My Ideal Blog : Globalartisticfusion.blogspot.com di Patrizio De Santis Patrizio De Santis è titol

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Questo blog è nato come se fosse un'isola felice dove sperimentare una scrittura personale e condividere le mie passioni con qualsiasi internauta interessato alla bellezza. La sua dinamo propulsiva è la passione e l'amore per l'Arte. Ho realizzato uno spazio libero e autogestito, impostando tale contenitore come se fosse un potenziale Magazine cartaceo di approfondimenti culturali e artistici. Global Artistic Fusion è una sintesi della mia ricerca popolare e culturale: un mondo che vi offro nel My Ideal Blog 2.0

domenica 16 giugno 2019

Pier Paolo Pasolini : "La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza"


Pier Paolo Pasolini :  "La mia indipendenza, che è la mia forza, implica la solitudine, che è la mia debolezza" / Il mio omaggio per Pier Paolo Pasolini è una profonda riflessione sulla solitudine. 

Ripropongo uno scritto di Pasolini apparentemente  disilluso e solitario ma che nella sua forma più essenziale resta un prezioso lascito per tutti noi uomini contemporanei del terzo millennio. La solitudine di questo controverso intellettuale ha fruttato un patrimonio artistico e culturale di notevole importanza storica. Questo patrimonio andrebbe rivisto con occhi diversi: in primis sarebbe opportuno spogliarlo di mitologia, per poi favorire una rilettura corale e popolare - per essere offerta e ridistribuita ai figli del popolo - come pane quotidiano. Pier Paolo Pasolini nella sua drammatica vicenda umana, ha percorso  la strada di un uomo in lotta contro un'intero sistema - mosso però da  una propensione più poetica ed esistenziale  - che politico idealista.  Pasolini non ha scelto di farsi martire - forse è accaduto  in maniera inconsapevole - perché il suo socialismo oggi ci appare come un surrogato moderno del cristianesimo.
E' stato anche un antirivoluzionario - vedere le posizioni sul 1968 - quando si  schierò dalla parte dei poliziotti durante le manifestazioni studentesche - contrapponendosi alla nuova onda rossa  borghese - motivando le sue ragioni - in quanto le forze dell'ordine erano figlie della povertà dei braccianti e dei contadini del Sud. 

La Solitudine come Croce: Pasolini l'Unto. Non sarebbe potuto essere diversamente, se per un attimo ci soffermiamo nell'analisi  critica di un'opera come "Il Vangelo secondo Matteo."  Tale mente non è un  paradosso esistenziale. Ci ha fornito dei preziosi strumenti e delle un'opportunità morali per comprendere  l'interezza e la pienezza della vita, perché come tutti gli uomini, egli è stato un santo e un peccatore alla ricerca di un senso definitivo da poter dare allo stato delle cose.  

" Nessun prete mi ha mai parlato, come te, di Gesù Cristo e di san Francesco. Una volta mi hai parlato anche di sant’Agostino, del peccato e della salvezza come li vedeva sant’Agostino. È stato quando mi hai recitato a memoria il paragrafo in cui sant’Agostino racconta di sua madre che si ubriaca. Ho compreso, in quell’occasione, che cercavi il peccato per cercare la salvezza, certo che la salvezza può venire solo dal peccato, e tanto più profondo è il peccato tanto più liberatrice è la salvezza. Però ciò che mi dicesti su Gesù e su san Francesco, mentre Maria sonnecchiava dinanzi al mare di Copacabana, mi è rimasto come una cicatrice. Perché era un inno all’amore cantato da un uomo che non crede alla vita. Non a caso l’ho usato nel libro che non hai voluto leggere. L’ho messo in bocca al bambino quando interviene al processo contro la sua mamma: “Non è vero che non credi all’amore, mamma. Ci credi tanto da straziarti perché ne vedi così poco, e perché quello che vedi non è mai perfetto. Tu sei fatta d’amore. Ma è sufficiente credere all’amore se non si crede alla vita?”. 

Oriana Fallaci a P.P. Pasolini).



Ogni uomo abbraccia il proprio destino. C'è colui che: inquieto, vuole attingere alla fonte della verità, e c'è chi si isola tra le persone, vivendo nella superficie della società -  per non riconoscersi mai nel dubbio -  e morire in un'abbondanza destinata a disperdersi, erosa attraverso lo stallo del tempo. In Pasolini, anche per via dei propri mezzi creativi ( cinema, teatro, e scrittura poetica) regna la Pietas. La solitudine non è altro che la conseguenza di una sacrale necessità espressiva di tradizione umanistica.

La Solitudine, di P.P. Pasolini.

Bisogna essere molto forti
per amare la solitudine; bisogna avere buone gambe
e una resistenza fuori dal comune; non si deve rischiare
raffreddore, influenza e mal di gola; non si devono temere
rapinatori o assassini; se tocca camminare
per tutto il pomeriggio o magari per tutta la sera
bisogna saperlo fare senza accorgersene; da sedersi non c’è;
specie d’inverno; col vento che tira sull’erba bagnata,
e coi pietroni tra l’immondizia umidi e fangosi;
non c’è proprio nessun conforto, su ciò non c’è dubbio,
oltre a quello di avere davanti tutto un giorno e una notte
senza doveri o limiti di qualsiasi genere.
Il sesso è un pretesto. Per quanti siano gli incontri
- e anche d’inverno, per le strade abbandonate al vento,
tra le distese d’immondizia contro i palazzi lontani,
essi sono molti – non sono che momenti della solitudine;
più caldo e vivo è il corpo gentile
che unge di seme e se ne va,
più freddo e mortale è intorno il diletto deserto;
è esso che riempie di gioia, come un vento miracoloso,
non il sorriso innocente, o la torbida prepotenza
di chi poi se ne va; egli si porta dietro una giovinezza
enormemente giovane; e in questo è disumano,
perché non lascia tracce, o meglio, lascia solo una traccia
che è sempre la stessa in tutte le stagioni.
Un ragazzo ai suoi primi amori
altro non è che la fecondità del mondo.
E’ il mondo così arriva con lui; appare e scompare,
come una forma che muta. Restano intatte tutte le cose,
e tu potrai percorrere mezza città, non lo ritroverai più;
l’atto è compiuto, la sua ripetizione è un rito. Dunque
la solitudine è ancora più grande se una folla intera
attende il suo turno: cresce infatti il numero delle sparizioni –
l’andarsene è fuggire – e il seguente incombe sul presente
come un dovere, un sacrificio da compiere alla voglia di morte.
Invecchiando, però, la stanchezza comincia a farsi sentire,
specie nel momento in cui è appena passata l’ora di cena,
e per te non è mutato niente: allora per un soffio non urli o piangi;
e ciò sarebbe enorme se non fosse appunto solo stanchezza,
e forse un po’ di fame. Enorme, perché vorrebbe dire
che il tuo desiderio di solitudine non potrebbe essere più soddisfatto
e allora cosa ti aspetta, se ciò che non è considerato solitudine
è la solitudine vera, quella che non puoi accettare?
Non c’é cena o pranzo o soddisfazione del mondo,
che valga una camminata senza fine per le strade povere
dove bisogna essere disgraziati e forti, fratelli dei cani.  





+ Link  di  Franco Confessore

Un pezzo di "esplorazione attraverso ombre, riflessi e proiezioni...


consapevoli e inconsapevoli"


lunedì 20 maggio 2019

Gianfranco Mingozzi - Un viaggio tra La Dolce Vita, il tarantismo, la mafia, Luciano Berio e Flavia, la terribile e inquietante storia della monaca musulmana e il Cinema della Memoria.

[ - Gianfranco Mingozzi - Un viaggio tra La Dolce Vita, il tarantismo, la mafia, il film inchiesta e il cinema della memoria in un filo conduttore che si muove tra la cultura popolare di Ernesto De Martino e l' avanguardia di Luciano Berio, nel segno della memoria collettiva. - ]

Oggi voglio ricordare la figura del poco celebrato regista Gianfranco Mingozzi, soffermandomi sulla sua fase iniziale di carriera che noi possiamo tracciare all' interno di uno scenario e un fermento artistico che va' dalla Dolce Vita felliniana al cinema di genere della prima metà degli anni settanta, con un mio personale Focus sulla controversa opera borderline " Flavia la monaca musulmana "  del 1974.  Gianfranco Mingozzi ha contribuito con la sua macchina da presa all' emancipazione culturale del cittadino medio, o di estrazione proletaria, utilizzando il cortometraggio, il documentario e il film inchiesta, sopratutto nelle decadi degli anni sessanta e settanta con un appendice negli anni ottanta e dei successivi ma circoscritti episodi. Per me è un opportunità di misurarmi con un argomento del tutto nuovo, almeno per My Ideal Blog e in secondo luogo ne approfitto per parlarvi di un' opera della sua filmografia più tosto controversa e poco nota, considerando che il regista ha offerto un contributo al cinema di genere in una forma del tutto trasversale e innovativa e che proprio Flavia sia stato un tentativo ulteriore di voler documentare una storia sepolta e insabbiata dalla nostra cultura cattolica.

Questo bravissimo e illuminato regista e sceneggiatore nasce a Molinella il 5 Aprile del 1932 e cresce in una frazione di quel territorio, San Pietro di Capofiume, in provincia di Bologna, di conseguenza appartiene all' Emilia più popolare e tradizionale; un  aspetto molto importante per comprendere il suo ruolo nel cinema della memoria e della formazione collettiva, anche perché lo sguardo attento di Gianfranco Mingozzi è stato sorprendentemente in grado di trasferire nel documentario tutti quei linguaggi e quegli elementi in grado di incuriosire la persona comune, il neofita.
Prima di approdare nel mondo della regia e della sceneggiatura e valorizzare la macchina da presa e della celluloide con il suo certosino e inventivo mestiere si laurea in legge all' Università di Bologna, archiviata la fase degli studi comprende di voler fare altro e giunge a Roma per frequentare con ottimi esiti Il Centro sperimentale di cinematografia della capitale, diplomandosi, e quasi contemporaneamente lavorare in veste di assistente alla regia di Federico Fellini nella celebre opera " La Dolce Vita " dove tra l'altro ha anche un ruolo d' attore, e siamo nel 1961.

[ - Gianfranco Mingozzi e i documentari sul fenomeno del tarantismo salentino : Taranta e Tarantula 1961/1962 - Il rituale della Pizzica nel morso della Taranta - ]

Con il cortometraggio " Taranta " e il documentario " Tarantula ", lavori che nascono in un segmento temporale di un anno, tra il 1961 e il 1962, Mingozzi inizia a immergersi nella cultura popolare e socio - antropologica del mondo contadino con  un' interessante analisi visiva sul fenomeno del tarantismo salentino attraverso il rituale della Pizzica in relazione allo struggimento emotivo e psichico cagionato dal morso della Taranta. Un ottimo pretesto per andare a trattare le credenze esoteriche e musicali del fenomeno più affascinante della Puglia, sicuramente attratto dai documenti di Alan Lomax e Diego Carpitella.

Sopratutto nel documentario vero e proprio,  " Tarantula ", dobbiamo segnalare un dato molto importante, perché insieme al corto si tratta del primo documento filmato sul tarantismo " ufficiale" di cui noi abbiamo memoria,  ed è realizzato sopratutto con una meticolosa cura delle parti musicali grazie al contributo di Diego Carpitella,  a questo si vanno ad aggiungere la fotografia di Ugo Piccione, le consulenze di Ernesto di Martino e un mirato ma prezioso intervento di Salvatore Quasimodo. Mingozzi vive il tema dei suoi documentari con una capacità di interiorizzare storie e luoghi, umori e suoni, sentimento e emozione pressoché uniche, e la capacità di creare un team di lavoro funzionale come se fosse un gabinetto sperimentale mobile, aperto a voci esterne, dimostra una grande onestà  intellettuale e serietà professionale verso il pubblico che richiede un educazione alla conoscenza più che limpida.

- Nel mondo del documentario il nostro trova tutti gli stimoli necessari per crescere e nel 1966 arrivano dei riconoscimenti di grande pregio e rilevanza, quali il Leone D' Oro al Festival di Venezia, e la sezione Oscar per il documentario " Con il cuore fermo, Sicilia. -


[ - Il Film Inchiesta e la Mafia : La Violenza - Con il cuore fermo, Sicilia - La Terra dell' uomo - La controversa gestazione di un progetto d' approfondimento culturale in Italia.]

Il docufilm sulla Sicilia è un prezioso omaggio all' Italia, o meglio al popolo italiano, ma anche una concreta possibilità di offrire all' estero uno spaccato popolare simile ad un blues perché si tratta di una storia vissuta con gli occhi del sociologo e poeta Danilo Dolci, un grandissimo uomo che una volta trasferitosi dal Nord a Palermo ha scelto di battersi contro lo strapotere della Mafia.

Questo lavoro nato sopratutto da un' idea di Paolo Zavattini che coinvolge il giovane Gianfranco non ha avuto una gestazione facilissima perché il progetto nasce nel 1961 ma per il tema trattato si aliena i contributi economici di Dino De Lurentis che teme di avere delle ripercussioni, a tal punto da boicottarlo con tutti i mezzi possibili facendo fallire la casa di produzione. Soltanto intorno al 1964 Gianfranco Mingozzi riesce a concretizzare il progetto di Paolo Zavattini, nato come "La Violenza " e poi riscritto e ripensato ex novo come film inchiesta " Con il cuore fermo, Sicilia."  L' opera viene arricchita dal prezioso contributo dello scrittore Leonardo Sciascia.

Le parole di Gianfranco Mingozzi sono una preziosa testimonianza diretta al riguardo :

“L'idea di Zavattini era di fare un viaggio in Sicilia attraverso gli occhi di Dolci. Dolci era un pazzo, a pensare da solo di poter modificare gli uomini e il paese e però l'ha fatto, ci è riuscito, aveva volontà e coraggio ma aveva anche paura, era un uomo. Si sentiva protetto dagli abitanti del suo quartiere che lo amavano. Ma da chi non era intorno a lui la sua azione era vista come al di fuori di ogni logica”.

“Dopo tre settimane di ripresa De Laurentiis vide il materiale e bloccò subito il film. C'era del materiale scottante, come un‘intervista alla famiglia di un sindacalista ucciso, e De Laurentiis fece addirittura fallire la casa produttrice che doveva produrlo. Ciò bloccò legalmente il materiale che avevamo girato. Cercammo quindi di finanziarci da soli”.

“Sciascia mi sembrava assolutamente indispensabile come commentatore del film”.

Queste parole dove il regista racconta di prima persona la gestazione del documentario sono degli estratti di un intervista contenuta fra le opzioni extra della riedizione in formato DVD di  "Con il cuore fermo, Sicilia."  Questo film è il primo documento ufficiale realizzato con l' intenzione e la consapevolezza di trattare una tematica scomoda e controversa come lo è la mafia e di conseguenza detiene un grande primato.  Diversi anni dopo Gianfranco Mingozzi ritorna sul tema attraverso un lavoro realizzato per la Tv con il film inchiesta " La Terra dell' uomo " in verità mai andato in onda e finito di completare soltanto nel 1988. In ogni caso il tentativo di portare a compimento la proiezione è stato vano perché andava a parlare a ritroso, a partire dal boicottaggio avvenuto nei confronti dello stesso progetto originario di Paolo Zavattini, La violenza.


[ - La Rai, Gianfranco Mingozzi e Luciano Berio in " C'è Musica & Musica " nel 1972 - Un format in 12 puntate sulle nuove strade della musica colta e popolare nella ricerca contemporanea internazionale.]



Gianfranco Mingozzi offre un altro contributo molto importante per la cultura italiana lavorando per la Rai a stretto contatto con Luciano Berio e nel 1972 va in onda la serie di docufilm  C'è Musica & Musica " complessivamente sono 12 puntate dove il maestro della musica contemporanea spiega al popolo italiano il legame che intercorre tra Monteverdi e i Beatles, passando per Bela Bartok, John Cage, Peter, Paul & Mary e Rosa Balistreli, il tutto sorretto dalla preziosa regia del nostro. Nei primi anni settanta accade il miracolo di un servizio pubblico che osa e in dodici puntate da 45 minuti ognuna, alle ore 21, gli italiani assistono in prima serata  a C'è Musica & Musica, dove Berio illustra  tutte le evoluzioni e i collegamenti della musica colta.

Un prodotto ancora oggi insuperato. L' Avanguardia viene spiegata in un modo molto competente e serio tuttavia simpatico, perfino ironico, e il pubblico della Tv di Stato gode della compagnia d' un barbuto professore compositore confidenziale e rassicurante; difatti Berio si approccia con fare socio pedagogico, quasi come se fosse l' orso buono della musica Contemporanea.  Nel corso del format Luciano Berio parla e intervista Karlheinz Stockhausen, John Cage, Pierre Boulez, Gyorgy Ligeti, Iannis Xennakis, Cornelius Cardew ,Goffredo Pedrassi, Bruno Maderna, Luigi Nono, ma si sofferma anche sulle musiche del folclore popolare e sul
lavoro degli etno musicologi che Gianfranco Mingozzi aveva incontrato agli esordi, ai tempi di " Taranta " e " Tarantula " Alan Lomax e Roberto Leydi, inoltre si parla anche dell' istituto Ernesto De Martino e de " Il Nuovo Canzoniere Popolare Italiano ". Questi sono solo pochi nomi, tuttavia possono rendere l'idea del menù offerto dal programma televisivo che resta un esperimento divulgativo ancora oggi interessante e fresco, sfortunatamente mai più ripetuto, anche se in tempi di calcoli auditel attualmente è impensabile poter sperimentare una soluzione analoga. Esiste un Dvd + libro della serie Feltrinelli - Rai Cinema STORICO E NECESSARIO


[ - La Rai, Gianfranco Mingozzi Claudio Barbati, Annabella Rossi in " Sud e Magia " del 1978 -]

Un altro contributo interessante che Gianfranco Mingozzi offre alla Rai è il documentario  " Sud e Magia " del 1978, dove si parla ancora del Sud Italia, in particolare della Lucania, ma che viene concepito sopratutto per ricordare la figura di Ernesto De Martino.

Sud e Magia è un programma di quattro puntate concepito da un ottimo team di professionisti che vede Claudio Barbati, Annabella Rossi e Gianfranco Mingozzi ritornare in quei luoghi della memoria che sono impietosamente attraversati da una modernità fredda e industrializzata per riscoprire e documentare il paradosso della superstizione, della magia rituale e del paganesimo che si veste di cultura cattolica.  Mi vengono in mente due film storici come " Il Demonio " di Brunello Rondi realizzato nel 1963, e l' inquietante e scottante " Non si sevizia un paperino " di Lucio Fulci, un' opera del 1973 dove è  l' infanzia ad essere brutalmente al centro della scena. In questo format si ripercorre il passaggio di un mondo contadino povero che giunge immutato nell' epoca moderna del boom economico e delle lotte politiche degli anni settanta.  In questo passaggio temporale si sviscera a fondo le contraddizioni dei tempi ma si esaltano anche i valori della povera gente  per esempio nell' attenzione che viene data alla morte, perché al contrario della modernità  non viene rimossa nella coscienza collettiva ma al contrario è vissuta come un passaggio importante della vita delle comunità. La tradizione Lucana, la figura di uno studioso e di un  ricercatore storico della cultura popolare quale era Ernesto De Martino, a cui dobbiamo la memoria di questi luoghi, ci viene restituita con un prodotto all' altezza della situazione. Il mio rammarico è la poca considerazione che la Rai di oggi nutre per il suo stesso archivio storico perché queste perle andrebbero diffuse in una programmazione diurna e non notturna, e salvo Rai Storia, restano  tutte confinate in un limbo


IL FILM CULTO  [ - Flavia la monaca musulmana. Paese di produzione Italia, Francia. Anno 1974 - Gianfranco Mingozzi nel film più audace e controverso della cinematografia di genere italiana Sex & Violence - Tonaca Movie. Un dramma erotico con la struttura del docufilm storico.- ]

[ L' aspetto cinematografico prende vita sempre nella decade degli anni sessanta, con diversi film a soggetto tra cui vale la pena di menzionare " Trio 2 del 1967 e " Sequestro di Persona " del 1968, tuttavia è negli anni settanta che il regista offre forse il contributo più sperimentale e azzardato al mondo della " Settima Arte " andando a sperimentare nel cinema di genere, e nei territori più arditi ed estremi del fenomeno borderline " Sex & Violence " in un " Tonaca Movie " disturbatissimo ma paradossalmente popolare nei mercati di tutto il mondo che lo hanno riconosciuto come un Cult Movie. Il mio focus è incentrato proprio sul racconto di questa opera. ]

Gianfranco Mingozzi è noto sopratutto per essere un documentarista che in alcuni casi ha travalicato il genere cinematografico e va subito detto che Flavia la monaca musulmana è un prodotto di confine tra il cinema d' autore e quello di genere ma  più prossimo all' esperienza di tipo borderline. Flavia la monaca musulmana è un film assai crudo e forse eccessivo ma ispirato da un fatto storico realmente accaduto, la violentissima "Battaglia di Otranto" (fine sec XV) che portò alla beatificazione di 800 martiri cristiani. Si tratta di un' opera di culto ma a torto confusa con il fenomeno dei Tonaca Movie , un filone commerciale dove il sadismo erotico la faceva da padrone senza offrire un prodotto che alla lunga non risultasse banale e con il solo protesto, come nei sotterranei e dimenticati Nazi Eros, di lambire il confine labile fra erotismo e pornografia.

Nel film si narra di Flavia Gaetani  una donna costretta alla clausura per via di un padre padrone, quest' ultima nell' invasione dei saraceni vede una possibilità di brutale e iraconda vendetta verso l'uomo. Nella prima parte del film tutto è incentrato sull'ammirazione che Flavia nutre per sorella Agata le cui ispirazioni giovanili furono addirittura di papessa, e difatti  fra le due vi è un accumulo di odio verso quel mondo maschile che da sempre le ha schiacciate e umiliate da sfociare in una complicità psicologica che rivela tutto il tracciato portante della tematica a carattere storico che Mingozzi intende sviscerare, spostando l' attenzione dal punto di vista della donna che subisce lo strapotere religioso e politico dell' egemonia maschile di stampo cattolico - patriarcale.  Questo controverso e teso rapporto tra donne è la parte più visionaria e interessante del film, a tal punto che fra la novizia e la vecchia più che una fede vi è l'ambizione di un mondo nuovo strutturato quasi in una concezione politica matriarcale di proto femminismo larvato.

[ Agata , la cui giovinezza nascondeva un passato rivoluzionario dispensa queste parole a Flavia "... o diventiamo suore, o mogli, o puttane" ]

Il film però si concentra sopratutto nell' eccesso visivo di tutto ciò che ai tempi poteva essere la norma in ambito della tortura di guerra e di religione, infatti il regista Gianfranco Mingozzi in questo si avvicina agli eccessi Pasoliniani del film " Le 120 Giornate di Salò ", anzi, in alcuni casi il suo crudo realismo infonde un disagio maggiore, e sicuramente io stesso consiglierei il film solo se si è ben predisposti al genere. Gianfranco Mingozzi non fa che che dare vita attraverso le immagini  a ciò che concretamente accadde durante le terribile e funesti invasioni saracene, il tutto sorretto da una documentazione storica certosina e meticolosa, studiata proprio per la realizzazione di questo oscuro e seminale film di genere. Altro aspetto interessante è la libertà sessuale sfrenata di cui godranno alcuni cristiani dissidenti dopo le invasioni dei saraceni, sopratutto nell' atto delle torture e degli stupri, fra cui la stessa Flavia, come a voler mettere il luce una causa effetto di una sessualità repressa cagionata per volontà religioso patriarcale, in ogni caso poi corrotta dal sadismo e dai risvolti terribili e disumani della rabbia di genere. E' un film strano, forse molto complesso in quanto suddiviso in atti e quindi il cinema di Mingozzi, almeno in questo caso è debitore sopratutto al teatro, e questo è l'elemento che gioca a suo favore, oltre alla certosina documentazione storica che non confonde la pellicola in un vuoto trionfo di sterile Sex & Violence commerciale come andava tanto di moda in quei primi anni settanta italiani. Questa è un opera ferocemente anti religiosa e ad alcuni potrà dare fastidio, e quindi io di solito consiglio di guardarlo con un distacco critico valutandone i pregi del contenuto storico

Flavia, la monaca musulmana
Paese di produzione Italia, Francia
Anno 1974
Durata 100 min
Genere drammatico, erotico
Regia Gianfranco Mingozzi
Soggetto Raniero Di Giovanbattista, Sergio Tau, Francesco
Sceneggiatura Gianfranco Mingozzi, Fabrizio Onofri, Sergio Tau
Fotografia Alfio Contini
Montaggio Ruggero Mastroianni
Musiche Nicola Piovani
Scenografia Guido Josia
Interpreti e personaggi

Florinda Bolkan: Flavia Gaetani
María Casarès: sorella Agata
Anthony Higgins: Ahmed
Claudio Cassinelli: Abraham
Spiros Focás
Luigi Antonio Guerra
Ciro Ippolito
Guido Celano

Doppiatori originali

Vittoria Febbi: Flavia Gaetani
Lydia Simoneschi: sorella Agata

[ - Coda  del servizio con argomento Extra : E-Book - Il Cinema della Memoria - Ferrara nei film di Gianfranco Mingozzi - ]

Ci sarebbe tanto altro da scrivere sulla figura di Gianfranco Mingozzi ma sopratutto è molto riduttivo concentrare tutto il suo percorso in un servizio, ed è chiaro che io abbia voluto circoscrivere una storia per focalizzarmi sugli aspetti a me più cari e vicini per quel che concerne il lavoro svolto da questo grande uomo della cultura italiana, tuttavia voglio segnalare una possibilità di ulteriore approfondimento parlando di un E - Book meritevole di lettura che si chiama " Il Cinema della Memoria - Ferrara nei film di Gianfranco Mingozzi "di Andrea Masacci, collana " Ferrara e il cinema "
Gianfranco Mingozi è nato a  a Molinella, di San Pietro di Capofiume, che del bolognese resta il paese più vicino a Ferrara dove il nostro instaura un legame molto forte fin dall' infanzia. Questo uomo di cultura che ci ha fatto dono dei migliori corti e documentari concepiti negli anni del boom economico non ha mai nascosto al pubblico il profondo amore per la città di Ferrara. Andrea Masacci ci parla esattamente di questo rapporto andando ad indagare nel cinema di Mingozzi, e lo fa' a partire dal seminale docufilm del 1962 " La Via dei Piopponi " per giungere al 1966 del documentario " Michelangelo Antonioni " dove omaggia un altro grande della storia del cinema per poi  riprendere il filo successivamente con il suo ultimo e grande film documentaristico  " La Vela Incantata " nel 1982, a cui seguirà una sua appendice nel 1993, " La Grande Magia " ( un documentario nel documentario, perché parla del prodotto realizzato nei primi anni ottanta, ripercorrendo però a ritroso tutto il filo comune che lo lega alla città anche rievocando le altre opere !)


In conclusione ...

In questo servizio ho volutamente estromesso il cinema, e la scelta di recensire soltanto " Flavia la monaca musulmana " è stata indotta dalla particolare e audace struttura del plot con le reminiscenze del documentario a film inchiesta ed infine la forma teatro in tre atti. Non ho voluto allargare ulteriormente la mia trattazione per cercare di esporre un Focus sul tema del film della memoria, un aspetto che in Mingozzi prevale sicuramente anche nel cinema, vedere l' impianto narrativo nei celebri erotici " L' Iniziazione " del 1987 e nel successivo " L' Appassionata " del 1988. Gianfranco Mingozzi è stato un attento testimone del novecento e il suo contributo è stato indubbiamente importante, in quanto ricettore di tutte le culture popolari.

L' Avanguardia del Cinema di allora, nel lavoro della regia e del soggetto di questa mente illuminata, sono state messe al servizio dell' umile spettatore perché questo artista della macchina da presa è stato un intellettuale del popolo non diverso da P.P. Pasolini, e io ho voluto rendere un grato omaggio al suo lascito. Devo molto a questa scuola e spero di essermi posto con umile rispetto.

Gianfranco Mingozzi muore a Roma in data 7 Ottobre del 2009, lasciando parte del suo archivio cinematografico alla Cineteca di Bologna, che gli dedica un fondo : Fondo Gianfranco Mingozzi -
Cineteca di Bologna. Per chi volesse approfondire ( www.cinetecadibologna.it)



sabato 11 maggio 2019

La Stanza della Musica. Una rubrica di approfondimento musicale : MeVsMyself ( La Voce Strumento di Giorgio Pinardi)



[ - La Stanza della Musica. Una rubrica di approfondimento musicale : Giorgio Pinardi Aka MeVsMyself - ]


Nuovo appuntamento per La stanza della Musica, la rubrica di approfondimento musicale di My Ideal Blog ( oppure nei casi circoscritti di recensioni discografiche) che oggi si concentra sul servizio di largo respiro per parlare sia della voce strumento che della multiculturalità in musica, un concetto assai caro ai grandi pionieri del genere, uno su tutti Don Cherry. Per il sottoscritto la voce strumento resta una bella tematica ma sopratutto una grande passione, mi vengono in mente i nomi più innovativi : Cathy Berberian, Joan La Barbara, Jeanne Lee, Phill Minton, David Moss, Fatima Miranda, Sainkho Namtchylak, Demetrio Stratos, Marta Raviglia.
In Italia noi tutti commettiamo sempre la leggerezza di circoscrivere il tutto al grande Demetrio Stratos i cui lavori Metrodora e Cantare la Voce, più le tante collaborazioni con i fari della " Nuova Musica " quali John Cage  sono ottime credenziali,  tuttavia tendiamo ad ignorare realtà veramente interessanti; nel jazz mi vengono in mente ottime maestre, tra cui Maria Pia De Vito che con il cd " Tumulti " ha offerto nuove vie da esplorare, poi ci sono personalità come Gaia Mattiuzzi e Rossella Cangini, spesso coinvolte nei progetti del maestro Massimo Barbiero, batterista, percussionista, compositore e teorico di un Jazz creativo e avanzato dalla forte connotazione filosofico intellettuale e umanistica, sia con Enten Eller che con Odwalla, Marmaduke, Silence Quartet e tanto altro ancora.
La figura di Marta Raviglia, da sola, ha generato una nuova scuola, da cui sono venute alla luce vocalità a tratti estreme oppure dedite a forme di introspezione trasversali, quali l' esoterica  Dalila Kayros attiva in ambiti di elettronica minimale e avant Pop, fino a lambire il Metal sperimentale e oscuro. Nel mondo del Pop più legato alla canzone d' autore che si contamina con il Jazz e la musica da camera possiamo ricordare il magnifico lavoro che John De Leo ha svolto con i primi Quintorigo, i gruppi del trombonista Gianluca Petrella e infine i dischi solisti, tra cui " Vago Svanendo "
Oggi vi voglio raccontare l' encomiabile lavoro svolto dal giovanissimo Giorgio Pinardi, incontrato casualmente nel mondo virtuale dei social con una proposta meritevole di interesse; nel farlo annuncio che è mia intenzione ritornare sul tema della " voce strumento " magari realizzando una nuova rubrica  chiamata " La Stanza della Voce "



GIORGIO PINARDI ( aka  MeVsMyself )

Giorgio Pinardi ha realizzato due ottimi cd per solo voce indagando sulle possibilità sperimentali 
dell'improvvisazione vocale attraverso una sorta di concettuale esperanto sincretico del canto come manifestazione espressiva del suono globale, di fatti questo giovane vocalist, cantante, compositore e performer, lavorando anche da un punto di vista di studio e ricerca etno musicologica è perfettamente figlio di questo nostro tempo, anche per la sua indole vicina all' umanesimo e alla creatività spirituale, e quindi di ricerca introspettiva vocale interiore. La globalizzazione di cui noi conosciamo in verità la componente conflittuale e nefasta e che attualmente stiamo vivendo più come separazione religioso- politico ed economica dell' umanità, più tosto che come comunione delle diversità, necessita di un collante culturale. Lo studio, la cultura, la musica restano degli ottimi viatici per compiere un ritorno a ritroso alle origini comuni dell' uomo, e quindi bisogna lavorare per un patrimonio e una ricchezza collettiva e identitaria.


[ - Il cantante, vocalist sperimentale e ricercatore Giorgio Pinardi, con il lavoro documentato nei due encomiabili Cd Yggdrasil del 2015, e l'attuale degno successore Mitclan si avvicina  ad un  Recitarcantando  in viaggio dove l' idioma è una forma d' Esperanto globale 2.O, svolto attraverso il linguaggio della "Voce Strumento" che è la chiave di lettura universale, naturale, spirituale e ancestrale che ci ricorda il valore aggiunto del sincretismo etnico culturale, ma vorrei sottolineare che la componente ritmica e danzante non viene meno perché i due lavori di cui oggi vi voglio parlare sono il battito di una dinamo propulsiva in musica, ma sopratutto la testimonianza umana e  culturale di uno studio svolto con una grande volontà di sacrificio e pensiero, umiltà e cuore. - ]

Seguendo il percorso biografico di Pinardi, scopriamo che fin dai sei anni si approccia alla voce con il desiderio di esserne parte preponderante e quindi degno strumento, difatti inizia il background nel modo più consueto ma migliore, nel prestigioso Coro delle Voci Bianche della Scala di Milano, studiando la grande tradizione del canto lirico e partecipando fin da giovanissimo ad opere quali il  Faust ( Piccolo Teatro Studio di Milano) Parsifal  ( Teatro alla Scala).  Lo Step successivo è lo studio della musica attraverso tutte le possibili gamme dello strumento musicale che avviene durante l'adolescenza, da prima con la chitarra, successivamente con il pianoforte, le tastiere e il basso elettrico.
Quasi contemporaneamente avviene il passaggio dal canto lirico a quello moderno che lo porta a studiare e a diplomarsi al NAM di Milano.  Giorgio Pinardi decide di esplorare tutte le possibilità del canto, e lo fa con sacrificio ma sopratutto serietà, scegliendo diversi corsi di formazione e approfondimento  gestiti da prestigiosi insegnanti :  per il canto armonico il maestro Trang Hang Hai, oltre che Roberto Laneri, Anna - Maria Hefele, Sainkho Namtchylak. 
Nel campo del fraseggio e dell'improvvisazione troviamo Bob Stolov, Daniela Panetta, Laura Fedele ( per quel che concerne il Jazz) poi il Beatbox e la Vocal Percussion con Jake Moulton e David Worm e Roxorloops, poi ancora Joey Blake, Luisa Cottifogli, Rhiannon ( Circle Song e Impro Vocal)  le polifonie africane con Anita Daulne delle Zap Mama, le Body Percussion con Javier Rumero Navanjo, Daniel Plentz e Charles Razi. Doveroso da parte mia precisare che l'elenco di queste esperienze è soltanto parziale poiché lo spazio a disposizione non mi consente la completezza, però rende bene l' idea dello studio vocale che c'è dietro ai dischi Yggdrasil  e  Mitclan


L'indagine vocale e musicale svolta da Giorgio Pinardi sintetizza in due prestigiosi dischi licenziati e prodotti dalla label indipendente Alterjinga - Yggdrasil e Mitclan - due facce della stessa medaglia, e sono i suoni di ogni parte del globo che ci raggiungono passando dalle casse di un buon impianto Hi-Fi  con le affascinante reminiscenze di tutte quelle antiche culture che l' Occidente ha da troppo tempo dimenticato. Il cantante milanese riunisce in una telaio sonoro dove improvvisa, costruendo nuove architetture del canto, le più disparate forme tradizionale della vocalità, partendo dalle diplofonie triplofoniche dei  monaci della Mongolia, alle coralità delle polifonie rituali e ancestrali delle tribu africane dei pigmei per giungere al canto berbero " Gnawa ", quindi ad antiche espressioni nordafricane mediterranee di blues desertico, ed arriva anche in Sardegna, dai nostri Tenores.
La struttura di questi album è giocata tutta sul canto ed è sorretta soltanto da alcuni campionamenti improvvisati, un aspetto che avviene sempre in presa diretta, attraverso le infinite possibilità offerte anche dai moderni studi di registrazione, ma vorrei ribadire l' autenticità della proposta perché all' ascolto si comprende benissimo che Giorgio Pinardi si è voluto muovere su delle indicazioni lasciate in eredità sia da Demetrio Stratos che da Bobby McFerrin, tra l' altro sono traiettorie che risultano ancora oggi preziose e indispensabili per affrontare certi " viaggi " verso l' Essenza più vera e pura della musica.

Entrambi gli album hanno la durata media dei 40 minuti e potrebbero interessare anche al fruitore di World Music perché Pinardi sceglie di utilizzare uno sperimentalismo vocale decisamente popolare e inclusivo, dove è la commistione degli stili e dei suoni del mondo a prevalere, di conseguenza la proposta si fa' trasversale, e potrebbe essere interessante per chi ama il Jazz, volendo anche un certo Rock d' Autore non banale e mai scontato ( Mike Patton, Quintorigo) L' Associazione Alterjinga nel promuovere e nel supportare questa musica utilizza il mondo del Web e tutte le nuove piattaforme offerte dalla realtà virtuale, dal social network come passaparola, a Soundcloud e You Tube, dove in maniera più che democratica si possono ascoltare entrambi gli album o visionare dei contenuti di tipo promo - audiovisivi.  Giorgio Pinardi esordisce con il suo primo progetto  musicale di senso compiuto e dalla struttura concettuale tipica dell' album nel 2015 con la produzione di Alterjinga in collaborazione con il Panidea Studios di Alessandria ; Yggdrasil viene licenziato come MeVsMyself, un moniker scelto evidentemente con l' intenzione di raggiungere più mercati possibili, ma sopratutto porsi oltre il limite ( è inutile ricordare il significato di Vs, inteso " Versus ", credo che tutti lo conoscano, almeno in relazione alla Boxe)
Giorgio Pinardi Aka MeVsMyself  ha scelto di dare una continuità al progetto del 2015 cercando di porsi oltre gli steccati e i limiti dell' esordio, considerando che ogni vera opera prima deve essere una porta d' accesso per un viaggio iniziatico del suono, e con il nuovo Mitclan, che sarà oggetto di una mia recensione, avviene il degno passaggio di consegna, frutto  anche di una buona evoluzione interiore e di uno studio che ha portato il cantante verso la strada dei Masterclass e dell' insegnamento e tante altre iniziative interessanti nei festival e nei teatri e negli auditorium.

[- Recensione discografica : MeVsMyself - Mitclan ( Alterjinga 2019) - ]

E' tempo di sviscerare a fondo tutti gli aspetti della ricerca sperimentale di Giorgio Pinardi aka MeVsMyself e La Stanza della Musica lo fa' attraverso il nuovo progetto Mitclan ( Alterjinga 2019) che è l' ideale evoluzione del canto del nostro, già tracciata dall'interessante e avventuroso Yggdrasil. Prima di entrare nel dettaglio dell' opera voglio premettere che non sono di quelli che amano citare Demetrio Stratos e gli Area a tutti i costi e ancor di più catalogare e definire lo stile e l' umore del genere, anche se nel caso di alcune proposte bisogna semplificare per coinvolgere il pubblico neofita e poco avvezzo alla sperimentazione e alla ricerca.

Quello che mi ha colpito di MeVsMyself è in verità la sintesi delle musiche popolari ed etno - folcloriche di provenienza euro - asiatico, asiatico - africana ed esotico occidentale in un buon amalgama di stratificazioni vocali e sonore che mi riportano ad un eventuale idea di musica multiculturale e in questa stessa spinta conservo nella mia memoria molte esperienze analoghe compiute nell' ambito del Jazz vocale, dalla napoletana Maria Pia De Vito di Phoné, in particolar modo Triboh ( in trio con Rita Marcotulli e Arto Tunchboyciyan) alle pugliesi e poco menzionate Faraualla ( la trilogia Faraualla, Sind, Sospiro) ed ovviamente Bobby McFerrin, e volendo anche Mike Patton quando si trova coinvolto nelle estrose rivisitazioni Klezmer e Yddish di John Zorn nella Tzadik Label. Le otto tracce di Mitclan confermano quanto da me scritto perché sono sorrette da un background più che completo ed eterogeneo dove sicuramente ci sono anche i lontani echi del Demetrio Stratos di Cometa Rossa e Metrodora, anche se più che altro sono evidenti i contributi che il cantante degli Area offrì ai progetti etnico progressivi di Mauro Pagani e dei Carnascialia ( una costola del Canzoniere del Lazio) intorno alla fine degli anni settanta.

Per onestà intellettuale io suggerirei di fare una tabula rasa dei nomi e degli stili fin qui citati più che altro come specchietto per le allodole per il neofita e per chi è attualmente a digiuno di novità discografiche, e di conseguenza inquadrare il progetto MeVsMyself come un figlio legittimo del nostro tempo, dove è la voce l' unica musica nuda protagonista come si evince dalle composizioni dell' album.  In questo consapevole viaggio nei suoni del mondo colpiscono certi richiami ancestrali africani di " Mbuki - Mvuki " e la sintesi del sincretismo di un oriente sospeso tra il medioriente berbero e i venti dei canti dei balcani di Tin Hinan, le sperimentazioni delle polifonie più ardite di Sigyzy, il trasognante tracciato della conclusiva Eostre, che si evolve verso trame e reminiscenze psichedeliche. I momenti più immediati di Mitclan sono sicuramente tre : la nenia iniziale che ci invita in maniera sinuosa e indolente all' ascolto " khnum ", la percussiva e ritmica " Gurfa " in pieno stile McFerrin, per concludere voglio mettere in luce l' ideale ponte Africa - Brasile del brano " Orwurm "

Che altro dire ?

Un supporto determinante per la nascita dei progetti di Giorgio Pinardi aka MeVsMyself licenziati da Alterjinga è indubbiamente lo studio di registrazione Panidea di Alessandria, dove si sono create tutte le condizioni ottimali per la realizzazione di Yggdrasil e di Mitclan, e quindi segnalo il lavoro professionale svolto da Paolo Novelli per quel che concerne tutti gli aspetti tecnici legati all' editing, il mixing e il mastering delle opere in questione. Il contributo di Paolo Novelli è stato indubbiamente prezioso anche nella resa dell' arrangiamento e il Panidea Studios si conferma un ottimo posto dove
poter valorizzare la resa e la registrazione di un progetto discografico.

MeVsMyself è un bel progetto MultiKulti che potrebbe essere caro anche a chi frequenta figure come Don Cherry, Colin Walcott e Nana Vasconcelos, quindi la trilogia CoDoNa della E.C.M, poi Joe Zawinul e affini. Un nome che io consiglio vivamente di tenere in considerazione.




giovedì 9 maggio 2019

Il Pierrot Lunaire di Arnold Schönberg : Teatro, musica e poesia nella rivoluzione dodecafonica del 1912.



PIERROT LUNAIRE 1912 : TEATRO, MUSICA E POESIA NELLA RIVOLUZIONE DODECAFONICA DI ARNOLD SCHONBERG


[ - Se è arte non può essere popolare e se è popolare non può essere arte - Arnold Franz Walter Schönberg ]

Arnold Schönberg nasce il 13 Settembre del 1874 a Vienna e viene a mancare a Los Angeles il 13. Luglio 1951. Arnold Franz Walter Schönberg è stato un compositore austriaco naturalizzato statunitense ( ... Non sono tedesco né europeo, forse neppure un essere umano, ma un ebreo) ma sopratutto è stato uno tra i primi, nel XX secolo, a scrivere musica completamente al di fuori dalle regole del sistema tonale, difatti è noto per essere un fautore degli applicatori del metodo dodecafonico, basato su una sequenza comprendente tutte le dodici note della scala musicale cromatica temperata. 
Il Pierrot Lunaire è il manifesto per eccellenza della nuova rivoluzione della musica dodecafonica, anche perché questa opera si è manifestata attraverso diverse discipline, quali il teatro, il balletto, il cinema e tutto ciò che rappresenta l'estetica del bello nell' arte. 
Tale opera oltre a rappresentare la nascita ufficiale della musica moderna resta un manifesto imprescindibile per tutti coloro che hanno affrontato e approcciato il mestiere del fare arte e da cui discende tutto ciò che artisticamente ha influenzato la ricerca e la sperimentazione in ogni ambito contemporaneo del 1900, compreso il rituale del rock attraverso le contaminazioni con il teatro, il mimo, la danza, la regia, la scenografia. 
Il Pierrot Lunaire è un' opera necessaria, sicuramente la più POPolare tra tutte le pagine della ricerca sperimentale in ambito colto e accademico, in quanto permane ancora oggi come un esperienza totale del maestro Arnold Schonberg, memore sia del lascito popolare di Giacomo Puccini che con una profonda ammirazione per ( il quasi coevo) George Gershwin :

Diversi musicisti non considerano George Gershwin un compositore "serio". Non vogliono capire che "serio" o no è un compositore – vale a dire, un uomo che vive dentro la musica ed esprime tutto, "serio" o meno, profondo o superficiale che sia, per mezzo di essa, perché è la sua lingua materna

Mi sembra che Gershwin sia stato indubbiamente un innovatore. Ciò che ha creato con il ritmo, con l'armonia e la melodia non è esclusivamente un fatto stilistico.

Arnold Schönberg a proposito di George Gershwin

Il Pierrot Lunaire è senza dubbio una sorta di manifesto dell'espressionismo musicale ma anche una tabula rasa, uno spartiacque tra il prima e il dopo concepito come un manifesto " dodecafonico " modernista figurativo, basato su un ciclo di Lieder estratti da una raccolta di poesie del simbolista Albert Giraud , per la precisione ventuno su cinquanta, tradotte poi da Otto Erich Hertleben, suddivise in tre gruppi di sette. La composizione è catalogata come l'opera 21 del maestro, ed è eseguita per voce femminile recitante, pianoforte, flauto, ottavino, clarinetto, violino, viola e violoncello.
La trama vede per protagonista il poeta Pierrot, un eroe malinconico e triste dalla personalità ambigua e decadente raccontato in un immagine romantica ma deformata attraverso vere e proprie scomposte smorfie, che sono il frutto di una crescente inquietudine interiore che si proietta in scenari grotteschi e allucinanti. Pierrot, il poeta triste decanta la luna, sua massima musa ispiratrice, nel contempo vive di un' angoscia così profonda da immaginarsi assassino, infine dopo tanto tormento e autolesionismo ed esasperato cinismo sceglie la strada del ritorno nella natia Bergamo. Nel suo ultimo canto il Pierrot invoca il ritorno dell' antico profumo delle fiabe. Un vero capolavoro indispensabile per comprendere tutto il fermento artistico culturale che ha poi attraversato il Novecento.

" Detesto che mi si definisca rivoluzionario... sin dai miei esordi sono stato sensibilissimo alla forma e ho avversato con tutta l'anima le esagerazioni. "

 " Un artista è come un melo: quando è giunta stagione comincia a sbocciare e poi a produrre mele... Il genio impara solo da sé stesso, il talento soprattutto dagli altri "

Info e curiosità tipicamente Italiane ?

L'opera ispira un trio di Progressive Rock atipico non canonico, i Pierrot Lunaire , una band laziale capitanata dai compositori Arturo Stalteri e Gaio Chiocchio che incise due interessanti lp  tra cui Gudrun, la loro seconda prova, forse la più debitrice al mondo di Arnold Schönberg . Arturo Stalteri è un ottimo compositore di minimal classic music, ma sopratutto un conduttore e divulgatore culturale della radio di stato.
In ambito Rock Wave è la band fiorentina dei Litfiba ad ereditarne alcune fascinazione poetico iconografiche, almeno in un ambizioso doppio lp che per il sottoscritto resta il capolavoro del Rock made in Italy, 17 Re del 1987. Piero Pelù ha raccontato il poeta triste e pazzo Pierrot Lunaire con il brano Pierrot e La Luna. "  

( Patrizio De Santis)




giovedì 25 aprile 2019

LIBERTANGO : TANGO E RIVOLUZIONE NEL NOME DI MARIA DE BUENOS AIRES



LIBERTANGO : TANGO E RIVOLUZIONE

- Astor Pantaleón Piazzolla (Mar del Plata, 11 marzo 1921 – Buenos Aires, 4 luglio 1992) è stato un musicista, compositore e arrangiatore argentino ( da Wikipedia ) -

[ My Ideal Blog oggi ospita un mio vecchio servizio realizzato per una pagina del Social Network
più popolare degli ultimi anni, Facebook, perché la spinta verso il mondo dei Blogger è avvenuta esattamente in quel contesto, contro ogni mia reticenza e insicurezza. Se non avessi ascoltato e accolto l' apprezzamento di molti utenti io non avrei mai preso in considerazione l' idea di realizzare un blog di così ampia narrazione, eterogeneo e vario negli argomenti trattati ma con una grande coerenza stilistica. Qui devo essere molto onesto e trasparente, rispettoso del ruolo che mi sono ritagliato per approcciare tali tematiche nobili. La scrittura da social consente qualche libertà formale, è confidenziale, quindi in questo copia e incolla c'è l' ingenuità dei primi tentativi, tuttavia penso che il servizio sia nato da uno spunto così felice da essere ora parte del Blog. La mia premessa era però  doverosa. E' mia intenzione di tanto andare a recuperare il meglio da me realizzato in contesti social, oppure riscriverli in una forma rivisitata, rivista e corretta. Patrizio De Santis. ]


Se c'è un musicista che posso definire essenziale per la mia vita è Astor Piazzolla che con il suo magico strumento a mantice , il bandoneon , ha reso incantevole l'ascolto della musica soprattutto nelle ore notturne. Il tramite è stato il violinista Gidon Kremer perché il Tango Nuevo di Astor è diverso dalla grande poetica popolare di Carlos Gardel ; nelle composizioni di Piazzolla oltre all' intensità vive un linguaggio profondamente colto mutuato dai seminari europei con Nadia Boulanger e forse per questo mi ha profondamente sconvolto fino al turbamento, un po come per Gato Barbieri nel film Ultimo Tango a Parigi, dove il sassofono sfiorava la stessa intensità di questo maestro. Il ballo poi mi ha sempre lasciato senza fiato, una tristissima lotta fra due anime in fiamme, una maschile, l'altra femminile. Questa triste condizione dell'anima e della carnalità, giunge nella mia vita intorno al 1998 ma solo qualche anno più tardi prendo consapevolezza dei fermenti politici insiti in questo spettacolo dell' arte chiamato Tango.
Nasce per mano di immigrati Italiani, si eseguiva a coppie di due uomini perché alle donne era vietato, in quanto in Argentina non era possibile, almeno fino a quando gli operai non raggiunsero i bordelli. Le puttane infatti venivano comprate più che altro per alimentare il fuoco di questa disperata danza senza passato e futuro, e solo allora, giorno dopo giorno il Tango riuscì a crescere fino a giungere al fatidico punto cruciale del 1968, l' anno di Maria de Buenos Aires, un' opera che è l' apoteosi politica, a tratti anche blasfema, ma simbolo di un popolo che ribolle di socialismo anarchico. Astor Piazzolla porterà il Tango Nuevo nei più prestigiosi conservatori, nelle sale da concerto e nei teatri di tutto il mondo. Gidon Kremer nelle sue riletture colte non è che la conferma di un conclamato successo avvenuto nella contemporaneità del mondo che conta, quello dell' accademia della musica classica, ma anche il più aperto gabinetto sperimentale delle avanguardie e della ricerca  dei nuovi linguaggi e delle forme sonore delle musiche di confine. Maria de Buenos Aires è ispirato a Milva, seppur interpretato dalla divina Amelita Baltar. Un cerchio che si chiude con Astor che raggiunge l' Italia negli anni settanta, incidendo Libertango , magico lp del 1974 destinato alla storia. Le Edizioni musicali Pagani, in Lombardia sono il simbolo del Tango che fa ritorno in Italia, e di cui dobbiamo essere orgogliosi; grazie a loro noi abbiamo un catalogo e un patrimonio culturale immenso.. Questo è il mio omaggio al Tango

- La mia musica è triste perché il tango è triste. Il tango ha radici tristi e drammatiche, a volte sensuali, conserva un po’ tutto… anche radici religiose. Il tango è triste e drammatico ma mai pessimista. (Astor Piazzolla) -

MARIA DE BUENOS AIRES

[ - Maria, il simbolo della nuova danza e del nuovo canto dell' Argentina, il Tango Nuevo, ovvero l'avanguardia in seno al Tango, nato come ballo ma che muterà poi pelle attraverso un triumvirato storico : Astor Piazzolla, Horacio Ferrer e Amelita Baltar , nello specifico un colto musicista con trascorsi sia accademici che Jazz, un poeta politicizzato ed una cantante folk destinata ad essere altro, attraverso Maria De Buenos Aires, la prima e unica Opera Tanghera. - ] 

[ - Siamo nel 1968 di Hair e di Tommy, nasce anche la prima stesura di Jesus Cristh Superstar con Ian Gillan nelle vesti di Gesù. Il 1968 è decisamente l'anno delle Rock Opera, a tal punto che la stessa Italia si distingue in tal ambito, basterebbe citare Orfeo 9, che vede la luce solo nei settanta. Ci sono però piacevoli anomalie, in ambito Jazz ricordiamo Escalator Over the Hill, realizzata da Carla Bley con il libretto di Paul Hines , mentre in Argentina il precedente clamoroso spetta a Maria De Buenos Aires, concepita da Astor Piazzolla come massimo manifesto del Tango Nuevo, e vanta il poetico e ideologizzato libretto di Horacio Ferrer e l'iconica voce di Amelita Baltar. - ]

Maria de Buenos Aires è una opera surreale divisa in due tempi, la vita di una prostituta nella capitale Argentina costituisce la parte introduttiva , a cui segue un interessante e originale Post Mortem. I personaggi principali quindi sono due, Maria e L' Ombra, poi un Payador ( ovvero un cantante dell'omonimo genere poetico ) vari membri del sobborgo di Buenos Aires, il folletto dalla voce narrante, e le marionette che egli controlla, infine gli psicanalisti. Nel libretto però alcuni elementi ci inducono a confondere Maria con la Madonna, addirittura lo stesso Gesù, una trasposizione se vogliamo Marxista.  La musica si discosta dal Tango tradizionale di Hannibal Troillo e Carlos Gardel e adotta il linguaggio ricercato e colto del Tango Nuevo, l'opera è ispirata a Milva ( e con dedica !)
L'organico è composto da due cantanti più voce recitante, un orchestra da camera inusuale per via del Bandoneon di Astor Piazzolla, autore delle musiche, ed una chitarra elettrica. Ovviamente la danza è fondamentale e con tutti i suoi ballerini, gli arrangiamenti e le coreografie che però sono state molteplici e l'opera si è rinnovata di decade in decade fino a giungere nel nuovo millennio, senza apparire desueta, stanca, anacronistica. la prima Maria e L'Ombra, sono note per essere per l'appunto interpretate dalla cantante Amelita Baltar. La prima rappresentazione avviene nel Maggio del 1968 , Plane Theatre

+ link musicali audiovisivi caricati da you tube

Astor Piazzolla - Libertango (full album)
(https://www.youtube.com/watch?v=k_pLL278zoM)

Astor Piazzolla ‎– Libertango
Etichetta:
Polydor ‎– 2473 042
Formato:
Vinyl, LP, Album
Paese:
France
Uscita:
1974
Genere:
Jazz, Latin, Funk / Soul
Stile:
Contemporary Jazz, Tango

Elenco tracce
A1 Libertango 2:45
A2 Meditango 5:36
A3 Undertango 4:07
A4 Adios Nonino 5:35
B1 Violentango 3:31
B2 Novitango 3:31
B3 Amelitango 4:00
B4 Tristango 6:58

Società, ecc.
Printed By – S.I.A.T.
Riconoscimenti
Acoustic Guitar, Electric Guitar – Filippo Daccò
Bandoneon, Arranged By, Conductor – Astor Piazzolla
Cello – Paolo Salvi
Drums, Percussion – Tullio De Piscopo
Electric Bass – Pino Presti
Flute – Gianni Bedori, Hugo Heredia, Marlaena Kessick
Organ, Marimba – Gianni Zilioli
Piano, Organ – Felice Da Vià
Producer – Aldo Pagani
Timpani, Percussion – Andrea Poggi
Viola – Elsa Parravicini
Violin – Umberto Benedetti Michelangeli

+

María de Buenos Aires – Astor Piazzolla & Horacio
(https://www.youtube.com/watch?v=bDgCtYDZlX0)

Astor Piazzolla And Horacio Ferrer ‎– Maria De Buenos Aires
( edizione brasiliana !)

Etichetta:
Elenco ‎– SE 1008 9
Formato:
2 × Vinyl, LP, Album
Paese:
Brazil
Uscita:
1972
Genere:
Latin, Stage & Screen
Stile:
Tango

Elenco tracce
A1 Alevare
A2 Tema De Maria
A3 Balada Para Un Organito Loco
B1 Milonga Carrieguera
B2 Fuga Y Misterio
B3 Poema Valseado
B4 Tocata Rea
B5 Miserere Canyengue
C1 Contramilonga A La Funerala
C2 Tangata Del Alba
C3 Carta A Los Arboles Y A Las Chimeneas
C4 Aria De Los Analistas
D1 Romanza Del Duende
D2 Allegro Tangabile
D3 Milonga De La Anunciacion
D4 Tangus Dei

Riconoscimenti
Lyrics By – Horacio Ferrer
Music By – Astor Piazzolla
Vocals – Amelita Baltar, Hector De Rosas*
Note
Interpretada por:
Astor Piazzolla - Bandoneon
Horacio Ferrer - Recitado
Amelita Baltar - Canto
Hector De Rosas - Canto

Original recording "Trova"






venerdì 19 aprile 2019

Una storia comune - Studio su Platonov di Anton Cecov : Teatro C.A.S.T. - Progetto Garden.

UNA STORIA COMUNE - STUDIO SU PLATONOV : TEATRO C.A.S.T - PROGETTO GARDEN - SOLD OUT AL TEATRO COMUNALE DI MONTALTO DELLE MARCHE - SABATO 13 APRILE, ORE 21 .OO


[ Introduzione - Una storia comune - Studio su Platonov di Anton Cecov - un servizio di approfondimento culturale di Patrizio De Santis ]


Con My Ideal Blog oggi voglio tentare di realizzare uno spunto di riflessione in una sorta di "non" recensione cercando di utilizzare uno sguardo analitico e trasversale,  afferrando 
l'opportunità di uno stimolo creativo " giocando in casa" perché essendo un cittadino interessato di prima persona al tema di questo servizio,  da residente in un paese 
dell'entroterra di Ascoli Piceno, Montalto delle Marche ( la città di Sisto V) e avendo assistito Sabato 13 Aprile, ore 21.00 al Teatro Comunale ad un evento a mio avviso interessante, sopratutto per quel che concerne il messaggio che si è voluto offrire al pubblico e a tutta la cittadinanza, mi sembra una buona opportunità di crescita per il mio stesso contenitore culturale. 
Il sottoscritto preferisce allontanarsi dalla comune scrittura del recensore ( anche se c'è da dire che il mio blog non è mai stato uno spazio per recensioni ma per approfondimenti più tosto elaborati.) Una rappresentazione teatrale, considerando che di teatro andremo a parlare, è una possibilità in più per porsi in maniera interattiva sia con un territorio che conosco bene, che per riallacciare un rapporto diretto con la passione per il teatro, essendo stato un interesse più simile ad un amor di gioventù. Nel fare ciò sono doverose le distanze emotive perché il mio articolo è un offerta per tutti gli internauti, lontani e vicini. Non sarà affatto facile, dopo tutto mi vado a misurare con un tema che richiede professionalità, trasparenza ma sopratutto onestà intellettuale. Patrizio De Santis


[- Una storia comune - Studio su Platonov di Anton Cecov. Riflessioni e considerazione sul tema di
una rappresentazione teatrale della compagnia " Teatro C.A.S.T " - ]

Il Teatro Comunale di Montalto Marche, attraverso una felice collaborazione tra l' Associazione Città di Sisto V con il comune di Folignano e il " Teatro C.A.S.T ", una professionale compagnia teatrale di Ascoli Piceno, ha ospitato un evento meritevole di attenzione perché è stata portato in scena una rilettura moderna, brillante e vivace del Platonov, dal titolo " Una storia comune - Studio su Platonov di Anton Cecov ( una rivisitazione che tra l' altro ha già conosciuto riscontri e successi di pubblico in altri teatri, o rassegne artistico culturali) sorretta dalla buona regia di Alessandro Marinelli.
Ora è interessante capire di cosa stiamo parlando, ma sopratutto il perché è necessario parlarne proprio ora, nella nostra contemporaneità. Per prima cosa bisogna sapere qual'era la natura di Anton Cecov nella sua essenzialità biografica, poetica e letteraria, ossia la dinamo propulsiva della sua arte, ed è 
l'origine filiale di un russo di famiglia umile di Tagarong, nato nel porto di Mar d' Azov, il 29 gennaio del 1860 da parte di commercianti della gleba.  Quest'uomo attraversa l' onda in divenire del grande cambiamento avvenuto tra l' ottocento e il novecento, e lo fa' affrancandosi da una condizione umana poco più che modesta. In quel preciso arco temporale bisogna poi contestualizzare il valore aggiunto del "fare arte " all'interno di un particolare humus socio economico, culturale e politico che inizia a correre velocemente con i primi venti progressisti, ma anche con l' avvento del concetto di capitale della società industrializzata.

Noi attualmente siamo ancora parte di quella umanità, figli dell' uomo contemporaneo vissuto ai tempi delle grandi ideologie politiche, ma di contro viviamo il paradosso di
un ciclo storico che si sta inevitabilmente esaurendo in un' epoca completamente diversa e molto complessa, di transizione e figlia del post modernismo, che è paradossalmente alienata dal processo di industrializzazione che si rivela un benessere misero, cagionevole di aver impoverito l' umanesimo e lo spirito.  Una contraddizione del progresso che si è manifestata sopratutto con 
l'avvento della " rivoluzione " digitalizzata, che non conosce un effettivo freno, e di conseguenza tutte quelle che potrebbero essere le infinite possibilità di crescita e sviluppo per il cammino dell' uomo tendono a franare in una mancata elaborazione di taglio intellettuale e umanistico,  la cui assenza del pensiero si ripercuote sulla qualità del rapporto umano, la vera connessione, nel male come nel bene, 
l'unica capace di far grande e funzionale una vera società.

[ In sintesi tutte quelle grandi conquiste socioculturali, con le conseguenti scoperte concepite in dote  al progresso scientifico industrializzato, chiaramente da noi ereditate ma concettualmente nate in quel preciso passaggio epocale di cui Cecov è stato uno dei testimoni, si sono manifestate nel corso  di tutto il novecento in un crescendo vertiginoso, favorendo nel nuovo millennio una società sospinta dalle macchine e dallo sviluppo tecnologico, regolamentato da un sistema economico monetario tecnocratico che ha favorito il progressivo e conseguenziale impoverimento del contatto umano per assenza di empatia.]

Ora poniamoci un interrogativo [...]  noi, come collettività, che che cosa possiamo fare culturalmente per ricostruire un tessuto sociale di taglio umanistico, ma sopratutto cosa può offrire l' arte, visto che è un linguaggio che non conosce tempo e spazio, e quindi è una " materia di lavoro " malleabile in grado di trascendere in ogni epoca di transizione e dal contesto storico fortemente in crisi.

Anton Cecov ci vuole parlare dei rapporti umani esattamente perché è bene fare attenzione all' animo per averne cura, perché una volta che si è deteriorato e compromesso nell' assenza di una virtù dei valori, muore epurato della sua limpida trasparenza, e quindi perisce privo di onestà intellettuale e di conseguenza ciò che accade al singolo può danneggiare la vita altrui, e così ledere la stessa società. Noi dobbiamo essere certi che tutta la memoria storica di cui abbiamo documentazione ci rivela che la ricerca dell' uomo, spirituale come laica umanistica, sociale e politica, si è posta con il presupposto di migliorare il cammino dell' umanità attraverso un sentire comune, ma entrando nel conflitto, e proprio per questo è necessario rispondere al quesito con un indagine che sia in grado di trovare una soluzione affrontando tale paradosso esistenziale nella centralità del problema : studiando la natura dell' uomo, indagando tale essere nel bene come nel male. E' stato così chiaramente per l' arte; l' introspezione della drammaturgia russa ne è la prova più compiuta e manifestata.

Per esempio, il "cuore " è uno dei pilastri di questo cammino, anche se ai nostri occhi ciò che intercorre nell'amore tra l' uomo e la donna ci sembra un qualcosa di frivolo, per certi versi addirittura obsoleto e cagionevole di mancate libertà, eppure ne abbiamo memoria da sempre, sia nel Simposio di Platone, come in una qualsiasi opera di Anton Cecov, e tanto per far ritorno nelle mie Marche possiamo citare il recanatese Giacomo Leopardi (di Recanati, Macerata.) che ha avuto il grande pregio di concepire una visione altamente spirituale, fanciulla e eternamente femminea del sentimento romantico, quasi di una purezza cosmica e trascendente, a mio avviso ancora da indagare pienamente a fondo.


[ - Lo spettacolo : Una storia comune - Studio su Platonov di Anton Cecov / Un Focus sul tema di Platonov e sulla natura del " Progetto Garden" + Recensione  - ]

Ritornando sul tema di quanto ho già sviscerato nella precedente analisi, oggi perché è dunque così importante  quell' umanesimo artistico nel presente, necessariamente rivisto e traslato con un linguaggio giovanile e dinamico, e di conseguenza vissuto e sviscerato interiormente in un' epoca di conflitti e contraddizioni umane ? Sicuramente ognuno di noi dovrebbe porsi più di una domanda per poi trovare una personale risposta, lavorando esattamente su' di quella verità interiore, ma universale, di cui Cecov è stato un ricettore nella sua ricerca di connessioni e interconnessioni tangibili, con un linguaggio concreto e manifestato, e non come oggi che disperdiamo l' energia tra le briglia  alienanti di una società "meccanica " e " tecnocratica ", dove il consumo, l' apparenza è l' individualismo esasperato producono non più il cinismo, ma il ben più deleterio nichilismo.
L' Indagine del cuore è il fulcro della letteratura, della poesia, del teatro, delle arti e di tutto il sapere. 
l'uomo, la donna, la famiglia, e la civiltà, infine il mondo, sono la coralità del teatro che è la rappresentazione dell' umanità, perché nella virtù di un buona opera vi è una grazia che sana la stessa miseria che è insita nell' animo di ognuno di noi, attraverso il male. Ed è questa la sua semplicità, in quanto verità essenziale [...]  A questo punto " Una storia comune " è  presente in ognuno di noi, ma ora domandiamoci chi sia, o cosa sia stato Platonov e perché questo personaggio è ancora contemporaneo ...

Riformuliamo il quesito da un altro punto di vista, per esempio : come si è posto il " Teatro C.A.S.T con le tematiche care a Cecov, attraverso il progetto " Garden, ma sopratutto qual'è il suo scopo ?

[ Una storia comune - studio su Platonov di Anton Cecov è il frutto di un percorso concettuale e di una progettualità di tipo e carattere analitico pedagogico all' interno del " Progetto Garden- laboratorio creativo sull' arte dell' attore", che si presuppone essere una sorta di cantiere di idee e creatività in Work in Progress, e quindi di natura aperta, sospinto da un flusso emotivo ed emozionale in costante evoluzione, poi definito e organizzato attraverso l' "ordine" concreto dello spettacolo.]

Ora possiamo ritornare al personaggio di Platonov, capire chi è, ma sopratutto cosa rappresenta in una storia comune, come potrebbe essere la mia medesima esistenza, quella dell' attore, del suo stesso pubblico, e di tutti gli internauti che stanno leggendo questo servizio. Anton Cecov è stato uno dei più grandi drammaturghi del suo tempo, a tal punto da essere oggetto di studio e rivisitazione anche nel presente, di conseguenza la compagnia C.A.S.T ha lavorato in maniera pragmatica e concreta su di una " materia " universale, che è
l' animo umano.
Platonov è stato concepito nel 1881, quando il maestro Cecov era poco più che ventenne, ed è la storia di un uomo di 27 anni che tende a perdersi in una costante contraddizione morale, un personaggio cinico, il cui unico scopo è la rincorsa di una fallace estetica sociale per  coltivare un effimera nobiltà d' animo, il tutto con il fine di apparire un individuo giusto e di spirito all' altezza di ogni situazione, sopratutto se al di dentro dell' alta società di cui volente o nolente sa di far parte, e che il più delle volte tende a irridere, giudicandola. Ai nostri occhi però vi è più umanità, se non addirittura una parvenza di grazia, in tutti gli altri individui del suo stesso ceto, che ci appaiano più autentici e genuini anche nelle miserie comportamentali e relazionali, nell' assenza di contegno e di virtù etica e morale.
Platonov, è però consapevole di questa ambiguità e si sente costantemente frustrato, un uomo in trappola, a tal punto che in verità disprezza se stesso e non riuscendo a risolvere la propria contraddizione interiore per scegliere di uscire dal ruolo e inseguire la libertà della vita, si eclissa miseramente nel dramma di un tragico epilogo esistenziale, la cui decadenza sarà la sua inevitabile fine.

Parlando dello spettacolo a cui io ho assistito, premetto che ho scelto deliberatamente la visuale più lontana, nel fondo della platea della sala del teatro comunale del mio paese, una decisione presa appositamente per valutare il tutto dal punto di vista più scomodo, almeno per poter pensare di scrivere un articolo, e posso dire che questa giovane compagnia teatrale di Folignano ha una buona metodologia del lavoro, a tal punto che mi sento di affermare che è sicuramente destinata a crescere e a farsi strada in un tutto il territorio, e non solo, sia per quel che concerne l' aspetto della resa tecnica, con tutte quelle voci che vanno dalla regia all' utilizzo delle luci, dei suoni e delle musiche e di mirate effetti scenografici dal taglio incisivo ( volendo essere critici diciamo che eccetto qualche marginale difficoltà di resa dell' acustica, che potrebbe esserci, come non esserci a secondo delle location) tutto è filato liscio e gli attori sono stati coerenti con lo scopo che il C.A.S.T si è prefisso con il " Progetto Garden "perché si sono posti esattamente come un " laboratorio creativo dell' arte dell' attore "e la professionalità si evince dalla passione che hanno inscenato sul palco, esattamente come se il palcoscenico e il tema portante fosse un appendice delle loro stesse vite.  Essendo uno studio sulla figura di Platonov evidentemente hanno dei bravi maestri alle spalle, e parlo al plurale perché le figure maestre nelle vita risiedono in chiunque e in ovunque, e nel fare questa affermazione vorrei semplicemente far presente che il mestiere del fare ( e farsi) arte è una possibilità molto democratica e inclusiva, " una storia comune ",  a patto che che ci si ponga come degli appassionati studenti della bellezza.


Lo studio su Platonov è stato un processo di trasformazione della drammaturgia esistenziale russa verso i lidi popolari della commedia brillante autoctona, audace perché figlia di un tempo come il nostro, e quindi traslata in una scenografia e un soggetto più contemporaneo dove l' esistenziale permane ma si colora di un linguaggio tra il surreale e il paradosso della satira più " Pop " per meglio attingere nelle tematiche amorose, passionali, erotiche in un costante ludico e multiforme caleidoscopio di umori e visioni, il tutto inframmezzato in quattro tempi, suddivisi in mattino, pomeriggio, sera e notte, dove prende forma un lavoro di senso compiuto e armonioso, sorretto con un tracciato concettuale rigoroso ma di largo respiro, perché si tende all' improvvisazione nella coralità delle voci stilistiche ed espressive chiamate in causa. Alle spalle c'è un lavoro certosino, serio, ma sopratutto credibile e rispettoso del Platonov di Anton Cecov.  Il Teatro Comunale di Montalto delle Marche ha retto bene la prova ; io l' ho frequentato relativamente poco, ricordo il passaggio di un' orchestra sinfonica e di un trio di musica da camera, un duo per pianoforte, qualche conferenza. Personalmente si potrebbe fare una programmazione molto più audace e rischiare, ma andando a sacrificare la politica del numero e il consenso a priori.

[ - Riflessione conclusiva - ]

L' aver pensato di investire sul lavoro svolto dal Teatro C.A.S.T con il Progetto Garden, più tosto che sulla satira della comicità nazional popolare televisiva, con personaggi quali Enzo Iacchetti oppure sul musical fiabesco per ragazzi, un appuntamento circoscritto all' evento annuale della tre giorni di " Notte delle Streghe e dei Folletti " o come saggio di scuola, ( tutte operazioni già portate in scena e che dovranno necessariamente essere replicate, visto il buon esito) per il sottoscritto è un valore aggiunto che può fare da apripista ad altre situazioni ed esperienze analoghe, anche di taglio diverso, sia da un punto di vista della complessità del dramma più classico che della ricerca di taglio sperimentale,  delle possibilità come tante. Il Modus Operandi del C.A.S.T ha alle spalle una progettualità di largo respiro, cosa che si evince dalla ragione artistica e sociale del Progetto Garden, un laboratorio brillate e creativo, audace e volenteroso di crescere e superarsi per offrire al proprio pubblico uno spettacolo sempre all' altezza della nobiltà intellettuale del mondo del teatro. Il mio augurio è di rivederli ancora nel mio paese perché sono un alternativa per un tempo libero diverso che può fare la differenza, sopratutto per la crescita della gioventù locale, se presa con la giusta vivacità e complicità. Un gemellaggio culturale tra comuni dell' ascolano che reputo positivo.

Teatro C.A.S.T. - Progetto Garden

in collaborazione con

Comune di Folignano - Assessorato alla Cultura
Comune di Montalto delle Marche
Associazione Città di Sisto V

UNA STORIA COMUNE - STUDIO SU PLATONOV DI ANTON ČECHOV

con

Fabrizio Di Luigi
Maurizio Emidi
Valter Finocchi
Chiara Giorgi
Oriana Ortenzi
Matteo Petrucci
Eloisa Pierantozzi
Roberta Procaccini
Andrea Scipi

Disegno luci
Pietro Cardarelli

Regia
Alessandro Marinelli


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