fin da piccolo , viene educato  in maniera austera secondo i concetti luterani del peccato ,  di conseguenza alla confessione religiosa , alla punizione e al perdono , quindi alla purificazione della grazia attraverso la religione. Ovviamente , tutto questo, come ho già accennato qualche riga sopra, sarà tematica ricorrente dei suoi film più per esorcizzare e convivere con un dolore insostenibile ; non era infrequente che il povero Ingmar fosse rinchiuso in un armadietto a scopo punitivo , e che in tale stato di cattività maturasse rabbia verso il suo padre padrone e il temuto Dio forzatamente introiettato, fra mille ipocrisie in quel clima culturale. A diciannove anni si iscrive all' Università di Stoccolma , stabilendosi così nella capitale , ma l'emancipazione culturale a cui aspira non è affatto facile, poiché il giovane ha alle spalle una famiglia tutto sommato non troppo benestante , ma sopratutto un disagio esistenziale che non gli permette di integrarsi con i coetanei ,  e quindi conduce una vita " boema " da artista scapestrato. Tutto questo non gli impedisce di approfondire i suoi studi e i tanti interessi culturali che gli stanno a cuore e lo arricchiscono , compiendo così un personale percorso di riscatto sociale e umano. La sua vicenda artistica parte dunque dal teatro e dal pentagramma delle sette note ma ben presto tutta questa passione per l'arte si trasforma in un discorso radicale , di fatto, non più associabile con tutte le altre attività , di cui si è manifestato un ottimo e brillante studioso.
Questa inquietudine , più simile ad una pulsione febbrile che rasenta l'ossessivo, lo porta a definire meglio il suo percorso artistico , quello che poi si è manifestato successivamente nel cinema, e quindi abbandona il teatro studentesco in maniera definitiva , per approdare ad un teatro professionale , e sopratutto di denuncia , provocatorio e ferocemente satirico. Nel 1940 diventa aiuto regista presso " Il Teatro dell' Opera " ma senza essere stipendiato e una ragazza del corpo di ballo alto borghese e di ricca famiglia lo aiuta finanziariamente , riuscendo cosi anche ad ottenere un ruolo di suggeritore per
" L' Orfeo all' inferno " con un compenso di tredici corone a sera. Raggiunta un minimo di tranquillità economica, Ingmar Bergman  si concentra sulla sua scrittura, e nel giro di pochi anni produce una dozzina di drammi e un opera lirica , fra cui " La Morte di Kasper " che nel 1942 ,  messa in scena per decisione del buon vecchio teatro studentesco, produce la sua fortuna. Bergman , non ostante il suo cupo e difficile carattere , ha lasciato una breccia nel cuore dei suoi vecchi compagni che lo ammirano e lo sostengono. Da questo momento in poi il giovane artista inizia a consolidare la sua arte. Ad assistere allo spettacolo vi sono in platea nomi di tutto prestigio quali Carl Anderson Dymling , neodirettore della Svensk Filmindustri , e Stina Bergman , vedova del drammaturgo Hjalmar Bergman , responsabile della sezione manoscritti , quest'ultima colpita dalla rappresentazione , lo convoca il giorno seguente , assumendolo con uno stipendio di cinque corone
al mese. Ora , il passo dal teatro al cinema è solo una questione di tempo !



venerdì 15 dicembre 2017

Ingmar Bergman, La lanterna magica, autobiografia, 1987 - estratto



« In realtà io vivo continuamente nella mia infanzia: giro negli appartamenti nella penombra, passeggio per le vie silenziose di Uppsala, e mi fermo davanti alla Sommarhuset ad ascoltare l'enorme betulla a due tronchi, mi sposto con la velocità a secondi, e abito sempre nel mio sogno: di tanto in tanto, faccio una piccola visita alla realtà »

Nell'attesa di una bio da me scritta su di Ingmar Bergma , condivido qui il suo pensiero, sperando di farvi cosa gradita.
Domani si inizia il viggio verso le trame
del Settimo Sigillo !

Il Disco è Cultura! Here and Now - I ritratti in Jazz per voce e contrabbasso di Marilena Paradisi e Bob Nieske. Losen Records, 2024

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