My Ideal Blog : Globalartisticfusion.blogspot.com di Patrizio De Santis Patrizio De Santis è titol

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Montalto delle Marche, AP, Italy
Questo blog è nato come se fosse un'isola felice dove sperimentare una scrittura personale e condividere le mie passioni con qualsiasi internauta interessato alla bellezza. La sua dinamo propulsiva è la passione e l'amore per l'Arte. Ho realizzato uno spazio libero e autogestito, impostando tale contenitore come se fosse un potenziale Magazine cartaceo di approfondimenti culturali e artistici. Global Artistic Fusion è una sintesi della mia ricerca popolare e culturale: un mondo che vi offro nel My Ideal Blog 2.0

martedì 12 maggio 2020

Ljuba de Angelis - Il viaggio artistico e musicale di un giovane talento di San Benedetto del Tronto nella Francia multiculturale del terzo millennio.




Ljuba de Angelis

Ljuba de Angelis è di origine marchigiana, nata a San Benedetto del Tronto, in provincia di Ascoli Piceno, da tempo  residente a Parigi, in Francia. Ha  studiato Lettere moderne presso Alma mater studiorum Università di Bologna, e ha frequentato il Conservatorio "G.Frescobaldi" di Ferrara. Lavorando  con dedizione ha sfruttato al meglio gli anni universitari, assorbendo ogni fermento culturale di queste città. Non paga, ha investito le energie anche all'estero e ha conseguito un master in Creazione Musicale e Sonora presso Université Paris VIII Vincennes - Saint-Denis, frequentando anche il Birmingham Conservatoire in Inghilterra. Oltre alla professione di cantante Jazz, ha composto musica video. Ljuba è una giovane artista poliedrica, di quelle che non riposano sugli allori, ed è sempre desiderosa di fare esperienze diverse, stando a contatto con il pubblico : dal piccolo club, all'osteria marchigiana, ai festival nazionali ed internazionali, ai teatri e  ai musei, passando per le  gallerie d'arte contemporanea.  
Non ha alle spalle molte testimonianze discografiche; la dedizione per lo studio e la passione per la performance hanno avuto su di lei una maggiore importanza. Segnalo il cd del Trillo de Angelis Quartet - Origo ( Klarthe record/ Harmonia Mundi, 2017) e le partecipazione  ai seguenti album : Triat - In a Dense Fog ( Paesaggi Acustici/ RaRa records, 2017) Lucio Matricardi - Sogno Protetto ( disponibile nella piattaforma Soundcloud, 2016)
Ljuba de Angelis è presente  in diversi progetti musicali - tutti molto eterogenei - : Kuna Mediterranea, Trillo de Angelis Quartet, Orchestrina Fratelli Semeraro – OFS Caméléon Jazz Trio. E' dedita alla ricerca vocale, quindi particolarmente attenta e sensibile alle musiche colte, etniche e popolari. Questa brillante e onnivora cantante vive lo studio dell'improvvisazione musicale come un'ideale ponte tra il jazz e le musiche del mondo, considerando che si esercita anche con degli strumenti etnici ed esotici - come lo shuruti box - di provenienza orientale - indiana -  l'equivalente di un piccolo harmonium - senza tasti e tastiere -  con cui rilegge anche Ornette Coleman, Ennio Morricone e i temi del folclore italiano più remoto e dimenticato, come il canto abruzzese "Ndunielle".   Ljuba de Angelis è un'amante della canzone d'autore di qualità e nel corso del tempo ha riletto il canzoniere di Tom Jobim.
Ljuba de Angelis vive la musica con una grande passionalità. Ha una dote speciale, perché la sua voce è un vero e proprio strumento dalle infinite possibilità, su cui ha sviluppato una notevole capacità di controllo : potrebbe osare, ma preferisce non snaturare una radice che è indubbiamente legata al patrimonio della canzone popolare. Riesce a sperimentare restando nell'ambito che le è più caro, senza sacrificare il caloroso contatto del suo pubblico.  

+ VideoClip  KUNA MEDITERRANEA :  Mediterranean Music Project - Live february 2019



Kuna Mediterranea :  Mediterranean Music Project - Live february 2019

Mediterranean music project (Sephardic, Greek, Balkan, Middle East, Maghreb, Italian, Spanish)

Ljuba De Angelis: Vocals, Shruti box
Domenico Candellori: Percussions 

Gionni Di Clemente: Guitar, Bouzouki, Oud




Ljuba de Angelis si è interessata anche di arte contemporanea e video performance. Vi consiglio di approfondire digitando i seguenti link nel motore di ricerca Google https://ljubadeangelis.com/sound-art/ + ljubadeangelis.com/video/ 


La recensione CD Trillo de Angelis Quartet - Origo ( Klarthe record/ Harmonia Mundi, 2017)


Pur essendo una marchigiana non ho mai avuto la fortuna di incontrare personalmente questa artista, tuttavia per me è un grande piacere scrivere di lei - e realizzare una recensione per il  cd Origo - del Trillo de Angelis Quartet - uscito per la piccola label indipendente  "Klarthe" e distribuito dalla prestigiosa "Harmonia Mundi".  Il Trillo de Angelis Quartet si è costituito in Francia, intorno al 2016 per realizzare Origo, prodotto e arrangiato dal parigino Lionel Trillo. Si tratta di una raffinata incisione concepita per testimoniare tutte le dinamiche strumentali del quartetto - e le brillanti qualità compositive del binomio Ljuba e Lionel - nel dettaglio - 4 composizioni della cantante e 4 del pianista, più 3 cover. Di solito tra musicisti particolarmente affini - seppur differenti nello stile e nella formazione -  si crea la giusta alchimia - che è necessaria per la realizzazione di un buon esordio discografico.
Di Ljuba ho ampiamente scritto, ora è doveroso parlare degli altri musicisti : in particolar modo di una sezione ritmica eccellente - qui misurata -  ma che dal vivo promette sviluppi decisamente più in linea con un certo Hard Bop - oppure il Latin Jazz più frenetico e impudico - perché Georges Correia - al contrabbasso - e Thomas Delor - alla batteria e alle percussioni - sono dotati di un ventaglio stilistico eterogeneo e dinamico. Lionel Trillo si occupa del pianoforte acustico a coda e degli arrangiamenti - utilizzando dei tappeti sonori - creati con le tastiere elettroniche. Il suo ruolo è decisivo, perché dimostra di aver assimilato una sintesi pianistica vicina ai grandi maestri dello strumento, e forse non è casuale la scelta di chiudere l'incisione con un tema di Bill Evans " B Minor Waltz" (  un estratto dal tardo e poco celebrato lp " You must believe in Spring" WB, 1981.)
Origo è un prodotto vicino al Cool Jazz ma intriso di umori e stili differenti, tra cui la world music, la bossanova, la canzone d'autore, e di tanto in tanto, una discreta propensione al gusto pop. Tutti questi ingredienti sono sapientemente dosati, senza snaturare la natura del quartetto. Le undici tracce restano complessivamente un bel sentire. Possiamo percepire un avvolgente Pathos nelle intense e romantiche riletture dei classici quali "Col Tempo sai"  - di Lèo Ferré - ed " Estate" -  di Bruno Martino - e nel contempo scorgere le trame sonore di un viaggio nel mediterraneo trascendente e magico : basterebbe lasciarsi trasportare dalle misteriose suggestioni della "Macedonian Trance" - un bellissimo tema esotico e modale di Lionel Trillo. Il quartetto ci guida in una realtà solare e tropicale, grazie alla ludica effervescenza di "Duality Bossa" - a firma di Trillo - ma nel contempo ci invita alle sensuali danze di " Surrealtango" - una composizione della cantante - e se la musica è una metafora della vita  - Origo la rappresenta decisamente nella complementarità maschile - femminile 
Menzione a parte per il brano "Ceneri", perché oltre ad essere una ballata molto bella, ha una costruzione e uno sviluppo originale che miscela il pop d'autore con il Jazz. Nella parte introduttiva Ceneri è un malinconico canto d'amore - con un retrogusto blues - il quartetto  però cerca di fare qualcosa di moderno e tipicamente europeo, con un effetto spiazzante nella coda - quando si avventura nei cascami del " Free" - lasciando a briglia sciolta la cantante - che sperimenta -  da prima con la tecnica dello scat - per poi utilizzare un campionario di vocalizzi mutuati dallo studio delle musiche etnico-folcloriche. Confesso che inizialmente non mi aveva colpito, perché essendo situata tra "Macedonian Trance" e l'affascinante "Surrealtango"  non né avevo colto l'atipica bellezza : c'è da dire che il brano è stato interamente composto dalla cantante,  e  gode di quel tipico fascino femminile che si lascia svelare con il tempo ( in questo caso ascolto dopo ascolto.)  La vera natura di Origo è quella di andare oltre al Jazz, per offrire all'ascoltatore una musica di confine, che tenga conto del formato canzone, ma sopratutto esalti la bellissima vocalità - a tratti scura - che cristallina - di Ljuba de Angelis.

[ - Nel sito https://ljubadeangelis.com/ - Sound artist, contemporary Italian singer and composer - Sound art, electro acoustic music, jazz, world music -  è possibile visionare tutto il suo percorso professionale nel mondo dell'arte e della musica. - ]



+ Trillo de Angelis Quartet @live studio 2018 - Ceneri,  composto e interpretato da Ljuba de Angelis estratto dall'album "Origo", del 2017. Label e distribuzione Klarthe record/ Harmonia Mundi. Eseguito da Lionel Trillo al pianoforte e alle tastiere, Thierry Colson al contrabbasso, Vincent Touchard alla batteria. Pierre Belleboid - immagini /montaggio. Alessandro Coppola - sonorizzazioni. Studio - Espace Paris Jeunes Mahalia Jackson



+ Trillo de Angelis Quartet - " EPK" Origo ( Official Teaser) 

Trillo de Angelis Quartet
Film director Côme le Maignan - Sound technician : Thomas Vingtrinier
Location : Studio Sequenza








domenica 10 maggio 2020

Kenza - La scultura di Fred Fichet e il Sacro Femminile.


Kenza - La scultura di Fred Fichet e il Sacro Femminile. Un servizio monografico e artistico + una poesia privata di Patrizio De Santis

Fred Fichet è nato nel 1963 a Parigi. Laureato alla National School of Applied Arts Duperré e alla National School of Fine Arts di Parigi, ha lavorato per alcuni anni nella capitale francese sperimentando il suo estro creativo anche nel settore della pubblicità, dell'arredamento e degli effetti speciali. Nel 1989 si trasferisce in Nuova Caledonia e insegna alla Art School of Noumea, quindi, fino al 2015 è operativo all'Art Center della città di Noumea dove ha modo di crescere e maturare anche come artista.
Fred Fichet è uno scultore senza ombra di dubbio molto raffinato e interessante che lavora in totale solitudine nel suo laboratorio privato, situato nella Vallée des Colons di Nouméa. Le sue opere sono modellate in argilla prima di essere modellate in gesso e quindi destinate a essere fuse in bronzo : un'antica tecnica che richiede pazienza e tempo. Da queste successive metamorfosi, le sculture di Fred Fichet acquisiscono la loro forza senza tempo. Il suo lavoro è un inno alla femminilità, e all'eterno femminile: le sue donne sono istintive, sensuali e ribelli, sensibili e potenti. 
Lasciamo ora che siano le parole di Fred Fichet a sintetizzare  il senso di questa visione artistica :  " dalla plastilina della mia infanzia all'argilla del mio laboratorio, Ho sempre amato scolpire i corpi umani. Così unici e così preziosi allo stesso tempo, questi corpi, a volte dimenticati, sono così tanti mondi e così tante storie da raccontare. C'era una volta una donna ... quest'altra metà dell'umanità che cerco di capire, di descrivere: è giovane, vigorosa, bella e indipendente, si alza con determinazione in un mondo meglio equilibrato dove forza e barbarie non fanno legge"
Le dichiarazioni di Fichet sono pervase di significati ancestrali, radicati in un'idea di naturalismo matrilineare, rimandano dunque ad uno spiritualismo dalla forte poetica anticonformista, dove la donna è l'artefice di un'umanità migliore. Non un'idealizzazione della femminilità, ma un ritorno alla vita prima della diaspora monoteistica della genesi  biblica : "In ognuna delle mie sculture ne incontro una, dolce e ribelle contro questo pazzo mondo. La scultura è diventata una necessità interiore per me, che mi guida nel cammino dell'incontro e dell'armonia."   Fred Fichet dedica da sempre tutto il suo operato artistico a questo concetto di " Sacro Femminile" ma sono soprattutto la moglie e le figlie le fonti della bellezza da cui lo scultore prende tale ispirazione. 

KENZA 

[ - A Kenza, la principessa dalla pelle d'ebano; la perla d'Africa. Una mia poesia in omaggio alla scultura di Fred Fichet e alla sua concezione di Sacro Femminile. - ]


Kenza, principessa dalla pelle d'ebano danzava leggiadra tra la brezza marina e salina al chiaror della luna.

Lei, bellissima, slanciata, sinuosa danzava in una vertigine a curva di luna.

Kenza, meravigliosa perla d'Africa, cantava
la sua canzone e tra le onde del mar Mediterraneo
era figlia di Salammbo'.

Per me un richiamo. Attracco e porto sicuro
Tra la curva di luna e di un grembo fecondo.

Io e Lei.

Uniti nel sangue di un fatto consumato. 
Alcova d'ebano e Mal d'Africa.

( P. De Santis)


In conclusione, non mi resta che congedarmi da voi invitandovi ad approfondire la meravigliosa arte di Fred Fichet, e in tal proposito vi allego il link del suo sito ufficiale, dove potete trovare tutte le informazioni necessarie : fredfichet.com. Per correttezza e onesta intellettuale faccio presente che io stesso ho attinto da questa preziosa fonte. Inoltre mi sono premurato di caricare dalla piattaforma YouTube un video promo titolato " Fred Fichet Exposition Sculputure 2017 " Si tratta di un'esposizione che si è tenuta presso Le Chevalet d'Art à Nouméa.  Vi ringrazio dell'attenzione, vostro P. De Santis 








Forse ancora Poesia : Cette Blessure / Storia di una solitudine - Lettere in prosa, poesie e riflessioni di Patrizio De Santis

Cette Blessure ( Quella ferita)

Cette Blessure
perché sono il tuo devoto poeta
in ogni notte di straziante tenerezza
e per me, credimi, amarti
è inevitabile,
oh avvolgente calda ferita,
padrona dei miei sospirati istanti
di desiderio

Cette Blessure
perché la tua assenza ha il sapore
buono delle lacrime,
distillati delle emozioni
più genuine e inebrianti
come dolcissimo
pegno da pagare
per amarti.

Cette Blessure
perché ti scrivo la poesia che tanto
ti piace leggere
dall'altra parte del cielo,
dove sei la metà
che sogno
di amare

di Patrizio De Santis

“Una ferita / crepa di carne dove muore il mare / deserto dove passa la vita / insanguina delle culle il candore / chiusa nel marmo infinita / da una ferita vengo anch’io. (…) Una ferita / gelosa del mio desiderio / una cucitura sul piacere / non la vorrei negata mai / una porta aperta sulla morte / quella ferita è la mia sorte”. ( Léo Ferré)


Forse ancora poesia. Esattamente così, rievocando un tempo migliore perché voglio creare uno spazio per scrivere di emozioni, ma sopratutto compiere un viaggio di ritorno verso la bellezza, utilizzando la mia scrittura per eludere il cinismo e il nichilismo di questi strani tempi moderni. Un pensare anacronistico - ed epistolare - come se fossi nel pieno di una classica educazione sentimentale e letteraria - parafrasando un celebre romanzo di Gustave Flaubert. 


Nel componimento Cette Blessure ( Quella ferita) ho cercato di raccontare la mia idea dell'eros scrivendo dei versi poetici - ispirato sia dal cantore e poeta anarchico Léo Ferré, - che  dal dipinto "L'origine du monde" di Gustave Courbet. In verità si tratta di un omaggio poetico ad un periodo decisamente felice della mia vita, poiché ho voluto ricordare gli anni giovanili, quando ero solito frequentare un appuntamento culturale di una certa rilevanza : La Rassegna Léo Ferré di San Benedetto del Tronto, nella provincia di Ascoli Piceno, Marche.  Questo festival nel corso del tempo ha proposto i recital e le performance di Victoria Abril, Jane Birkin, Gianmaria Testa, Paolo Fresu, Tetes de Bois e Les Anarchistes. Durante la rassegna era possibile acquistare i libri e i dischi di Ferré - grande e generoso artista del 1900 - mentre per i più fortunati c'era la possibilità di poter conversare con qualche ospite di prestigio. Non lavorando nel settore ricordo di aver appena intravisto Jane Birkin e di essermi complimentato con Andrea Satta, la  voce carismatica e teatrale dei Tetes de Bois. 
Ritornando alla mia poesia, i più esperti sapranno che Léo amava paragonare l'organo sessuale femminile ad una ferita - oppure ad una crepa - dalle cui aperture di carni sboccia il fiore dell'amore - che si offre turgido e umido ai poeti, ai sognatori e infine agli amanti più audaci. Io sono un uomo completamente diverso dallo chansonniers e  mi trovo più a mio agio con la poesia romantica e introspettiva.  Non avrebbe avuto alcun senso concepire dei versi nati sulla falsariga del canto di Ferré, perciò ho evitato accuratamente l'emulazione del mito, per poter parlare del romanticismo etereo e trasognante che sovente prende vita nel mio immaginario notturno. La mia Cette Blessure è dunque una poesia d'amore. Non è mai una buona abitudine spiegare il significato di un canto poetico ma trovo interessante suggerire delle riflessioni.  

[ - "La Solitudine è un anfratto oscuro tra la memoria e il mare. Un'Anarchia dell'Intelletto in forma di poesia. A Léo" - P.De Santis ]

La solitudine? Credo che sia una condizione necessaria per comprendere Léo. La solitudine è la libertà nella sua purezza più radicale ed essenziale, come spesso era solito dichiarare lo stesso Ferré. Ora voglio spostare le lancette dell'orologio biologico per andare a ritroso nel tempo e recuperare un piccolo ma significativo frammento di vita privata: un dono ricevuto da un signore anarchico; la sua personale copia del disco in vinile " La Solitudine, serie Orizzonte, 1972."
Per un giovane di 18 anni il mondo di Léo Ferré può essere vissuto soltanto come  un'iniziazione - o a limite una rivelazione -  più simile ad un violento, ma piacevole tumulto  dell'anima. Il pensiero che si cela dietro a certe liriche ha in se qualcosa di destabilizzante; bisogna superare la diffidenza, eludere il timore di sprofondare in un linguaggio utopico, giocoforza desueto e anacronistico ( per lo meno se lo si approccia colla superficialità.) 
La poetica dello chansonniers richiede comunque una particolare predisposizione e tanta profondità emotiva. La parola di  Léo va' vissuta intimamente, anche perché una volta interiorizzata può essere un'utile fonte di bellezza, forza e coraggio per sopravvivere alle dure prove del presente. Il mio bisogno di scrivere è nato ascoltando le versioni italiani dei brani già pubblicati nel disco francese della Barclay " La Solitude" : Tu non dici mai niente, Il tuo stile, La solitudine, Niente più, Piccina, Pépée, Gli anarchici, Col tempo sai. Quindi la solitudine non è necessariamente tua nemica.  Nelle canzoni di Léo Ferré "La Solitudine" è la celebrazione di una rivoluzione ben custodita in un anfratto oscuro, situato tra la memoria e il mare. Il canto è un'insurrezione. Una Signora Anarchia dell'Intelletto che si manifesta in forma di  poesia. 


Risvegli a primavera per l'Aeternum Symposium 

Il mondo contemporaneo è drasticamente cambiato. Così come ci appare è insensibile alla passioni, e noi viviamo promesse di desideri disattesi perché fino ad oggi abbiamo assistito al gioco di potere tra i sessi, che è una palese prerogativa dell'ego. Siamo tutti prigionieri - schiavi di un'obesità senza fine - piegati al baluardo del neo liberismo - sostenuto da ogni compagine politica - in quanto simbolo di potere e denaro. Io celebro l'anarchia, perché amo la dilatazione metafisica del tempo, la riflessione, il pensiero nudo, epurato dal pudore. Mi espongo - incurante del giudizio - pronto a pagarne il prezzo colla solitudine. Desidero la sacralità del sangue, purché il corpo non conosca più l'offesa. 
E' compito della parola scritta insinuarsi nelle crepitanti voluttà dell'amore. Sarà la poesia a nobilitare l'Eros. La poesia è una forma di lotta fondamentale, e anche se attualmente non è più necessario pubblicare, occorre comunque essere i testimoni vigili di una ostinata e folle resistenza.  Bisogna senz'altro celebrare l'amore, perché è la chiave eterna del rapimento mistico e sensuale del desiderio. Dobbiamo essere una rivoluzione pacifica, per dare slancio alle nostre primavere con i versi carnali della poesia. Occorre una parola che abbia la forza dirompente e sfavillante di un'alba infuocata. Una fede. Serve una donna.

Serve un corpo di donna, perché ora è necessario una danza, un gesto, un rapimento mistico e sensuale.

Voglio la comunicazione. Sono necessari la carta e la pena. Il Verbo e la Carne, il Sangue e l' Inchiostro. L'ubriacatura e l'ebbrezza.

E poi ... Il Sacro e il Profano : la Dolcezza.

Serve un corpo, da masticare e deglutire. Occorre una cannibalizzazione della tenerezza.

È necessario un atto sovversivo.  Minare il presente con l'abbraccio e l'abbandono.

Occorrono gesti sconsiderati, giochi imprudenti, e abitudini sottili. Più anarchia.

È necessario un depistaggio. Io voglio il caos, e l'armonia.

Voglio un corpo. Ho fame, sono a digiuno di rivoluzione. Serve più libertà.

Questo è l'amore. La mia concezione del sentimento. Fa paura, soprattutto oggi.

Si. Lo so.

Spacchiamo la tecnologia in mille pezzi di follia, facciamolo ora, per rompere il cemento delle nostre case con i fiori della primavera.

Sputiamo in faccia al potere una smisurata preghiera. Un canto.

L' ode alla vita.

Suicidiamo la paura. Ora, e per sempre.

Serve il contatto : la poesia.

Ma sopratutto 

Occorre una parola che abbia la forza dirompente e sfavillante di un'alba infuocata.

Una fede. 

Serve una donna.

P. De Santis


Et à partir des souvenirs d'une vie, nous écrivons notre meilleure chanson. Nous la laissons comme un cadeau au vent - Di Patrizio De Santis

Sarebbe entusiasmante ritornare a scriversi delle lettere a mano, perché il profumo della carta e dell'inchiostro sono magici e godono di una bellezza abbacinante Una lettera tu non puoi ignorarla facilmente perché non la puoi cancellare con un tasto del PC  e dello Smarthpone. La lettera richiede la giusta e dovuta attenzione : la si può soltanto amare o odiare. Molte delle mie poesie remote le ho bruciate. Questo vuol dire che non le ho vissute con superficialità, dal momento che ancora oggi le ricordo. Nessun rammarico. La possibilità  di crescere grazie alla scrittura è di per se un dono più che sufficiente. Oggi questa tipologia di comunicazione è pressoché assente. La scrittura in prosa - con il suo indirizzo poetico confidenziale - sembra essere una prerogativa ingombrante -  ma c'è da dire che si legge relativamente poco - e la lettera è vissuta dai più come un bisogno anacronistico per intellettuali nostalgici. E' una valutazione superficiale e scorretta. Una svista clamorosa.  Lo scrivere a mano e la lettura cartacea sono medicina e balsamo benigno per ogni popolo, senza contare che possono avvicinare più di una generazione allo stesso sentire. La verità è che noi contemporanei temiamo la profondità delle parole. Nella nostra quotidianità incontriamo tante finzioni, di conseguenza i gesti  concretamente utili e autentici richiedono forza, perché sono i nostri progressi e si manifestano attraverso il coraggio di una costante pratica. Dobbiamo lottare principalmente contro noi stessi per non essere l'automatismo di una finzione. Si scrive e si legge per conquistare la consapevolezza della propria libertà. Le parole possono liberarci dalle  maschere sociali : quest'ultime sono sufficienti giusto per recitare un ruolo che eluda la capacità di pensiero. La parola scritta è necessaria per non temere più il giudizio di una società corrotta dai falsi bisogni - sopratutto nella contemporaneità del terzo millennio - perché ci siamo ammalati di edonismo e materialismo sfrenato.   

Ho iniziato questo 2020 cercando di correggere gli errori del mio passato;  mai avrei potuto immaginare di vivere un'esperienza come la pandemia da Coronavirus Covid - 19 per poter ritornare ad essere un uomo contemporaneo diverso e più pacificato. Nella durissima condizione della quarantena ho ritrovato lo stimolo per vivere serenamente la realtà con tutte le meravigliose opportunità che la vita ci offre in dono. Ora la stessa scrittura sembra prendere vita con maggiore slancio, perché sento  un respiro diverso tra una parola e l'altra. Il mio scrivere ha più  vigore di un tempo. Forse sto per raggiungere l'agognata maturità. Attraverso la creatività noi possiamo raccontare la venuta di un presente migliore, a patto di riuscire a crescere e a maturare anche grazie al dolore di una lunga e sofferta attesa. La stessa natura - finalmente di nuovo padrona del mondo - ci intima di rispettare questo tempo e di fare silenzio. Questo silenzio è chiaramente una preziosa opportunità per poter crescere, accettando una resa necessaria per riflettere e respirare e infine amare il prezioso dono della vita.




LE MIE NUVOLE ( ripartire da un frammento d'autunno del 2016) di Patrizio De Santis

Le mie nuvole sono bellezza e incantamento, un’espressione di purezza che si fa' tramite tra cielo e terra, io le osservo, decantandole in ogni mio autunno e fra tutte scelgo voi, le crepuscolari, fedeli compagne delle mie amate passeggiate solitarie. Vi vedo rigogliose come ventri gravidi di madri inquiete, a tratti austere, forse per via della cenere del cielo, eppur abbacinanti di umori e sensazioni riconducibili all’amore. Ai miei occhi voi siete parole, le mie parole, intrise di un romanticismo melanconico, idealizzato sin dalla gioventù. Per me siete come vecchi libri ingialliti con l'usura del tempo, ma a tratti confuse fra le vergini pagine di bianco candore, ancor tutte da scrivere. Siete suggestioni, care mie nuvole autunnali. Nei pomeriggi di questo tardo settembre, fra un giorno di pioggia e un altro di nuvolosa coltre, grigio cenere, ospitate di tanto in tanto, uno spiraglio di sole che sa ancora d’estate, la cui gradevole leggiadria, benedice le vendemmie nelle campagne circostanti. Ed è allora che mi piace sorprendervi barocche al calar della sera, mentre attraversate i campanili gotici dei paesi dell’entroterra marchigiano, per poi raggiungere le vallate pianeggianti, fino a morir riflesse nella bellezza del mar Adriatico. Voi, sospese, siete le regine danzanti di questo mare, solo la penombra vi cela, portate appresso il tracciato tempestoso dei giorni trascorsi, fra pioggia e torbido grigiore, testimoni dei miei momenti di tedio, chiuso tra le mura della mia casa a sognar poesia, ora espressa in questi miei versi.
A voi affido il sogno di un romanzo ancora da definire, la cui trama aleggia trasognante con il vostro passaggio. Voi nuvole d’autunno, in questi miei strani giorni di riflessione, mi fate dono di una nuova consapevolezza che si manifesta tutta nella piacevole attesa del dar tempo al tempo. Al vostro passaggio imparo a godere della pienezza dei silenzi e degli spazi vuoti, tutti da colmare con il frutto delle parole, in maniera tale da tramutare ogni mia contraddizione in un maturo atto di responsabilità. 
Ed ora lo scorrere lento di questo tempo a me concesso, diviene un’intenzione di crescita per poter meglio preservare e decantare un idea di bellezza, confidante nel futuro e nel viaggio ma memore delle mie radici, il bene più prezioso. Sento il tempo arrestarsi su' queste mie ultime parole, mi congedo a voi con lo sguardo sereno di chi sente il cuore battere più lentamente, quieto di un nuovo equilibrio. Vi affido questa mia pace, rendetemela forte per il mio domani, nella nuova alba che verrà, spero con la stessa serenità di queste mie sentite parole d' amore.  

In fede, vostro P.De Santis

La parola scritta non è  la nostalgia della purezza ma una delle tante possibilità creative per dare un senso al presente, e volendo una resistenza culturale. Perché no? Oggi è veramente cosi utopico  e anacronistico questo amore? Per me la passione non è morta. Ho scelto di proseguire il cammino come se fossi il custode di un grande lascito umano.  Questo blog è un contenitore culturale, ma io lo vivo come un operaio. My Ideal Blog è un cantiere aperto dove poter sperimentare nuove strade, recuperando nel contempo gli umori e i fermenti del passato. Ora è nato anche un piccolo spazio per la poesia, la scrittura in prosa e la riflessione : " Forse ancora poesia"   

Raccolgo qui l'eredità del 1900. Vi invito a riprendere il contatto con la carta e la penna.  Scrivete le vostre lettere al mondo: genitori, parenti, amici e amori. In virtù di tale fremito non posso che dirvi " e dai ricordi di una vita, noi scriviamo la nostra canzone migliore. La lasciamo in dono al vento." 

Et à partir des souvenirs d'une vie, nous écrivons notre meilleure chanson. Nous la laissons comme un cadeau au vent

Parole, soltanto le nostre parole disattese sulla carta, lasceremo come sigillo di un incontro.

L'inchiostro emotivo ed emozionale di un tempo ormai lontano : vivido ricordo.

Perché dai ricordi di una vita, noi scriviamo la nostra canzone migliore.  

La lasciamo in dono al vento.

( P.De Santis)

giovedì 5 marzo 2020

Philippe Garrel. Il cinema della Rivelazione e delle Cicatrici Interiori, dalla narrazione al respiro : Il bambino segreto del cinema francese. La Settima Arte delle Immagini.





[ - Philippe Garrel. Il cinema della Rivelazione e delle Cicatrici Interiori, dalla narrazione al respiro. La Settima Arte delle Immagini. - ]


Oggi voglio raccontarvi la storia di un regista cinematografico a cui tengo particolarmente: Philippe Garrel. E' una trattazione monotematica diversa, difatti si tratta di un vero e proprio omaggio, poiché ho amato molto le vicende esistenziali ed emotive di tale artista. Mi prendo qualche licenza in più, dando libero sfogo un po alla mia vena poetica, per pormi più da scrittore estimatore - e appassionato - che nell'abituale stile da critico blogger.  Vorrei provare a impostare questo nuovo servizio come se la mia vita fosse parte di un film che il regista non ha ancora realizzato. Le mie cicatrici interiori non hanno di certo la stessa radice umana ed esistenziale di Garrel - al contrario - direi che sono ordinarie - una storia comune - come tante altre. Sarebbe bello riuscire ad appassionare più neofiti possibile; direi che sto scrivendo sopratutto per loro -  ma anche per questo cinema - che tristemente non ha trovato un grande mercato e una meritata visibilità " popolare" in Italia.  La produzione cinematografica di Philippe Garrel è essenziale, ma necessariamente da riscoprire. L'Arte del francese potrebbe spiazzare, e coinvolgere davvero tutti per via di alcune similitudini emotive. Il cinema di cui vado a scrivere è un racconto avvincente, e volendo anche misterioso. Gode di un particolare fascino. Per certi versi è il principio di una grande storia passionale - e anticonformista - che ruota intorno alle relazioni d'amore. Basta lasciarsi andare, senza remore. Il pudore qui non serve: è soltanto un freno inibitore. Bisogna liberarsi assolutamente dalle briglia dell'educazione familiare, e dal costrutto sociale. Il mio compito è quello di valorizzare un grande maestro della Nouvelle Vague, suggerendo al neofita quanto più questo cinema sia vicino all'esistenza quotidiana di chiunque. 

Forse la mia trattazione vuole essere una chiave di lettura emozionale, una mappa  fornita da un appassionato, che si considera un fedele adepto [...] un voler Intrigare per facilitare la comprensione di opere come "Le révélateur", "La Cicatrice Interieure", “Le Berceau de cristal”, " Liberté la nuit " e "Les Amantes Regulliers". Lo confesso senza pudore e senza imbarazzo: è giusto un pretesto per rendere tributo al cinema d'essai con cui sono cresciuto   

( Patrizio De Santis) 


Introduzione [ - Philippe Garrel e il cinema della Rivelazione. / Ti invito al viaggio - ]


Philippe Garrel è un regista tra i più originali della Nouvelle Vague francese, tuttavia è poco compreso e storicizzato al di fuori della cinematografia francofona - per un equivoco di fondo - che consiste nell'inquadrare la corrente artistica - esclusivamente nei fermenti culturali e politici della sinistra, o nello stile di Jean Luc Godard ( e simili.) Nel nostro caso ci troviamo ad affrontare un percorso cinematografico assai più "complesso" ma sopratutto esistenziale, decisamente singolare e qualitativamente al di sopra della media.  Per comprendere l'arte di Philippe Garrel bisogna innanzitutto suddividere il suo percorso cinematografico in due fasi: un cinema sperimentale e di avanguardia - agli esordi -  a seguire tutto ciò che noi Italiani abbiamo iniziato ad apprezzare relativamente da poco; il cinema narrativo e del respiro. Nella fase della "narrazione" il regista si trova a rileggere il proprio percorso umano - già elaborato e traslato durante la fase sperimentale - da un punto di vista del racconto introspettivo. Film come ”J’entends plus la Guitare” e " Sauvage Innocence " restano i più indicativi, poiché il regista affronta  il tema del lutto d'amore: una ferita mai del tutto elaborata per Nico, compagna e partner artistica. Per quanto riguarda il cinema sperimentale ricordo  "Le Lit de La Vierge" del 1969, e in particolar modo "La Cicatrice Interiore" del 1972,  dove il ruolo di Nico è predominante. Ancora oggi restano due opere uniche nel loro genere, figlie di una forma d'avanguardia artistica peculiare, mai più replicata perfino dallo stesso autore. Nel nuovo millennio Garrel chiude la fase della scrittura cinematografica narrativa con un paio di opere, e giunge al cinema del respiro. Tutto ciò avviene a partire dal bellissimo "Les Amantes Reguliers".  

Les Amantes Reguliers - La poesia degli amanti di Musset " Mi manca il riposo, la dolce spensieratezza che fa della vita uno specchio dove tutti gli oggetti si dipingono un istante e sul quale tutto scivola." -  ]

"Les Amantes Reguliers" è tra i suoi film più riusciti: un qualsiasi neofita dovrebbe partire esattamente da questa visione. Nella sua sinossi troviamo una trama molto interessante, una cronistoria passionale ed emotiva del 1968 vissuto dalla prospettiva di due giovani amanti boemi, le cui caratteristiche umane ed esistenziali sono riconducibili agli anni giovanili dell'intellettuale, durante il sodalizio artistico del collettivo "Gruppo Zanzibar". Ho amato questa pellicola per i dialoghi introspettivi dei protagonisti: Lilie (Clotilde Hesmes) e Francoise (Louis Garrel) - figure emblematiche di quel frangente storico - estetico rivoluzionario. I due ragazzi sono delle individualità affascinanti, libertarie e poetiche, delle vere menti affini che non si incontrano mai del tutto - per giocare pericolosamente alla vita - fino a raggiungere la linfa sanguinante del dolore. Lilie e Francoise  restano vittime di una contraddizione: vivono come amanti irrisolti in una costante inquietudine, offuscati dalle passioni giovanili del momento, nonché della stessa effimera libertà dei ragazzi  "borghesi" del Maggio francese. Dopo aver ripercorso un importante periodo del passato - ricostruendo gli anni giovanili della contestazione parigina - per il regista si aprono finalmente le porte del mercato italiano. Il film è premiato con Il Leone D'Argento per la migliore regia al Festival di Venezia, e con il Premio Osella miglior fotografia William Lubtchansky.  L'edizione in dvd è in lingua, ma con i sottotitoli in italiano, realizzato e distribuito dall'Istituto Luce. 
Tra i capitoli successivi troviamo "La Gelosia", che vede i  figli Louis ed Esther finalmente insieme, ma anche il discusso "Un été brûlant" con la partecipazione di Monica Bellucci - attrice a mio avviso sopravvalutata -   in questo caso ben diretta. Questo film ha goduto di un buon successo commerciale e racconta la storia di un giovane ragazzo - artista e intellettuale - interpretato da Louis Garrel - che si innamora di una donna adulta e matura - ricambiato - ma con tutto l'inevitabile dolore che ne consegue.  E' tra i lavori meno apprezzati dagli estimatori della prima ora perché ha un taglio spiccatamente popolare; forse anche per la scelta del colore al posto dell'abituale bianco e nero. "Un été brûlant" risulta pretenzioso - pur essendo un prodotto raffinato - criticato non tanto per la presenza della Bellucci - ma per il suo voler rinverdire i fasti della Nouvelle Vague con i mezzi e i linguaggi della contemporaneità. Il nostro ha dimostrato di poter fare di meglio  con  "La frontiere de l'aube", "L'ombres des hemmes" e " L'amant d'un jour ".

Senza più ombre - e fantasmi  - il regista -  ha trovato il giusto "respiro" per offrire un cinema diverso agli estimatori dell'ultim'ora, aprendosi anche ai mercati trans-generazionali. La qualità resta la stessa, perché Philippe Garrel è un uomo di una profonda sensibilità - oltre che di intelligenza e d'intelletto - in virtù di ciò continua ad evitare l'artificio e la commercializzazione mediocre della propria arte.





Le révélateur - Un film di Philippe Garrel. Con Stanislas Robiolles, Laurent Terzieff, Bernadette Lafont Drammatico, durata 67 min. - Francia 1968. 

Le révélateur è un film sperimentale muto - incentrato sul tema della coppia - anche se è più giusto definirlo uno straordinario manifesto sul 68 - dove emerge la crisi della famiglia - a cui fa seguito il concepimento di un sogno onirico " rivelatore": la rivoluzione del figlio. Philippe Garrel riesce dove hanno fallito in molti, creando un linguaggio universale con i silenzi e  le immagini. In questa pellicola non c'è nulla del Maggio francese, almeno per come noi tendiamo a contestualizzarlo: non ci sono tracce di contestazioni, e nemmeno stralci e citazioni di libretti e manifesti politici.  La pellicola è senza ombra di dubbio un prodotto datato, ma essendo un opera visionaria non può essere storicizzata come tanti altri film a tema - coevi - perciò conserva un certo fascino anche nel presente.

Il film gode di un'eccellente e sapiente utilizzo delle sole immagini - spesso claustrofobiche - realizzate in Germania -  come palese omaggio alla fotografia espressionista, a tal punta da suggerire uno scenario di costante fuga dalla civiltà.  Le révélateur è un ideale processo di catarsi umana, una pellicola cinematografica che ci  conduce all'essenza totale e naturale delle immagini per indurci ad abbracciare i silenzi e le introspezioni della vita. Per certi versi è un vero e proprio monito, ma anche un invito - rivolto allo spettatore - a fare ritorno a quote più normali di esistenza, in piena comunione con la madre terra, le cui leggi non sono corrotte dal potere del capitalismo. Un ecologismo "Ante litteram"

" Le révélateur è un film muto. Una coppia e il loro bambino fuggono di fronte a una minaccia sconosciuta, ma ancora considerevole. Un film senza risate e borbottii. In un paesaggio desolato, pieno di umidità e umiliazioni, vediamo il più debole degli esseri mettere in scena una rivolta : il bambino "  Bernadette Lafont

Le révélateur è indubbiamente un film sperimentale degli anni sessanta, che oggi andrebbe visto con uno sguardo contemporaneo e senza preconcetti. E' una testimonianza intellettuale sul cambiamento generazionale di allora, traslato attraverso  un linguaggio molto profondo e introspettivo,  che prende vita in un opera straordinaria e d'avanguardia
A tratti sembra il frutto di un'urgenza espressiva attuale; possiamo addirittura asserire che nulla sia cambiato.  Oggi la crisi della famiglia è maggiore - lo stesso bambino - il 1968 -  non ha trovato la forza di correggere gli errori dei padri. Noi, i naturali discendenti, siamo paralizzati dall'impotenza: incapaci di trovare delle soluzioni pragmatiche - sia per gli stravolgimenti climatico - ambientali - che per i cambiamenti di ridistribuzione economico - finanziari delle società oligarche e neo - liberiste del nuovo millennio. Nel contempo restiamo esseri profondamente possessivi ed egoistici, incapaci di accogliere il frutto dell'amore. Eppure la "Rivelazione" resta la stessa, perché il bambino è donna, e la vera rivoluzione si manifesta con un moto interiore. Nulla è perduto, se risvegliamo la nostra creatività. Dobbiamo sostituire la parola "disillusione" con l'unico slogan possibile - l'immaginazione al potere - sopratutto con i nuovi mezzi tecnologici - a patto che si impari a fare un buon utilizzo del web.


Le révélateur è un film da riscoprire e amare, come tante altre opere del regista. Le révélateur è una pellicola che ci induce a una sana e giusta riflessione. In tal proposito ho scritto una poesia [ ...]   "La Rivelazione." 






La Rivelazione : 

La fonte del Dolore si trova nell'Amore. Perché fin dalla notte dei tempi le colpe dei genitori sono ricadute sui figli. Un uomo e una donna sono divini quando si amano, facendosi carico del dolore come se fosse un privilegio. 

Essere amanti :

Perché soltanto nelle aperture delle carni sgorga il sangue della vita. Non c'è peccato nel meccanismo perfetto del dolore, nel piacere dell'amore.

Tutto è cosi, come sarebbe dovuto essere fino alla fine del mondo. Se mai la vedremo, sarà per colpa di un padre, e di una madre, chiamati umanità.

Il bambino del tempo risorgerà a nuova vita.

( Patrizio De Santis)










Il dvd del film Le révélateur è in vendita presso il sito  https://re-voir.com/shop/fr/philippe-garrel/34-philippe-garrel-le-revelateur.html dove potete trovare tante altri prodotti del regista, tra cui : " Lit de la Vierge ", " La Cicatrice Interieure ", “Les Hautes Solitudes”, oltre che i cofanetti e documentari.

“For me, it was an absolute pleasure, at the time when Philippe Garrel had perfectly assimilated the importance of the cinematic image to the point of baptizing his film ʻLe Révélateurʼ (ʻDeveloperʼ), allowing me the greatest liberty to improvise and to invent, with voluntarily minimal lighting in order to stimulate our imagination and an extremely sensitive film stock in order to capture the faintest glimmers or the strongest apparitions. If the photography of this little silent film borders on the amateurish, it is nonetheless one of the most beautiful in the history of Cinema with its luminous and charming dreamlike manner and its reasonably fantastic narration, of remembering or of suggesting a wealth of sentiments, poetic and profound.” - Michel Fournier

“When we filmed Le Révélateur in Germany, every time we tried to set up a shot, the police came along: that in itself didnʼt bother me much. I had come to Germany in part for that: to shoot near military camps, to create this feeling of being oppressed.” - Philippe Garrel

“Le Révélateur is a silent film. A couple and their child flee in the face of an unknown, but still considerable menace. A film with neither laughter nor mutterings. In a desolate landscape, full of humidity and humilation, we see the weakest of beings stage his revolt: a child.” - Bernadette Lafont






Philippe Garrel - dal cinema sperimentale alla cinematografia della narrazione : il percorso geniale di un maestro della Nouvelle Vague. ( prima parte)


Philippe Garrel è un regista - e attore francese - dal talento prematuro, nato a Parigi  il 6 Aprile del 1948, dichiaratamente comunista e ateo. Esponente dello sperimentalismo degli anni sessanta, il regista non può essere circoscritto solo nel contesto della Nouvelle Vague, perché la sua visione artistica è fin dal principio una forma di comunicazione innovativa e d'avanguardia, figlia legittima di un sentire politico più anarchico - umanistico -  che filo marxista - maoista. 
La visione politica del regista è indubbiamente utopica e tipicamente artistica, lontana dalle necessità pragmatiche e realistiche del "potere" politico filo comunista che in quel particolare  frangente storico e socio - culturale - guida le masse proletarie e  universitarie - unite - per la rivolta sessantottina. 
Il  primo cinema di Garrel è un  flusso di immagini e visioni dove l'analisi dell'esistenza umana passa attraverso l'introspezione dell'essere e ne rivela il sentimento inquieto e tormentato, che coincide anche con un lento decadimento: lo stesso che in seguito erode la portata rivoluzionaria delle utopie degli anni sessanta. E' curioso come Philippe Garrel si sia legato sentimentalmente e creativamente ad un'artista iconica qual è Nico - un ex  musa Felliniana - successivamente attiva nella Factory di Andy Wharol e parte integrante degli sperimentali light show dei Velvet Underground - la cui aura decadente parla al di sopra d'ogni cosa. Questo legame rende l'artista una figura tormentata dal fascino "maudit", intrigante agli occhi delle nuove generazione, come lo è stato negli anni novanta per il sottoscritto. Il cinema sperimentale di Philippe Garrel è assolutamente originale e incarna il grido interiore di una piccola fetta generazionale: un sordo fragore dell'animo che è prima di tutto una sanguinante cicatrice interiore.  

La Cicatrice Interieure  è il vertice assoluto della sua prima storica produzione - ma è anche il film dove la moglie - Christa Päffgen - svolge un ruolo essenziale: sia come attrice - che per le musiche -  poiché da questa esperienza condivisa viene concepito il  terzo lp da solista - " Desertshore" - con la regia e la produzione di John Cale. Una colonna sonora  magistrale, aderente alle immagini visionarie dei deserti arsi e "lunari" della claustrofobica pellicola. 

Figlio dell'attore Maurice Garrel - soffre fin da subito di un tormentato legame familiare -  vivendo malissimo la prematura separazione dei genitori, a tal punto che da bambino prodigio - a soli quattordici anni - gira il suo primo film: “Une plume pour Carole”. Si tratta di un esperimento naif - una storia d’amore - girata in bianco e nero - senza sonoro, che distrugge anni dopo. Nel 1964  con il secondo “Les enfants dèsaccorès” racconta la storia di un gruppo di adolescenti in fuga dalle famiglie. I Film realizzati nel triennio 1967/69 dopo il docufilm Anémone, sono "Marie pour Memoire", "La concentration” e “La rèvélateur. Possiamo considerare questa trilogia una buona introduzione per le successive vette artistiche, fra cui “Le Lit de la Vierge”. A questa formidabile serie di opere seminali e sperimentali va aggiunto "Actua I", un documentario sul 1968, che va ricordato come il più esplicito contributo ai moti rivoluzionari del Maggio francese.  

Philippe Garrel, il gruppo Zanzibar e Il Letto della Vergine - Le Lit de la Vierge ( 1969) - La storia di un dramma allegorico scritto e diretto da un giovane ateo. 

Il film manifesto degli anni sessanta resta "Le Lit de la Vierge" che esce sul mercato internazionale con il titolo tradotto The Virgin's Bed, 1969. Si tratta del quarto lungometraggio di Philippe Garrel, realizzato all'età di 21 anni. È prodotto dal gruppo Zanzibar, ovvero interamente finanziato da una mecenate, Sylvina Boissonnas. Quest'ultimo consente a Garrel di filmare in totale libertà. Nell'eccitazione pre-68, il gruppo Zanzibar (una parola scoperta in una poesia di Rimbaud) si formò al Festival du Jeune Cinéma di Hyères, intorno a Philippe Garrel, Bernadette Lafont e l'editore Jackie Raynal. Zanzibar è stato un gabinetto sperimentale e d'avanguardia, un fertile laboratorio per la creazione cinematografica, pittorica e musicale, intriso delle istanze e dei fermenti del tempo: esoterismo, erotismo, rivoluzione situazionista, anti-psichiatria e Artaud. In questo nucleo creativo, Pierre Clémenti, Daniel Pommereule, Jean-Pierre Kalfon incarnano i nuovi dandy con i capelli lunghi, mentre Garrel, ateo, si interessa al simbolismo cristiano, traslato nei film "Marie pour Memoire" e "Le Lit de la Vierge", insieme a tutti i personaggi evangelici. La prima musa di Garrel si chiama Zouzou, ha recitato in tre dei suoi film e interpretato la madre di Cristo in "Le Lit de la Vierge" ma nel contempo anche Maria - Maddalena. Il letto della Vergine ci offre una parabola nuova - figlia di un socialismo apocrifo e anarchico - che ruota attorno alla Vergine Maria e Gesù Cristo, girata in bianco e nero in Bretagna, Italia e Marocco. Garrel filma il vagabondaggio di Pierre Clémenti nella figura del Cristo doloroso, in un universo ostile e deserto. Il film è composto da sperimentali clip che evocano sia le Stazioni della Croce che gli esperimenti formali di Warhol e Godard. In questo magnifico poema sull'impossibilità della santità, Philippe Garrel esprime a modo suo le disillusioni del dopo 68 e la violenza della repressione della polizia.

In Le Lit de la Vierge c'è il primo contributo della moglie, Christa Päffgen, presente con il brano musicale " The Falconer", a cui si affianca il complesso musicale Les Jeunes Rebelles dove si diletta lo stesso cineasta. Da segnalare la presenza dell'attrice simbolo delle trasgressioni giovanili e anticonformistiche degli anni sessanta, La conturbante Tina Aumont, nel ruolo "maudit" di una prigioniera.

Questo dramma allegorico è stato ripubblicato nel mercato Home Video dalla benemerita casa francese "Re-Voir" che si occupa di ristampare il meglio della cinematografia sperimentale e underground, con un occhio di riguardo verso il mondo del docufilm. Segnalo il sito : blog.re-voir.com 


" I believe my point of view on the Christian myth is quite clear in The Virgin’s Bed. It is a non-violent parable in which Zouzou incarnates both Mary and Mary Magdalene while Pierre Clémenti incarnates a discouraged Christ who throws down his arms in face of world cruelty. In spite of its allegorical nature, the film contains a denunciation of the police repression of 1968, which was generally well understood by by viewers at the time. " -Philippe Garrel







Il capolavoro sperimentale del regista Philippe Garrel : La Cicatrice Interieure - Francia1972  

Il sodalizio tra Philippe Garrel Garrel e Nico si consolida negli anni settanta con la realizzazione di pellicole ad alto tasso sperimentale: “Anathor” (1972), “Les Hautes Solitudes”(1974), “Un ange passe” (1975), “Le Berceau de cristal” (1976) - con Clèmenti e la bellissima Anita Pallemberg“ - e Voyage au jardin des morts”(1978). Il vertice epocale e trans-generazionale spetta al film “La Cicatrice Intérieure" che grazie alla forza delle sue immagini metafisiche e visionarie, resta l'esperimento più riuscito della produzione d'avanguardia condivisa con la moglie.  
Nella fase sperimentale - un capitolo come La Cicatrice Interieure - va considerato un film spartiacque, da cui poi lo stesso regista ha preso le direttive per sviluppare gran parte delle intuizioni future.  E' storia nota che Garrel si sia contraddistinto per un ossessivo lutto mai del tutto elaborato nei confronti della compagna; tuttavia ridurre esclusivamente l'attenzione sulla figura di Nico significa sminuire una serie di proposte artistiche ricche di grandi contenuti qualitativi. Non bisogna commettere l'errore di allontanarsi dal significato più profondo di questo cinema. L'implacabile e ineluttabile senso dell'abbandono è la chiave di lettura per comprendere la natura della cicatrice interiore.  La coppia si è legata per via di un comune dolore: un mal di vivere condiviso - la cui origine è situata nell'infanzia - e nell'età giovanile di entrambi. Sono delle menti affini che si sono completate - fino a quando è stato possibile - e non c'è ombra di dubbio che furono predestinati a compenetrarsi anche colle corrispettive carriere artistiche. 
Gli anni settanta corrispondono al periodo più fecondo del cinema d'avanguardia di Philippe Garrel: con  La Cicatrice Interieure il nostro si discosta dalla  sementa rivoluzionaria dei precedenti Le Revelateur (1968) e Le Lit de la Vierge (1969) per raggiunge una piena e consapevole maturazione artistica. A partire da questa pellicola egli rivela molto di se, mettendo a fuoco una parte del proprio vissuto. E' come se volesse innescare un processo creativo di autoanalisi - che in seguito verrà rielaborato e ricapitolato in altri film - con l'utilizzo di una scrittura sempre più nitida e poetica, ritornando spesso agli anni dell'infanzia. In questa specifico capitolo il regista imprime una maggiore forza espressiva alle trame oniriche del film, per quel che concerne il paesaggio; la cornice alle vicende umane dei personaggi.  Per la prima volta egli va in profondità della sua stessa ossessione, e in maniera decisa sviscera il tema dell'abbandono e della separazione.
  
D'altro canto possiamo asserire che il senso claustrofobico e ossessivo del dolore che permea una storia cosi  metafisica - durante la catarsi radicale del film abbia addirittura una radice universalmente condivisibile con il cammino esistenziale dello spettatore. E' necessario approcciarsi a questa opera con un minimo di comprensione analitica, sapendo leggere il linguaggio dell'animo umano. Penetrando a fondo il simbolismo immaginifico de La Cicatrice Interieure  si possono notare alcuni riferimenti alla grande pittura europea. Tale processo avviene come se la macchina da presa di Philippe Garrel richiamasse all'interno della pellicola la pittura di fine 800, citando i quadri di Puvis de Chavannes.  Questa osservazione è il frutto di una lucida e consapevole analisi compiuta dal critico Dominique Noguez - che esamina il lavoro del regista - centrando perfettamente il senso reale delle immagini. Il critico nota anche la relazione che c'è tra Le Revelateur e La Cicatrice Interieure. In effetti si tratta di una tematica simile ma con due distinti approcci di lavorazione, nonché di messaggio concettuale.
Il film è stato girato tra l'Islanda e alcuni deserti dell'Egitto e degli Stati Uniti. L'idea è di rappresentare un mondo interiore in un ambiente non facilmente identificabile. Garrel ci invita ad aprire una porta d'accesso nell'animo umano - per poter guardare da una piccola "fessura" - le drammatiche conseguenze dell'abbandonoLa Cicatrice Interieure è la storia di una coppia in crisi con un bambino, interpretato tra l'altro dal figlio che Nico ha avuto da Alain Delon, e che l'attore ha abbandonato a se stesso: Ari. Questa presenza del passato prende vita nelle trame oniriche del film. E' di fatto la cicatrice interiore, perché la triste vicenda di Ari ricorda l'infanzia del piccolo Philippe. L'attore Maurice Garrel tradisce la fiducia del figlio per un'altra donna e tale mancanza è il principio di un'insanabile spaccatura con il mondo dell'infanzia, a cui fa seguito la ribellione nei confronti della famiglia; oggetto di contestazioni nei primi film degli anni sessanta, tra cui ricordo “Les enfants dèsaccorès”,1964. Philippe e Nico tentano di attraversare un "deserto" interiore  che è un doloroso cammino per l'elaborazione di un lutto: un tentativo purtroppo vanificato, che li porta ad una convivenza burrascosa, dove fa capolino la dipendenza dell'eroina. Un piaga fatale per la donna.

Philippe Garrel scrive un soggetto cinematografico appositamente per Nico - quest'ultima contribuisce con l'ambiziosa colonna sonora -  "Desertshore" - prodotta da John Cale. Si tratta di un processo creativo importante, che avviene tra marito e moglie, perché nella realizzazione di questa catarsi artistica nessuno dei due si annulla all'altro. La musica ha un ruolo determinante, anche nel dare forza ai brevi, ma mirati ed essenziali dialoghi. Credo che l'influenza del marito sia stata decisiva anche per la carriera musicale di Nico, così come lo è stato il sodalizio  con John Cale - un musicista che oltre ad aver condiviso con lei la militanza musicale nei Velvet Underground - proviene dal gabinetto sperimentale del movimento americano Fluxus.  "Desertshore" è un vertice della musica decadente degli anni settanta; un album che può essere ascoltato benissimo slegato dal film, insieme alla gemma folk apocalittica "The Marble Index " Entrambi gli lp sono stati ristampati in un box, ricco di scritti, note, fotografie, locandine, interessanti demo e rarità rimaste nel cassetto: " The Frozen Borderline 1968 - 1972 "della Rhino. Degno di menzione è il ruolo dell'attore Pierre Clementi - che insieme alle attrici Tina Aumont e  Zouzou - ha condiviso con Garrel gli anni del gruppo Zanzibar. E' probabile che la scelta sia ricaduta su di lui per chiudere un cerchio e aprirne un'altro. La Cicatrice Interieure è un film iconico, per certi versi gode anche di un magnetismo " rock". Nella cinematografia moderna del  1900 è da considerarsi un opera di grande fascino. 


Janitor of Lunacy 

Portinaio di pazzia
Portinaio di pazzia
Portinaio di pazzia

Paralizza la mia infanzia
Pietrifica la mia culla vuota
Dai una speranza a loro e me

Portinaio di tirannia
Testimonia la mia vanità

Uccidi la mia memoria
Inganna l’atto del diavolo

Tollera la mia gelosia
Riconosci il bisogno disperato

Portinaio di pazzia
Identifica il mio destino

Riporta in vita il sogno vivente
Perdona l’urlo che ti implora
Sigilla l’offerta del loro seme
ammala il dolore che respira







Philippe Garrel - dal cinema sperimentale alla cinematografia della narrazione : il percorso geniale di un maestro della Nouvelle Vague. (Seconda parte)

Nel 1979 il regista cambia stile. Ritorna a trattare il tema della famiglia colla pellicola "L' enfant secret", dove racconta il mondo che intercorre tra le passioni degli adulti e i precari equilibri dell'infanzia, e utilizza uno sguardo più nitido e meno visionario. Con L' enfant secret il regista getta le basi per li cinema della narrazione. Si tratta di un momento creativo cruciale che gli permette di realizzare dei film bellissimi,  da noi purtroppo sconosciuti : Liberté la nuit (1983) Les baisers de secours (1989) La nascita dell'amore (La naissance de l'amour) (1993) Le vent de la nuit (1999).  Nel 1989 Garrel porta a compimento uno dei suoi progetti più interessanti ”J’entends plus la Guitare” dove il tema dell'amore per Nico viene sviscerato per la prima volta, anche grazie alla felice collaborazione con il romanziere Marc Cholodenko. Questo nuovo titolo - tra l'altro a colori - è un opera fondamentale, realizzata qualche anno dopo la tragica dipartita della donna. La morte di Christa Päffgen avviene per una banale caduta, mentre lei esce di casa - in quel di Ibiza - per una passeggiata in bicicletta: è chiaro fin da subito che dietro alla fatalità del caso ci sia l'abuso e la dipendenza da eroina. Il film viene accolto con un certo interesse anche in Italia, dove  conquista il Leone d’Argento a Venezia. A partire da questo lavoro noi iniziamo a conoscere la produzione del regista.


Innocenza selvaggia (Sauvage Innocence) 2001

Nel nuovo millennio il fantasma di Nico è una fonte di dolore ingombrante. La memoria della compagna diventa un ossessione: per molto tempo l'uomo la cerca in tutte le altre donne, almeno fino alla realizzazione della sua pellicola più personale e per certi versi " autobiografica" Sauvage Innocence (2001), dove si narra in maniera esplicita - e senza alcun pudore - di un regista in perenne crisi con i propri fantasmi.
Innocenza selvaggia (Sauvage Innocence) è un capitolo molto importante per la carriera del regista Philippe Garrel. La mia passione per il cinema nasce sopratutto dopo aver visto molti dei suoi film - complice Enrico Ghezzi - e la programmazione notturna di "Fuori Orario - cose mai viste"  in onda su Rai3. Sono rimasto colpito dall'impronta anticonformista che Garrel si è saputo ritagliare all'interno della Nouvelle vague. Egli resta ancora oggi un cineasta molto originale, nonché un'artista e un'intellettuale fuori dal coro. Il suo esistenzialismo ha lambito costantemente il "fuoco vivo" del sentimento e della passione tra uomo e donna.  La sua è una cinematografia della carne e del sangue offerta allo spettatore per sondarne l'intrinseca bellezza. Il nuovo millennio ha visto il regista convergere verso una nuova stagione di grande merito cinematografico; vi è stato anche una sorta di passaggio di testimone con il figlio Loius Garrel - un attore dal carisma boémien - che ha esaltato magistralmente un capolavoro come Les Amantes Regulliers.  Sauvage Innocence viene distribuito anche nel nostro paese - in lingua originale francese - e con il titolo tradotto di Innocenza Selvaggia, sottotitolato in italiano dalla Revolver. E' una pellicola fondamentale :  nel corso della sua realizzazione viene elaborato  il doloroso lutto che  l'uomo prova nei confronti della defunta moglie e partner artistica.


In Sauvage Innocence si narra la storia di François Mauge, un regista che non trova produttori disposti a finanziare un progetto di cui ha già scritto la sceneggiatura "Innocenza selvaggia". E' ambientato ad Anversa ed Amsterdam - e vuole essere un film contro l'eroina -  una piaga sociale che ha distrutto la vita della compagna del regista, Carole. Già con queste poche indicazioni possiamo intravedere un Garrel che ci confida  una storia più che esplicita - e molto  personale - perché parla di un ombra che continua a vivere nel suo tormentato cammino, riconducibile proprio all'amata compagna, nonché musa.  Nel film svetta anche la tragica figura di Lucie, che incarna il surrogato ossessivo di Carole.  All'attrice principale - François Mauge - dice  : "Ti voglio al mio fianco nel film e nella vita." Nell'ambigua ossessione di questa "Innocenza Selvaggia" le insidie della tossicodipendenza fanno capolino, riaffacciandosi nuovamente nelle vite dei personaggi, con le loro artificiose promesse di lenimento al dolore. Quest'uomo - prigioniero del passato - favorisce la persistente distruzione di se stesso, delle persone che ama e del proprio progetto, per rincorrere il fantasma della prima moglie. Philippe Garrel conquista nel nuovo millennio uno sguardo critico e consapevole del proprio cinema - e di tutto il suo percorso umano - realizzando uno dei film, più belli e ispirati di sempre. Con questo capitolo il regista chiude temporaneamente la parentesi Nico.





Il Cinema del Respiro ...“La Jalousie” (2013) 


Il nuovo corso cinematografico diventa il pretesto per rivedere il passato nella maniera più serena possibile, grazie ai contributi offerti dagli amati figli - l'attore Louis Garrel e l'attrice Esther Garrel - nati dalla relazione che il regista ha avuto con  l'attrice Brigitte Sy. Inizia la fase del cinema del "respiro", suggellata dall'autobiografico “La Jalousie” (2013). Il regista ci arriva gradualmente, con dei progressivi cambiamenti, lavorando stabilmente  con Luois - presente in veste di attore in gran parte della nuova produzione -  a partire dal bellissimo " Les Amantes Reguliers " nel 2005
In questo frangente Philippe ritorna a parlare della crisi di coppia e delle precarie e labili dinamiche del nucleo familiare quando entra in gioco la figura dell'amante. Vuole elaborare in maniera nitida e serena il peso del dolore che ricade inevitabile sul cammino del bambino. Il film affronta il tema della gelosia - una cicatrice infantile - un sentimento che ritorna in ogni fase della sua opera - un doloroso travaglio sperimentato durante l'infanzia - quando il padre lasciò la famiglia per un’altra donna. La pellicola esce anche nel mercato italiano, in lingua madre ma con i sottotitoli. 
La Gelosia è uno dei film più riusciti di Philippe Garrel - girato quasi in casa - con la partecipazione dei figli - e con il contributo della sceneggiatrice Caroline Deruas - Garrel, l'attuale compagna, presente anche nel controverso Un été brûlant.  “La Jalousie” ripercorre un frammento di vita  doloroso - perché drammatizza il tradimento del padre - l'attore Maurice Garrel - interpretato magistralmente da Luois Garrel. Philippe cresce in un ambiente poco sereno e vive sacrificato tra due famiglie, trascorrendo gli anni della prima infanzia nella casa della madre, e quella dell'amante. Come abbiamo visto, è da questo precedente che nasce gran parte della poetica del regista - caratterizzata dal dramma della gelosia infantile - che troviamo in diversi film, per esempio  "L' enfant secret". 


Con questa  opera ci addentriamo nella complessità dei sentimenti, e nelle intricate trame di un desiderio quasi impossibile da controllare, in particolare modo quando sono le passioni a prendere il sopravvento. Nella sinossi del film i figli Louis e Esther rappresentano, e incarnano la  memoria" dei genitori, mentre la bravissima Anna Mouglalis interpreta l'amante. Al centro di questo tormentato e contrastante nucleo di persone c'è la bambina, che simboleggia l'animo sensibile ed emotivo del regista, ma anche la "ferita" non cicatrizzata, che tende definitivamente a sanarsi per abbracciare la maturità di un presente più sereno e pacificato. 
Nello studiare tutta la filmografia si possono individuare  delle figure ricorrenti, ormai divenuti archetipi: l'uomo, la donna e la bambina; vedere le  "Le révélateur". E' facile dedurre che ogni capitolo di questo lascito artistico - sia attraversato da un tratto ciclico - che lega tutti i pezzi in un unico e grande mosaico.  C'è della genialità nel suo cinema, perché nella riproposizione concettuale di talune tematiche, le storie risultano sempre diverse poiché il regista sviscera le più disparate situazioni esistenziali ed emotive. La mia personale impressione è che : il cineasta nel creare una propria firma autoriale così originale - e dinamica - continui in verità - a sperimentare come negli esordi - utilizzando delle forme e degli stili più accessibili. Philippe Garrel è anche un'artista delle immagini, sopratutto quando lavora con il bianco e nero - dove la fotografia eccelle - e resta una grande influenza.  

La Jalousie è un lavoro a più mani: un ritratto di famiglia, dove un rinato uomo sceglie di arrendersi al proprio "daimon" e nell'accettare il passato "respira"  l'aria di un cambiamento - personale come creativo -  che si prospetta nel nuovo millennio accanto agli amati figli e all'attuale moglie. Elaborando il lutto dell'abbandono, sembra che intorno alla sua figura siano iniziate a fiorire molte iniziative culturali, frutto di una riscoperta che ci ha permesso di poter condividere e valorizzare tutta la produzione cinematografica. Il mio augurio è che non si perda mai l'interesse per il cinema d'essai, fiorito dalla drammatica vita di questo grande poeta dell'immagine. La Settima Arte gli deve il giusto riconoscimento.  




Che cos'altro aggiungere? Ho iniziato a scrivere il servizio a partire dal film che ha avuto più eco in Italia - Les Amantes Reguliers: una lavoro molto importante per il regista, che parla del 1968, esattamente come "Le révélateur ". Una pellicola è stata realizzata agli inizi del nuovo millennio, l'altra appartiene agli anni del Maggio francese. In entrambi i casi il regista si è concentrato sull'aspetto esistenziale dei rapporti umani, sopratutto di coppia. Come abbiamo appurato il J'Accuse nasce all'interno delle relazioni tra uomini, per poi indirizzarsi verso la società: dall'intimità delle mure domestiche, passando per il ruolo della famiglia, per giungere alla contestazione del sistema patriarcale. L'amore è sempre presente, con la passione dell'uomo e della donna, il tradimento e la gelosia. C'è l'infanzia : il prezzo che paga il bambino, la crescita e la consapevolezza di una rivolta. Il ragazzo che diventa uomo e attraversa velocemente il tempo costretto a percorrere i deserti esistenziali delle proprie "cicatrici interiori". La disillusione dell'età matura e l'accettazione di se, e infine la necessità di rivedere ogni stazione di questo cammino per poterne fare un discorso costruttivo.

Il regista aveva forse intuito - con una notevole preveggenza - che le istanze rivoluzionarie dei moti e delle avanguardie del sessantotto sarebbero andate disperse ? Gli uomini e le donne del Maggio di "Les Amantes Reguliers" sono semplicemente dei giovani vinti - in quanto -  bambini feriti dalle colpe storiche della famiglia patriarcale ? Difficile rispondere, ma è lecito porsi dei quesiti [ ...] Nel film Le révélateur non ci sono le piazze e le strade rosse della Francia intellettuale, al contrario quelle più silenziose di una Germania ostile e claustrofobica, ai tempi ancora divisa dal Muro di Berlino. Tale scelta non può essere soltanto un'esigenza artistica, ma anche una necessità morale : un monito verso i padri che vissero durante i funesti anni del secondo conflitto mondiale. C'erano d'abbattere dei muri; in particolare quello che separa l'uomo dalla donna. Ancora oggi è così, perché è il presente che ci chiama alla responsabilità delle nostre azioni. 

Nel film Les Amantes Reguliers - Lilie - dopo aver confessato alcune intenzioni passionali al di fuori del rapporto che ha costruito con il giovane Francois - guarda la camera - e dice allo spettatore: " la solitudine del cuore di ogni uomo è incredibile".  Questa riflessione avviene come se fosse una provocazione rivolta al pubblico maschile. 
Il giovane amante - pur essendo attraversato da mille inquietudini - trova naturale la cosa.  Il tutto appare come un vanitosi gioco di ruoli, nato come una prerogativa essenziale per edificare un modello ideale di coppia  anti borghese e morale - che tuttavia non abbatte nessun muro - ma al contrario li separa - alimentando una maggiore solitudine. Il 1968 è un anno di svolta epocale, indicativo dei grandi cambiamenti a venire, a partire dalla "rivoluzione sessuale" la cui scia è costante.  Considerando che tendiamo a storicizzare la contestazione  - demonizzandola - noi che siamo i figli diretti di una generazione che ha puntato il dito sulla famiglia tradizionale - cadiamo in errore - perché abbiamo  la  leggerezza di ridiscutere tale eredità, senza però maturare delle istanze politiche, sociali, intellettuali e creative, necessarie per favorire un cambiamento nel nuovo millennio.

Nel film " Le révélateur" è proprio la famiglia borghese che si perde in uno scenario desolato e cupo, rincorrendo la necessità ipocrita di trovare un'armonia all'interno della coppia, per restare ancorati in un rassicurante protocollo patriarcale, dove il figlio è designato all'egoistico e soffocante ruolo di collante. La coppia  Insegue una  giovane vita: una bambina. Lei è l'infanzia destinata a compiere un gesto di ribellione; il volto che sta per incarnare una "rivelazione" sociale e rivoluzionaria. Si tormentano tra mille sofferenze, vivono tutto ciò che è sentimento e purezza in maniera possessiva, perché sono semplicemente un uomo e una donna che si contendono l'oggetto del desiderio e dell'amore in maniera distorta, per compensare un vuoto esistenziale. Il bambino/a, una volta diventato adulto, non è riuscito a risolvere il conflitto interiore. 

[ - Mi viene da pensare che : Kronos - il tempo - divori sempre il figlio - per favorire la nascita dell'Uomo Nuovo. Il destino dell'umanità è segnato da un moto dell'universo, è nello stato dello cose che sia così. Eppure la " Rivelazione " resta la stessa, perché il bambino è donna, e la vera rivoluzione si manifesta con un moto interiore. Nulla è perduto, se risvegliamo la nostra creatività. Dobbiamo sostituire la parola "disillusione" con l'unico slogan possibile - l'immaginazione al potere - sopratutto con i nuovi mezzi tecnologici - a patto che si impari a fare un buon utilizzo del web. - ]

La Sintesi : Il cinema di Philippe Garrel è contemporaneo e il suo 68 non conosce lo stallo del tempo, poiché non è soltanto ideologico ma si muove progressivamente all'interno di una traiettoria esistenziale. Ogni fase di questa lunga carriera artistica ci offre la possibilità di sondare il lato umano "penetrando" le relazioni tra gli individui nella loro natura più essenziale. Garrel tesse le trame di una cronistoria emotiva ed esistenziale, che si fa strada nell'immaginario cinematografico collettivo. Da prima con dei film molto visionari, dove sono le immagini ha parlare - attraverso dei silenzi abissali -  successivamente con delle storie -  la cui narrazione - corrisponde al ritorno dello stato realistico delle esistenze dei personaggi. La cicatrice interiore non è che questo: una ferita dell'esistenza umana, che più o meno ci accomuna. 

Louis Garrel, nel personaggio di Francois recita i versi della " poesia degli amanti" di Musset  " Mi manca il riposo, la dolce spensieratezza che fa della vita uno specchio dove tutti gli oggetti si dipingono un istante e sul quale tutto scivola." ed è proprio con questi versi  che ho deciso di intraprendere il mio racconto. Li ho trovati  necessari per comprendere a fondo la poetica e le immagini del cinema di Philippe.








Extra link : The Secret Child of French Cinema. A Short docufilm Philippe Garrel, in the wake of French New Wave, TIFF 2018

" You know Godard, Truffaut, Agnès Varda—but do you know the "secret child of French cinema"? This is the filmmaker who shot his first film at 16, recorded the aftermath of the failed May '68 revolution, made portraits of friends and lovers like Nico and Jean Seberg. We present the largest ever North American retrospective devoted to the renegade romantic starting Jan 25: "In the Shadow of Love: The Cinema of Philippe Garrel"  http://tiff.net





Note e postille : 

In questo servizio ci sono diversi brani - da me scritti - provenienti da altre situazioni,  per esempio "La Cicatrice Interieure" è un riadattamento notevolmente migliorato di una vecchia recensione già apparsa nel social network Facebook, nella pagina "Cinema d'Autore e Visioni Notturne" attualmente non più operativa e visibile per gli utenti. Idem per Innocenza Selvaggia.

Concludo il tutto con dei versi poetici da me concepiti sotto l'influsso della visione della filmografia di Philippe Garrel.  Di personale c'è la passione per la bellezza, che mi rende una parte viva di tutti miei interessi. Fingendo la poesia si possono dire in parte delle cose, per il resto vi è soltanto la scrittura come una forma di espressione. 


E forse ancora poesia /  La Cicatrice Interieure


La mia cicatrice è una carezza mancata nelle voragini del mio cuore. Il Silenzio.

Un Silenzio che è senza musica. Ma io ho lo spartito del cuore. Lo strumento che non so suonare.

Sono presente, ma nella scrittura di una perenne veglia. Estasiato, malinconico.
Animo fragile.

In un calice di sangue vedo annegare il seme buono dello sperma della vita.

Amai. Si, è così, io lo feci. Amai.

Ho il deserto arido dopo aver visto l'abisso tra i palpiti. Stato d'agitazione in alterate malinconie.

L' Urlo di una Farfalla è il frastuono atroce delle mie notti. L'Urlo di una Farfalla è lo strappo. 

La scucitura delle mie carni malate.

Domani parleremo solo di questo dolore. E tu mi ascolterai.

Ti perderai nelle mie voragini. Non serve equilibrio.

Io Sono la Cosa Morta.

In attesa di uno Spasimo chiamato Vita.

( Non odio!) Ho paura.


Patrizio De Santis. 




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