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Recensione dello spettacolo The Doors Legend - un rituale attraverso la musica dei Doors e la poesia di Jim Morrison - 24/10/2026 Teatro Comunale Porto San Giorgio
The Doors Legend
Un rituale attraverso la musica dei Doors e la poesia di Jim Morrison
Introduzione e presentazione della disamina
In data 24/10/2026 ho avuto la fortuna di assistere a uno spettacolo straordinario al Teatro Comunale di Porto San Giorgio, porta il nome di The Doors Legend e un sottotesto quanto mai esplicativo "un rituale attraverso la musica dei Doors e la poesia di Jim Morrison": un progetto artistico immersivo che ha raccolto un numeroso pubblico di appassionati alle ore 21:30.
Nel giorno antecedente la Warner Music ha immesso sul mercato italiano l'atteso concerto inedito Unbound and Dangerous, dal tour del 1970. Tutti gli estimatori dei Doors hanno cercato la sacra scintilla creativa di Jim Morrison nei dischi della band, nei libri di poesia, nel documentario When you're Strange di Tom DiCillo, doppiato in italiano da Morgan.
Che io ricordi raramente ci sono stati tributi e concerti all'altezza della situazione: i Doors non vanno inquadrati con la comune formula della Rockstar"maledetta" ( + Band) purtroppo il film The Doors di Oliver Stone del 1991 - con il compianto protagonista Val Kilmer - ha favorito questo equivoco tralasciando di approfondire l'alchimia irripetibile che c'era nelle teste pensanti di ogni singolo componente; a cui và aggiunto il contesto storico e politico: aspetto imprescindibile e assai complesso da ricreare in un film dove si tende a spettacolizzare il mito ( ma non ha valorizzare la sostanza!)
Questo evento per il sottoscritto è statocome vivere un'esperienza catartica: il rock psichedelico si è fuso con la poesia e la danza, mentre le immagini di road movies underground hanno fatto da sfondo al light show. Per qualche ora a Porto San Giorgio si è respirato quella lontana ondata creativa e anticonformista che ha pervaso la West Coast ai tempi della Summer Of Love e la raffinata cornice del Teatro Comunale ha rievocato il Filmore West di Bill Graham, quanto il Matrix o il Whisky a Go Go
La cronistoria di The Doors Legend
I principali maestri concertatori e attori di The Doors Legend sono i quattro musicisti Mr Mojo Risin': Andrea Peroni alla voce, Antonio Trobbiani alla batteria, Jan Mozzorecchia alla chitarra, Paolo Romagnoli alle tastiere e all'organo elettrico; a cui si aggiungono i contributi del filosofo e operatore olisticoRaffaele Catà, chiamato a declamare le poesie e ad apportare il backing vocals, oltreché interpretare frammenti biografici in camei teatrali, entrando in simbiosi sciamanica con l'artista performerFederica Clementi.
E' con la lettura del poema Your Movie che il pubblico viene invitato a prendere posto perché "la cerimonia sta per iniziare" e si tratta di un concerto happening dove il rock and roll abbraccia il reading poetico e incorpora il cabaret, la tragedia greca, la danza, per essere trasposto in una dimensione metafisica ed esoterica: "se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all'uomo come realmente è: infinita ( William Blake)"
La liturgia funerea di When the music is over infiamma il palcoscenico dipoeticadionisiaca e cattura le attenzioni della platea mentre la voce fuori campo di Catà lascia la scena al canto di Andrea Peroni, l'organo di Romagnoli incalza - danzante come le ombre e i demoni degli antichi avi - la chitarra acida di Jan -satura di elettricità sulfurea - stravolge il blues, la batteria di Trobbiani tiene il tempo - lo dilata a serpentina - ed è allora che Federica Clementi - adornata con indumenti da antica sacerdotessa - cattura l'attimo, impersonificando la spiritualità trascendentale dei nativi americanitanto cara all'immaginario iconografico di Morrison.
Quando i Mr Mojo Risin' restano da soli eseguono il celebre medley di Alabama Song/Back Door Man: il cabaret mitteleuropeo di Kurt Weil e Bertolt Brecht che deraglia nelle profondità blues del Mississipi [...] e poi ancora poesia; Catà irrompe con un libro e un tamburello a sonagli, cantando i versi di Love Hides, mentre vengono proiettati i filmati analogici di Pam e Jim in una comune di hippies, tra le rocce del Canyon
La stessa suggestione si ripete poco più tardi nel brano musicale Moonlight Drive, così comenell'incisiva lettura dei versi di Dead Cats, Dead Rats a fare da intro a Break on Trough ( to the Other Side) e in Lions in the Street l'incipit di Celebration of the Lizard.
La scaletta dei brani attraversa tutto il percorso dei Doors: Light My Fire,People Are Strange,Love me two times,Queen of the Hygway [... ] alcuni di questi classici offrono la possibilità alla Clementi di dismettere l'abito da sacerdotessae immedesimarsi nel personaggio diPamela Susan Courson: vederla giocare alla danza della seduzione con Raffaele Catà è stato un cameo piacevolissimo, romantico e nel contempo trasgressivo.
La generazione a cui sono appartenuti Jim, Pam e i Doors si era opposta alla guerra del Vietnam in nome dell'amore: la ribellione della controcultura giovanile degli anni sessanta è evocata attraverso la fucilazione del soldato disertore di Unknow Soldier: è Catà ad essere fucilato dal chitarrista nell'immancabile colpo di teatro di James Douglas Morrison; ex studente e regista di cinematografia sperimentale all'UCLA, la prestigiosa università pubblica di Los Angeles.
I Mr Mojo Risin' hanno compiuto 20 anni di attività e grazie alla rigorosa scelta di servirsi di strumenti musicali d'epoca - più o meno fedeli a quelli utilizzati da Ray Manzarek,Robby Krieger e John Densmore - sono riusciti conquistare una ragguardevole peripezia strumentale: padroneggiano sapientemente la pratica dell'improvvisazione nel tipico modus operandi dei Doors ecanzoni come Riders On The Storm e Texas Radio and Big Beat raccolgono il plauso degli astanti.
Il cantante ha studiato così a fondo la personalità carismatica di Morrison da sapersi districare anche quando Raffaele Catà si unisce al suo canto: l'improvvisazione è una pratica che richiede esperienza, non è per tutti. Meglio se praticata tra amici.
In Touch me è presente il contributo del musicista Raffaele Cimica, il cui solo di sax apporta una vigorosa sterzata verso il jazz. Federica Clementi raggiunge il palco per L.A. Woman, la sua danza sensuale investe l'aura maudit del cantante; anche in questo classico la formazione dimostra di conoscere a menadito il background dei Doors: un groove di blues, rhythm n'blues, soul, jazz, latin che corre lungo le strade polverose dell'America.
Il momento topico è preannunciato dai versi esoterici di Hour of Magic preludio all'oscura e tragica discesa infernale di The End. La composizione più impegnativa del repertorio ha raccolto tutta la mia attenzione: Andrea usa la voce come strumento ritmico d'atmosfera, alternando un tono confidenziale e sussurrato a urla primordiali - proprio come lo sciamano Jim - e guida l'ascoltatore in un viaggio ipnotico e psichedelico, mentre Jan lo accompagna con il sitar ( lo strumento tipico della cultura orientale indiana) il chitarrista apporta una contaminazione stilistica senza stravolgere la processione funebre del sulfureo organo di Romagnoli, mentre lo stile percussivo etnico e jazzato di Trobbiani fa da ponte alla coda elettrica dove si consuma il torbido amplesso edipico, e infine la dissolvenza cosmica
This Is The End, My Only Friend The End [...] Il silenzio lasciato in sospeso dalle ultime note è rotto da un scrosciante fragore di applausi. I sei cerimonieri si raccolgono tutti insieme al centro del palcoscenico per un inchino, ringraziando gli ufficianti.
E la volta del bis: parte il frenetico boogie di Roadhouse Blues, cantata a due voci da Peroni e Catà, all'improvviso la Clementi scende tra le prime file della platea per esortarci a danzare. Chi ha risposto al suo invito si è abbandonato a una manifestazione di gioia collettiva.
Da allora è passata una settimana. Oggi, in data 01/11/2026, pubblico la mia disamina, augurando allo spettacolo The Doors Legend lunga vita nei teatri marchigiani e in quelli di tutta la penisola italiana!
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