My Ideal Blog : Globalartisticfusion.blogspot.com di Patrizio De Santis Patrizio De Santis è titol

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Questo blog è nato come se fosse un'isola felice dove sperimentare una scrittura personale e condividere le mie passioni con qualsiasi internauta interessato alla bellezza. La sua dinamo propulsiva è la passione e l'amore per l'Arte. Ho realizzato uno spazio libero e autogestito, impostando tale contenitore come se fosse un potenziale Magazine cartaceo di approfondimenti culturali e artistici. Global Artistic Fusion è una sintesi della mia ricerca popolare e culturale: un mondo che vi offro nel My Ideal Blog 2.0

lunedì 18 marzo 2019

La Graine et le Mulet - Cous Cous, un film di Abdellatif Kechiche. (2007)

La Graine et Le Mulet - Cous Cous, un film di Abdellatif Kechiche (2007)


Cous cous (La Graine et le Mulet) è un film francese del 2007 scritto e diretto dal tunisino Abdellatif Kechiche, nato a Tunisi il 7 dicembre del 1960, e in seguito naturalizzato in Francia.
Stando al titolo originario La Graine et le Mulet , il regista ha realizzato questa opera come omaggio a suo padre poiché la traduzione corretta è difatti esplicita "Il grano (di semola) e il cefalo", l'ingrediente di base per un buon cuscus di pesce, che nella storia del plot è un elemento indispensabile per meglio comprendere il senso di tutto il film. 
La curiosità della curiosità, tuttavia resta che il regista in questo profondo tributo e omaggio alla figura paterna e alle radici, per circostanze sfavorevoli si vede costretto a stravolgere parte della lavorazione perché i due attori che originariamente avrebbero dovuto interpretare i ruoli fondamentali del film , vengono a mancare durante le riprese. 
Di conseguenza, a posteriori, la pellicola diventa anche un riscatto in onore di chi ha offerto il proprio contributo alla riuscita del lavoro, anche nella circostanza avversa del destino.

Il film è una produzione francese ed è stato girato a Sète e a Lattes, in Francia, dal 5 settembre 2005 al 16 gennaio 2006. Cous Cous narra essenzialmente le tristi vicende dello sfortunato Slimane, un magrebino  che fa il muratore ma con una situazione privata poco rosea, in quanto è un divorziato che si appoggia nell' albergo di proprietà dell' attuale compagna, e la figlia di lei, Rym, alla quale è molto legato.  
La ex moglie, dalla quale ha avuto diversi figli, è un ottima cuoca di cuscus, e per peculiarità tradizionale è solita organizzare festanti cene in cui si riunisce tutta la famiglia. Slimane però si trova costretto a rivedere drasticamente la sua vita che scivola sempre di più verso la povertà, perché per la sua età si trova costretto a dimezzare gli orari di lavoro ed è allora che tenta l' azzardo del cambiamento, cercando di trasformare una barca da rottamare ancorata nel porto in un ristorante dove servire il cuscus cucinato dalla ex moglie. Inizia questa nuova impresa con l'aiuto di Rym, e si impegna nel chiedere i permessi e i finanziamenti necessari, purtroppo invano visto l'estenuante serie di rifiuti burocratici. 

Molto coraggiosamente decide di preparare comunque il ristorante con l'aiuto dei figli, e di dare una cena "dimostrativa" dove invitare i vari funzionari dai quali dipende la realizzazione del progetto, e proprio in questa circostanza la fatalità giocherà ancora a sua sfavore ma l'intervento di Rym farà la differenza attraverso una spettacolare danza del ventre. Fin qui tutto sembra convergere verso una risoluzione favorevole, ma niente è come sembra [...] lascio il momento migliore del film, quello inaspettato, il più profondo e carico di significato agli occhi vergini di un possibile neofita. 
Per chi invece ne conserva la memoria, il mio suggerimento è di rispolverare uno dei migliori momenti della cinematografia del nuovo millennio, con il sentimento dell' empatia e della fratellanza tra i popoli, sopratutto in un momento storico e socio culturale come è quello che stiamo vivendo, di profonda e drammatica trasformazione. Cous Cous richiede il linguaggio dell' umanesimo per essere assimilato come pellicola testimone di un tempo presente, dove l' amore e l' umanità non devono assolutamente mai venire meno. Ho scritto questo servizio nella maniera più semplice e diretta possibile, il resto lo fa la visualizzazione di un buon home video.

Titolo originale La Graine et le Mulet

Lingua originale francese
Paese di produzione Francia
Anno 2007
Durata 151 min
Genere drammatico

Regia Abdellatif Kechiche
Soggetto Abdellatif Kechiche
Sceneggiatura Abdellatif 
Produttore Claude Berri
Produttore esecutivo Pierre Grunstein
Casa di produzione Pathé Renn Productions
Fotografia Lubomir Bakchev
Montaggio Ghalia Lacroix
Scenografia Benoît Barouh
Costumi Mario Beloso Hall
Trucco France Rossi


Habib Boufraes: Slimane 
Hafsia Herzi: Rym
Farida Benkhetache: Karima
Abdelhamid Aktouche: Hamid
Bouraouïa Marzouk: Souad
Alice Houri: Julia
Leila D'Issernio: Lilia
Abelkader Djeloulli: Kader
Olivier Loustau: José
Sabrina Ouazani: Olfa
Mohamed Benabdeslem: Riadh
Bruno Lochet: Mario
Cyril Favre: Serguei
Sami Zitouni: Majid
Mohamed Karaoui: Lafita
Henri Rodriguez: Henri 
Nadia Taoul: Sarah 






sabato 16 marzo 2019

Sarah Kane, Crave + 4 : 48 Pysichosis. Tutto il teatro in un canto di morte e amore. La vita, la scrittura e il teatro contemporaneo in una tabula rasa.



[ - Sarah Kane, Crave + 4 : 48 Pysichosis. Tutto il teatro in un canto di morte e amore. La vita, la scrittura e il teatro contemporaneo in una tabula rasa.- ]

" Cosa sono?

la bambina dei no. 
da una camera della tortura all'altra
una terribile sequenza di errori imperdonabili 
ogni gradino della via su cui sono caduta "

" Sono così. Esisto in questo oscillare. Mai ferma, mai solo una cosa o l’altra, mi muovo costantemente da un lato al limite più estremo dell’altro. "






«Non c’è niente che non si possa rappresentare in scena: affermare di non poter raccontare qualcosa, dire che non se ne può parlare, è un atto di ignoranza terribile. Volevo essere sincera fino in fondo sull’abuso e sulla violenza. Tutta la violenza presente nel testo è stata inserita attentamente nel plot ed è stata strutturata secondo un punto di vista drammaturgico che mi ha permesso di dire quello che volevo sulla guerra. La logica conclusione dell’atteggiamento che produce un caso isolato di stupro in Inghilterra è la violenza etnica in Bosnia. E la logica conclusione di come la società si aspetta che gli uomini si comportino in guerra» 

 (Sarah Kane, Blasted)

Sarah Kane ( Brentwood, 3 febbraio 1971- Londra,  20 febbraio 1999) è stata una scrittrice e drammaturga inglese dalla breve esistenza, tormentata dalla depressione e dal pensiero costante della morte, come si evince anche dalla sua opera, dove la solitudine e la drammatica assenza d' amore ammantano il teatro di un limbo nero molto intenso, a tratti espressivamente " forte " e contrastante, violento ma nel contempo poetico, seppur in taluni casi perverso e disturbato, follemente malsano. la Kane non ha di certo goduto di una vita artistica facilissima, lottando contro gli ostracismi, le censure e il boicottaggio mediatico, in quanto autrice di cinque testi teatrali controversi, dove temi come il cannibalismo e lo stupro, la malattia mentale, la stessa piaga fisica, fanno da cornice alla parola attraverso una tetra rappresentazione scenica, e la propria crisi depressiva.

In " Febbre " la drammaturga riesce a sintetizzare con poche ma essenziali parole il senso della propria idea di arte nel' ambito della scrittura per il teatro :  " un orrore così profondo può essere frenato solo da un rito "

Il teatro di Sarah Kane è all' insegna degli eccessi scenici e nell' opera d' esordio " Dannati " oltre a far gridare allo scandalo, riesce a segnare un nuovo passo nella drammaturgia inglese, ponendosi come paladina e fautrice di una tabula rasa estrema e visionaria. In molti le devono qualcosa.

Blasted ( Dannati) lavoro del 1995, traccia un interessante parallelismo tra l' Inghilterra e la guerra in Bosnia, attraverso uno scenario 
di disturbanti visioni di stupro, cannibalismo e brutalità di genere. Ad oggi, è il più grande scandalo teatrale avvenuto a Londra dopo Saved, un opera del 1966 di Edward Bond, celebre per  una terribile e brutale scena con lapidazione di un bambino. In più di un occasione Bond ha pubblicamente difeso l' opera della Kane,  anche perché tra i due c'era profonda ammirazione, la stessa che può esserci tra un' allieva e un maestro. Gli esordi di Sarah Kane sono dunque contraddistinti dai ripetuti linciaggi mediatici, ma 
il tutto è avvenuto in concomitanza di un piccolo ma crescente culto. I postimi di Blasted hanno inciso pesantemente sulla sua precaria salute mentale, favorendo sempre di più il disagio della crisi depressiva; il Daily Mail, attraverso la penna critica di Jack Tinker, liquidò, il primo teatro dell' artista come " un disgustoso banchetto di sporcizia" La situazione è iniziata a cambiare in positivo soltanto con la quarta opera, un lavoro molto ambizioso e di taglio psicologico che porta il nome di Crave ( Febbre).  C'è da dire che Crave fu pubblicata e portata in scena con lo pseudonimo di Marie Kelvedon, una strategia voluta, necessaria per fare in modo che la critica valutasse il lavoro senza i preconcetti ereditati dai precedenti Blasted - Dannati, L' amore di Fedra e Purificati.


- Crave ( Febbre) 1998 -

Crave è una delle migliori opere di drammaturgia teatrale negli anni novanta, venuta alla luce a suggello del millenovecento, un secolo molto generoso e ricco in tutti i campi dell' arte da un punto di vista di ricerca e d' avanguardia, sopratutto per quel che concerne il mezzo artistico come strumento per sviluppare dei linguaggi di rottura attraverso delle radicalità necessarie per abbattere i confini, gli steccati umani e culturali, i muri sociali e psicologici nella società convenzionale, tradizionale e morale. 

Il lavoro si sviluppa su quattro personaggi, che hanno come nome una sola lettera, A (uomo) - Abusatore, B (uomo) - Ragazzo, C (donna) - Bambina, M (donna) - Madre, la cui profondità di legami li mette in relazione l'uno con l' altro in un disegno psicologico avvincente e  misterioso, tale da essere comprensibile solo dopo diverse chiavi di lettera. Crave è un testo teatrale molto psicologico e profondo, richiede la giusta attenzione, e compenetrazione.  
Per certi versi è una " febbre " che nel proprio divenire vuole farsi contagio nello stesso pubblico, che sia lo spettatore del teatro, intento ad ascoltare la parola e a visionare il gesto visivo del dramma, oppure il lettore, attento nella muta indagine di una scrittura emotiva ma densa di inquietante e torbida profondità sinistra.  
Una vera "suite musicale" per quattro voci, due maschili e due femminili, che nell'insieme sono il canto generazionale e apocalittico di un' anima lacerata che si fa presagio nell'annunciare, con una visionaria preveggenza, l'alienante condizione umana, sociale, culturale e artistica che tende a sfaldarsi nel nuovo millennio.
Sarah Kane è fondamentalmente una scrittrice di epitaffi culturali, dove la parola sanguina la disperazione emotiva di un disagio e uno smarrimento socio culturale crescente, che letto attraverso una lente di ingrandimento psicologica e analitica brutalmente lucida, vive in maniera incisiva ed efficace nella parola scritta e nella drammaturgia teatrale proprio nel suo volere toccare gli estremi. 
Tuttavia Crave va visto come un lavoro a se stante, completamente diverso dagli eccessivi e truculenti esordi tra cui il discusso e controverso Blasted. Realizzato con lo pseudonimo di Marie Kalveldon si tratta probabilmente del suo testo più ambizioso e colto, con possibili rimandi alle strutture fluide di Thomas S. Ellioth e alla prosa di Virginia Woolf, il tutto con la citazione esplicita del vecchio testamento ebraico, nella ripresa dei passi conclusivi dell' Apocalisse, che chiude il sipario, destando stupore, sensazione e interesse di pubblico e critica.

“Monologo di A” , estratto : " Crave " di Sarah Kane



E voglio giocare a nascondino e darti i miei vestiti e dirti che mi piacciono le tue scarpe e sedermi sugli scalini mentre fai il bagno e massaggiarti il collo e baciarti i piedi e tenerti la mano e andare a cena fuori e non farci caso se mangi dal mio piatto e incontrarti da Rudy e parlare della giornata e battere a macchina le tue lettere e portare le tue scatole e ridere della tua paranoia e darti nastri che non ascolti e guardare film bellissimi e guardare film orribili e lamentarmi della radio e fotografarti mentre dormi e svegliarmi per portarti caffè brioches e ciambella e andare da Florent e bere caffè a mezzanotte e farmi rubare tutte le sigarette e non trovare mai un fiammifero e dirti quali programmi ho visto in tv la notte prima e portarti a far vedere l’occhio e non ridere delle tue barzellette e desiderarti di mattina ma lasciarti dormire ancora un po’ e baciarti la schiena e carezzarti la pelle e dirti quanto amo i tuoi capelli i tuoi occhi le tue labbra il tuo collo i tuoi seni il tuo culo il tuo …
… e sedermi a fumare sulle scale finché il tuo vicino non torna a casa e sedermi a fumare sulle scale finché tu non torni a casa e preoccuparmi se fai tardi e meravigliarmi se torni presto e portarti girasoli e andare alla tua festa e ballare fino a diventare nero e essere mortificato quando sbaglio e felice quando mi perdoni e guardare le tue foto e desiderare di averti sempre conosciuta e sentire la tua voce nell’orecchio e sentire la tua pelle sulla mia pelle e spaventarmi quando sei arrabbiata e hai un occhio che è diventato rosso e l’altro blu e i capelli tutti a sinistra e la faccia orientale e dirti che sei splendida e abbracciarti se sei angosciata e stringerti se stai male e aver voglia di te se sento il tuo odore e darti fastidio quando ti tocco e lamentarmi quando sono con te e lamentarmi quando non sono con te e sbavare dietro ai tuoi seni e coprirti la notte e avere freddo quando prendi tutta la coperta e caldo quando non lo fai e sciogliermi quando sorridi e dissolvermi quando ridi e non capire perché credi che ti rifiuti visto che non ti rifiuto e domandarmi come hai fatto a pensare che ti avessi rifiutato e chiedermi chi sei ma accettarti chiunque tu sia e raccontarti dell’angelo dell’albero il bambino della foresta incantata che attraversò volando gli oceani per amor tuo e scrivere poesie per te e chiedermi perché non mi credi e provare un sentimento così profondo da non trovare le parole per esprimerlo e aver voglia di comperarti un gattino di cui diventerei subito geloso perché riceverebbe più attenzioni di me e tenerti a letto quando devi andare via e piangere come un bambino quando te ne vai e schiacciare gli scarafaggi e comprarti regali che non vuoi e riportarmeli via e chiederti di sposarmi e dopo che mi hai detto ancora una volta di no continuare a chiedertelo perché anche se credi che non lo voglia davvero io lo voglio veramente sin dalla prima volta che te l’ho chiesto e andare in giro per la città pensando che è vuota senza di te e volere quello che vuoi tu e pensare che mi sto perdendo ma sapere che con te sono al sicuro e raccontarti il peggio di me e cercare di darti il meglio perché è questo che meriti e rispondere alle tue domande anche quando potrei non farlo e cercare di essere onesto perché so che preferisci così e sapere che è finita ma restare ancora dieci minuti prima che tu mi cacci per sempre dalla tua vita e dimenticare chi sono e cercare di esserti vicino perché è bello imparare a conoscerti e ne vale di sicuro la pena e parlarti in un pessimo tedesco e in un ebraico ancora peggiore e far l’amore con te alle tre di mattina e non so come non so come non so come comunicarti qualcosa dell’assoluto eterno indomabile incondizionato inarrestabile irrazionale razionalissimo costante infinito amore che ho per te.


- 4 : 48 Pysichosis ( 1999)  - 





4: 48. Secondo le statistiche è il momento in cui avviene il maggior numero di suicidi e si tratta di un arco temporale dove si apre una voragine dell' anima per vivere in un tempo di sospensione fino all' epilogo, la cui estrema conseguenza consiste nel congiungersi per sempre con il silenzio, come nel caso della voce narrante di 4 : 48 Pysichosis. 
Si tratta dell' opera più radicale di Sarah Kane in quanto il suo testo è un' intenzione della realtà, è nato per essere trasposto in un fatto compiuto e definitivo. 4 : 48 Pysichosis è stato completato e rifinito postumo, almeno per quel che concerne la trasposizione come monologo da teatro, grazie ad alcune indicazioni lasciate a posteriori. L' autrice subito dopo aver terminato la stesura dell'opera, fu ricoverata in ospedale psichiatrico a causa di un' overdose di sonniferi. la Kane si impiccò una volta lasciata sola, dopo tre tormentate ore all' interno della struttura, con i lacci delle sue stesse scarpe. 4 : 48 è palesemente un testamento artistico e biologico.

" La lucidità si trova nel centro di convulsione, lì dove la folla viene consumata dall’anima spaccata in due.

Mi conosco.

Mi vedo.

La mia anima è presa in una ragnatela di ragioni
tessuta da un dottore per aumentare il numero dei sani.

Alle 4 e 48


dormirò. "

La scrittrice drammaturga britannica sceglie una forma di scrittura teatrale radicale e a soli 28 anni, nel 1999, si consegna alla morte con uno dei monologhi più intensi e drammatici che si ricordi, crudo come un pugno nello stomaco.  Si tratta di un monologo dalla durata di circa 
un'ora, dove la protagonista parla in una " stanza interiore ", che è la solitudine della propria mente, in attesa dell' ultimo atto, contrassegnato dalle ore 4 : 48, che le darà libertà eterna.

" Mi farò un overdose, mi taglierò le vene, infine m' impiccherò. Che nessuno pensi che il mio gesto sia un grido d' aiuto "

Un lavoro sicuramente più lucido e analitico di quando si possa pensare, poiché si pone come un' indagine brutale, senza alcun filtro, sul vero volto della depressione, erroneamente accostata all'apatia della tristezza, alla lamentazione vanificata dall'autocommiserazione della propria esistenza. Sarah Kane invece si offre al mondo e sceglie di violentarlo, annunciando la nuda indagine di tutti gli anfratti oscuri del disagio mentale che si sta per impadronire del nuovo millennio, sotto forma di pandemia sociale. C'è una cura, si chiama amore. Viviamo in una società priva di amore, e questo la scrittrice britannica lo ha vissuto dall'interno di un settore dove le cose sarebbero dovute essere diverse, che è il mondo del teatro contemporaneo, perché soltanto con " Crave " , portato in scena con il libretto accreditato a Marie Kalveldon, le è stato riconosciuto un merito artistico di grande pregio.


Lo scandalo si ripete, il mondo dell' arte e del teatro sono di nuovo in difficoltà  perché come era accaduto nel 1995, con Blasted si trova impreparato e sconcertato di fronte 4 : 48 
 Pysichosis.  " Per favore non tagliatemi tutta per scoprire come sono morta ve lo dico io come sono morta. Cento di Lofepramina, quarantacinque di Zoplicone, venticinque di Temazepam e venti di Mellerin "

Sarah Kane questa volta ha attaccato con ferocia inaudita tutto il settore, attraverso la massima forma di oscenità, perché di fronte al suicidio il senso del pudore è definitivamente disarmato in uno stato di assedio.  La chiave di lettura per comprendere questo " mantra " psicotico, dove la reiterazione incontra molto la musicalità in un monologo attraversato da nevrotici turpiloqui e vuoti, strutturati come dense sospensioni della parola, potrebbe essere che la memoria offesa, sofferente e umiliata dell' autrice è dopo tutto un blues post moderno. c'è anche del sentimento, un frutto ammaccato che chiede di essere amata con tenerezza e passione, e in questo aspetto Sarah Kane mostra allo spettatore di essere più normale della presunta gente normale, e meno " bestiale"  e oscura di quanto si sia potuto pensare in vita, travisando il senso delle sue prime trasversali opere.

" Nel nero e freddo stagno del mio io.
L'abisso della mia mente immateriale.
Come posso ritornare alla forma,
ora che il mio pensiero materiale se n'è andato?
Non è una vita che possa sopportare.
Mi ameranno per quello che mi distrugge.
La spada nei miei sogni
La polvere dei miei pensieri
La malattia che si riproduce nelle pieghe della mia mente."

Sarah Kane è stata una voce senza compromessi del teatro contemporaneo, impegnata nella costante lotta contro la sindrome di disturbo comportamentale depressivo bipolare, ma nel contempo intenta
alla creazione di un nuovo linguaggio creativo e sperimentale, da cui poi hanno attinto in molti, e non necessariamente nel circoscritto ambito della neo drammaturgia teatrale.
Nei cinque testi concepiti nel suo breve arco artistico produttivo è riuscita a creare delle immagini di grande forza espressiva in grado di descrivere nel dettaglio più minuzioso gli estremi di un' umanità giunta alla rovina, dove il disagio esistenziale non è una semplicistica patologia della mente, ma la " decomposizione " etica  di un paesaggio apocalittico che è costante e disumana marcescenza d' amore, dove le persone si sopraffanno esercitando senza alcuna pietà l' esercizio della violenza, in
risposta a un disagio esistenziale collettivo. Sarah Kane ha narrato tutto ciò nella sua opera-omnia, cercando di raccontare questo cruciale passaggio che ha
contraddistinto la fine del millenovecento e l' avvento del nuovo millennio. In " Tutto il teatro di Sarah Kane ", un pregevole ed esaustivo tomo edito dalla Einaudi per merito della certosina e appassionata traduzione di Barbara Nativi, e dei commenti professionali nelle note introduttive di Luca Scarlini, tutti noi abbiamo la possibilità di leggere la nostra attuale contemporaneità, perché la scrittura di  questa incompresa autrice non è affatto invecchiata, ma al contrario è ancora fresca, moderna, drammaticamente incisiva e presente, e proprio per questo continua a vivere in svariate rappresentazioni del teatro post moderno, per merito di compagnie volenterose e amorevolmente grate, consapevoli di preservare un eredità importante, offerta ai posteri con l' estremo sacrificio della vita.

" Tagliatemi la lingua
Strappatemi i capelli
Mozzatemi gli arti
Ma lasciatemi l’amore
Preferirei aver perduto le gambe
Che mi avessero strappato via i denti
Cavato gli occhi
Piuttosto che aver perduto l’amore "

S. Kane.

Ciò che in vita non fu compreso è il presente. Sarah Kane è ancora la testimone del nostro tempo.

Tutto il suo teatro ci offre delle preziose chiavi di lettura per leggere la decadenza della modernità contemporanea e agire, nel nome dell' amore. Perché tutto ciò di cui abbiamo bisogno è l' amore.

Nel 2001 il Royal Court Theatre, che aveva messo in scena tutte le prime degli spettacoli di Kane eccetto uno, ha dedicato una stagione intera alla sua opera. Grazie alle traduzioni e all'interesse di Barbara Nativi, la sua arte fu portata per la prima volta, in Italia al Festival Intercity London del 1996, a Sesto Fiorentino prima e a Firenze nel marzo 2012 in seguito.



4 : 48 ( estratto : La psicosi delle 4 : 48, Tutto il Teatro di Sarah Kane, Einaudi, traduzioni di Barbara Nativi)


Alle 4 e 48
quando la lucidità mi fa visita per un ora e dodici minuti sono in me.
Passata quell'ora sarò di nuovo andata, marionetta in pezzi, ridicola
folle.
Ora sono qui e riesco a vedermi
ma quando sono rapita da basse illusioni di felicità
l'orrendo incantesimo di questo motore di magie,
non riesco a toccare il mio vero io.

PERCHÉ MI CREDI IN QUESTI MOMENTI E NON ADESSO ?
( L'attrice urla straziata )

Ricorda la luce e credi nella luce.
Nulla importa ormai.
Smettila di giudicare dalle apparenze, dai un giudizio obbiettivo.

- Tranquilla presto starai meglio.

Il tuo scetticismo non guarisce nessuno.
Non mi guardare.

Lo sportello si apre ... luce fredda
Un tavolo due sedie e niente finestre

Ecco io sono qui e c'è il mio corpo

Balla sui vetri

In un momento disgraziato in cui non ci sono disgrazie

Non hai scelta
la scelta viene dopo

Tagliatemi la lingua
strappatemi i capelli
mozzatemi gli arti
ma lasciatemi l'amore
preferirei aver perduto le gambe
che mi avessero strappato via i denti
cavato gli occhi
piuttosto che aver perduto l'amore

Lanciare tremare colpire frustare spremere frustare colpire frustare ondeggiare tremare lanciare colpire spremere premere lanciare tremare bruciare ondeggiare tremare sfiorare tremare colpire tremare lanciare bruciare sfiorare premere spremere premere colpire tremare ondeggiare bruciare lanciare tremare bruciare

NON FINIRÀ MAI

Sfiorare tremare colpire frustate spremere frustare colpire frustare ondeggiare tremare lanciare colpire spremere premere lanciare premere lanciare tremare spremere bruciare tremare sfiorare lanciare lanciare premere sfiorare lanciare sfiorare ondeggiare bruciare tremare bruciare lanciare

NIENTE E' PER SEMPRE, NIENTE DI NIENTE

....

NON HO NESSUNA VOGLIA DI MORIRE
NESSUN SUICIDA NE HA MAI AVUTA

GUARDATEMI SCOMPAIO
GUARDATEMI

SCOMPAIO

GUARDATEMI
GUARDATEMI

GUARDATE

...

UNA ME CHE NON HAI MAI CONOSCIUTO, IL VOLTO IMPRESSO SUL ROVESCIO DELLA MENTE.

PER FAVORE, APRITE LE TENDE.

S.K, 4 : 48









Sarah Kane ( - Brentwood, 3 febbraio 1971- Londra, 20 febbraio 1999 -)


Sarah Kane ( - Brentwood, 3 febbraio 1971- Londra,  20 febbraio 1999 -)

Sto cominciando a scrivere un testo intitolato 4.48 Psycosis.

Parla di una depressione psicotica, di quello che succede, cioè, nell'animo di una persona quando le linee di confine che permettono di distinguere la realtà dalle diverse forme dell'immaginazione, si dissolvono completamente,fino al punto di non riuscire più a percepire la differenza tra la vita sognata e quella da svegli. Non si sa più dove finisce lindividuo e dove comincia il mondo. 
I margini delle cose cominciano a fondersi.

Formalmente io cerco di fare la stessa cosa, di fondere insieme orizzonti diversi sino a che forma e contenuto diventino un tutt'uno. Non so dove questo processo mi porterà.

[ Sarah Kane - estratto da una conversazione - novembre 1998. Sarah Kane si è suicidata il 20 febbraio del 1999.]





Sarah Kane - Brentwood, 3 febbraio 1971- Londra,  20 febbraio 1999 - 4 : 48, estratto : La psicosi delle 4 : 48, Tutto il Teatro di Sarah Kane, Einaudi, traduzioni di Barbara Nativi - ]


La lucidità si trova nel centro di convulsione, lì dove la folla viene consumata dall’anima spaccata in due.


Mi conosco.


Mi vedo.


La mia anima è presa in una ragnatela di ragioni

tessuta da un dottore per aumentare il numero dei sani.

Alle 4 e 48


dormirò.


Sono venuta da e per essere guarita.


Tu sei il mio dottore, il mio salvatore, il mio giudice onnipotente, il mio prete, il mio Dio, il chirurgo della mia anima.


Ed io sono la tua discepola verso la lucidità.


* * *


per realizzare traguardi e ambizioni


per superare gli ostacoli e raggiungere uno standard elevato


per far crescere l’autostima mettendo a frutto il mio talento


per superare le resistenze


per avere controllo e influenza sugli altri


per difendermi

per difendere il mio spazio psicologico


per affermare il mio io


per avere attenzioni


per essere guardata e ascoltata


per eccitare, stupire, affascinare, scioccare, incuriosire, divertire, intrattenere o sedurre gli altri


per essere libera dalle restrizioni della società


per fare resistenza alle coercizioni e alle costrizioni


per essere indipendente ed agire seguendo i miei desideri


per sfidare le convenzioni


per evitare il dolore


per evitare la vergogna


per cancellare le umiliazioni subite con nuove azioni


per mantenere il rispetto di me stessa


per esprimere la paura


per superare la debolezza


per essere parte di

per essere accettata


per risultare attraente ed essere felicemente corrisposta


per conversare in modo amichevole, per raccontare storie, cambiare sensazioni, idee, segreti
per comunicare, conversare

per ridere e fare scherzi


per guadagnarsi l’affetto dell’Altro desiderato


per saper accettare e rimanere fedele all’Altro


per godere dei rapporti sessuali con l’Altro


per nutrire, aiutare, proteggere, coccolare, consolare, sostenere, curare o guarire


per essere nutrita, aiutata, protetta, coccolata, consolata, sostenuta, curata o guarita


per dare vita ad un piacevole, durevole, solidale reciproco rapporto con l’Altro, tuo pari


per essere perdonata


per essere amata


per essere libera


S.K 4 : 48






domenica 10 marzo 2019

Francesca Woodman, la poetica nell' arte fotografica del millenovecento destinata a fare scuola con un anelito di immortalità.



FRANCESCA WOODMAN

[ Francesca Woodman, Denver, 3 aprile 1958 – New York, 19 gennaio 1981, fotografa statunitense.]

“Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”

Francesca Woodman è un irrequieta fotografa americana che a soli 23 anni riesce a tracciare il ricordo indelebile della sua arte attraverso una grande innovazione nell'ambito della fotografia creativa, e lo fa sperimentando molto nella tecnica, nell'estro creativo,  nell'introspezione, e infine cristallizzando la propria immagine con il gesto estremo del suicidio che la consacra in un alveo di personalità la cui decadenza romantica ha da sempre affascinato la comune cerchia degli appassionati di arte o di storie e vite vissute
all'insegna della trasversalità. Tuttavia l' artista è molto di più di una semplice personalità immolata al sacrificio nel nome dell' arte.
Spesso si tende fin troppo ad amplificare l' aspetto suggestivo e romantico della vita decadente o borderline di un' artista, un errore volontario, utile per costruire ulteriormente la leggenda, ma anche per mancanza di argomentazioni.  Visto la concreta portata innovativa del lavoro svolto dalla Woodman sarebbe interessante narrare e analizzare una suggestione decisamente diversa, più concreta, focalizzando la dovuta attenzione nell' ambito che le è stato più congeniale, il settore della fotografia.
L' arte che si è manifestata nelle sue poetiche immagini ha affascinato più di una generazione di pubblico e di artisti, e questo  perché il patrimonio che ha consegnato al mondo della cultura offre ancora oggi molto in termini di comunicazione e interpretazione. Il lavoro della fotografa americana si è contraddistinto per un simbolismo visionario e un tracciato onirico trasognante ed etereo del tutto originale, un surrealismo radicalmente femminile e nel contempo fanciullo e puro.

Nella fotografia di Francesca Woodman, artista dalla personalità ossessiva attraversata da una fragilità emotiva indubbiamente egocentrica, ogni aspetto coincide con un guizzo particolarmente geniale nel rendere l' obbiettivo uno strumento introspettivo della creatività, che è prima di tutto l' emanazione trascendente del proprio "se", come se l' autrice fosse un tutt'uno con l' arte.

" Am I in the picture? Am I getting in or out of it? I could be a ghost, an animal or a dead body, not just this girl standing on the corner…? "  F. Woodman


Il corpo diventa un' esperienza del tutto diversa e per certi versi estraniante, sopratutto se non si è predisposti per limiti e abitudini morali a permeare fino in fondo la bellezza dell' universo femminile più metafisico, quello che vive recondito nel regno onirico delle introspezioni crepuscolari e notturne, attraverso il sogno di un erotismo delicato e fragile, spurio ma liquido e amniotico, sospeso nel tempo e nello spazio come "turgida" metafora della vita e della morte.  Tutto il mondo che troviamo espresso nella fotografia della giovane artista americana è un fluido susseguirsi di giochi surreali che sondano le trame trasognanti e eteree del femminile, tra scenari e ambientazioni povere e desolate e  solitarie. L' occhio interiore dell' artista vive attraverso la creatività della fotografia in un progressivo crescendo che si delinea come  cornice del corpo "ectoplasmico " della donna,  uno  strumento evanescente e fantasmagorico che trascende nella rappresentazioni di "specchi" o " porte dell' anima " che vivono di rifrazioni, rimandi e fascinazioni tristemente poetiche ma al contempo forti di una selvaggia passionalità, la cui sensualità ludica si traduce in un' anarchia del cuore.

Forse tutto il lavoro della Woodman, visto a posteriori, rivela un crescente disagio interiore assai peculiare, anche perché poche artiste sono riuscite a dare visibilità ad un sentire femminile così intenso e profondo, e nel contempo evocativo, come se da quella " porta di accesso " si rivelasse un caos irrazionale e universale, un "esercizio" definitivo di ribellione nel corpo di una giovane donna, e questo dopo millenni di restrizioni sociali e religiose.
Il surrealismo di Francesca Woodman, nella corrente del post modernismo è degno della migliore letteratura e della migliore pittura consolidatasi a cavallo tra l' ottocento e il novecento, segmento temporale, come si sa, di ricorrenti innovazioni e avanguardie devote alla tabula rasa.
Dal suo caotico desiderio interiore l' artista ha offerto il meglio della propria  fiamma espressiva attraverso la macchina fotografica, strumento e oggetto mistico, e complemento passionale del proprio esistere nel nome di un amore idealizzato : l' arte come forma di poetica sperimentale.

[ SOME DISORDER INTERIOR GEOMETRIES - DISORDINATE GEOMETRIE INTERIORI]

Il vissuto di Francesca Woodman ci rivela tanti indizi per poter penetrare il suo lavoro. Una figlia d' arte, di madre ceramista e scultrice, e padre pittore e fotografo, senza contare gli studi e il soggiorno nella nostra Italia, un interscambio culturale avvenuto per necessità di formazione, come anche di idealizzazione e fascinazione artistica tra Firenze ( un solo anno durante l' infanzia) e Roma, 
quest'ultima nella seconda metà degli anni settanta.  Molto della sua adolescenza burrascosa e irrequieta ha avuto a che fare con i fermenti socio culturali e artistici della nostra penisola, a partire dalla capitale. Possiamo affermare che l' amore per certi scenari bucolici e di natura spuria, che sono parte della sua ricerca fotografica, siano stati introdotti nell'immaginario artistico da lei rappresentato proprio per aver assorbito molto del nostro territorio. Tra le tante avanguardie americane della seconda metà del novecento Francesca Woodman ha rappresentato un ideale ponte tra il vecchio e il nuovo continente, poiché ciò che ha saputo raccontare con la fotografia ha fatto il giro del mondo, rivoluzionando il settore.  Nell'unico libro pubblicato " Some disorder Interior Geometries " avviene una sintesi di questo apprendistato, attraverso una coralità di sensazioni ed emozioni simboliche dalla narrazione sinistra,  i cui ritratti di profonda malinconia e tristezza ci appaiono come "disordinate geometrie interiori" dove la Woodman, al centro di tutto, pare annunciare la fine incombente dell' innocenza, siglando un passaggio indelebile nel mondo delle arti contemporanee con questo epitaffio editoriale, concepito e ideato per amore di un idea di purezza fuori dall'ordinario.

„ I feel like I am floating in plasma I need a teacher or a lover I need someone to risk being involved with me. I am so vain and I am so masochistic. How can they coexist? “

F. Woodman

THE WOODMANS [ - The Woodmans, regia di Scoot Willis, genere documentario, USA, 2010 -]

Esponente del surrealismo femminile è inutile dire che Francesca Woodman sia diventata una figura celebre, ma sopratutto importante nel corso del tempo, subito dopo il suicidio, avvenuto in quel di New York, il 19 gennaio del 1981 ( gettandosi da un grattacielo, qualche ora prima di una mostra allestita in suo onore, dal padre) ma è anche doveroso asserire che sia stato sopratutto per merito di diverse esposizioni delle sua opere, che nell'insieme sono riuscite a catalizzare e alimentare un interesse crescente post mortem. 
Tutti gli artisti che hanno "realizzato" l'innovazione nel settore dell'arte pagano tale scotto. Il docufilm The Woodmans, realizzato dal regista  C. Scoot. Willis ha contribuito in parte a raccontare esattamente di questa fama postuma, indagando molto sul rapporto tra l'artista e la famiglia, e la passione per la fotografia, sopratutto per quel che concerne la gestione del patrimonio artistico.

I Woodman, scossi nell'intimo, hanno dedicato il resto della loro esistenza quotidiana lavorando tenacemente per la valorizzazione del lascito della figlia, in maniera rispettosa, ordinata e parsimoniosa. I coniugi hanno avuto l' amorevole premura e il merito di saper esaltare un archivio fotografico di grande prestigio, di cui  800 fotografie restano ancora oggi inedite al pubblico.
Nel film, C.Scoot Willis segue la narrazione di una storia d' amore travagliata, e riguarda il rapporto tra Geroge Woodman, un pittore astratto con la passione della fotografia, che con la moglie ceramista Betty vive in simbiosi  l' arte in stretta correlazione dei rispettivi figli Charles e Francesca.  A questa cronistoria familiare si aggiungono le voci e i contributi di una serie di amici, compagni di studio e colleghi di settore, il tutto a partire dall' infanzia per giungere fino al tragico epilogo del suicidio, avvenuto a soli 23 anni, analizzando il post mortem dell'artista.
In The Woodmans però si parla molto dell' arte, perché nel ricostruire la storia il regista riesce a dare luce a tutti gli aspetti interessanti, tra cui il " perché " della stessa fotografia, che è il vero perno della vicenda artistica e umana di Francesca.  E' molto interessante comprendere come sia avvenuta la folgorazione per lo scatto in relazione allo stretto legame con il corpo, che di fatto è l' elemento centrale dell' opera della fotografa surrealista più influente di sempre.

L' opera è stata premiata al Tribecca film festival del 2010, successivamente è stato presentata al festival internazionale del film, riscuotendo un buon successo, in quanto ha avuto il merito di raccontare la vita e l' arte della Woodman in maniera semplice, con passione ma anche con la giusta distaccata emotività, in sintesi senza scivolare nell'errore del cattivo gusto, il tutto alternando a delle piacevoli interviste, un filo conduttore che porta direttamente a scoprire il lavoro di George e Betty in nome della figlia, attraverso le magnifiche fotografie.

In conclusione ... 

... La mente visionaria di Francesca Woodman ci ha raccontato di orizzonti e di introspezioni a noi ignote attraverso delle immagini di una bellezza abbacinante e di fragilissima emotività, un diario aperto il cui spessore artistico ha favorito una nuova fotografia, consapevolmente femminile, frutto di una vita trasversale e affascinante e di indubbia poetica anticonformista. La sua breve esistenza ha dunque sfiorato il sacro disegno dell' Utopia perché si è contraddistinta nel tenace conseguimento di un sogno. La Woodman ha percorso con ostinazione la strada di un tracciato tipicamente radicale e bohemian.  ( Patrizio De Santis)



Francesca Woodman (1958–1981) e le sue "disordinate geometrie interiori"

Francesca Woodman (1958–1981) e le sue "disordinate geometrie interiori"

“Ho dei parametri e la mia vita a questo punto è paragonabile ai sedimenti di una vecchia tazza da caffè e vorrei piuttosto morire giovane, preservando ciò che è stato fatto, anziché cancellare confusamente tutte queste cose delicate”.

„ I feel like I am floating in plasma I need a teacher or a lover I need someone to risk being involved with me. I am so vain and I am so masochistic. How can they coexist? “

" Am I in the picture? Am I getting in or out of it? I could be a ghost, an animal or a dead body, not just this girl standing on the corner…? "

F. Woodman.

Il " canto delle sirene " di un artista che ha fatto delle proprie disordinate geometrie interiori un opera d' Arte. Una passionale ricerca della bellezza dove la solitudine è riuscita ad attraversare il corpo femminile e i corrispettivi ambienti desolati, esaltando una natura impervia e spuria, il tutto come se fosse parte di un eterno orgasmo
cosmico. Un fluido mondo femminile  fanciullo idealizzato in una crescente  progressioni di immagini, che nell' insieme sono la poetica della Musa interiore di Francesca Woodman. Un maniacale lavoro proteso verso l' esaltazione di una purezza immortale, dove la foto si è fatta strumento d' amore per giungere fin qui, nel nostro attuale presente, come se fosse stata l' Epitaffio definitivo per essere il Testamento del nostro Tempo più metafisico. 

( Patrizio De Santis)

[ Francesca Woodman, Denver, 3 aprile 1958 – New York, 19 gennaio 1981, fotografa statunitense.]

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